Death of a Hero è un gioco indie, un Micro-Rpg secondo la definizione del suo autore Samuel Mui, in cui mi sono imbattuto per caso mentre leggevo della campagna di supporto “for Racial Justice and Equality“.

Prima di cominciare a parlare di questo gioco, vorrei spendere due parole a proposito di questa campagna di finanziamento che offre, a chi avrà il cuore o l’interesse a sovvenzionarla, la bellezza di oltre 1400 giochi suddivisi tra giochi di ruolo e videogame. Tutto il ricavato verrà donato in beneficenza a supporto di due realtà che sono legate al #blacklivesmatter: Community Bail Found e NAACP Legal Defense and Education.

Abbiamo già avuto modo di parlare di tematiche legate a questo particolare momento storico, in questo articolo, che stiamo vivendo, soprattutto riguardo ad un sito di divulgazione videoludica che ha tenuto un atteggiamento profondamente negativo, e verbalmente violento, nei confronti di molte aziende, prodotti di cultura pop e realtà inclusive.

Ma ora è il momento di parlare di Death of a Hero.

Quando ha inizio il viaggio dell’eroe? Quando lascia la sicurezza del suo focolare?

Immagine di funerale vichingo

Giocare a Death of a Hero

Quante volte, durante le nostre avventure, abbiamo visto uno dei personaggi del gruppo cadere? Troppo spesso, però, questo avvenimento non viene vissuto come un momento di crescita del gruppo, quanto di un evento che porta all’inserimento di un nuovo personaggio.

O quando sente che la battaglia sta per avere inizio? Forse quando intuisce di essere così minuscolo di fronte all’immensità che minaccia di distruggerlo?

Abbiamo mai dato il giusto peso alla morte nei giochi di ruolo?

Quante volte ci siamo detti “ma tanto con resurrezione torna” e quante volte invece abbiamo fatto a gara per spartirci gli averi?

Quando comprende che il viaggio non è un cammino fatto in solitudine? E che non deve affrontare l’oscurità da solo?

Con Death of a Hero la morte di uno dei personaggi è un momento che va esplorato e vissuto. Può essere un trampolino di lancio verso un approfondimento nella narrazione, un metodo per raccontare al nuovo membro del gruppo, qualcosa riguardo all’eroe precedentemente caduto.

I deboli di spirito si perdono d’animo e depongono le spade, ma un campione è pronto a correre qualsiasi rischio per il bene supremo.

Non è ovviamente obbligatorio che il racconto avvenga all’atto stesso della morte. Il momento che innesca i ricordi potrebbe essere una serata in taverna ascoltando il canto di un bardo, o gli attimi di tregua da una rivolta sociale, o forse addirittura anni dopo, in un futuro distante, magari all’anniversario della morte del personaggio.

La morte di un compagno di viaggio è il punto focale su cui il gioco Death of a Hero si fonda. Chi l’avrebbe mai detto, vero?
A parte le battute, questo gioco potrebbe essere classificato come gioco di storie, o gioco di narrazione, dove l’importante è appunto quello che viene narrato dai giocatori.

Questo pensiero vi sia di conforto: i veri eroi non muoiono mai. Il sole sorge e tramonta, ma tutti noi siamo chiamati ad attraversare il fiume, un giorno…

Come molti giochi narrativi, anche questo non ha quasi necessità di molti tiri di dado per stabilire i temi della narrazione.
Il gioco si suddivide in quattro fasi:

  • L’eroe, il Cattivo e te
  • Ora
  • Ricordo
  • Conclusione

In ciascuna di queste quattro parti, i partecipanti verranno chiamati a creare e raccontare quello che ha portato alla morte del personaggio. Il primo punto si spiega da solo: si deve descrivere quello che è accaduto, chi ha ucciso il vostr* compagn* e il vostro ruolo.

Da lì tutto avrà inizio. Sarete chiamati ad approfondire il rapporto che avevate, le emozioni dentro di voi, prima ed ora, e a discutere del vostro punto di vista su quella persona, fino a giungere a fare una domanda a voi stessi: i sentimenti che provate e provavate sono giustificati e commisurati?

Immagine di Lascito ricordo per death of a hero
Art by D.Alexander Gregory

Conclusioni

Arrendetevi al vostro glorioso destino. Prima o poi arriverò a reclamare quello che mi spetta…

A volte mi chiedo perché, io stesso, mi ritrovi a parlare di un Micro-Rpg, a spendere un numero di parole maggiore di quello che il creatore ha usato per descriverlo e spiegarlo. Penso che sia per i risvolti emotivi che un tale gioco potrebbe portare ad approfondire.

Più il tempo passa e più vedo il gioco di ruolo non solo come una forma di intrattenimento, quanto di un mezzo per giungere ad uno scopo. È troppo facile giocare per il mero divertimento, anche se è una parte fondamentale del gioco stesso. L’atto di raccontare una storia potrebbe avere dei risvolti utili per ogni persona al tavolo. Raccontare e raccontarsi potrebbe addirittura aiutare ad esternare un qualcosa di nascosto in profondità.

Lo psicodramma, come già trattato in un mio precedente articolo su un gioco di ruolo epistolare, che sia fatto in gruppo o da soli, è utile per alleviare traumi di vario genere, che siano questi fisici o psicologici.

Pensiamo per un attimo alla perdita di un congiunto. Possibilmente era una persona che stimavamo o alla quale ci siamo addirittura ispirati per creare un nostro alter ego ludico. Se non avete avuto modo di dirgli addio, questo potrebbe essere il momento giusto per farlo. Riuscire ad esteriorizzare quanto avevate dentro e infine andare avanti con una nuova consapevolezza.

E poi ricordate, è sempre utile prendere una pausa dal proprio gioco e proporre un nuovo genere di narrazione nel gioco stesso per permettere a tutti i presenti al tavolo di tirare il fiato e riordinare le idee