Dopo un anno, Vittoria Alliata torna all’attacco di Bompiani e della nuova traduzione de Il signore degli anelli, questa volta con una lettera. Analizziamola.

Prima di iniziare questo articolo, mi sembra necessario scrivere una premessa.

PREMESSA IMPORTANTE

Questo articolo non ha intenzioni diffamatorie nei confronti della persona di Vittoria Alliata. Le critiche che verranno mosse saranno rivolte alle sue parole e alla sua traduzione de Il signore degli anelli. Nessuno qui si permette di ledere alla dignità di una persona.

Tuttavia, le critiche al lavoro altrui sono sempre legittime. Possono essere sgradevoli, e possono persino essere non corrette. Ma è legittimo muovere critiche. Non siamo esseri perfetti che non possono commettere errori, né il nostro comportamento può necessariamente piacere a tutti.

E dobbiamo farci andare bene questa cosa.

Perché le critiche possono dar fastidio, possono essere spiacevoli e possono persino essere gratuite e scorrette. Ma le critiche si possono fare. Quando qualcuno mi minaccerà di morte o dirà che ho vinto un dottorato perché l’ho data via, allora evocherò gli avvocati. Ma minacce alla persona e diffamazione non sono critiche.

Quindi, fatta questa premessa, iniziamo.

Ottavio Fatica
Ottavio Fatica

Vittoria Alliata VS Ottavio Fatica: uno scontro che va avanti da tempo

La questione è abbastanza lunga, quindi se volete farvi un’idea più precisa, tutti i nostri articoli su Tolkien e sulle polemiche sulla traduzione di Fatica sono qui.

Ripercorriamo velocemente le diverse tappe e presentiamo i personaggi principali.

Vittoria Alliata è stata la prima traduttrice de Il signore degli anelli, libro che ha affrontato all’età di 15/17 anni. La sua traduzione de La compagnia dell’anello è stata pubblicata da Astrolabio nel 1967. Tuttavia, questa edizione vendette pochissimo, e pochi anni dopo i diritti passarono a Rusconi. Questa casa editrice si avvalse della traduzione di Vittoria Alliata, facendola tuttavia revisionare ampiamente da Quirino Principe, prima di pubblicarla nel 1970.

Nei cinquant’anni successivi, l’edizione de Il signore degli anelli sarebbe passata nelle mani della Bompiani e sarebbe stata sottoposta, ciclicamente, a ulteriori piccole revisioni. Quando, nel 1974, era ancora nelle mani di Rusconi l’opera avrebbe subito una revisione in cui si sostituiva la parola gnomo con elfo, per esempio. Invece, nel 2003 Bompiani pubblicherà una nuova edizione con l’aiuto della Società Tolkieniana Italiana, sempre con la traduzione Alliata-Principe, ma in cui erano stati corretti diversi refusi e orchetti veniva sostituito con orchi. Recentemente, Bompiani ha ingaggiato un traduttore professionista, Ottavio Fatica, per ri-tradurre Il signore degli anelli. La storia editoriale è riportata anche in questo articolo di Claudio Testi.

Le interviste a Ottavio Fatica e i 500 errori a pagina

Il 29 aprile 2018 è uscita su La Repubblica un’intervista a Ottavio Fatica, firmata da Loredana Lipperini. In questa intervista, la Lipperini chiede a Fatica se le precedenti critiche alla traduzione “storica” de Il signore degli anelli abbiano ragione di esistere. Fatica sottolinea che Alliata aveva fatto un lavoro ottimo per la sua giovane età, ma che comunque alcune sue scelte stilistiche sono discutibili e, alla luce dell’attuale teoria della traduzione, dei veri e propri errori. Fatica qui usa un’espressione iperbolica per parlare del lavoro di Alliata:

Ecco, bisognava pur rendersi conto che non era possibile correggere cinquecento errori a pagina per millecinquecento pagine.

Successivamente, al Salone del Libro di Torino del 2018, Fatica ribadisce che la traduzione di Alliata, per quanto impresa impressionante, ha dei problemi. In particolare, Fatica parla dello stilema della Alliata di tradurre una singola parola inglese con una coppia di parole italiane. Secondo Fatica questo non sarebbe un problema in sé, solo che dà l’impressione che queste coppie siano uno stilema di Tolkien, laddove invece sono opera della Alliata.

La querela di Vittoria Alliata

Nel gennaio del 2019, invece, su Il Giornale uscirà un articolo scritto da Oronzo Cilli, il quale riporta un’intervista a Vittoria Alliata. Qui, Alliata afferma di aver querelato Fatica. Pare che, ad essere particolarmente incriminante, fosse l’espressione “cinquecento errori a pagina”, che essendo un’iperbole non corrisponde a verità.

Durante un incontro all’Università di Parma, il 12 dicembre 2019, Fatica parlerà non tanto della querela, bensì di ciò che ha affermato sul lavoro di Alliata:

Riguardo a ciò che ho detto al Salone del Libro, sono convinto di ciò che ho detto, ma forse potevo dirlo in un altro modo e mi dispiace se sia stato preso come un attacco. Certo che non c’erano 500 errori a pagina, però ce ne erano più o meno cinque. Ma è come quando invece di dire che sei andato in un posto sette volte dici che ci sei andato mille volte.

La lettera di denuncia di Vittoria Alliata

Il 31 dicembre 2019, invece, Vittoria Alliata pubblica una lettera di denuncia contro Bompiani e Fatica. Poiché si tratta del nuovo tassello della guerra di Tolkien, vediamo più nel dettaglio i contenuti della lettera.

La lettera di Vittoria Alliata “ai tolkieniani italiani” è stata diffusa dalla pagina Facebook Tolkien Italia ed è leggibile integralmente qui. Data la sua lunghezza, non la riporteremo tutta, ma citeremo i passaggi più importanti per commentarli. Vi invitiamo, comunque, a leggerla tutta al link sopra.

NOTA IMPORTANTE SULLA TRASCRIZIONE E SULLE CITAZIONI

Le citazioni da fonti scritte sono state copia-incollate dai siti o dalle pagine Facebook originali, appositamente linkati.

Le citazioni da fonti orali (quindi da registrazioni) sono state trascritte, cercando di mantenere il più possibile le esatte espressioni utilizzate da Vittoria Alliata, comprensive di ripetizioni, riformulazioni ed esitazioni. Faccio notare che tutti questi fenomeni sono praticamente inevitabili nel parlato, anche controllato, e che dunque il riportarli in forma scritta non vuole assolutamente ridicolizzare la traduttrice, ma serve per aumentare l’accuratezza del discorso riportato.

Quando nelle citazioni si trova il simbolo […] è perché una parte di testo (una parola, parte di frase o interi paragrafi) non è stata riportata. Questo può essere dovuto a necessità di brevità o perché una certa parola non è stata compresa bene ascoltando le registrazioni. Per integrare queste parti mancanti, si vedano gli scritti o le registrazioni originali, linkate.

Vittoria Alliata, intervistata da IlSicilia.it
Vittoria Alliata, intervistata da IlSicilia.it

Una questione editoriale: i diritti per la traduzione di Vittoria Alliata

Vittoria Alliata, nel secondo paragrafo della sua lettera, denuncia una situazione editoriale scorretta. Infatti, i diritti sulla sua traduzione de Il signore degli anelli sarebbero infatti scaduti, e ciononostante la Bompiani starebbe ancora vendendo il libro senza pagare la traduttrice.

Così scrive Alliata nella sua lettera:

Accertato che la mia versione […] continuava ad essere stampata e commercializzata da Bompiani-Giunti in totale disprezzo della legge sul diritto d’autore e delle minime regole di correttezza, essendone ormai scaduti i diritti da parecchi anni, diffidai l’editore a ritirarla immediatamente dagli scaffali.

La risposta di chi ha incassato ad oggi milioni dalla mia traduzione, senza aver speso nemmeno un euro, rivelava che era in corso una revisione del mio testo, di cui mi si sarebbe “dato conto nel dettaglio, se lo desideravo (sic!) una volta concluso il lavoro di revisione, a settembre”. […] condizionava il pagamento di quanto dovuto per legge (sia per l’illecito uso della mia opera che per la sua manipolazione da parte di terzi già attuata nella versione Ebook) a due clausole vessatorie: l’obbligo di una revisione del mio testo “sotto tutela”, nonché l’obbligo di sottoscrivere un rinnovo del contratto per 10 anni, che includesse e sanasse il passato, a una cifra annua di 880 Euro.

[…] Il provvido editore mi avrebbe consentito di presentare io stessa la mia traduzione, nella versione revisionata dagli “attualizzatori” di Tolkien, con un testo introduttivo che – oltre il danno la beffa – avrebbe in tal modo cancellato, gratuitamente e senza scuse, il reato di diffamazione. Non solo, ma incastrandomi in una sorta di letale abbraccio con il plotone nuovista, mi avrebbe resa in qualche modo complice della nuova traduzione […].

In generale, la lettera di Alliata contiene moltissime informazioni. Anche solo questi tre paragrafi sono densissimi di cose da dire. Cerchiamo quindi di capire meglio cosa sia successo.

Perché Bompiani non aveva rinnovato il contratto con Alliata?

Negli ultimi anni, Bompiani non ha avuto una vita editoriale facile. Già dal 1990, infatti, Bompiani faceva parte del gruppo RCS Libri, finché, nel 2015, non è stata acquistata da Mondadori.

Tuttavia, parte dei dirigenti e degli editor della Bompiani non aveva accettato di buon grado questo cambio di gestione, preferendo fondare la propria casa editrice, La nave di Teseo. Così, se n’era andata anche direttrice editoriale di Bompiani, Elisabetta Sgarbi, che sarebbe poi stata sostituita da Beatrice Masini. Come se ciò non fosse stato sufficiente a minare la nuova gestione di Bompiani, si è aggiunta anche un’indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: Mondadori, infatti, pareva aver aggregato troppi marchi editoriali. Così, a settembre 2016, Bompiani è stata acquistata da Giunti.

Ora, i particolari del contratto di traduzione de Il signore degli anelli non sono pubblici, ma pare che si sarebbero dovuti rinnovare durante il 2016, anno evidentemente molto problematico per Bompiani. È facile dunque ipotizzare che, durante i cambiamenti del 2016, nessuno si sia accorto che il contratto di Alliata fosse scaduto.

La diffida e la denuncia di Vittoria Alliata a Bompiani

I dettagli sulla questione giudiziaria tra Vittoria Alliata e Bompiani non sono particolarmente noti, come è prevedibile. Tuttavia, è Vittoria Alliata stessa a darci alcuni dettagli. Il più importante è sicuramente il convegno di Macerata, Barlumi di cose più alte, più profonde o più oscure della sua superficie, tenutosi dal 4 al 6 dicembre 2019. Ecco cosa ha affermato Alliata, riportato dalla registrazione dell’evento (minuti 12 e 13 circa), che potete trovare qui. Il grassetto è nostro.

Io mi sono ritrovata in una situazione molto difficile in questi anni, perché proprio a seguito di questi insulti ho scoperto una cosa incresciosa. Che Bompiani continuava a pubblicare la mia traduzione senza averne il diritto, quindi illecitamente il libro, la mia edizione è ancora sugli scaffali. Viene venduta. Non mi è pagata. Non ho un contratto. È quindi assolutamente abusiva la vendita della traduzione de Il signore degli anelli nella mia versione oggi, da alcuni anni. E cosa sta succedendo?

Io, ovviamente, avendo scoperto questo fatto, a seguito delle frasi sgradevoli che mi sono state dette, ho dovuto ricorrere a delle diffide, sia nei confronti dell’editore, sia evidentemente del traduttore, e anche a delle denunce penali, quando le diffide non hanno sortito alcun risultato.

Quindi, Alliata ha saputo del contratto scaduto, probabilmente, dopo il Salone del Libro di Torino del 2018. A questo punto, la traduttrice, come afferma, è ricorsa prima a diffide, poi denunce per risolvere la situazione e tutelarsi.

La risposta di Bompiani

Dopo l’articolo-intervista a Vittoria Alliata comparso su Il Giornale e in cui la traduttrice rivelava di aver querelato Ottavio Fatica, Bompiani ha inviato una propria risposta, comparsa sempre su Il Giornale il 16 gennaio 2019 e firmata dalla direttrice Beatrice Masini.

In questa risposta, Bompiani spiega non solo le proprie ragioni dietro alla nuova traduzione (“una manutenzione accurata del catalogo”), ma anche la propria posizione in merito alla Alliata. Il grassetto è nostro.

L’abbiamo annunciato [la nuova traduzione], invece che agire in silenzio, proprio perché questo non escludeva e non esclude il mantenimento della traduzione storica in catalogo.

Abbiamo proposto a Vittoria Alliata non solo di rinnovare il contratto di traduzione (scaduto di recente e per una svista non immediatamente rinnovato) ma anche di rivedere il suo lavoro, com’è giusto fare dopo tanti anni, in vista di una nuova edizione, e non abbiamo ottenuto alcuna risposta certa da parte dei suoi legali; un confronto diretto non è mai avvenuto perché non è mai stato accettato.

La risposta di Vittoria Alliata

La replica di Vittoria Alliata non si è fatta attendere e in fondo all’articolo linkato sopra (16/01/19), quello della risposta di Masini, leggiamo (grassetto nostro):

[…] pur continuando a pubblicare la mia traduzione (a contratto scaduto da anni) mi ha di proposito estromessa, ha avallato le affermazioni gravemente diffamatorie del Sig. Fatica e a seguito delle diffide legali ha confessato di star effettuando tramite il nuovo traduttore «un lavoro di revisione» (non autorizzato!) del mio testo «di cui molte scelte restano valide e verranno mantenute».

Sempre alla conferenza di Macerata (5/12/19), Alliata porta ulteriori chiarimenti (dal minuto 13 al 17 circa) (grassetto nostro):

Ora, cosa leggo? Leggo ripetutamente da… da Bompiani e anche dal gruppo dei politically correct […] che praticamente io avrei… rifiutato ogni accordo con la casa editrice Bompiani.

Allora, io… vorrei precisare un fatto […] che questa volta sono gli Italiani ad invocare a furor di popolo la permanenza sugli scaffali della mia versione, mentre ovviamente […] mi era stato detto che pazienza, insomma, […] ce n’era un’altra che arrivava e quindi la mia […] la potevo buttare nel cestino.

A questo punto è un paradosso, perché dopo aver combinato questo pasticcio Bompiani e gli artefici del nuovo maquillage ehm… accusano me di aver rifiutato l’offerta, l’ipotetica offerta di Giunti-Bompiani. Allora, io ho pazientato… sono due anni che paziento, che ho avuto incontri con il dottor giunti, incontri fra i miei avvocati e quelli della Bompiani, e aspetto, e aspetto una proposta. Una proposta che… una proposta da parte loro, che… che legalizzi questa situazione di illecito in cui stiamo… loro continuano a pubblicare la mia versione.

Va detto per inciso che quando io protestai per quello che stava succedendo, loro mi dissero che stavano revisionando, che il nuovo traduttore stava revisionando il mio testo. Quindi un terzo illecito, ovviamente, e io, e io diffidai non solo a revisionare il mio testo, ma anche a continuare a stamparlo. Ora, io avrei rifiutato le proposte di Bompiani? Ma io vorrei sapere, un contratto capestro non può essere imposto con soprusi e illeciti. Perché noi questa cosa, noi, i Siciliani, la definiamo un’offerta che non si può rifiutare. […]

Allora che proprio l’editore utilizzi nei confronti di un traduttore che gli ha consentito di vendere… milioni di copie del libro e che non ha speso mai un centesimo, sia detto ben chiaramente che io da Bompiani non ho mai avuto un euro… ehm, quindi questo editore dovrebbe essere un po’ più grato verso chi gli ha consentito questi risultati e trattarlo non con un’offerta ehm… diciamo così, ehm… capestro, ma ehm… discutendo garbatamente, come abbiamo tentato di fare noi, per trovare una soluzione intelligente. Cosa che invece non è avvenuta perché, come vedete, mi si continua ad attaccare e la mia edizione, la mia versione è sempre sugli scaffali e io continuo a non prendere un centesimo.

Una delle edizione de Il signore degli anelli con la traduzione di Vittoria Alliata (rivista da Quirino Principe)
Una delle edizione de Il signore degli anelli con la traduzione di Vittoria Alliata (rivista da Quirino Principe)

Riepiloghiamo: la vicenda editoriale Alliata/Bompiani in breve

Nel 2016, mentre attraversava un periodo burrascoso, Bompiani non ha rinnovato i diritti per la traduzione de Il signore degli anelli di Vittoria Alliata. A metà 2018, a seguito delle affermazioni di Ottavio Fatica, Alliata ha scoperto che il suo contratto con Bompiani era scaduto e ha preso provvedimenti legali.

A gennaio 2019 ci viene rivelato da Beatrice Masini che Bompiani ha offerto ad Alliata la possibilità di rinnovare il contratto. Tuttavia, l’autrice potrà farlo solo dopo aver rivisto la propria traduzione, poiché Bompiani ha intenzione di mantenerla sugli scaffali insieme a quella di Fatica, pubblicando quindi una nuova edizione. Ma Masini afferma che non ha mai ricevuto risposta dai legali di Alliata.

La traduttrice, dunque, sempre a gennaio 2019, afferma che Bompiani l’abbia estromessa di proposito (dalla nuova traduzione?) e che stia facendo revisionare la sua traduzione dal nuovo traduttore. Successivamente, a dicembre 2019, Alliata racconta di aver partecipato ad incontri con Giunti-Bompiani e di essere lei ad aspettare una proposta da parte della casa editrice. Ribadisce poi che il nuovo traduttore starebbe revisionando il suo testo e che lei, da Bompiani, non avrebbe mai ricevuto un euro, subendo ora, invece, un contratto scorretto.

Infine, il 31 dicembre 2019, Alliata rivela l’offerta di Bompiani: rinnovarle il contratto per 10 anni, previa però revisione de Il signore degli anelli “sotto tutela”. Questa nuova edizione della vecchia traduzione avrebbe avuto anche un’introduzione scritta da Alliata, in cui avrebbe potuto spiegare le ragioni delle sue scelte. Alliata non ha apprezzato l’offerta.

Cerchiamo di fare chiarezza sulla questione dei diritti editoriali

Ora, che i diritti sulla traduzione di Vittoria Alliata fossero scaduti senza essere stati rinnovati è inconfutabile. Perché il rinnovo non sia avvenuto subito, però, è difficile da capire. Probabilmente, come afferma Masini, si è trattato di una svista dovuta al periodo burrascoso per la casa editrice, la quale non guadagnerebbe nulla nel rischiare di far togliere uno dei suoi libri di punta dagli scaffali. Tuttavia, non c’è nulla di certo.

Ovviamente non possiamo assolutamente sapere come si stiano svolgendo gli incontri tra Alliata e Bompiani: ognuno porta versioni diverse, e senza ulteriori prove è impossibile capire chi abbia ragione.

Tuttavia, fino ad ora non è mai parso che il nuovo traduttore (Ottavio Fatica? Alliata mi pare che in questi casi non faccia mai il nome preciso) fosse stato chiamato a revisionare l’opera della Alliata. Sebbene, infatti, Fatica (se si tratta di lui) abbia letto la prima traduzione e ne sottolinei le debolezze, non mi pare che abbia mai affermato di averla revisionata. Anche perché, nel frattempo, ha dovuto ri-tradurre da zero Il signore degli anelli, compito che lui stesso ha descritto come difficile. Quindi non si capisce bene dove avrebbe potuto trovare il tempo per fare anche questo lavoro.

Al contrario, parrebbe, a detta di Masini, che sia stata Bompiani a chiedere ad Alliata di revisionare la sua traduzione, in vista di una nuova edizione dotata di un’introduzione della traduttrice. Ma questo, per Alliata, parrebbe essere un affronto, perché la renderebbe “complice” della nuova traduzione e del fronte “nuovista”.

Personalmente, sono stupita dalle parole della traduttrice, perché credevo che una nuova versione de Il signore degli anelli da lei supervisionata e spiegata fosse un suo desiderio. Vediamo ora perché.

Una nuova edizione rivista e introdotta da Vittoria Alliata: una proposta che risale agli anni Novanta

Vittoria Alliata ha affermato più di una volta, nel corso degli anni, di aver chiesto a Rusconi di poter rivedere la propria vecchia traduzione de Il signore degli anelli. Questo per farne un’edizione rivista e corretta, dotata anche di un’introduzione scritta di suo pugno.

Perché, secondo Alliata, servirebbe un’edizione rivista della sua vecchia traduzione? Perché ci sono dei refusi risalenti all’edizione Astrolabio, che quindi sono rimasti per anni nonostante la revisione di Principe e il passaggio a Rusconi.

Gli errori nella vecchia traduzione, risalenti all’edizione Astrolabio

Al Raduno Tolkieniano a San Marino dal 23 al 25 agosto 2019 (di cui potete ascoltare la registrazione qui!), Alliata parla proprio di questi errori (dal minuto 132 al minuto 132:50, poi dal minuto 133:10 al minuto 133:40 circa) (grassetto mio):

Quindi ci saranno sicuramente, ci sono degli errori, ma le dico di più. Ci sono degli errori che ho trovato io, che sono ancora dei refusi dell’edizione Astrolabio. Cioè, con tutti i passaggi che hanno fatto […] sono rimasti i refusi, le mancanze di frasi, pezzetti di versi cioè non corretti. […]

Per fortuna, Oronzo [Cilli], io non ce I’ho neanche più il libro di… ehm, il libro di… il libro di Astrolabio. Lui [Oronzo Cilli?] ce l’aveva, quindi me l’ha mandato, me l’ha tutto scansionato, bontà sua. Me l’ha mandato e io mi sono fatta un bel raffronto con l’edizione di oggi, e, vi dico, ho trovato i re-fu-si, ma lo capite? Cioè, una cosa scandalosa.

La proposta a Rusconi di una nuova edizione rivista, corretta e arricchita

Per questo motivo, Alliata avrebbe voluto curare una nuova edizione della propria traduzione (poi rivista da Principe). Sempre a San Marino dice (dal minuto 135 al minuto 135:30 circa) (grassetto mio):

Se mi avessero fatto fare nel novant- nel ’96, quando abbiamo rinnovato il contratto con Rusconi, ho chiesto io di fare io un’introduzione di presentazione, no? Ho chiesto, va bene, il rinnovo. Però ci sono dei refusi, ci sono cose che voglio spiegare, perché nel frattempo erano venute fuori nuove cose […]. Poi erano venuti fuori dei testi su Tolkien, erano venute fuori delle informazioni, no?, che io ovviamente non avevo ai miei tempi.

Similmente, anche al convegno di Macerata la traduttrice fa affermazioni simili (dal minuto 26:45 al 28:25 circa) (grassetto mio):

Ovviamente ci sono degli errori, ovviamente se mi fosse stato affidato il compito della nuova, tra virgolette, traduzione, cioè se mi fosse stato, come io avevo chiesto già negli anni Novanta, nel ’92 io avevo chiesto a Bompiani, ho sollecitato… anzi, Rusconi era all’epoca, ho sollecitato Rusconi a farmi fare delle… dei piccoli interventi e soprattutto a farmi scrivere un’introduzione per spiegare il perché di certe scelte (stiamo parlando di Orcs, stiamo parlando di “gnomi” invece di “elfi”, che erano scelte discusse con l’autore).

Ecco, sicuramente se avessi potuto, negli anni Novanta, già nel ’92, fare questo… questa operazione, avrei probabilmente modificato, arricchito alcune delle poesie, sia alla luce di quello che nel frattempo si conosceva di… di Tolkien, della sua… della sua preparazione e della sua visione dei mondi, e sia alla luce di come ero nel frattempo maturata io che avevo tradotto uno dei massimi poeti viventi al mondo oggi, Hans Magnus Enzensberger, […].

Sulla base di queste grandissime opere che ho tradotto, chiaramente mi era… avevo anche sviluppato una… delle, se vogliamo, delle capacità, o comunque delle percezioni, no?, poetiche più… ovviamente più mature rispetto a quando avevo sedici anni. Quindi avrei fatto probabilmente delle modifiche, delle integrazioni o delle limature e… sicuramente penso che sarebbero state… sarebbe stato una buona cosa.

Ma anche nella lettera di fine 2019 Alliata riprende il rifiuto di Rusconi di pubblicare una versione riveduta de Il signore degli anelli (grassetto mio):

Una reazione [quella di Bompiani] tutto sommato simile a quella di Rusconi del 1996, che rifiutò – per non spendere poche lire – la mia richiesta di rivedere il testo, che presentava ancora gli stessi refusi dell’edizione Astrolabio, con buona pace di quei saltimbanchi che si affannano a sostenere, contro ogni evidenza, che qualcuno nel 1971 avrebbe addirittura riscritto la mia traduzione.

Rusconi respinse anche la mia proposta di un’introduzione più adatta a illustrare gli intenti e la figura dell’Autore, nonché di un mio commento per spiegare le scelte di stile e della nomenclatura. Poco dopo il rifiuto una nuova edizione uscì comunque, e sempre con gli stessi refusi, ma con un’introduzione in cui si dava dell’opera di Tolkien un’interpretazione “pagana”, neogotica e tenebrosa, quasi fosse da collocare nel retaggio letterario di un satanista come Aleister Crowley.

Un progetto che ancora ci si augura?

Ma c’è di più: a Macerata, Alliata parrebbe avere speranze sulla possibilità di attuare in futuro questa operazione di correzione e spiegazione (dal minuto 28:25 al 29 circa) (grassetto mio):

Noi non disperiamo di poterlo fare questo. Noi speriamo veramente di poter rimettere mano al mio testo, lavorando insieme a tutti voi, a tutti voi appassionati di Tolkien che vogliono veramente restituirgli il suo giusto posto e fare un’edizione… seria, importante, commentata e, ehm… e ragionata, che possa servire al mondo intero come introduzione a Il signore degli anelli.

Quindi perché non accettare la proposta di Bompiani?

Per tutti questi motivi, è poco chiaro perché Vittoria Alliata non voglia rinnovare il contratto con Bompiani. Perché, da quello che lei stessa e la Masini affermano, parrebbe che Bompiani le chieda proprio di fare l’operazione che la traduttrice aveva proposto a Rusconi negli anni Novanta. Se ancora Alliata ricorda questo suo progetto passato e dice di volerlo fare ancora, perché non cogliere l’occasione con Bompiani?

Non abbiamo risposte a questa domanda.

Vittoria Alliata al convegno La guerra di Tolkien, in una foto pubblicata da Maurizio Gasparri
Vittoria Alliata al convegno La guerra di Tolkien, in una foto pubblicata da Maurizio Gasparri

La traduzione di Vittoria Alliata è stata approvata da Tolkien?

Nella lettera di fine 2019, Vittoria Alliata riprende un’affermazione che abbiamo già sentito molte volte, ossia che la sua traduzione fosse stata approvata dallo stesso Tolkien (grassetto mio).

Accertato che la mia versione, quella vilipesa dai revisionisti benché (o proprio perché) approvata dallo stesso Tolkien […].

[…]

In questa situazione, è evidente che la mia traduzione, proprio perché voluta dall’Autore e da coloro che lo amano davvero, non può rimanere sugli scaffali accomunata a chi la gestisce come un fustino di detersivo. […] gli “ingenui” converranno con me che la traduzione approvata da Tolkien debba essere sottratta una volta per tutte a cotanto editore, che, senza neppure rendersene conto, è il primo e autentico nemico di un suo stesso Autore.

Questa affermazione è stata ripetuta in molte occasioni dalla traduttrice. Ne riportiamo qui alcune.

L’intervista a Vittoria Alliata nel 2002: una delle migliori traduzioni realizzate?

Nel 2002 Vittoria Alliata ha parlato della propria esperienza di traduzione di Tolkien nell’intervista Alliata: traduzione gradita al professore, di Nicola Adragna, apparsa su un inserto del quotidiano La Sicilia, Stilos. Grassetto mio.

Feci la prova di traduzione che il puntiglioso glottologo Tolkien approvò con entusiasmo, cosicché l’impassibile Ubaldini, uomo colto e pieno di humour, non esitò ad affidare le circa duemila pagine dei primi due volumi, con regolare contratto, a una sconosciuta quindicenne.

[…] ma Tolkien non ebbe da ridire [sulla traduzione]. Anzi, a lavoro completato comunicò ad Ubaldini che la considerava una delle migliori traduzioni realizzate. Va detto che concordavo con lui i punti più critici e che gli chiedevo di chiarire eventuali dubbi, sempre tramite Ubaldini, visto che Tolkien – da incallito misogino – rifuggiva contatti diretti con donne estranee. […]

Nulla doveva restare in inglese per preciso volere dell’autore, ed io infatti tradussi per esempio, Sackville-Baggins in Borsi-Sacconi, concordandolo con Tolkien.

Altre interviste a Vittoria Alliata sull’approvazione di Tolkien

Alliata ha ribadito che Tolkien aveva letto e apprezzato la sua traduzione anche nell’articolo di gennaio 2019 in cui rivelava di aver querelato Fatica (grassetto mio):

Fra questi lo scambio di corrispondenza fra l’editore inglese Allen&Unwin e Ubaldini e gli altri materiali che provano l’attiva partecipazione del Professore al mio lavoro e l’approvazione entusiasta del testo definitivo non solo da parte di Tolkien stesso, che conosceva l’italiano per averlo studiato durante la prima guerra mondiale, ma anche del figlio Michael e dell’amico, noto cattedratico dell’università di Oxford, Camillo Talbot D’Alessandro, al quale aveva inviato copia

Similmente, anche al convegno di Macerata (attorno al minuto 8) Alliata ribadisce l’approvazione di Tolkien alla sua traduzione (grassetto mio):

Nel fare questo lavoro […] potete immaginare, non essendoci nulla di scritto su Tolkien, che io mi indirizzassi, come mi era stato chiesto, all’autore stesso per chiarire punti e per seguire le sue indicazioni. Questo è stato fatto, è stato approvato dall’autore, sappiamo anche da documenti pubblicati da Oronzo Cilli che questa era una cosa nota a tutti, quanto l’opera fosse stata apprezzata e anzi regalata anche da Tolkien.

C’è un problema: mancano forse le prove?

Le dichiarazioni di Vittoria Alliata sono numerose, ma mancano, da quello che ci è dato vedere, di prove che attestino l’approvazione del Professore nei confronti della sua traduzione. Infatti, Alliata parla di una corrispondenza scritta con Tolkien tramite Ubaldini, ma purtroppo questa corrispondenza pare che non sia stata resa pubblica.

Attualmente, l’unica testimonianza di una certa “approvazione” di Tolkien verso la traduzione di Alliata parrebbe raccontare una storia un po’ diversa, come riporta Claudio Testi in questo articolo. Infatti, nel The J. R. R. Tolkien Companion and Guide. Chronology, Wayne G. Hammond e Christina Scull riportano (grassetto mio):

19 February 1968 Tolkien writes to Alina Dadlez. He is horrified by the cover proposed for the Italian translation of The Lord of the Rings ‘based on and even degraded from the frightful Ballantine cover’ (Tolkien-George Allen & Unwin archive, HarperCollins), but is comforted by a letter from someone he knows, and whose opinion he respects, praising the Italian translation. He sends the letter for her to see, and asks for its return.

Il medesimo passaggio è ripreso anche in Tolkien e l’Italia (a pagina 138) di Oronzo Cilli, come riporta Claudio Testi (grassetto mio):

“L’Alliata […] tradusse: Thorin Oakenshield in Thorinio Ochenscudo (la Compagnia dell’Anello, 1967, p. 17); Baggins in Sacconi (Ivi 25), Sam Gamgee in Samio Gamigi (Ivi 26); Merry Brendybuck in Felice Brandibucco (Ivi 44) e Sackville-Baggins in Borsi-Sacconi (Ibid.) Scelte riconosciute, per via indiretta, e apprezzate dallo stesso Tolkien il quale, in una lettera del 19 febbraio 1968, scrisse ad Aliana Dadlez: ‘Sono confortato da una lettera ricevuta da qualcuno che conosco, e la cui opinione rispetto, il quale loda la traduzione italiana. Le invio lettera per conoscenza, chiedendole poi di restituirmela’ (Chronology, 718).

Da questo passaggio si evince che Tolkien sia stato rassicurato del fatto che la traduzione italiana di Vittoria Alliata fosse ben fatta. Tuttavia, da quest’unica prova probabilmente non possiamo dedurre che Tolkien avesse letto la traduzione di Alliata. Anzi, da ciò che riporta Cilli pare che Tolkien non avesse letto la traduzione, ma avesse chiesto l’opinione di un conoscente fidato, perché dice “per via indiretta”. Che forse il libro di Cilli contenga altri passaggi con altre prove della lettura di Tolkien della traduzione di Alliata?

Pertanto, finché non sarà possibile recuperare le missive scambiate tra Ubaldini e Tolkien (sempre che non siano andate perdute, come può capitare per questo genere di documenti!), è difficile dire con certezza se Tolkien avesse approvato la traduzione di Alliata.

Inoltre, ritengo quantomeno discutibile che si continui a basare la bontà della prima traduzione su un’approvazione non ancora dimostrata, per quel che ne sappiamo.

J. R. R. Tolkien
J. R. R. Tolkien

Fatica colpevole di non aver letto Tolkien prima di tradurlo?

Nella sua lettera di fine 2019, Vittoria Alliata ha qualcosa da dire sul fatto che Ottavio Fatica non fosse un esperto di Tolkien, o che lo avesse letto prima di tradurlo:

[…] quella [traduzione] di chi non lo aveva letto prima di tradurlo e pensava che Tolkien fosse un autore “sgangherato, come lo è tanta letteratura fantasy” (il Venerdì) […]

Questa non è la prima volta che leggiamo una simile accusa verso Fatica: sono in molti sul web a pensarla allo stesso modo. Su questo nostro articolo su Fatica sono piovuti i commenti di chi riteneva che Il signore degli anelli dovrebbe essere tradotto da un fan di Tolkien. O comunque da un esperto tolkieniano, che avesse confidenza con il legendarium. Tuttavia, c’è un problema con questa argomentazione, se usata per supportare Alliata.

Nemmeno Vittoria Alliata era una “fan” o un’esperta di Tolkien prima di tradurlo?

Questo viene detto più volte da Vittoria Alliata stessa. In un’intervista del 2017 su La Repubblica, la traduttrice raccontava (grassetto mio):

D: Tra le cose notevoli, prima dell’arabo, c’è stato il lavoro di traduzione del “Signore degli Anelli”, come è nata questa impresa?
R: “Frequentavo l’ultimo anno del liceo, ma già allora volevo essere economicamente indipendente per viaggiare. Avevo già tradotto Ferlinghetti e qualche altra cosa della Beat generation. Chiesi a Ubaldini, editore dell’Astrolabio, se aveva qualche traduzione da farmi fare. Con mia sorpresa mi diede in mano i primi due libri del Signore degli Anelli”.

D: Come fu l’impatto con il romanzo di Tolkien?
R: “Non capivo cosa esattamente fosse quell’opera. Tolkien mi spedì una specie di “manuale di istruzione” su come tradurre il romanzo. Quando infine l’opera uscì, in una veste parziale, fu un insuccesso clamoroso”.

Al convegno di Macerata nel 2019, Alliata racconta (minuti dal 25 al 26:45 circa) (grassetto mio):

Io, ovviamente, ho lavorato senza sapere assolutamente nulla, perché non c’era nessuna letteratura su Tolkien. Non mi fu dato altro che il documento della nomenclatura. E quindi, ehm, ho dovuto fare da sola sulla base di quello che era la mia passione per la poesia.

Avevo tradotto già poesie, le poesie della Beat Generation, che erano all’epoca quelle di moda e avevo tradotto molta poesia latina, diciamo, a scuola. Ero un’appassionata traduttrice di poesia. Quindi, mi sono fondata sulla mia cultura, sulla mia preparazione e anche sul fatto che avessi studiato l’inglese e Shakespeare da… sin da bambina, insomma, con… con le governanti. E… e poi ho cercato di fare del mio meglio.

Onestamente, avendo un anno, dovete pensare che io per tradurre i primi due volumi ho avuto meno di un anno, cioè, ho avuto otto mesi per tradurre i primi due volumi. E… e che contemporaneamente io, avevo sedici anni e contemporaneamente stavo facendo il baccalauréat, ovvero la licenza liceale. E quindi io ho fatto la licenza liceale, ho cominciato a tradurre, ho fatto la licenza liceale e poi ho fatto l’estate dove per… non ho più dormito, né mangiato, né fatto niente durante tutti i mesi dell’estate fino a Natale: ho tradotto. Ho tradotto due volumi.

E… e quindi… e quindi ovviamente non avevo tanto tempo per… anzi, non avevo assolutamente il tempo per fare ricerca, ho dovuto fare quello che ho potuto.

Una tradizione di traduttori non esperti di Tolkien o di letteratura fantasy?

Pertanto, è lecito volere un traduttore esperto di Tolkien per affrontare Il signore degli anelli. Tuttavia, questo desiderio non può dirsi derivato dall’esempio di Alliata, la quale pare non conoscesse Tolkien o scrittori vicini al suo stile prima di tradurlo. In tal senso, Ottavio Fatica, che aveva già affrontato Melville e Kipling, che conosceva gli Inkling e che, prima di cimentarsi nella traduzione, ha studiato il legendarium tolkieniano (venendo affiancato da Giampaolo Canzonieri!), potrebbe dirsi più qualificato della giovane Alliata su Tolkien.

E certamente, Fatica dirà che Tolkien non è fantasy attirando la disapprovazione di molti (me compresa!). Ma anche Alliata dice che Tolkien non è fantasy, alla conferenza di Macerata (dal minuto 51:45 al 52:10 circa) (grassetto mio):

Noi abbiamo capito che il nuovo traduttore de Il signore degli anelli non lo ama Tolkien. […] Io non è, io non ho alcuna simpatia per il fantasy e, sappiamo, per giunta che Tolkien non è fantasy, ma [il nuovo traduttore? ndR] non ha neanche ancora capito che Tolkien non è fantasy.

Quindi, potremmo dire che con Fatica stiamo semplicemente continuando la tradizione di avere traduttori de Il signore degli anelli che non ritengono il Professore come appartenente alla letteratura fantasy.

L'intervista a Fatica uscita sul Venerdì di La Repubblica
L’intervista a Fatica uscita sul Venerdì di La Repubblica

Le citazioni ai quotidiani nazionali

Nella sua lettera di fine 2019, Vittoria Alliata ha portato molte piccole citazioni da giornali nostrani, sottolineando con esse quanto la nuova traduzione di Fatica sia stata poco gradita al pubblico di “veri” tolkieniani.

“Di un lancio così goffo non c’è forse memoria nella storia dell’editoria italiana”, scrive il Corriere, a commento delle migliaia di battute, vignette, filmati, tutti eleganti e creativi, che hanno inondato il web di disappunto e costernazione.

[…] mi avrebbe resa in qualche modo complice della nuova traduzione, quella che “fa a pugni con il Signore degli Anelli” (Repubblica), quella di chi non lo aveva letto prima di tradurlo e pensava che Tolkien fosse un autore “sgangherato, come lo è tanta letteratura fantasy” (il Venerdì), quella, insomma, “che ha suscitato un oceano di ringhiante disappunto“ e “una bufera di inaudita ostilità” (Corriere della Sera).

Da queste citazioni potrebbe sembrare che la stampa nazionale abbia distrutto la traduzione de La compagnia dell’anello. Ma in realtà le cose pare che non stiano proprio così.

La citazione de Il Corriere della Sera: manca la fine dell’articolo?

Vittoria Alliata riprende alcune frasi di un articolo de Il Corriere della Sera, pubblicato il 22 dicembre 2019 e scritto da Vanni Santoni. Tuttavia, l’articolo di Santoni critica la nuova traduzione, ma non risparmia nemmeno quella della Alliata. Alla fine, addirittura, giudica superiore il lavoro di Fatica:

Al netto, allora, del clamoroso errore di comunicazione rappresentato dalla filastrocca dell’Anello al posto di una delle tante pagine tradotte meglio, si può affermare con buona approssimazione che la nuova traduzione, pur con i suoi limiti, è superiore alla vecchia.

Similmente, anche l’articolo (che è uno solo!) di Piero Melati per il Venerdì di La Repubblica, pur utilizzando espressioni forti per descrivere la fatica di Fatica (HA!), alla fine dipinge un quadro molto umano del traduttore. Ne abbiamo parlato qui.

Ottavio Fatica e Roberto Arduini al Salone del Libro di Torino 2018
Ottavio Fatica e Roberto Arduini al Salone del Libro di Torino 2018

I supposti attacchi di Ottavio Fatica a Vittoria Alliata

Anche sulle parole di Ottavio Fatica la prima traduttrice italiana de Il signore degli anelli ha qualcosa da dire, nella lettera di fine 2019 (grassetto mio):

Nell’aprile del 2018 gli amici tolkieniani mi segnalarono un intrepido assalto alla mia traduzione del “Signore degli Anelli” (su Repubblica e allo stand Bompiani del Salone del Libro di Torino) in nome del nuovismo e del politically correct. Con garbo ma fermezza chiesi all’editore – tramite i miei legali – di dissociarsi pubblicamente dalle dichiarazioni diffamatorie di chi mi accusava di una “giovanile avventura improvvisata”, con nientemeno che “500 errori a pagina su 1500 pagine”. […]

Non solo [Bompiani] non si dissociava affatto dalle gravi offese proferite in mio danno, […]

E la grave diffamazione? 

Sulla questione mi sono già espressa ampiamente in questo articolo. In sostanza, sebbene Fatica abbia utilizzato un’iperbole che esagerava gli errori di Alliata, secondo me si trattava comunque di una critica legittima al lavoro della traduttrice e non alla sua persona. Su Alliata, infatti, mi è sempre parso di leggere solo parole comprensive da parte di Fatica, che ne lodava il lavoro, pur dicendo che la giovane età della traduttrice si faceva sentire.

E, dopo tutto, è Vittoria Alliata stessa che, nelle citazioni riportate sopra, pare sottolineare di essere maturata, nel frattempo, e che oggi compirebbe scelte di traduzione diverse. E sebbene l’Alliata quindicenne che per la prima volta si è approcciata a Tolkien era sicuramente una giovane di cultura, grande talento e ottimo spirito critico, non credo sia un crimine affermare che a quindici anni non siamo ancora diventati la versione migliore di noi stessi.

Sull’uso di “nuovismo” e “politically correct” (quest’ultimo martellante anche nelle conferenze!) non mi esprimerò, se non per dire che “politically correct” è il nuovo prezzemolo della polemica italiana e sono in molti, in generale, ad usarlo senza conoscerne il significato. Non vedo il motivo per accostarlo alla traduzione di Fatica o alla politica editoriale della Bompiani.

Alcune delle edizioni de Il signore degli anelli che potrebbero non essere più in commercio
Alcune delle edizioni de Il signore degli anelli che potrebbero non essere più in commercio

Il ritiro de Il signore degli anelli di Vittoria Alliata dalle librerie?

Nella famosa lettera del 31 dicembre 2019, Vittoria Alliata scrive (grassetto mio):

All’ultima diffida dei miei legali hanno replicato con un ineffabile verdetto, secondo il quale “oltre a non accettare di revisionare la propria traduzione, la sua cliente sceglie di affossarla – ora e in via definitiva – con il ritiro dal commercio”.

In moltissimi hanno mostrato perplessità a questa affermazione: è possibile che la traduttrice possa chiedere il ritiro della sua traduzione? E, anche se fosse possibile, perché mai dovrebbe farlo, mettendo eventualmente in difficoltà i fan che la supportavano? O è Bompiani che ha scelto questa rotta? Dalla lettera di Alliata mi è difficile capirlo.

Recentemente, sono emerse alcune supposizioni che rendono questa possibilità molto più reale, purtroppo.

Impossibilità di ordinare Il signore degli anelli in traduzione Alliata-Principe?

L’allarme è stato dato su Facebook un paio di giorni fa, e attualmente la situazione sta venendo monitorata dai fan tolkieniani. Pare, infatti, che sia su Amazon che sul sito della Bompiani-Giunti non sia più possibile ordinare determinate edizioni de Il signore degli anelli, tutti con la traduzione Alliata-Principe. Similmente, in molti denunciano anche di non poter nemmeno comprare la versione e-book della vecchia traduzione.

Quando i fan tolkieniani si sono andati ad informare nelle loro librerie di fiducia, le risposte che hanno ricevuto sono state discordanti. Pare, infatti, che nella zona di Roma nessuna libreria sia a conoscenza di un ritiro delle copie de Il signore degli anelli. Invece, ad altri punti vendita risulta essere stata diramata un’email di Bompiani, in cui si richiede il ritiro di determinate copie della traduzione Alliata-Principe.

Scrive così un utente del gruppo Studi Tolkieniani:

Ad un punto vendita grosso di Libraccio mi è stata molto gentilmente letta la mail con cui Bompiani-Giunti ha richiesto il ritiro delle copie dalle librerie, arrivata a loro ieri l’altro. Il reso è stato espletato ieri, non so se valga per Libraccio solo o per tutti.

Le edizioni chieste al ritiro dovrebbero essere:
– Il Signore degli Anelli, 2017 (Brossura amaranto con bandelle), ISBN: 9788845294044;
– Il Signore degli Anelli ill. da Alan Lee, 2017, ISBN: 9788845294778.
– Il Signore degli Anelli, 2014 (60esimo anniversario, brossura con risvolti, bianca in alto e basso e al centro i caratteri dell’Anello in circolo), ISBN: 9788845277627. Su questo sono meno sicuro perché la lettura è stata un po’ rapida e vedo che negli stores c’è ancora qualche copia superstite.
– La Compagnia dell’Anello, 2012 (tascabile nero), ISBN: 9788845270741;
– Le Due Torri, 2012 (tascabile nero), ISBN: 9788845270758;
– Il Ritorno del Re, 2012 (tascabile nero), ISBN: 9788845270765.

Vittoria Alliata, ospite a Non è l'arena su La7
Vittoria Alliata, ospite a Non è l’arena su La7

Un giudizio finale su questa lettera

A parte la quantità enorme di argomenti che sono stati affrontati (spesso solo tangenzialmente), la lettera di Vittoria Alliata mi pare che porti a galla molte questioni poco chiare, e raramente a favore della traduttrice.

La disputa con Bompiani continua a risultare poco chiara, ma difficilmente riesco a vederci l’intento di boicottare Alliata o di lucrare a sue spese. Non ha senso che Bompiani ritiri spontaneamente la vecchia traduzione de Il signore degli anelli, poiché è comune che i classici abbiano più traduzioni in commercio contemporaneamente, soprattutto nel caso di quelle “storiche”. E fatico a comprendere quali motivazioni possano aver spinto Alliata a rifiutare l’offerta di Bompiani.

Sull’approvazione di Tolkien della traduzione di Vittoria Alliata c’è poco da dire: le uniche prove fisiche che sono note paiono raccontare una storia diversa, a meno che ci sia sfuggito qualcosa durante il percorso. E questo cavallo di battaglia è stato usato un po’ troppo da certi fan, per essere un’affermazione presumibilmente non confermata.

Sulla capacità di Ottavio Fatica come traduttore di Tolkien mi sono già espressa ampiamente. A me la sua versione de La compagnia dell’anello piace molto, sebbene alcuni nomi mi risultino ancora indigesti. E se il mio giudizio per Alliata è solo un’altra delle “disperate ‘recensioni’ su spelonche, quadernetti e bancarelle, e persino cartelloni e promozioni stile ‘prova finestra’” (sempre dalla lettera di dicembre 2019!), dormirò tranquilla lo stesso.

Sulle offese a Vittoria Alliata e sugli “intellettualoni revisionisti”

In merito poi alle supposte “offese” di Fatica ad Alliata, ho già ribadito che, per quel che mi riguarda, Fatica non ha diffamato nessuno. A decidere sarà senza dubbio un tribunale e non io, ma quando un’iperbole sarà considerata al pari di “Giulio, parlando con Filippo, Lorenzo e Gabriele, dice che Stefano è un idiota privo di cervello” (esempio preso da qui!), vivremo veramente in un mondo in cui non si potrà dire più niente. A differenza di quanto il continuo “politically correct” evocato da Alliata farebbe credere. Dopo tutto, con Fatica nessuno è stato politicamente corretto, andando ad attaccare il traduttore non solo nel suo lavoro (cosa legittima) ma anche nella sua persona. Quando vedo Alliata che querela Fatica per un “500 errori a pagina”, quando Fatica si ritrova definito costantemente come “superbo, inetto, uguale a Google Traduttore, ignorante, arrogante” e via di seguito, mi vien da sorridere.

Non mi piace poi particolarmente come questa frase “la mia traduzione, […] perché voluta dall’Autore e da coloro che lo amano davvero”, possa eventualmente evocare un’idea di opposizione tra “veri” fan di Tolkien e gli “intellettualoni revisionisti”. Innanzitutto, abbiamo visto varie volte (e in situazioni anche molto diverse da questa!) come la retorica del “vero fan” sia stata usata per fare gatekeeping in un fandom, spesso vedendo nel ruolo di “buttafuori” personaggi esperti solo di nome. In secondo luogo, l’eventuale opposizione tra “fan ingenui” e “intellettualoni” ricorda molto la tipica opposizione della retorica populista: popolo puro VS l’élite corrotta. Sebbene, infatti, sia sbagliato snobbare il “popolo” come generica massa di sempliciotti, ridurre la diatriba tolkieniana italiana ad uno scontro polarizzato tra professoroni di sinistra potenti e poveri fan assennati non permette di comprendere la complessità della situazione.

Infine, non vedo perché chi apprezza la traduzione di Fatica non possa essere un vero fan di Tolkien. Io leggo e amo Tolkien da quando avevo 11 anni (quindi da quasi vent’anni) e Il signore degli anelli ha condizionato molte mie scelte di vita successive. Sfido chiunque a dirmi che non sono una vera fan, solo perché non mi schiero dalla parte di Vittoria Alliata.

Comunque, una cosa è sicura: se il ritiro della vecchia traduzione sarà confermato, a rimetterci saranno soprattutto i fan. E se il ritiro è stato richiesto da Vittoria Alliata, è a lei che bisognerebbe chiedere spiegazioni.

La foto di copertina è stata pubblicata da Condé Nast Traveller ed è stata scattata da Serena Eller