Perché Chadwick Boseman si è opposto all’uso dell’accento British per i Wakandiani, preferendogli la lingua africana Xhosa? E perché ha fatto benissimo? Spoiler: Sì, c’entrano i click. Quei click.

Sì, Black Panther è uscito ormai sei mesi fa e se ne è parlato fino alla morte, con ogni singolo aspetto del film che è stato analizzato, sviscerato e profusamente lodato. E sapete che cosa faremo in questo articolo? Continueremo a parlar bene di Black Panther, perché i film di qualità si meritano le loro lodi in quanto opere ben fatte (e non perché siamo social justice warrior).

Questa volta, infatti, sento di voler spezzare una lancia nei confronti di questo film e del suo attore protagonista, Chadwick Boseman, non in quanto fan della Marvel, e nemmeno come social justice warrior, ma come linguista.

I costumi sono importanti, ma anche le lingue non scherzano!
I costumi sono importanti, ma anche le lingue non scherzano!

Anche la lingua fa parte del worldbuilding

Ebbene sì, anche da un punto di vista linguistico Black Panther è un film molto ben curato, poiché ha dimostrato un impegno a 360° nella stesura dei dettagli di worldbuilding.

Infatti, tra i luoghi fantastici mostrati nel Marvel Cinematic Universe, il Wakanda è probabilmente quello meglio riuscito, risultando coerente nonostante si presenti come un vero e proprio calderone di popoli, raccogliendo usanze e tradizioni da ogni angolo dell’Africa. Come accade anche in altre opere di pregio, Black Panther ha saputo trasformare la diversità interna in una ricchezza, in uno strumento per suscitare meraviglia nello spettatore e per impreziosire il proprio mondo. Senza limitarsi a timbrare il cartellino politically correct della rappresentatività.

E se bei costumi e scenografie curate sono lo standard per qualsiasi film che si rispetti (e quelli supereroistici di solito non fanno eccezione), l’attenzione al linguaggio non è sempre così scontata, soprattutto in un ambiente come Hollywood, dove la lingua in cui si producono le pellicole è l’inglese. Anche nel MCU (ma non solo), l’inglese è la lingua che più si sente parlare: gli Asgardiani non tirano mai fuori un qualche genere di norreno spaziale e gli stessi alieni che si incontrano generalmente parlano inglese.

Non che si possa fare troppa polemica su questa scelta: l’inglese è parlato dalla maggior parte degli attori del MCU ed è una lingua franca compresa e usata da oltre un miliardo di persone. Richiede meno spese in termini di doppiaggio, sottotitoli e insegnanti per gli addetti ai lavori: costa meno ed è più efficace.

Tuttavia, usare anche altre lingue di solito rende un film più realistico e, almeno per quel che mi riguarda, aumenta la sensazione di cura. Se poi in un film Marvel si inserisce lo Xhosa come lingua parlata in Wakanda, io sono una bambina felice.

Introduzione allo Xhosa dal video di UBuntu Bridge linkato sotto
Introduzione allo Xhosa dal video di UBuntu Bridge linkato sotto

Lo Xhosa: cos’è e perché è una lingua strafiga?

Che la lingua del Wakanda sia lo Xhosa, o isiXhosa, è abbastanza noto e ne hanno parlato anche alcune testate italiane (Fantascienza.com in primis), ma forse sono meno note le particolarità storiche e linguistiche di questa parlata.

Infatti, lo Xhosa ha un suono particolarmente curioso per noi occidentali (italiani e parlanti di lingue romanze in particolare) per due fattori principali: è una lingua tonale e contiene i click. Quindi non solo è una parlata che si basa molto sulla cadenza degli accenti per distinguere una parola dall’altra, ma ha anche dei suoni completamente assenti nella nostra fonologia: i click.

Si tratta, infatti, degli unici suoni delle lingue umane prodotti senza emettere aria dai polmoni (come invece avviene con le vocali e le consonanti), ma che si basano sull’aumentare la pressione all’interno della bocca, per poi rilasciarla in un forte schiocco. Per capirci: quando imitate il suono degli zoccoli di un cavallo facendo schioccare la lingua in un clop-clop oppure quando mandate un bacio rumoroso a qualcuno con uno smack, state producendo un click.

Come avviene anche con le consonanti, il luogo della bocca i cui avviene l’ostruzione che blocca l’aria determina il suono finale, dando modo ai parlanti di ricorrere a molti tipi di click. Difatti, in Xhosa ci sono ben 18 click diversi, uno dei quali si sente anche nel nome: “Xh”, infatti, non indica il suono di una nostrana “ics”, né un’aspirazione, ma lo schioccare della lingua sul palato (come potete vedere in questo video).

Quindi cosa c’era di meglio, per Black Panther, di una lingua africana contraddistinta da una serie di suoni che il mondo occidentale non ha mai sentito?

Lo Xhosa contro l’apartheid in Sud Africa

Avevamo anticipato anche ragioni storiche per la scelta dello Xhosa come lingua del Wakanda, sebbene in realtà la produzione di Black Panther sia stata spinta più che altro da ragioni estetiche e di comodità nella sua selezione.

Ciononostante, è interessante sottolineare come in Sud Africa questa lingua sia fortemente associata prima alla lotta contro i colonizzatori bianchi e poi contro l’apartheid. Infatti, da quel che racconta il New York Times, gli amaXhosa (le genti di lingua Xhosa) sono stati i principali protagonisti della Guerra di Frontiera contro gli invasori europei.

Inoltre, erano parlanti di Xhosa anche alcuni dei maggiori protagonisti della lotta contro l’apartheid, fra cui spiccano Nelson Mandela e la cantante jazz Miriam Makeba (più nota come Mama Africa). Quest’ultima, in particolare, si è impegnata a sensibilizzare il proprio pubblico occidentale sui click dello Xhosa, che alcuni suoi ascoltatori scambiavano per rumori casuali (un esempio qui). 

John Kani in Civil War
John Kani in Civil War

Chi ha proposto lo Xhosa per il Wakanda?

Si diceva che la produzione di Black Panther, ma prima anche quella di Civil War, era stata spinta ad usare lo Xhosa da ragioni estetiche e di comodità, e infatti tutto è nato dalla proposta di un attore specifico: John Kani, interprete di T’Chaka, il padre di T’Challa e precedente re del Wakanda.

Difatti, Kani è un parlante nativo di Xhosa, essendo anche originario della Easter Cape Province, regione con una grande concentrazione di parlanti di questa lingua. È stato appunto l’attore di T’Chaka che ha chiesto alla produzione di Civil War di integrare un po’ di isiXhosa nei suoi dialoghi con T’Challa e, dopo aver sentito Kani parlare la sua lingua nativa, tutti trovarono lo Xhosa perfetto per la situazione.

Successivamente, Nate Moore, il produttore esecutivo di Black Panther, tenne molto all’uso di questa lingua per il nuovo film, assegnando agli attori dei dialect coach di Xhosa, tra i quali spiccavano proprio John Kani e suo figlio Atandwa, che aveva interpretato T’Chaka da giovane. Insegnare ad ogni membro del cast a parlare Xhosa col giusto accento non è stato certo facile, ma alla fine i parlanti nativi hanno trovato gli attori sufficientemente bravi.

Tuttavia, inizialmente la Marvel aveva altre idee sulla lingua e sull’accento dei Wakandiani.

Chadwick Boseman sul set di Black Panther

In Wakanda si sarebbe potuto parlare inglese britannico?

Prima dell’uscita di Civil War, in casa Marvel non si era sicuri su come presentare il Wakanda e i suoi abitanti, e c’erano ancora meno certezze sulla lingua e sull’accento che avrebbero usato.

Infatti, l’idea iniziale era che i Wakandiani parlassero con un accento british o statunitense: la parola d’ordine, comunque, era l’evitare gli accenti africani. Il che sembra anche abbastanza assurdo, visto che si sta parlando di uno Stato africano, sebbene rimasto isolato dal resto del continente, ma tale che difficilmente avrebbe subito così tanto l’influsso inglese da perdere il proprio accento.

Tuttavia, Chadwick Boseman, l’attore che interpreta T’Challa, ci racconta, in un’intervista all’Hollywood Reporter, di aver faticato a convincere la Marvel sull’uso degli accenti africani, poiché “sentivano che sarebbero potuti essere troppo per il pubblico”.

In che modo, poi, l’accento africano sarebbe stato “troppo” è lasciato all’immaginazione: avrebbero reso i personaggi “troppo neri” per lo spettatore americano bianco medio? Oppure avrebbero reso i Wakandiani “troppo arretrati” o “troppo poco colti” per le nostre orecchie, abituate all’idea che parlare una lingua con un accento diverso da quello standard sia roba da illetterati?

Non lo sappiamo, ma i pregiudizi da cui possiamo attingere sono anche troppi. Ad ogni modo, Boseman pensava che, se non avessero fatto sentire gli accenti africani dei Wakandiani, avrebbe fatto un torto al pubblico: “Se mi metto a parlare con un accento british, che succederà quando tornerò a casa?”

Ma si trattava anche di una questione di principio:

No, questo punto è così importante che, se ne facciamo a meno, a cos’altro rinunceremo per far sentire la gente a proprio agio?

E così, confrontandosi con la Marvel, Boseman è riuscito a far valere la propria posizione, permettendo ai propri colleghi di far emergere i propri accenti, non solo nei dialoghi in inglese, ma anche in quelli in Xhosa, che dunque è stato parlato con un tono molto personale. Ma sempre con una cadenza autenticamente africana.

Dopo tutto questo lavoro, bisognerà recuperare la versione inglese di Black Panther per ascoltare le voci originali!

Tutte le immagini tratte dai film Black Panther e Civil War sono proprietà Marvel

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