“Alabarda spaziale!” – Goldrake
“Alle volte ci vuole più coraggio a ritirarsi che ad affrontare il nemico.” – Miwa da Jeeg Robot
“Tieni giù le mani porca di quella puttana!” – Shinji da Evangelion, combattimento contro il terzo Angelo.

Capitolo I – Gli albori di un fenomeno di massa...

Signori e signore, allacciate le cinture, oggi si parla di mecha!

“Va bene” potrebbe dirmi chi ha vissuto finora in una caverna “Ma cos’è un mecha?” Con questo termine si definisce sostanzialmente un gigantesco dispositivo robotico da combattimento, che di solito assume una forma umanoide, con un pilota situato all’interno del corpo.

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I primi mecha a cui si fa riferimento nelle opere letterarie sono i colossali tripodi de “La guerra dei mondi” del britannico Wells, con prima pubblicazione datata nel 1897. Come potete vedere, l’idea di enormi costrutti usati come potenziamenti meccanici ha più di cent’anni. Da questo momento in poi, la cultura del mecha si sviluppa prevalentemente nella terra del sol levante.

Se con i sopracitati tripodi si sono gettate le basi per l’ideazione di grosse creature meccaniche controllate dall’interno, è grazie alle opere di Gō Nagai, come Mazinga o Goldrake, che si è aggiunto un importante tassello a questo puzzle: ora i mecha sono veri e propri giganteschi supereroi meccanici il cui compito è quello di difendere la Terra; da qui si può fare una prima, importante, distinzione: mecha come Jeeg Robot, lo stesso Mazinga, i FranXX (dell’omonimo recentissimo anime) o più banalmente i Megazord dei Power Ranger sono Super Robot, ovvero macchine straordinarie dotate di poteri inverosimili (forza, agilità, armi a supercazzole fantascientifiche). Un’altra categoria è quella dei Real Robot. Esempi di questi ultimi si possono trovare in Gundam o nei film Pacific Rim. Questi costrutti risultano più realistici perché privati dell’aura supereroistica che caratterizza i Super Robot: i mecha in combattimento finiscono i proiettili, si danneggiano in maniera realistica (con cavi strappati, olio e piogge di scintille), possono arrugginire, diventare obsoleti ed essere persino rottamati. I Real Robot sono evolute macchine da guerra e, come tali, rischiano anche di cadere in mani sbagliate.

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Mettiamola così, in un anime di Super Robot c’è la possibilità di vedere la tipica scena in cui la mano del mecha rientra nel braccio ed al suo posto esce un attrezzo che serve in quel momento, mettiamo caso si parli di una trivella. In un anime di Real Robot, invece, se c’è bisogno di una trivella questa si verrà a creare dalla riconfigurazione meccanica della mano del mecha, con processi – più o meno – corretti dal punto di vista tecnico, che reggono meglio la sospensione dell’incredulità dello spettatore.

Capitolo II – … la sua evoluzione...

Le differenze fra Super e Real sono solo un modo per dividere l’enorme mole di prodotti riguardante i mecha che compare negli anni ’80/’90, il periodo d’oro per questo genere. Una volta che il pubblico apprende la nozione di mecha, gli autori si sbizzarriscono, inserendo tematiche che, a volte, portano il robottone stesso in secondo piano. In Burst Angel, ad esempio, il mecha Jango è un’arma come un’altra, sicuramente non protagonista di un anime che vede l’incontro di un giovane studente di cucina con quattro giovani mercenarie che vivono in un enorme pullman servito delle migliori tecnologie.

In altre opere l’autore prende il concetto di mecha e lo analizza, arrivando a conclusioni demoralizzanti. Prendete un anime come Gundam in cui si mette in risalto l’inutilità del fine ultimo dei mecha (qui chiamati mobile suits), ovvero la guerra. In quest’opera si sottolinea come la guerra non sia un gioco, come la armi non siano giocattoli, come i mecha non siano fedeli compagni, ma solo strumenti di morte e distruzione.

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Ora, parlare di mecha e non citare Neon Genesis Evangelion è come mettere i würstel nella carbonara: un crimine contro l’umanità. Evangelion è un anime complesso, di difficile comprensione alla prima visione, che superficialmente parla di vicende relative a piloti di enormi mecha, gli EVA appunto, i quali si trovano a combattere contro esseri alieni denominati Angeli. Scendendo in profondità si possono notare i risvolti psicologici legati alla continua necessità che hanno i giovanissimi piloti (quasi tutti quattordicenni) di vincere le battaglie: ogni Angelo rischia di causare il Third Impact, ovvero una catastrofe globale che già in passato ha fatto sciogliere completamente l’Antartide. Se si arriva al cuore di questo anime si capisce che il tema centrale non è altro che la depressione del protagonista, che sul finale- no, non ho intenzione di spoilerarlo. Se non lo avete ancora visto recuperatelo, ne vale la pena. Siete giusto in ritardo di venticinque anni.

Per concludere il periodo d’oro di questo genere, vorrei parlarvi di un elemento che, in Giappone, è legato a doppio filo con la cultura che si è sviluppata attorno al mecha: i modellini o action figures (a seconda che si parli di Real o Super). Non è un mistero che in oriente vengano apprezzate le miniature, tanto quelle rare dai collezionisti, quanto quelle comuni dai ragazzini desiderosi di avere una riproduzione dei personaggi che vedono sullo schermo. Ebbene, com’è intuibile, i mecha sono perfetti per essere riprodotti in miniatura. Se si parla di Super, ciò avviene perché i modellini di supereroi sono fra i maggiori in circolazione. Per quanto riguarda i Real, invece, essendo realistici, le riproduzioni fisiche consentono di mostrare tutti quei dettagli che li caratterizzano, come bulloni, placche metalliche, ruggine e imperfezioni.

mecha

Capitolo III – … e il suo declino.

“Se oggi non se ne sente parlare così tanto sarà perché il fenomeno del mecha è terminato, no?”. Con queste parole qualcuno si potrebbe azzardare a scrivere la parola fine su un qualcosa che, a mio parere, può far ancora parlare di sé.

Se si parla di prodotti di intrattenimento, i mecha sono presenti in alcuni recenti anime di successo. Fra i tanti, il già citato Darling in the FranXX, che svecchia il concetto di mecha, rendendolo attuale. In numerosi film, soprattutto americani, sono presenti i mecha come fulcro del film o solo come componente accessoria. La tuta Hulkbuster, mostrata in ‘Avengers: Age of Ultron’, ne è un esempio. Anche i giganteschi robot con due piloti di ‘Pacific Rim’, usati per combattere i mostruosi Kaiju, lo sono.

C’è poco da fare, il mecha è stato ed è un pezzo della cultura pop, toccando anche media completamente diversi da quelli su cui è nato, come i videogames: che si parli di un gioco come Armored Core in cui devi costruire il robot più efficiente per una data missione, di Metal Gear, in cui il Mecha è letteralmente un gigantesco carro armato bipede ad armi nucleari, o di Titanfall, FPS in cui i mecha si ottengono grazie a serie di uccisioni di fila, il mecha è onnipresente.

Seppur in minima parte, si possono trovare manifestazioni di questo fenomeno anche nel gioco di ruolo, italianissime tra l’altro! Un esempio è ‘Gattai!’, in cui si impersonano piloti di classici mecha anni ’80 che gridano il nome dell’arma da utilizzare. Un altro caso è ‘Mechadragons’, un progetto che sta portando avanti il buon Roberto Rossi, in arte Don Orsogufo (che, tra l’altro, ha fornito consulenza per la stesura di questo articolo). Si tratta di una serie di regole homebrew per D&d 5e, che permettono di giocare in un mondo tecnomagico.

Se è vero che il mecha rimane un’interessante concetto da esplorare, bisogna sottolineare come sia figlio di un’epoca passata. Negli anni ’80 i mecha erano l’innovazione, erano il futuro come era immaginato a quei tempi. E se fa sorridere vedere i mecha Evangelion affiancati a vetuste tecnologie come i telefoni fissi a filo, è interessante vedere come la società vedeva lo sviluppo tecnologico, ancorato a quello che per noi è il passato. Oggi la fantascienza può appoggiarsi ad un’infinità di scenari diversi, legati a nanotecnologie, i concetti di mondi paralleli, sviluppi tecnologici moderni. Il mecha viene percepito come vecchio, superato. Non è un caso che Gattai! si àncori ai Super Robot e alla nostalgia legata ad essi, mentre l’idea geniale di Mechadragons non è la tecnologia in sé, quanto la commistione di essa con la magia. L’appassionato di mecha del 2020 non li adora per il livello di avanguardia che trasmettono, ma apprezza la nostalgia che li contraddistingue e l’idea che, quarant’anni fa, essi fossero la rappresentazione concretizzata del ‘futuro’.

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