Com’è il nuovo film di Lana Wachowski, The Matrix Resurrections? Perché fa della metanarrazione il suo cavallo di battaglia? Alcune impressioni e riflessioni sull’opera.

Ero piuttosto indecisa sul vedere o meno The Matrix Resurrections: ero curiosa, ma temevo che mi avrebbe fatto uscire dalla sala con l’amaro in bocca. Così ho aspettato di vedere alcune prime impressioni da altri che lo avevano visto, e sono arrivate le recensioni negative dalla critica. Le mie speranze sono scese ancora di più. Però qua e là sentivo qualche timido parere positivo e, in generale, vedevo reazioni contrastanti: The Matrix Resurrections o piaceva, o non piaceva, insomma.
Così ho deciso di andare a farmi la mia idea.

Leggi anche: SNYDER CUT – IMPRESSIONI SPARSE E NON INDIGNATE

Senza fare spoiler, posso dire di essere uscita dalla sala di buon umore e con una buona impressione sul film. The Matrix Resurrections gioca moltissimo sulla metanarrazione ed è un film molto onesto: ci dice chiaramente cos’è e perché sta venendo fatto.
D’altro canto, è anche un film molto imperfetto, con una narrazione che sbrodola un po’ in giro e un’azione al di sotto rispetto agli standard passati. Ciononostante, per me The Matrix Resurrections è un film con un’anima e un forte affetto verso i capitoli precedenti, ai quali guarda però anche in maniera critica.
Quindi, per quel che vale, a me The Matrix Resurrections è piaciuto. Non reputo la mia un’opinione oggettiva o universale: è legittimo anche che ad alcune persone non piaccia, perché magari il film non è nelle loro corde.
Ma vediamo meglio cosa, secondo me, funziona e non funziona in questo film.

ATTENZIONE: Da qui in poi, l’articolo contiene SPOILER su The Matrix Resurrection
CONTENT WARNING: Questo articolo menziona il tema del suicidio. IN ITALIA C’È IL PERSONALE SPECIALIZZATO DI TELEFONO AMICO ITALIA: POTETE CHIAMARE TUTTI I GIORNI DALLE 10.00 ALLE 24.00 AL NUMERO DI TELEFONO 02 2327 2328, OPPURE GRATUITAMENTE VIA WEB ALL’INDIRIZZO WWW.TELEFONOAMICO.NET.
Neo al lavoro sul sequel del suo videogame: The Matrix
Neo al lavoro sul sequel del suo videogame: The Matrix
Leggi anche: PROMARE – UN’ANIMAZIONE CHE NON HA PAURA DI OSARE

Aspetti problematici di The Matrix Resurrections

Vediamo innanzitutto gli aspetti negativi di The Matrix Resurrection, così da toglierci subito il problema.

Una narrazione piena di spiegoni

Ora, The Matrix Resurrection è un film complesso. Si fa evolvere molto il mondo e si vedono le conseguenze dei film precedenti. La carne al fuoco è moltissima e il tempo a disposizione è poco.
Pertanto, secondo me non è un male che nel film ci siano diversi spiegoni, perché ce n’è bisogno.

Il problema del film, però, è che la maggior parte di questi spiegoni non avvengono nella prima parte del film, ossia quella introduttiva, in cui normalmente gli spiegoni si inseriscono bene perché ci aiutano a mettere in prospettiva il mondo. Al contrario, gli spiegoni sono messi soprattutto nella seconda parte, ossia quella in cui si dovrebbe svolgere la trama.
Ciò è dovuto al fatto che la prima parte di The Matrix Resurrections è atta a create il mistero di cosa sia successo a Neo. È invece la seconda parte che ci dà le risposte (la terza ovviamente è sempre la risoluzione del conflitto e parte col salvataggio di Trinity). Tuttavia, mettere gli spiegoni nella seconda parte e rendere anche il punto di mezzo del film (il primo scontro impari tra Neo e l’Analista) uno spiegone purtroppo rende la narrazione molto, molto pesante.

Neo e Trinity (qui ancora Tiffany) in The Matrix Resurrections
Neo e Trinity (qui ancora Tiffany) in The Matrix Resurrections
Scene d’azione al di sotto delle aspettative

Il secondo punto problematico di The Matrix Resurrections sono le scene d’azione. Purtroppo, infatti, nella maggior parte dei casi l’azione non è fatta benissimo. Certo, abbiamo una fotografia sempre molto interessante e diverse belle inquadrature che sono un piacere per gli occhi, ma in generale l’azione ha i seguenti problemi.

Il primo è la confusione. Infatti, le scene d’azione sono spesso molto affollate (parliamo quindi di circa dieci persone che combattono tutte assieme, come minimo), e purtroppo montate in un modo che le rende difficili da seguire e da capire cosa stia succedendo. Per esempio, nell’ultimo combattimento vediamo un’orda di bot scagliarsi contro i protagonisti (e i personaggi secondari di supporto), rappresentata come uno sciame di singoli individui che si litigano il focus della telecamera e che quindi rendono la scena estremamente confusionaria.

Leggi anche: GUNS AKIMBO – TRA AZIONE ESAGERATA E NICHILISMO

Il che ci porta al secondo problema, ossia il ruolo dei personaggi secondari nelle scene d’azione. Come dirò nella parte dedicata alle cose positive del film, a me di The Matrix Resurrections piace molto il cast, personaggi secondari compresi. Quindi, mi è dispiaciuto vedere questi ultimi ininfluenti nelle scene d’azione, in cui invece avrebbero potuto dare molto.
Ma la cosa peggiore, secondo me, è che comunque questi personaggi secondari sono sempre presenti nelle scene d’azione. Ciò significa che i personaggi secondari portano via minutaggio e attenzione dalle scene d’azione, senza però avere né delle scene visivamente belle, né tantomeno un ruolo significativo. E questo è gravissimo in un film, perché distrae lo spettatore, toglie tempo prezioso al resto e non aggiunge nulla.

Infine, personalmente ho trovato le scene d’azione montate non benissimo. L’inquadratura cambia molto spesso e non abbiamo mai delle singole scene di combattimento che durano a lungo, senza tagli in mezzo e possibilmente con una visuale ampia che ci mostri la scena con un certo respiro. Questo purtroppo fa cadere la qualità dell’azione.
Il che è un peccato, perché ormai mi sono abituata ad associare la presenza stessa di Keanu Reeves a un’azione di qualità, alla John Wick. E no, purtroppo non c’è.

L'Analista in The Matrix Resurrections
L’Analista in The Matrix Resurrections
Salute mentale, suicidio e terapia: se ne è parlato in maniera consapevole?

Come dirò anche sotto, secondo me il personaggio dell’Analista è ben scritto e ottimamente interpretato da Neil Patrick Harris. Insomma, mi è piaciuto molto e credo sia stato un’ottima aggiunta al film.
Detto questo, però, devo dire che non so bene come mi sento dopo aver visto uno psichiatra usato come antagonista del film, in una narrativa in cui gli psicofarmaci che prescrive sono letteralmente qualcosa di negativo, uno strumento per manipolare il paziente.
Ora, io non credo che Lana Wachowski con l’Analista volesse demonizzare gli psicologi/psichiatri o l’uso di psicofarmaci in terapia. Tuttavia, dobbiamo anche tener conto del fatto che, purtroppo, andare dallo psicologo/psichiatra e, soprattutto, assumere psicofarmaci sono ancora due attività che subiscono un forte stigma sociale.
Quindi, vedere queste attività dipinte ancora in luce negativa in The Matrix Resurrections mi ha messo addosso un certo disagio.

Leggi anche: SHE-RA – COME RACCONTARE UNA RELAZIONE TOSSICA

In secondo luogo, nel film c’è una forte presenza del tema del suicidio, specialmente del suicidio tramite il buttarsi da palazzi. Che è una cosa che, purtroppo, a me va a colpire molto sul personale, come ho scritto anche in questo articolo sul suicidio in Strappare lungo i bordi.
Non so dire se il tema del suicidio sia stato in qualche modo trattato con leggerezza. Personalmente, non credo, ma non credo che saprei veramente giudicare.

Ma vista la forte presenza di questo tema, avrei gradito molto se The Matrix Resurrections avesse avuto un disclaimer iniziale. Senza spoiler, ovviamente, ma almeno un “in questa opera si tratta del tema del suicidio, se soffri di tendenze suicide chiama il numero verde X”. In questo modo, almeno, avrei potuto prepararmi meglio psicologicamente.
Anche perché, arrivata al combattimento finale, con la pioggia di bot che si “suicidavano” lanciandosi dai palazzi, la cosa stava iniziando a diventare pesante.

Morpheus/Agente Smith in The Matrix Resurrections
Morpheus/Agente Smith in The Matrix Resurrections

Aspetti positivi di The Matrix Resurrections

Il cast è stupendo

Ora, la trilogia di The Matrix non si è mai distinta per un cast stellare. Pur con le buone performance del primo film, nel secondo e nel terzo la scrittura dei personaggi ha incastrato tutti gli attori in ruoli sostanzialmente pietrificati.
Quindi no, non starò a dire che in The Matrix Resurrections ci siano performance da Oscar.
Tuttavia, secondo me tutto il cast ha recitato molto bene e ha fatto bene il proprio lavoro.

Keanu Reeves è stato meraviglioso da vedere. Non so nemmeno se stesse interpretando Neo o se stesso, e onestamente non mi interessa. Datemi 100 Keanu Reeves che guarda la gente con i suoi grandi occhioni tristi, e sarò una donna felice.
Carrie-Anne Moss è meravigliosa da rivedere e ne avrei voluta vedere di più, con un maggior range di attività del personaggio. Sono molto contenta che The Matrix Resurrections abbia dato a Trinity la giusta importanza e che si sia preso il tempo di fare alcune domande importanti sulle aspettative che la società ha sulle donne.

Leggi anche: HELLBOY (2019): LA RECENSIONE

Jessica Henwick (Bugs) è stata a sua volta molto brava e mi ha ispirato fin da subito simpatia. Yahya Abdul-Mateen II (Morpheus/Agente Smith) è tanta roba e sì, anche di lui ne avrei voluto vedere di più. Penso che in generale vorrei vedere nuove storie sui personaggi di Bugs e di Morpheus, perché sono molto interessanti e reinventano in modo intelligente i ruoli dei Trinity e Morpheus originali.
Neil Patrick Harris (l’Analista) è stato eccellente nel suo ruolo di antagonista. Trovo che l’Analista sia stato un ottimo avversario e che la sua innovazione del Matrix sia terrificante. Ho anche apprezzato molto che l’Agente Smith (Jonathan Groff) sia tornato, ma non nel ruolo dell’antagonista finale.
Insomma, secondo me il cast è stato ben scelto e tutti gli attori e le attrici hanno fatto un ottimo lavoro.

Umani e sintosenzienti in The Matrix Resurrections
Umani e sintosenzienti in The Matrix Resurrections
Leggi anche: BE-MOVIE – MOTORE! PARTITO! CIAK! E… AZIONE!
Includere le macchine tra i “buoni” è stato ottimo

Lavorando spesso con informatici, reti neurali e altre amenità simili, sono stata molto contenta che in The Matrix Resurrection non ci sia più una divisione netta umani VS macchine. Anzi, pardon, non macchine, ma sintosenzienti (Synthients in inglese).
Sebbene avessimo visto programmi che si ribellavano al sistema nella trilogia originale (come l’Oracolo e il Merovingio), vedere sintosenzienti che attivamente vivono tra gli umani e sono parte integrante della loro società mi è piaciuto molto. Non ho mai creduto all’intrinseca dicotomia umani VS macchine e sono stata molto contenta di vedere che anche Lana Wachowski ha voluto fare un passo in avanti.
In tal senso, credo che il mondo attuale dipinto da The Matrix Resurrections sia estremamente interessante. Vorrei tantissimo vedere altre storie che esplorano la vita ad Io e i rapporti tra umani e sintosenzienti.

Un esempio di metanarrazione in The Matrix Resurrections
Un esempio di metanarrazione in The Matrix Resurrections
Leggi anche: LOKI E LA METANARRAZIONE SULLA CONTINUITY MARVEL
Ho amato la metanarrazione del film

La metanarrazione è l’aspetto più forte di The Matrix Resurrections.
La metanarrazione del film serve principalmente a mettere in relazione lo stato del mondo fittizio con l’esistenza di questo quarto, inaspettato film. Perché, quindi, si deve fare un Matrix 4? Perché si deve continuare una storia già finita?
Ma ovviamente, ci viene detto esplicitamente nel film, perché altrimenti al Warner Bros. (sì, nominata esplicitamente) darà il progetto in mano a qualcun altro, e lo farà lo stesso. Così come il Matrix mette gli umani in un loop o, nella nuova versione, in uno stato di equilibrio tra speranza e disperazione, senza modo di crescere e di evolvere, anche l’industria cinematografica ci rinchiude in un loop di storie eternamente già viste.

Inoltre, la metanarrazione di The Matrix Resurrections ci racconta anche di come chi è al potere possa rendere inoffensivi anche le storie e i movimenti più rivoluzionari: lucrandoci sopra. L’Analista ha reso inoffensivo Neo trasformando gli eventi della trilogia in un videogioco: ha controllato, così, la narrazione di quegli eventi, togliendo la loro forza rivoluzionaria e, sostanzialmente, brandizzandoli.
Capirete che questo non è molto diverso da ciò che fanno le multinazionali, quando fanno marketing sulle lotte sociali. Ne abbiamo già parlato, per esempio, in merito al rainbow washing.

La risoluzione del conflitto in The Matrix Resurrections
La risoluzione del conflitto in The Matrix Resurrections

Alcune parole conclusive

Insomma, in definitiva, The Matrix Resurrections è un film che mi è piaciuto. Credo che ci siano diversi problemi nella struttura della narrazione, nelle scene d’azione e in alcune tematiche che tratta. Ciononostante, ho amato molto la sua metanarrazione, il superamento del binarismo uomo/macchina e l’ottimo cast.
Riconosco che The Matrix Resurrections non è un vero e proprio film d’azione. Sicuramente, chi si aspettava un film d’azione sarà rimasto deluso.
Da parte mia, però, l’approccio critico, ma pieno di affetto che questo film ha nei confronti della trilogia originale mi ha colpita molto, e spero che altri reboot/sequel decidano di approcciarsi alle proprie opere originali con una prospettiva simile.

Leggi anche: BERLINALE – UNA SCELTA DI NEUTRALITÀ PREMATURA IN UN’INDUSTRIA IMMATURA?