In questi giorni sono emerse alcune interessanti discussioni in merito alla possibilità che i personaggi in un gioco di ruolo subiscano un stupro. Facciamo chiarezza.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Donne, Dadi & Dati (DD&D) ha pubblicato la testimonianza di una giocatrice di ruolo.

Questa testimonianza fa parte delle molte raccolte durante il lungo studio di DD&D sulla discriminazione nel mondo del gioco di ruolo. Lo studio è stato presentato durante il Modena Play 2019 (ne abbiamo parlato qui!).

Parliamo brevemente dell’indagine di DD&D, contestualizzando la testimonianza. Poi affrontiamo le tematiche emerse dai commenti a questa testimonianza, per capire perché l’episodio raccontato sia stato grave.

Donne, Dadi & Dati
Donne, Dadi & Dati

Lo studio di DD&D sulla discriminazione nel mondo italiano del gioco di ruolo: una brevissima introduzione

La ricerca di DD&D è liberamente consultabile a questo link. Ha coinvolto, oltre a Claudia Pandolfi (che ha dato il via all’indagine!), lo studente di antropologia Roberto Lazzaroni, il dottore di ricerca in psicologia Aurelio Castro, il professore a contratto in Scienze Statistiche Francesco Giovinazzi e la sottoscritta Cercatrice G, dottoranda in linguistica.

Dall’indagine è emerso che, sebbene i casi di discriminazione (di genere, ma anche omo-transfobica, razzista, abilista o basata sul reddito) non siano comuni nella parte della comunità coinvolta, comunque chi li subisce di più sono le donne e le persone non binarie. Per fortuna i casi di molestie pesanti sono pochi, ma sono emersi diversi altri comportamenti tossici piuttosto comuni. Infatti, svariate donne sono state trattate dagli uomini dei loro party come eterne dilettanti. Altre, invece, si sono viste mettere costantemente in dubbio le loro capacità, al contrario dei loro compagni maschi, venendo sistematicamente escluse dalla presa di decisioni importanti.

L’indagine è stata svolta attraverso un questionario a risposte multiple, con la possibilità, alla fine, di lasciare scritta una testimonianza relativa ad un episodio di discriminazione a cui si è assistito o che è stato subito. La testimonianza riportata da DD&D il 25 novembre fa parte proprio di questa categoria. La riportiamo nel contesto del post pubblicato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La testimonianza di DD&D sulle molestie e i tentativi di stupro subiti dal personaggio di una giocatrice

Quando, proprio due anni fa, abbiamo cominciato a ricevere le prime testimonianze in risposta alla nostra indagine sulla discriminazione di genere nella community italiana del GDR, ci siamo stupit* di quanto spesso comparissero in quei racconti termini come “stupro”, “molestie”, “battute a sfondo sessuale”, “appellativi volgari”. Spesso nei confronti del personaggio. Qualche volta accompagnati dalla frase “e fattela una risata!”.

Condividiamo uno solo dei quasi 200 racconti ricevuti da parte di persone di genere femminile, maschile e non binario, perché anche se fosse solo questo sarebbe già un episodio di troppo.

Nello sconfinato reame dell’immaginazione, con infiniti mondi fantastici a disposizione, si sceglie ancora di mettere in scena la parte più disgustosa della realtà, quella parte considerata divertente, goliardica da alcun*; quella parte subita quasi quotidianamente da altr*.

Anche questa è violenza di genere.

«Molestie “al personaggio”, a non finire. Ho dovuto rinunciare ad un personaggio che amavo, e ad una sessione molto interessante, perché era “troppo bella” e con questa scusa gli altri giocatori (uno in particolare) mi importunavano. Dalle battute sessiste a “tiro di dado per toccargli il culo” a vere e proprie aggressioni sessuali al personaggio svenuto o incosciente. Al suono di “è uno scherzo, fatti una risata”, fregandosene se lo scherzo mi metteva a disagio. Questo per poi lasciarmi indietro o escludermi dalle cose importanti, o non darmi confidenza perché ritenuta non all’altezza di comprendere le cose. Ho suicidato il personaggio alla prima occasione e mi sono tirata fuori.»

[Persona di genere femminile, tra 31 e 50 anni]

Altre testimonianze di discriminazione emerse dal sondaggio di DD&D

Per contestualizzare meglio la testimonianza vista sopra, riportiamo altri casi raccontati durante la ricerca.

Due giocatrici interpreteranno sicuramente PG femminili, su cui i ragazzi del party potranno fantasticare in maniera sgradevole!

[Donna, tra 20 e 30 anni (Risposta 4032)]

Eravamo due ragazze e altri quattro ragazzi. La situazione fu estremamente spiacevole perché il clima era molto machista e i ragazzi ridevano tra loro e facevano battute sui nostri personaggi (mio e della mia amica), immaginandoli in scene lesbo-porno – tutto questo senza nemmeno rendersi conto che avevo creato un personaggio uomo, perché anche in questo caso qualsiasi cosa dicessimo veniva ignorata.

Il clima era così tossico che sentii il bisogno di creare un personaggio uomo perché ero sicura che nel corso del gioco qualcuno avrebbe cercato di violentare il mio pg o fare avances in quante modo, ed era una situazione che non avevo alcuna voglia di ruolare. Grazie a Dio quella sera preparammo solo le schede.

Fui aggiunta ad una chat per coordinare le prossime “giocate” che in realtà era semplicemente un luogo in cui condividere pessimi meme su quanto le donne fossero mignotte. Lasciai loro un messaggio spiegando che il loro comportamento era estremamente offensivo e lasciai il gruppo (venendo poi a sapere che si continuò a parlare di me come la frigida stronza che non sa accettare gli scherzi).

Ovviamente la ragazza del party giocherà una caster donna!

[Donna, tra 31 e 50 anni (Risposta 170)]

Sono stata presa in giro perchè non volevo giocare un personaggio femminile e/o un caster (“ma che ne sa una ragazza di come si gioca un barbaro!”).

In un torneo il master ha deciso che siccome ero l’unica ragazza del gruppo, l’unico pg femminile che aveva preparato dovessi giocarlo io, senza darmi possibilità di scegliere (cosa che invece è stata concessa ai miei compagni di squadra)

Rimorchiamo la donna del party e, se falliamo, insultiamola!

[Donna, tra 31 e 50 anni (Risposta 3935)]

In alcuni casi, alcuni giocatori interagivano (anche attraverso i loro pg) con il mio personaggio in modi con cui non si permettevano, con gli altri giocatori, spesso cercando di rimorchiarmi (nei larp si arrivava tranquillamente al tentativo di palpeggiamento) e quando non ci riuscivano, esternando affermazioni sessiste e/o omofobe (le donne sono tutte troie, sei una lesbica di merda, anche se il mio pg non lo era, etc) completamente fuori contesto e/o background dei loro personaggi.

Fortunatamente, sono stati casi isolati.

Al Genderplay II Edizione abbiamo parlato di come trattare le tematiche delicate, stupro compreso
Al Genderplay II Edizione abbiamo parlato di come trattare le tematiche delicate, stupro compreso

Perché lo stupro nel GdR, come quello riportato da DD&D, non s’ha da fare?

Consenso.

Basterebbe questa parola per chiudere la questione, ma mi permetto di approfondire il concetto.

Nei giochi di ruolo si possono tranquillamente trattare tematiche pesanti, scabrose, macabre o comunque molto serie. Che sia perché i giocatori si trovano di fronte a un genocidio su base razziale in D&D, o perché qualche personaggio in Vampiri porta troppo in là i suoi giochi di potere, le tematiche pesanti possono entrare in gioco.

C’è però una differenza abissale tra un gruppo di giocatori e giocatrici che sceglie consapevolmente di trattare tematiche pesanti, e una parte del party che fa subire queste tematiche ad una persona che non le vuole vivere in gioco. In tal senso, è il fatto che la giocatrice non sia d’accordo (= non dia il proprio consenso!) nel far subire al proprio personaggio queste molestie che rende l’episodio grave.

Trattare di stupro e di altre tematiche forti al tavolo: consenso, chiarezza e meccaniche di sicurezza

Lo stupro e le molestie possono essere presenti in una sessione di gioco di ruolo, ma ci sono delle condizioni che devono rispettare. In primo luogo, è fondamentale che si sappia con certezza che le persone al tavolo non hanno problemi a giocare queste tematiche. Se anche solo una persona non ha piacere a vedere scene di stupro in game, allora le scene di stupro non si giocano. È successo nella nostra campagna in live streaming a Coriolis, raccontata nel Diario di M.A.D.A.R.: è bastato che un singolo giocatore non si trovasse a proprio agio con la tematica, e il nostro Yari non l’ha inserita.

Certo, questo significa che i giocatori e le giocatrici al tavolo devono avere la correttezza e la maturità per dire fin da subito quali sono i loro limiti. Tuttavia, è anche dovere del master fare la domanda preliminare “Quali tematiche preferite non toccare?”. Questa domanda preliminare sarebbe propria della famosa sessione zero, ossia la sessione preliminare in cui si fanno i personaggi e si discute della campagna.

Tuttavia, è vero anche che a volte le persone al tavolo non sanno con sicurezza quali siano i loro limiti in merito a certe tematiche. È in questi casi che torna utile la X Card, ossia la meccanica di sicurezza che permette di chiudere una scena giocata per non toccare un certo argomento. Allo stesso modo, però, la presenza della X Card al tavolo può essere una rete di sicurezza per i giocatori che vogliono esplorare le tematiche forti. Infatti, sapendo di potersene tirare fuori quando vogliono, molte persone giocanti osano di più, quando c’è la X Card al tavolo, come ci ha raccontato Jason Carl, uno dei padri di Vampiri: The Masquerade, al Modena Play.

Per una discussione più approfondita sulla sicurezza emotiva nei giochi di ruolo, si vedano i risultati del Genderplay II Edizione.

Le tematiche forti sono obbligatorie?

Avere dei limiti in merito alle tematiche forti che si possono affrontare non è un sintomo di debolezza o immaturità, né significa che siamo persone con “dei problemi”. Chiunque fra noi ha vissuto delle brutte esperienze che preferirebbe non rivivere, ma il fatto che dobbiamo lavorare su noi stessi per superare i nostri traumi non significa che non possiamo giocare di ruolo.

Inoltre, l’evitare determinate tematiche forti che ci mettono a disagio non significa, come dicono alcuni, “giocare solo ai Teletubbies”. Una campagna può tranquillamente essere adulta e soddisfacente anche senza stupri. Esattamente come un libro può trattare tematiche profonde, adulte e molto umane senza inserire degli stupri. Brandon Sanderson e George R. R. Martin, ad esempio, parlano entrambi di umanità e tematiche pesanti, ma lo fanno in due modi molto diversi, ed entrambi validissimi.

Avere a cuore il benessere delle persone che giocano con noi ci rende delle persone capaci di vivere all’interno di una società, non degli snowflake che hanno bisogno di essere protetti.

Un party di sole donne, dal fumetto fantasy Rat Queens
Un party di sole donne, dal fumetto fantasy Rat Queens

Stupro al proprio personaggio: come reagire?

In merito alla testimonianza riportata da DD&D, sono in molti e molte ad aver commentato la scelta della giocatrice in questione di abbandonare il gruppo e far morire il proprio personaggio.

Per molte persone, infatti, questa reazione sarebbe poco consona, e sarebbe stato meglio rifarsi sui personaggi degli altri giocatori. Sebbene questi commenti nascano dalla naturale inclinazione a mettersi nei panni altrui e immaginare come avremmo reagito noi, in realtà una simile reazione non è né sempre fattibile per tutti, né la migliore risposta.

Una questione di peer pressure

Infatti, nel contesto del gioco di ruolo si sente molto l’influenza della peer pressure, ossia la pressione sociale creata dalle aspettative delle altre persone al tavolo. Quando tutti attorno a noi, giocatori e master compresi, sembrano pensare che le molestie al nostro personaggio siano lecite e divertenti, non è facile opporsi con decisione. C’è infatti la paura di spezzare l’atmosfera goliardica al tavolo, diventando così la bacchettona guastafeste che “non si fa una risata”. Per sentirsi accettati in un gruppo e non scatenare malcontento, sono in molti e molte, soprattutto fra i più giovani, ad accettare questo genere di mancanza di rispetto.

Bisogna che ognuno di noi impari a farsi rispettare, o a tener distante la gente tossica, ma si tratta comunque di un percorso personale non semplice. Piuttosto che incolpare le persone per subire la peer pressure, dunque, è molto più utile lavorare come comunità per incitare chiunque a far presente quando qualcosa al tavolo da gioco dà fastidio.

Affrontare il comportamento degli altri giocatori rivalendosi dentro il gioco?

In questo caso, inoltre, siamo di fronte ad atteggiamenti che non hanno radice nel carattere e nella storia dei personaggi, bensì nell’indole dei giocatori. Se, dopo le dovute discussioni nella sessione zero, ci si fosse accordati sul fatto che certi PG siano malvagi, sessisti e proni a molestare le donne del party, saremmo in una situazione molto diversa.

Qui, infatti, le molestie sul personaggio della giocatrice non paiono aver origine dall’allineamento degli altri PG. Sono, al contrario, frutto delle scelte dei giocatori. Pertanto, non si tratta del genere di comportamento che può essere affrontato in gioco, ma deve essere risolto fuori dal gioco, parlando con i giocatori stessi. Uccidere i loro personaggi nel sonno non costituirà né un rimedio, né una lezione. Solo spiegando alle persone reali che questi comportamenti danno fastidio si potrà giungere ad una soluzione: o smettono, o la giocatrice se ne va.

Schema esplicativo sul bleed e sul perché lo stupro in game potrebbe far soffrire chi gioca il personaggio
Schema esplicativo sul bleed e sul perché lo stupro in game potrebbe far soffrire chi gioca il personaggio

“Il gioco di ruolo è finzione!” arriva solo fino ad un certo punto

Il fatto che il gioco di ruolo sia sostanzialmente finzione permette a tutti/e di avere grandi libertà e di fare cose che nella vita reale sarebbero impossibili. Tuttavia, non bisogna dimenticarsi del fatto che il gioco di ruolo sia svolto da persone con un proprio background e una propria personalità, tali che certe scene vissute nel gioco possono dare fastidio non al personaggio, bensì alla persona stessa.

Questo avvenimento è piuttosto comune e non è basato sul fatto che la persona giocante non sappia distinguere la realtà dalla finzione. Nel gioco di ruolo mettiamo parte delle nostre esperienze di vita e del nostro pensiero, quindi è normale che, una volta tracciato questo legame, qualcosa ci possa tornare indietro.

Il problema del bleed

Uno dei casi più comuni è quello del bleed, di cui abbiamo parlato qui. Il bleed avviene quando ciò che accade al nostro personaggio trasuda dalla finzione e viene assorbito da noi come persone. Alcune tematiche, discorsi o atteggiamenti con cui il nostro personaggio viene a contatto, infatti, possono essere particolarmente sensibili per noi, che quindi veniamo colpiti personalmente da questi avvenimenti. Così, la distanza tra ciò che succede a noi e ciò che succede al personaggio si accorcia e siamo noi stessi a provare rabbia, dolore o paura, non il nostro personaggio.

Similmente, anche i giocatori che si divertono a molestare i PG degli altri, senza tener conto della personalità dei propri personaggi, non stanno propriamente giocando con distacco. Perché se i loro personaggi non sono malvagi, ma comunque molestano le avventuriere, allora questi atteggiamenti sono causati dai giocatori. Che forse stiano riversando le proprie frustrazioni, le proprie pulsioni e la propria (vera) considerazione della donna? Difficile a dirsi, ma non lo escluderei.

Questo però ci fa capire che no, non tutto ciò che avviene nel gioco di ruolo è “solo finzione”. Ecco perché bisogna stare attenti, specialmente quando si parla di tematiche delicate come lo stupro.

Di sessismo, stupro in game e ruoli di genere nel GdR abbiamo parlato anche nel primo Genderplay
Di sessismo, stupro in game e ruoli di genere nel GdR abbiamo parlato anche nel primo Genderplay

Sicurezza e rispetto non equivalgono a moralismo, censura o politicamente corretto

Detto tutto questo, dovrebbe essere chiaro che fare attenzione a come e perché si mette in scena uno stupro in un gioco di ruolo è una questione di civiltà.

Il post di Donne, Dadi & Dati, infatti, è un invito a ricordarsi che il mondo dei giochi di ruolo non è un paradiso felice, in cui il sessismo non esiste. Inoltre, è un invito a ricordarsi che questo sessismo non esiste solo nella forma della molestia alla giocatrice, ma che può manifestarsi in molte forme.

Come abbiamo detto noi Cercatori in questo post, il sessismo e la violenza di genere sono una piramide di comportamenti. Questi vanno dal commento scherzoso basato sugli stereotipi (“Ma CERTO che fai l’elfa druida, come tutte le ragazze!”) ad azioni sgradevoli in game (“Ma quindi la tua elfa si prostituisce per farci guadagnare più soldi?”). Non affrontare anche questi gradini più “bassi” della piramide, o definirli semplicemente “fare gli stronzi”, togliendo il focus da ciò che provoca l’atteggiamento, ossia il genere, non aiuta.

Attenzione a come si reagisce a queste testimonianze

Come dicevamo ieri, è facile condannare il sessismo quando si tratta di donne ammazzate o picchiate, o di stupro in real life. Ma è più difficile condannarlo quando concerne qualcosa che ci riguarda da vicino o comportamenti che, per certi versi, riteniamo poco gravi. Per questo è importante reagire a queste testimonianze non levando gli scudi e dicendo “NOI non ci comportiamo così!” o “La violenza è sempre sbagliata, però non fate i sjw moralisti che censurano le nostre giocate!”.

Citerò il nostro post in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Nella nostra community, ognuno e ognuna di noi deve farsi un esame di coscienza, così da cercar di capire quali di questi gradini ha percorso. La comprensione del nostro maschilismo interiorizzato (sì, anche nelle donne stesse) è il primo passo per cambiare prima il nostro atteggiamento, poi l’atmosfera al tavolo da gioco.
La vita non è una partita in cui un errore commesso dieci anni fa ci deve marchiare per sempre: ci deve essere sempre spazio per migliorarsi, per cambiare, per redimersi. E nessun* di noi può dire di essere sempre stato una bella persona.

Autoanalisi. Ammissione (almeno con noi stessi) dei propri errori. Si parte da questi primi passi, e poi si continua, continuando ad interrogarci, continuando a chiederci se stiamo davvero facendo la cosa giusta. Continuando ad ascoltare le donne, le donne non etero, le donne non cisgender, le donne non bianche, le donne non abili, le donne non ricche, le donne non magre. Imparando poco a poco la complessità della discriminazione, senza mai adagiarci sugli allori.

Perché quello dell’eguaglianza è un percorso continuo, non uno status a cui si giunge e in cui si resta.

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