Spider-Man: Far From Home è uscito nelle sale italiane il 10 Luglio 2019. Il film, diretto da Jon Watts, è il ventitreesimo film del Marvel Cinematic Universe e rappresenta la chiusura della fase tre e della Saga dell’Infinito. Nonostante un primo film brillante, abbiamo una seconda pellicola che si perde nel citazionismo, finendo con il risultare assolutamente evitavile. Purtroppo non si riesce ad eguagliare la performance narrativa del gioco Ps4, del quale abbiamo parlato qui.

Sinossi

Nonostante in End Game il mondo abbia faticato a uscire dal trauma di aver perso metà della popolazione terrestre, in soli otto mesi dopo la battaglia con Thanos il mondo è tornato perfettamente alla normalità. Nessuno ha problemi ad accettare il fatto che alcuni dei suoi conoscenti abbiano vissuto cinque anni senza di lui. Le famiglie non hanno difficoltà a vedere i figli cresciuti, consci del fatto di non esserci stati per loro. Il mondo è tornato ad essere il luogo che era prima. Siamo nel 2023 e i cinque anni spazzati via da Thanos sono stati semplicemente catalogati come “Blip” o “Contrattempo”. Ci vuole coraggio a chiamare mezza decade con la popolazione mondiale dimezzata come contrattempo.

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Peter Parker è tornato alla sua vita da amichevole Spider-Man di quartiere, nonostante la perdita di Tony Stark, suo mentore e figura paterna. Michelle Jones, in un tempo che non viene mostrato su schermo, è diventata l’unica cosa che conti per Peter. Il giovane è innamorato di lei e intende sfruttare una lunga gita in Europa per dichiararle i suoi sentimenti.

Contemporaneamente nel mondo appaiono gli Elementali, quattro giganti rappresentanti gli elementi della natura, che minacciano di distruggere il pianeta. La vacanza di Peter verrà dunque interrotta da Nick Fury in persona, in cerca di quello Spider-Man che aveva aiutato a salvare il mondo. Misteriosamente, tutti gli altri Avenger sono indisponibili, Pantera Nera incluso, dunque tocca a Peter Parker salvare la situazione. La gita scolastica diventerà molto complicata, così come i piani dell’arrampicamuri.

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Il tema sentimentale è tenero ma banale

Dato che non si vede il momento in cui Michelle Jones e Peter Parker cominciano a sviluppare interesse l’uno per l’altra, iniziare un film con il classico “lei mi piace ma non so come comunicare i miei sentimenti in maniera romantica” è veramente assurdo. È una storia romantica  assolutamente senza un collegamento al film precedente, buttata lì. Senza bisogno di specificare come vada a finire la dichiarazione di Peter, comprenderete che il topos del “lei e lui si piacciono ma non lo dicono fino alla fine” sia qualcosa di molto banale. Tale imbarazzo risulta molto banale e decisamente poco moderno se pensiamo che Mary Jane nel fumetto venga introdotta così:

Comprenderete dunque la perplessità nel vedere delle dichiarazioni di reciproco interesse maldestre.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”

Per tutto il film Peter deve elaborare il lutto di Tony Stark, suo mentore, e il fatto che il mondo abbia bisogno di un Iron Man. Qualcuno deve proteggere la Terra, ergersi a capo degli Avengers dopo che i migliori hanno mollato. Al mondo serve un protettore. Per ovviare al problema, Tony ha pensato ad un piano B che possa aiutare Peter. Il problema è che, una volta scoperto questo fantomatico aiuto, il giovane se ne freghi altamente. Non riecheggiano nelle sue orecchie le parole dello zio Ben, non c’è alcun “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Peter vuole solo un modo per passare del tempo con Michelle, chissene dei bisogni del mondo.

Il ruolo genitoriale di zia May

Menzione speciale va a zia May, che dopo aver scoperto della vera identità di Peter alla fine del primo film, essere scomparsa insieme a lui ed essersi fatta raccontare delle due battaglie contro Thanos, non batte ciglio al fatto che il nipote corra un pericolo costante di essere ucciso. Invece, usa la sua fama per la raccolta fondi. Ottimo lavoro May, sei sicuramente una figura genitoriale premurosa e attenta.

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Il finto colpo di scena

C’è un colpo di scena a metà film, che non staremo a citare per quei pochi eletti in grado di goderselo, che non lo è. L’identità del villain del film può essere una sorpresa solo e soltanto per coloro che non sanno nulla di Spider-Man, dai fumetti alle serie animate, dai giocattoli ai videogiochi. L’unico modo per godersi la cosa è essere un assoluto ignorante del mondo di The Amazing Spider-Man, e questo è un peccato. È un’occasione sprecata perché Homecoming non provava a “fregare” lo spettatore, rivelando fin da subito chi fosse il villain e giocando sulla relazione tra Peter e la figlia. In tutto ciò, la cosa che fa ridere, è che il nemico di turno non sia arrabbiato con Spider-Man ma con Tony Stark.

Interpreti

Dal punto di vista attoriale, questo film aveva le carte per essere più che eccelso. Soltanto una sceneggiatura debole poteva sprecare attori eccezionali di questo tipo. Sono riusciti a far apparire sottotono Samuel L. Jackson, Tom Holland e Jake Gyllenhaal, che ha un solo momento in cui splende per capacità sue.

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Aspetto Sonoro

Grandissimo assente dalla colonna sonora il tema classico di Spider-Man, che in Homecoming accompagnava il logo Marvel e che aveva trovato un modo per esserci in ogni pellicola dell’uomo ragno. Per il resto, ci troviamo davanti a qualcosa di tecnicamente ben fatto. Vengono anche ripresi alcuni temi del primo film di Iron Man, a significare il passaggio di consegne tra Tony e Peter, e addirittura qualche tema ripreso da Avengers.

Regia e montaggio

Il film ha un aspetto visivo sorprendente, salvo qualche piccola sbavatura con la CGI, e le illusioni di Mysterio sono davvero ben realizzate. Sarebbe stato apprezzabile un maggior impegno in tal senso, visto che il personaggio consentiva alla fantasia di scatenarsi, ma tutto sommato la pellicola è visivamente appagante.

Un film divertente ma evitabile

Se avete voglia di ridere, questo è il film che può fare al caso vostro. Dovete però accettare, nel caso entraste in sala, che il film abbia poco a che vedere con Spider-Man. Il concetto di responsabilità è assente e ci si trova davanti un Peter che, se potesse, mollerebbe tutto al primo che capita. Purtroppo non c’è una vera crescita del personaggio, cosa che rende il film assolutamente evitabile.

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