Audace è l’etichetta più sperimentale di Sergio Bonelli Editore, nasce nel 2018 e fino adesso ha provato diversi tipi di formato, ma mai mi sarei aspettato un’uscita dagli schemi come ATTICA, la miniserie scritta e disegnata da Giacomo Keison Bevilacqua (autore di A Panda Piace, Il Suono del Mondo a Memoria, Lavennder) in formato… Shonen manga!

POTERI, LOTTE E REGIMI DA ROVESCIARE

Kat Scandaglia vive a New York. Le sue particolari abilità deduttive, come una novella Sherlock Holmes, le permettono di sbarcare il lunario ottenendo informazioni sulle persone dai loro profili social.
Il suo obbiettivo è partire per Attica, dove ha una missione affidatagli dal suo amico Esse (un personaggio così misterioso che comunica con Kat fin da quando era piccola solo per SMS attraverso un vecchio cellulare).
Attica è una città che, in seguito ad una rivoluzione avvenuta 15 anni fa, si è definita città-stato indipendente e ora viene ritenuta un paradiso utopico. A gestirla c’è il presidente Ino, un dittatore più che altro, che risolve i problemi buttandoli letteralmente fuori dalla città, oltre un imponente muro, dove sono ammassati tutti gli indigenti o coloro che non possono permettersi di entrare o vivere ad Attica.
Kat deve riuscire a trovare altre quattro persone, detti “simboli”, che hanno poteri speciali come il suo, raggiungere con loro Attica in tempo per la sua festa nazionale, il Giorno del Padre, e “abbattere quel ca##o di muro”.

Attica

È sicuro che a molti ATTICA possa dare un senso di “già visto”.
Come lo definisce lo stesso Bevilacqua, “ATTICA è un mischione” nato dalle sue numerose passioni e influenze avute durante gli anni.
Abbiamo quindi Kat che fa il verso a un ben noto detective londinese, Aiden e il suo Foxtail sono una rielaborazione del genere super sentai (ragazzi che si trasformano e acquisiscono superpoteri), Cilla potrebbe essere tranquillamente una Tassorosso e il villain di questi primi due volumi, Jimmy Jimmy, lo vediamo in bianco e nero per ragioni di stampa, ma non faccio fatica a immaginarmelo di un bel colorito Porpora. Tutto questo nella cornice impostata e ben riconoscibile del genere shonen (abbiamo quindi teatralità, i personaggi con reazioni esagerate o esasperate, combattimenti altamente action packed)
Il fascino di ATTICA sta nel prendere tutti questi elementi a noi familiari come fossero giocattoli presi da un cestone, ma consapevolmente smontarli e riassemblarli assieme per costruire un nuovo e coeso mosaico, evitando con fantasia e stile un posticcio effetto fan-fiction.

Un ulteriore pregio di ATTICA è che, nonostante metta tanta carne al fuoco tra eventi, misteri e personaggi, non stucca o stordisce il lettore. Ogni pezzo del puzzle viene introdotto con tempistiche azzeccate in una trama principale lineare e che rimane concentrata sull’obbiettivo.
L’azione è la protagonista assoluta di questa serie. Con i combattimenti e gli scontri crea il motore narrativo che, oltre a far muovere gli eroi nella loro ricerca, ce li racconta dalle loro dinamiche di gruppo.
Bevilacqua sceglie appunto di presentare i suoi personaggi catapultandoli subito nella mischia, riuscendo a sintetizzare l’espediente tipico narrativo del “reclutamento”, che in molti manga risulta didascalico e molto lento (se si pensa a One Piece abbiamo addirittura delle saghe per spiegarci il background dei personaggi prima che questi vengano inseriti nel gruppo) mentre qui invece viene ottimizzato egregiamente.

Sul disegno possiamo fare molte considerazioni interessanti. Per prima cosa, sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che nonostante sia una storia in stile manga, non li scimmiotti. Le tavole hanno sì delle impostazioni estetiche che richiamano i fumetti giapponesi (ad esempio la forma irregolare di alcune vignette o una gabbia più libera, specie nelle scene più movimentate), ma la struttura della pagina rimane per buona parte quella occidentale (Con tavole di tre o quattro strisce) e il senso di lettura non risulta confuso o caotico. Anche sul lato registico abbiamo un interessante “mischione”, con vignette e tavole action shonen che si alternano a sequenze umoristiche di vignette a camera fissa, tipiche del fumetto nostrano. Sugli sfondi abbiamo già visto in altre sedi che Bevilacqua è non solo tecnicamente un mostro, ha la capacità di far parlare i suoi sfondi, disegnando delle scenografie che innanzitutto creano un’atmosfera prima di rappresentare lo spazio in cui si muovono i personaggi.
Unica pecca, se devo trovare il pelo nell’uovo, è che ogni tanto il tratto dei personaggi diventa troppo sintetico e questo penalizza quelle che sono espressioni o pose, che risultano in questi casi un po’ rigide o vuote.

QUESTO MANGA IN BONELLI È STATA UNA BUONA IDEA?

A soli due volumi su sei pubblicati è presto per me sbilanciarsi e dare un giudizio completo sull’opera, penso sia giusto trarre delle conclusioni quando si avrà tutto il quadro d’insieme.
È comprensibile che questa serie a un primo impatto possa non attirare o lasciare indifferenti (l’unica cosa effettivamente rivoluzionaria è che si tratta di una proposta di Sergio Bonelli Editore), tuttavia i due numeri che ho letto mi hanno mostrato un buon fumetto, fresco, che cerca di innovarsi e che soprattutto ci tiene a parlare a lettrici e lettori giovani con sincerità e naturalezza. L’innovazione la considero un elemento importante, il progetto grafico mi ha conquistato e la storia mi sta divertendo. Per quelli a cui piace il genere penso che la cosa peggiore che possa capitare al più esigente di loro sia divertirsi durante tutta la lettura dei volumi.
Vediamo ora che succede se si abbatte quel muro.

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