Terzo appuntamento con il libraio di Edimburgo creato da Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro, anche qui ai testi e accompagnati dai disegni di Marco Perugini.
SAMUEL STERN #003: LEGIONE aggiunge parecchia carne al fuoco per quanto concerne la mitologia della serie. Dopo aver recensito il primo e il secondo albo edito da Bugs Comics, passiamo ora al terzo!

– HAI UN AMICO IN ME…

L’episodio si apre con l’arrivo di William Peter Chamber nella libreria di Samuel. Attirato dalla “fama” del Rosso nell’invischiarsi in situazioni che hanno a che fare con l’occulto e con i demoni, William gli chiede un favore: a ventun anni è stato posseduto da un demone, nato dalla sua solitudine e dalla situazione problematica in famiglia tra sua madre e suo padre. Ringo, così decide di chiamare il demone, diventa così il suo unico amico per quasi dieci anni. Ora un tumore sta costringendo William a sottoporsi a un’operazione rischiosissima, e quello che chiede è un altro corpo per ospitare Ringo fino alla fine dell’operazione, per evitargli ogni rischio.
Samuel rifiuta categoricamente, ma parlando con Padre Duncan entrambi si ritrovano incuriositi sulla natura di Ringo. Un demone innocuo è un’occasione troppo ghiotta da lasciar perdere, ed è forse l’unica possibilità che hanno per poter chiarire molte cose sui demoni…

Alcune cose cominciano a lasciarmi perplesso.
In primo luogo, per tre numeri su tre abbiamo avuto “il padre violento che picchia la moglie e i figli” (certo, ne IL NUOVO INCUBO, con Robert Barrach, questa questione è stata più accidentale, ma comunque presente). Non so se è per qualche ragione narrativa o foreshadowing che abbiamo un demone associato sempre e comunque a questo tipo di dinamiche famigliari, ammetto che al momento questa cosa mi fa storcere il naso e sollevare più di un sopracciglio.
In secondo luogo, ci vengono ancora introdotti personaggi secondari che poi spariscono. Questo numero tocca ad Angus Derrylang (finalmente abbiamo scoperto chi scrive la pagina introduttiva a inizio episodio), una sorta di restauratore che lavora nella libreria di Samuel, nel precedente ci è stata presentata Penny Campbell, apparentemente la sua migliore amica, entrambi presenti nella storia ma assenti nella trama. Capisco che per la scelta seriale che si è fatta di avere una continuity più stretta certi personaggi vengono inseriti perché sicuramente saranno al centro di eventi futuri, ma vederli presenti per qualche pagina, giusto per relazionarsi con Samuel, per poi sparire, lo trovo particolarmente brutto.
Perché non introdurli al lettore in un episodio che li coinvolge direttamente e dove sono parte più attiva?
Visto il finale di questo numero, mi aspetto il rientro di un altro personaggio, prima o poi (sarebbe molto interessante).
Per il resto l’episodio scorre come sempre in maniera piacevole, la premessa assurda giustifica una struttura più dylandoghiana del solito (troppo, a volte) che però trova lo spazio di darci il tipo di azione coinvolgente e i personaggi sfaccettati che tanto mi stanno cari in questa serie.
La trama orizzontale incalza, in questo numero ci viene introdotto Legione, ciò che più spaventa i demoni, il loro aldilà. Questo discorso rimane fumoso (Legione è un luogo? Un concetto?) ma è quel fumoso che funziona, che accende la speculazione nel lettore e comincia a portarlo a cercare anche retroattivamente degli indizi e fargli drizzare le antenne per ogni singolo dettaglio.

– COM’È L’INFERNO? GUARDA, TI FACCIO UN DISEGNINO…

Su le tavole di Marco Perugini ci sarebbe parecchio da dire, ma in breve le ho trovate assolutamente fantastiche.
Il tratto è chiaro e deciso, con un uso dei neri e delle ombre che riesce a dare il necessario tono drammatico nelle scene clou.
La gestione dello spazio della vignetta permette di alternare sfondi dettagliati e ben definiti con fondali più fumettosi e sintetici (uso dei retini, del nero per metà vignetta) che portano l’inquadratura a mettere in risalto la recitazione dei personaggi.
Sempre a proposito dell’inquadratura, ci sono delle scelte registiche nella composizione delle splash-pages che le portano dall’essere d’impatto a memorabili.
Però c’è un però, ma preferisco parlarne tra le considerazioni finali…

– IL DIAVOLO FA LE PENTOLE, MA NON I COPERCHI

Si è arrivati a un punto dove la scelta del formato comincia a mostrare il fianco.
Non ne faccio un discorso sull’uscire o meno in edicola, parlo proprio della questione di episodi da 98 pagine e l’impostazione con la formula “Monster of the Month”.
Comprendo la scelta nel caso non si voglia straniare troppo un certo tipo di lettore abituale, che si può trovare in questo modo “a casa” in una nuova serie, ma se stiamo parlando di una serie che vuole avere un approccio diverso e una maxi trama che comunque lega ogni episodio, sarebbe stato meglio proporre qualcosa di “nuovo” in tutti i sensi.
Una narrazione corale, ad esempio, permetterebbe l’introduzione e lo sviluppo parallelo di ogni personaggio e l’inserimento di sottotrame ci permetterebbe di averli più presenti e di poter empatizzare di più e meglio con loro.
Ogni episodio si distingue per una sua particolare grafica e stile, ma il problema è anche questo, ogni numero è diverso dall’altro e dall’occhio questo elemento di discontinuità si ripercuote anche sulla percezione della serie.
In sintesi, trovo che la struttura della serie che si è impostata, pedissequamente bonelliana, sia il vero punto debole di questo fumetto, che dovrebbe poter esplodere per il potenziale che ha e invece è come se si ritrovasse con il freno a mano perennemente inserito, e il mio timore più grande è il rischio che proseguendo su questa china questo progetto cominci ad accartocciarsi sé stesso e ad invecchiare prematuramente.
SAMUEL STERN si sta rivelando indubbiamente un prodotto di ottima qualità, che però manca ancora di quell’elemento “WOW” che ti fa contare i giorni di attesa tra un numero e l’altro.

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