L’ultima settimana di gennaio ci ha portato sorprese piacevoli e, purtroppo, anche la seconda parte della prima stagione di Saint Seiya su Netflix. Un’operazione nostalgica che, nonostante l’impegno e il budget utilizzato, continua a rimanere in un limbo tra il comico e il tragico. I nuovi episodi, per un totale di 6, vedono i Cavalieri di bronzo affrontare prima i Cavalieri d’argento e poi le ultime forze dei cavalieri neri.

Per un fan di lunga data dell’originale serie animata, scrivere di questo remake è qualcosa di assolutamente doloroso. Se si esclude il doppiaggio, che strizza l’occhio al cartone di tanti anni fa mantenendone le voci originali, tutto sembra aver perso di poesia.

Saint Seiya: La profezia della dea Atena

In questo remake della storia classica è stata introdotta una profezia che, si dice, abbia spaccato il Grande Tempio e gli uomini. Guardando le stelle, gli uomini dell’ultima Grande Guerra hanno predetto che la prossima reincarnazione di Atena avrebbe portato alla distruzione del mondo. Prendendo atto di questa profezia, i Cavalieri si sono divisi nei “Giusti” che vogliono difendere la dea e coloro che invece ne vogliono la testa. Cercherò di spiegare brevemente perché questa sia un’idea davvero sciocca.

A meno che gli sceneggiatori non vogliano cambiare le carte in tavola, in quel caso vedremo puntata per puntata, Atena protegge la Terra da due divinità in particolari: Poseidone e Ade. Rimuovere la sua protezione non servirebbe nient’altro che a far vincere a tavolino prima il dio dei mari e poi dell’oltretomba.

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Saint Seiya: I Cavalieri Neri figli della scienza

In questo remake sono stati rimossi gli Steel Saints, i quali possedevano armature nate dalla scienza e non da un’entità divina. Purtroppo il loro fascino è stato trasferito ai cavalieri neri, delle pallide imitazioni che “immagazzinano” il cosmo e lo usano come batteria. Vista la natura “infinita” e ineffabile dell’energia prodotta dal cosmo, vorrei proprio capire come intendano giustificare questa cosa in futuro.

Molto interessante il ruolo della ribellione umana di fronte agli dei, peccato che nel mondo di Saint Seiya questa lotta non possa prescindere il risveglio del proprio cosmo e, in un certo senso, il diventare divinità a sua volta.

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Adattamento italiano altalenante

Benché l’adattamento italiano voglia richiamare con forza quello della serie originale, che tanto ha aggiunto rispetto alle altre versioni, ci sono delle scelte che stupiscono. Alcuni nomi sono stati tradotti, mentre altri no, e nel corso della serie questi ultimi cambiano a loro volta. Seiya ad un certo punto diventa Pegasus, Phoenix subisce lo stesso trattamento. Vorrei che fossero sviste ma, arrivati a questo punto, non so neanche io in cosa credere. Gli adattamenti italiani commissionati da Netflix stanno aprendo una crisi nel settore, o almeno dovrebbero aprirla se ci fosse un qualche tipo di ricezione delle critiche.

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