Vediamo un po’ i risultati del Genderplay II Edizione: numeri dell’evento, tematiche trattate, questioni ancora aperte e commenti ai giochi di ruolo provati.

Sabato 15 giugno, a Bologna, si è tenuto il Genderplay II Edizione!

Dopo il successo del primissimo Genderplay, al quale avevano partecipato quasi cinquanta persone provando moltissimi giochi interessanti, vediamo i risultati del Genderplay II Edizione!

All’evento, iniziato alle 18 e conclusosi a mezzanotte (ma alla fine ci siamo trascinati quasi fino all’una!) ha contato quasi quaranta partecipanti. I numeri si sono mantenuti stabili sia alla conferenza iniziale, sia alla sessione di gioco di ruolo successiva. Molti partecipanti erano facce già note dal primo Genderplay, ma abbiamo avuto anche molti nuovi arrivati!

Gli ospiti invitati a parlare alla conferenza iniziale sono stati: Claudia Pandolfi, Giulia Cursi e Francesco Rugerfred Sedda di Donne, Dadi & Dati, Helios Pu di Helios Games e Pietro Guermandi de La Gilda.

Grazie a Francesco Rugerfred Sedda, abbiamo anche il video del Genderplay! Lo trovate qui!

Risultati del Genderplay: il tavolo di Sagas of the Icelanders
Risultati del Genderplay: il tavolo di Sagas of the Icelanders

Risultati del Genderplay II Edizione: sicurezza al tavolo da gioco

La conferenza delle 18 è iniziata parlando dell’evento che, nelle scorse settimane, ha scatenato un putiferio nella nostra community: la scena di stupro di gruppo non chiamata ad una convention inglese, di cui abbiamo parlato qui.

Tematiche forti alle convention: esempi e dibattiti

Dopo un veloce riepilogo della vicenda, i nostri ospiti hanno commentato il fatto, focalizzandosi particolarmente su come le convention affrontino le tematiche difficili nei giochi di ruolo.

Si è fatto notare che lo UK Games Expo aveva persino organizzato un corso di formazione per chi volesse fare da master presentando i giochi. Quindi, chi ha proposto uno stupro di gruppo senza prima avvisare i giocatori non ha alcuna scusa: ha ignorato tutte le norme di sicurezza per il solo shock value. Fregandosene, oltretutto, del fatto di star giocando con sconosciuti e sconosciute, del cui background non sapeva nulla.

In un secondo momento, invece, si è parlato di come in altre convention si sia andati anche troppo oltre con la sicurezza emotiva. Infatti, nella Worldcon 75, si è impedito di giocare ad A Home for the Old (della vicenda si parla qui!), gioco di ruolo creato da specialisti per trattare la tematica dell’Alzheimer. In questo caso si è ritenuta questa restrizione eccessiva, poiché, sebbene il gioco trattasse tematiche delicate e potenzialmente disturbanti, lo avrebbero condotto degli specialisti consapevoli dei pericoli e attenti alla sicurezza dei giocatori e delle giocatrici.

Infatti, una cosa fondamentale da tenere a mente, come hanno fatto notare i relatori, è che nel gioco di ruolo si può parlare di tematiche pesanti, ma bisogna farlo in maniera informata, sicura e rispettosa degli altri giocatori.

Strumenti di sicurezza: x-card, sessione 0 e altre meccaniche

I nostri ospiti hanno, a questo punto, parlato delle strategie con cui si può mantenere un clima sicuro durante le giocate.

Sebbene tutti apprezzassero l’uso della X-card, si è concordato sul fatto che questo metodo sia piuttosto rudimentale, per svariate ragioni. Innanzitutto, la x-card entra in gioco quando il danno è stato fatto, ossia quando chi gioca è stato già messo di fronte a tematiche a cui è sensibile e si è già sentito a disagio. E sebbene la x-card possa essere un buon salvagente, rompendo il flusso della narrazione non è sempre ideale. Sicuramente, però, la x-card è fondamentale nelle fiere e quando si gioca con sconosciuti.

Più interessanti sono, invece, certe meccaniche inserite direttamente nei giochi, LARP compresi. Queste meccaniche, ancora non particolarmente diffuse, permettono di controllare di più gli argomenti trattati nel gioco di ruolo e di evitare alla radice situazioni spiacevoli. Ad esempio, nel LARP Marcellos kjeller, che parla di mafia, i giocatori e le giocatrici possono evitare di ruolare scene cruente e omicidi che li ripugnano dicendo “ci penserà Mario”. Mario, in questo caso, è un anonimo png che farà, silenziosamente, tutto ciò che chi gioca non si sente a suo agio a trattare.

Infine, si è parlato dell’importanza della sessione 0 come momento di raccoglimento in cui si decide quali argomenti affrontare (o non affrontare!) nel gioco di ruolo.

Gatekeeping nel gioco di ruolo: quando serve e quando non serve?

Alla fine della conferenza, si è parlato di quando può essere necessario escludere qualcuno dal tavolo da gioco. Un argomento decisamente spinoso nella nostra community, come spesso si è visto. Purtroppo non c’è stato molto tempo per approfondire l’argomento, ma sono emerse alcune considerazioni interessanti.

Innanzitutto, si è notato come safe space quali La Gilda o eventi a tema LGBT+ (ne abbiamo parlato qui!) hanno permesso ad alcune persone di giocare sentendosi più sicure. Ad esempio, si è fatto notare che, ad una serata di gioco di ruolo esplicitamente queer in una ludoteca, una persona che frequentava il posto da molto tempo per la prima volta si è sentita abbastanza sicura da rivelare di preferire essere chiamata al femminile, laddove prima si era sempre fatta chiamare al maschile.

In secondo luogo, si è riflettuto su come certi giochi di ruolo da tavolo o dal vivo che trattano tematiche particolarmente pesanti siano sconsigliabili a certe tipologie di persone. Se si è troppo a rischio di trigger, troppo immaturi o troppo tossici, giocare a giochi così delicati potrebbe essere un problema. Quindi, in questi casi l’esclusione o la selezione dei giocatori è una questione di sicurezza.

In generale, si è concordato sul fatto che il tema del gatekeeping sia molto complesso e che si debba fare un discorso più approfondito in merito.

Il tavolo di Nightwitches!
Il tavolo di Nightwitches!

Risultati del Genderplay II Edizione: i giochi di ruolo provati!

Dopo la conferenza, uno dei più bei risultati del Genderplay II Edizione è sicuramente l’aver potuto provare tanti bei giochi di ruolo interessanti. Con diversi livelli di serietà, tutti questi giochi di ruolo mettevano i partecipanti di fronte ad argomenti potenzialmente delicati. Quindi sono stati un buon terreno per mettere in pratica le strategie di sicurezza precedentemente discusse.

Come sono andati i due giochi più leggeri e rilassati?

Per Sexytime Adventures, gioco volutamente demenziale e che fa satira sugli stereotipi sessisti nel fantasy, si è preventivamente deciso quali argomenti evitare. Grazie a questo brainstorming iniziale, si sono tenuti fuori dalla sessione tutti i riferimenti sessuali a minorenni.

Nel tavolo di Big Gay Orcs, gioco sempre demenziale, ma potenzialmente anche molto cupo, sedevano due persone avvezze al gioco di ruolo e due persone che non lo avevano mai provato. Sentiamo cosa racconta la facilitatrice del tavolo, Claudia Pandolfi:

Per prima cosa ho chiesto quali fossero i pronomi con cui preferivano ci si rivolgesse a loro (e le etichette adesive della Gilda hanno facilitato questo momento).

BGO è un gioco molto ironico, comico, che gioca sui cliché del maschio macho e del maschio omosessuale, e non ho ritenuta necessaria la X-card. Tuttavia, prima di iniziare la sessione, ho chiesto a giocatrici e giocatori se ci fossero temi che sicuramente non avrebbero voluto toccare nel gioco e ho detto loro che avrebbero potuto fermare me o le altre persone al tavolo in qualunque momento, per qualunque ragione.

Ho mantenuto per tutta la durata della sessione toni giocosi e leggeri, lasciando che gli input su quanto a fondo andare nelle scene più sexy o più violente arrivasse da chi le stava interpretando.

Spero che le persone che hanno giocato con me si siano sentite al sicuro e si siano divertite!

Come sono andati Bluebeard’s Bride e Sagas of the Icelanders?

Trattandosi non proprio di giochi leggerissimi, Bluebeard’s Bride e Dream Askew necessitano probabilmente di maggiore attenzione. Per fortuna, però, tutto è andato per il meglio.

Giulia Cursi, che è stata la Custode di Bluebeard’s Bride, racconta alcune precauzioni che ha preso:

Quando sono arrivata al tavolo de La Sposa di Barbablù ho chiesto i nomi ai presenti e ho presentato il gioco.

Ho chiesto se volessero tenere fuori degli argomenti dalla giocata e usare la X-Card. Ho premesso che essendo un gioco moltissimo in mano alla Custode e che tratta tematiche pesanti, avrei fatto in modo di non tirare in ballo gli argomenti che avessero dato fastidio e che non mi sarei dilungata in descrizioni gratuitamente orrende.

La X-Card era sul tavolo ma non è stata usata.

Le targhette con i pronomi della Gilda hanno fatto scuola anche tra i giocatori di Sagas of the Icelanders! Domenico, il loro master, racconta:

In generale credo che la sessione sia proceduta un po’ lentamente perché volevo capire un po’ loro come si trovassero nel setting.

Per sicurezza i giocator* hanno avuto una genialata: avevano una piccola targhetta con il nome e la dicitura di pronome che preferivano si utilizzasse nei loro confronti.

Il tavolo di Big Gay Orcs!
Il tavolo di Big Gay Orcs!

Risultati del Genderplay II Edizione: cosa vogliamo vedere in futuro?

Sicuramente, c’è moltissimo altro da dire e su cui riflettere, rispetto a ciò di cui abbiamo potuto parlare nell’ora e mezzo di conferenza.

Nonostante il tempo, infatti, la conferenza è letteralmente volata via in un batter d’occhio. C’era così tanto da dire e da approfondire che, letteralmente, avremmo potuto dedicare un’intera giornata di interventi solo a questo argomento. Purtroppo, però, il nostro tempo è stato limitato, quindi il Genderplay può essere un buon momento per introdurre la gente a queste meccaniche di sicurezza e a questi argomenti. La speranza è che poi le persone approfondiscano in autonomia le tematiche trattate.

Quindi, vediamo un po’ cosa hanno da dire alcuni dei nostri relatori riguardo alle tematiche che non abbiamo potuto approfondire!

Il commento di Francesco Rugerfred Sedda: si deve parlare di più delle meccaniche di sicurezza e del senso di “normalizzazione”

Non abbiamo trattato il discorso della paura che alcuni hanno nell’usare le safe word, quindi bisognerebbe analizzare i difetti di utilizzo e di affordance di questa tecnica. Si tratta di un argomento complesso e di cui si sta già discutendo nella scena nordica.

Bisognerebbe poi fare un discorso sul significato di “normalizzazione” di certe tematiche o di certi comportamenti. Anche persone molto progressiste e aperte tendevano ad intendere, erroneamente, “normalizzazione” come “far diventare persone normali”.

Vorrei poi parlare nello specifico dei vecchi manifesti di Terre Spezzate, che normalizzano un certo atteggiamento, a prescindere dal fatto che siano manifesti ironici. L’ironia non è il punto della questione, il punto è: cosa stai rendendo normale, facendo questo tipo di umorismo? L’approccio di Terre Spezzate sta sostituendo la sicurezza nel LARP con meccaniche di escalation della durezza con cui si gioca. Ma nel frattempo non hanno meccaniche che facciano decrescere la crudezza del gioco: hanno un pedale solo per accelerare e non uno per frenare. Purtroppo, nel frattempo in Terre Spezzate si sta anche remando contro alle “classiche” meccaniche di sicurezza nei LARP, il che purtroppo è dannoso.

Infine, credo si possa fare giochi su tutto, ma bisogna definire il perché e il “percome” questi giochi vengono fatti. Il gioco di ruolo può essere di più rispetto al solo escapismo. Bisognerebbe poi fare un distinguo tra giochi “serious” (che è un termine che odio, ma vabbe’), e giochi formativi/didattici. Questi ultimi non sono sempre giochi giocati da volontari, ma spesso li giocano come classi scolastiche o per fare team building. Sarebbe assolutamente utile dotare anche questi giochi di meccaniche di sicurezza.

Per completezza, riportiamo che ci è stato fatto notare che il regolamento di Terre Spezzate in realtà prevede dei sistemi di sicurezza per fermare il gioco. Il regolamento può essere letto qui e i sistemi di sicurezza sono riportati anche nel commento di Francesco Pagliasco, visibile in fondo all’articolo.

Il commento di Claudia Pandolfi: spunti interessanti e nuove riflessioni

Questo secondo Genderplay, ancor più del primo, mi ha dato davvero la conferma che il tempo è relativo. Così tanto c’era  da dire sulla sicurezza al tavolo di gioco, e così tanti spunti interessanti sono stati dati da tutte le relatrici e i relatori presenti, che l’incontro mi è sembrato brevissimo, troppo breve!

Ma ritengo che anche questo sia parte del gioco. Infatti, avere un piccolo assaggio di qualcosa di intrigante, che richiede riflessioni a mente fredda e che troverà il suo pieno sviluppo in un secondo momento. Magari alla prossima sessione con il gruppo storico, magari ad una demo durante una fiera, o magari proprio al successivo Genderplay!

Però un sassolino dalla scarpa voglio togliermelo, rispondendo alla provocazione sulla discriminazione lanciata dal Vate in conclusione all’incontro. Per chi non c’era, in breve, Helios Pu ha detto (vado a memoria!) che è grazie alla discriminazione se l’essere umano si è evoluto nei secoli. Così è sopravvissuto a ciò che gli era dannoso perché sempre più capace di riconoscerlo, di distinguere il cibo buono da quello velenoso, per esempio. Ovvero, l’uomo è sopravvissuto discriminando. Quindi, la discriminazione non è una pratica sociale così sbagliata.

Vero, l’atto in sé di discriminare, scegliere la reazione adatta e più opportuna ad eventi distinti, il comportamento adeguato a situazioni differenti, non ha nulla di negativo. Ciò che merita di essere messo in discussione è piuttosto lo step precedente all’atto discriminatorio, cioè la divisione degli esseri umani in categorie sociali discriminabili.

Perché è facile capire e condividere le ragioni alla base del timore verso una pianta velenosa. Ma non lo è altrettanto il cogliere l’esigenza di temere e quindi discriminare una persona perché ha la pelle bianca anziché nera. O perché ama individui del suo stesso sesso anziché del sesso opposto o per altre infinite potenziali ragioni. Perché è calva anziché dotata di una folta chioma, perché preferisce vestire di nero anziché sfoggiare colori diversi, perché ama il jazz.

Infine, durante questo Genderplay si è accennato al tema del gatekeeping. Chissà, magari potrebbe essere un interessante argomento per la prossima edizione?

Il commento di Helios Pu: proposte per migliorare le prossime edizioni

Purtroppo il Genderplay mi è parso troppo breve.

Di seguito, ecco alcune sue proposte per migliorarlo:

  • Credo OCCORRA la definizione di un vocabolario comune. Non per sterile tassonomia ma per migliorare il flusso di comunicazione. Sia verso l’interno sia verso l’esterno. Vocabolario minimo legato al gioco. Un vocabolario minimo legato al design di progetto. Vocabolario minimo legato al mondo LGBTQ (di cui vedo che cambia lo standard per scriverlo a seconda di chi lo usa).
  • Per una eventuale edizione futura non vedrei male un arco di tempo molto più lungo, con una mezz’oretta dedicata al raccogliere i feedback scritti e anonimi dei partecipanti (sarebbe meglio una survey on-line ma le persone le fanno solo se ricevono un premio alla fine) quindi direi che un foglietto finale modello GDR al buio potrebbe bastare. Questo aumenterebbe il coinvolgimento e darebbe linee guide per il futuro.
  • Credo NON OCCORRA stilare un manifesto d’intenti. Per l’uomo della strada (al quale personalmente vorrei rivolgermi) i manifesti sono anacronistici e ammantati di un’aura “politica” nell’accezione più negativa del termine.
Il (sobrio) tavolo di Sexy-time Adventures
Il (sobrio) tavolo di Sexy-time Adventures

Progetti futuri: come saranno i prossimi Genderplay?

Il Genderplay è un progetto organizzato da AICS Bologna (e in particolare da Davide Quartucci), e in quanto tale deve sempre essere inserito in una cornice di utilità sociale. Il primo Genderplay, ad esempio, era parte di un progetto contro la violenza sulle donne. Diversamente, il secondo Genderplay è inserito nella rassegna di attività estive di Bologna.

L’appartenenza a questi macro-progetti permette al Genderplay di esistere e di poter essere ospitato alla Casa delle Associazioni del Baraccano, ma fa anche sì che, di volta in volta, ci si debba adattare a queste cornici. In queste due edizioni, si era ritenuto possibile fare eventi contenuti, almeno a livello di tempo, poiché non si sapeva quante persone effettivamente vi avrebbero partecipato.

Tuttavia, i risultati del Genderplay II Edizione e del primo Genderplay parlano chiaro. Al primo Genderplay abbiamo avuto quasi cinquanta partecipanti, nonostante si trattasse di un evento di nicchia. Il secondo Genderplay ha attirato quaranta persone nonostante si tenesse, malauguratamente, nella stessa data del fantastico Free RPG Day (di cui abbiamo parlato qui!).

Potenzialmente, ci sono i numeri per organizzare qualcosa di più grosso, che duri di più e che permetta a tutti di poter discutere tematiche delicate con le tempistiche necessarie. Ed AICS Bologna, con la collaborazione di noi Cercatori, sta progettando come fare.

Con i due Genderplay abbiamo smosso le acque. Siamo pronti ad alzare il tiro.

Grazie a tutti, tutte e tutt* per aver partecipato e per averci dato la spinta per andare avanti!

Pin It on Pinterest

Share This