Oggi parliamo della nuova serie di Resident Evil targato Netflix.

La storia è la memoria di un popolo e senza memoria l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore 

Malcolm X

Scopriamo insieme il perché di questa citazione per un articolo riguardo il recente prodotto di Netflix!

Lo show della più chiacchierata piattaforma di streaming mondiale, è un amalgama. È zeppo di citazioni e omaggi non solo al franchise (9 videogiochi, 6 film ed un reboot), ma a tutto ciò che è stato ad oggi sugli zombies. 

La serie di Resident Evil si prefigge un duplice scopo. Attirare l’attenzione degli appassionati della saga e strizzare l’occhio ad un nuovo pubblico, più giovane, che molto spesso negli Anni ’90 non era ancora nato. Non resta che vedere se sia riuscito nel suo scopo o meno…

Esiste una regola d’oro nelle Writers’ rooms di ogni serie TV mai prodotta, guardata, amata, odiata, abbandonata o fatta sopravvivere ben oltre le aspettative e molto spesso ben oltre la propria data di scadenza:

Cattura l’attenzione del lettore/spettatore con le tue prime due pagine

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Davvero la serie di Resident Evil è così brutta?

È facile fraintendere il significato di queste parole. Non si vuole forzare la mano dello sceneggiatore. Non è necessario inserire, fin da subito, scene epiche di città in fiamme o di macchine che esplodono; neppure di navi spaziali che cadono dal cielo, a seconda del genere che si stia scrivendo. No, semplicemente si dice allo sceneggiatore di creare personaggi che attraggano così tanto l’attenzione che diventi impossibile lasciarli andare.

Questo è il primo dei problemi che si riscontrano nella serie di Resident Evil. Il personaggio di Jade (Ella Balinska da adulta, Tamara Smart negli anni dell’adolescenza), non interessa, non all’inizio almeno, e non fin quasi alla metà esatta della stagione. 

Lo spettatore si aspetta di più da una sopravvissuta, da una madre che vuole tornare dalla propria figlia. Per di più è una scienziata. È pronta perfino a sacrificare un coniglio, che scappa (è infatti il personaggio più sveglio della serie!), pur di studiare gli Zero. La maggior parte se non la quasi totalità degli umani, sono stati infatti mutati dal Virus T, gentile concessione della Umbrella Corporation. Assistiamo però inermi, al modo stupido in cui si ferisce, attirando così l’attenzione del branco che sta studiando. 

Lo show è ambizioso, anche troppo. Ha delle idee solide che sono state usate male. Un cast che almeno in questa prima stagione mostra come un solo attore (Lance Reddick, The Wire, Lost, Fringe, John Wick) possa portare sulle spalle tutto il peso di un’intera produzione e tanti riferimenti che diventano inevitabilmente fini a se stessi nel momento in cui non vengono approfonditi a dovere.

Questa prima stagione della serie di Resident Evil ha un misero 27% da parte del pubblico di Rotten Tomatoes (il noto sito aggregatore di recensioni). Evidentemente i conoscitori e gli estimatori della storia non hanno gradito le scelte artistiche, in molti casi sbagliate, e la oggettiva mancanza di originalità.

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Qualcosa di salvabile c’è!

Questo non vuol dire che lo show sia da cestinare nella sua interezza. Ci sono degli episodi davvero notevoli, sia dal punto di vista di sviluppo della trama sia dal punto di vista registico. Ad esempio nel quarto episodio (The Turn) scopriamo, insieme a Jade, che ancora non riesce ad appassionare del tutto, ma alla quale il pubblico si sta avvicinando episodio dopo episodio, che il virus si sta davvero evolvendo, rendendo gli Zero in grado di comunicare, anche se solo a livello di feromoni. 

Tornando sulla mancanza di originalità, è impossibile non notare rimandi e riferimenti ad altre opere, prime fra tutte Io sono Leggenda e The Walking Dead. 

Mentre è oggettivamente difficile dare nuova linfa a storie di mostri nati da esperimenti scientifici andati male. Del resto non hanno funzioni cerebrali superiori a quelle necessarie per muoversi. Inoltre, in molti casi, continuano a marcire fino a diventare inutili. D’altro canto non è però impossibile creare qualcosa di originale sulle storie dei personaggi chiamati a fronteggiarli!

L’avvio è sempre lo stesso, tanto caro anche agli autori latini. La moltitudine dei nemici davanti al coraggio di qualche eroe romano.
Scopriamo così che è il 2036, quattordici anni dalla fine del mondo come lo conosciamo. Sono rimaste solo poche centinaia di migliaia di esseri umani non infetti. I rimanenti sette miliardi e spiccioli sono contaminati. Se si fanno due calcoli il futuro non sembra roseo…

Dopo questo primo assaggio dello scenario post apocalittico, lo spettatore viene catapultato in Sud Africa. Siamo in una città bianca e perfettamente asettica ed impersonale, in cui tutti vestono solo di sfumature di grigio: Raccoon City. E già qui si percepisce la voglia di scappare. Una via di mezzo tra Wisteria Lane ed il tanto deliziosamente orribile sobborgo di The Stepford Wives. 

In questa bella e ridente cittadina, succede tutto e di tutto nel giro di tre giorni. Assistiamo così ad un racconto caotico e convulso. Le tempistiche di una serie Tv sono tiranne quando si vuole mostrare allo stesso tempo le due linee temporali di passato e presente. 

Jade e Billie passano dall’essere due adolescenti in crisi, con un padre troppo impegnato, al divenire il centro di una fitta trama di menzogne e complotti che porteranno nel giro di otto puntate alla liberazione del virus che decimerà la razza umana. 

E qui arrivano le dolenti note perché quello che dà davvero fastidio in questa serie è la confusione. La serie di Resident Evil di Netflix non sa in che genere collocarsi. La linea di demarcazione diviene confusa e confusionaria e così lo spettatore non sa mai cosa aspettarsi. Un teen drama quando ci viene raccontato di come avviene la fine del mondo ed un horror quando i protagonisti crescono.
Servono alcuni episodi, almeno 3, prima che lo show trovi un suo ritmo. Ma una volta preso il via lo mantiene fino alla fine. 

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 serie di Resident Evil

SPOILER ALERT

Ben eseguito e di difficile previsione è il plot twist che inchioda lo spettatore davanti allo schermo durante l’episodio 6 Someone’s Little Girl. Billie, la sorella di Jade (Siena Agudong da adolescente, Adeline Rudolph da adulta) non solo è viva dopo essere stata morsa da un cane infetto (la Umbrella Inc. ha evidentemente un serio problema con le gabbie), ma anche il vero villain della storia!

A capo della Umbrella Corporation, dopo aver preso il controllo sulla mente di Evelyn Marcus (Paola Núñez), dà la caccia a Jade per via del suo sangue. Il virus le ha lasciato un disordine genetico come quello che aveva il padre, che si scopre essere un clone del vero Dottor Albert Wesker.

Billie non ha mai perdonato a Jade di averla abbandonata. Le rinfaccia di essere la figlia favorita, anche se non lo è mai stata, ma questo Billie non riesce a vederlo. Non le perdona di essere parte del gruppo chiamato University, ribelli che sanno che l’Umbrella Corporation è responsabile di quello che è accaduto e che ha tra i suoi obiettivi quello di salvare reperti del passato a tutto ciò che possa permettere una ricostruzione della società. Billie non può e non vuole permetterlo. 

Il passato è, a suo avviso, colmo di errori che hanno portato al collasso e alla quasi totale distruzione della razza umana. Dunque non deve essere ripetuto, ma solo obliato. 

A questo punto lo spettatore ha ormai cessato ogni remora. Jade, dopo aver mostrato la propria umanità e la propria fallibilità, anche se in modo affrettato ed azzardato, è adesso un personaggio per cui fare il tifo.

Ha perso tutto eppure si è sempre rialzata. È stata tradita da tutti coloro che ha amato, eppure è pronta ad andare avanti nella sua missione per salvare quello che resta della razza umana. Almeno fino al momento in cui Billie le porta via la cosa più cara: sua figlia. 

Jade si rialza ancora una volta, adesso con una ferita all’addome dove Billie le ha sparato, e guarda l’elicottero che si allontana. Non si può negare che questo sia un buon punto di partenza per una seconda stagione. Netflix ha abituato i suoi abbonati a non affezionarsi troppo alle serie offerte. Non è dato sapere quale sarà il futuro della serie di Resident Evil. Ad oggi la serie non è stata né cancellata, né rinnovata. Possiamo solo sperare che una eventuale nuova stagione non si trasformi in un dramma familiare, ma che trovi il modo di rimanere fedele all’idea generale del franchise e dedichi più attenzione all’evoluzione del virus e degli infetti. 

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 serie di Resident Evil

Conclusioni sulla serie di Resident Evil

Se i valorosi romani riusciranno a prevalere sulla moltitudine dei nemici, ci auguriamo che lo facciano con un po’ di originalità almeno. Per il momento gli appassionati ed i curiosi possono solo dare un occhio a siti come TV Series Finale e scoprire se una seconda stagione vedrà o meno la luce. 

Voi cosa ne pensate? Avete amato la serie? L’avete odiata? Vi ha lasciato del tutto indifferenti?