Chiunque di noi, volente o nolente, ad un certo punto della vita si è imbattuto nel titolo “Piccole Donne” o nel suo seguito “Piccole Donne Crescono”. Che sia stato per una visione obbligata a casa di una vecchia zia, per una lettura malamente imposta alle scuole medie, o grazie al meraviglioso citazionismo di Scrubs, tutti noi siamo arrivati in questi nuovi anni ‘20 con una conoscenza (per quanto effimera) dell’esistenza del capolavoro di May Alcott.

Dunque la domanda sorge spontanea: dopo così tanto tempo dalla pubblicazione del romanzo (152 anni, per essere precisi) e dopo così tante trasposizioni, podcast, produzioni teatrali e poesie, Piccole Donne aveva davvero bisogno di un ulteriore adattamento cinematografico?

No, avrei detto non molto tempo fa.

Assolutamente sì, mi sento di dire ora, fresca della visione della splendida regia di Greta Gerwig.

Le quattro sorelle March

La nuova versione di Piccole Donne inizia con le quattro sorelle March – La mascolina e ribelle Jo (Saorise Ronan), la metodica e materna Meg (Emma Watson), la dolce e timidissma Beth (Eliza Scanlen), la vanitosa e altezzosa Amy (Florence Phug) – costrette a convivere con le conseguenze delle loro scelte di vita:

Jo è isolata a New York e tenta di farsi strada nel mondo letterario, Meg anche se sposatasi per amore si ritrova a vivere in povertà, Beth continua ad ammalarsi e ad essere una ragazza molto cagionevole, mentre Amy si ritrova delusa dalla propria arte e alle prese con l’amore mai del tutto estirpato per Laurie (Thimotée Chalamet), il loro altolocato amico d’infanzia.

Fin qui sembrerebbe che la piega del film voglia farci concentrare unicamente sulle loro vite da adulte, ed invece tutto cambia, trasportandoci a sette anni prima di questi avvenimenti, permettendo allo spettatore di osservare il legame delle sorelle crescere con loro e le loro aspirazioni farsi strada dalla fine dell’infanzia fino all’esordio della loro vita da adulte.

Un nuovo modo di raccontare “Piccole Donne”

Credo fermamente che ciò che rende questo adattamento diverso da tutti gli altri sia il modo in cui riesce a trasudare freschezza, pur rimanendo all’interno del suo contesto storico.

Gerwig è riuscita a rendere vibranti, vivi e colorati personaggi che in molti altri adattamenti erano risultati sì piacevoli, ma sempre rigidamente ancorati al loro status di personaggio storico: riusciamo ad immedesimarci nella generosità a volte spropositata di Marmiee (Laura Dern) e nella spocchia conservatrice di Zia March (la mai fuori luogo Maryl Streep), ma anche si riesce a comprendere i momenti di disperazione e goia, di divertimento e litigio delle quattro sorelle ancora bambine.

La regia di Gerwig è cresciuta incredibilmente da Lady Bird, un’abilità narrativa tale da riuscire quasi a piegare il periodo storico in cui è ambientata la storia al suo stile, senza mai però uscire dalle righe o trascurandone l’accuratezza.

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Criticità

Ok, forse le Ugg sono state una scelta azzardata come calzature di fine ‘800, ma credo potremmo riuscire tutti a chiudere un occhio per questa volta e chiederci piuttosto perché mai mettere una sciarpa GIALLA su un abito color Lillà (e usare quell’accostamento anche per le foto promozionali, mon dieu)!

Unica sospensione di giudizio è sulla scelta di mantenere lo stesso cast sia per rappresentare le sorelle bambine (uno spettro di età che va dai 12 ai 16 anni) che le loro versioni adulte (dai 19 ai 25 anni): la bravura delle attrici è tale da non rendere troppo ostica la sospensione di incredulità necessaria a digerire questa cosa, ma non si riesce mai del tutto a rimanere indifferenti di fronte a una ventenne che si comporta come una ragazzina di dodici anni, o ad una ormai quasi trentenne Emma Watson che corre dalla madre piangendo perché le hanno rovinato l’acconciatura.

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Malgrado questa pecca (opinabilissima, ovviamente) il film scorre così piacevolmente che mi sento comunque in dovere di consigliarlo a tutti, amanti del libro o fermi oppositori del period drama: lasciate che la musica di Alexandre Desplat vi guidi attraverso la splendida fotografia di Yorick Le Saux, mentre la nostra amata e ribelle Jo torna a mettere in dubbio il ruolo imposto alla figura della donna, Meg impara a convivere con la modestia in cambio del vero amore, Amy muta in una donna forte e piena di valori morali, e Beth…
Beh.
Non posso mica dirvi tutto, giusto?
Buona visione,
M.C.

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