Parliamo del film Parasite di Bong Joo-ho e del perché la sua vittoria agli Academy Awards 2020 riscriva la storia. Ma segnerà davvero un cambio di rotta per gli Oscar?

Non sono tra quelli che passano notti insonni per guardare le cerimonie.

Vorrei condividere la fiducia e l’entusiasmo di chi lo fa. Così come vorrei credere che se rimango alzata ad aspettare lo spoglio dei risultati elettorali il mio sostegno a distanza influenzerà l’esito. Ma il mio personaggio è quello della stronza cinica che pensa di sapere già ciò che la aspetta e che come prima cosa appena sveglia prende il cellulare per vedere se aveva ragione. A tal proposito, potete vedere i risultati degli Oscar 2020 qui!

Stamattina però è stato curioso aprire gli occhi e scoprire che Oscarbait 1917 (di cui abbiamo parlato qui!) non era il miglior film secondo l’Academy. E il non azzeccarci di tanto in tanto è ciò che rende le cose divertenti.

La famiglia Kim in Parasite
La famiglia Kim in Parasite

Perché Parasite non era dato come favorito agli Academy Awards 2020?

Non voglio annoiarvi con uno spiegone sui meccanismi e la storia degli Academy Awards, che però ritengo importante per chi desidera capire e conoscere davvero la questione. Fortunatamente, di recente il team di Wisecrack ha trattato l’argomento sicuramente meglio di come potrei fare io, perciò invito chiunque non fosse già ferrato in materia a guardare questo video. Non fatevi spaventare dal titolo clickbait: è interessante, lo giuro.

Per quanto io sia la prima a dire che i premi non abbiano significato di per sé e per quanto creda che sia difficile capire il valore totale di un film senza fargli affrontare la prova del tempo, è altrettanto vero che con questo Oscar Parasite scrive la storia. Non solo, infatti, è il primo film non in lingua inglese a portare a casa il premio (bla bla, The Artist, bla bla). Ma è anche una pellicola che, per quanto tratti temi sociali molto cari all’Academy, non appartiene a nessuno dei generi storicamente più apprezzati in tale contesto.

Chiariamoci, Parasite era sicuramente il mio preferito tra i film in lizza quest’anno (degli Oscar del 2019 abbiamo parlato qui!), ma come molti altri ero preparata ad un risultato in linea con quanto già visto durante gli scorsi Golden Globes e BAFTA. All’inizio non mi aspettavo decisamente un Golden Globe a 1917, ma a questo punto l’Oscar mi pareva dolorosamente prevedibile. Anche l’idea di una sviolinata a Quentin Tarantino in vista della fine della sua carriera mi aveva accarezzato la mente (senza persuadermi completamente). Insomma, pensavo che nemmeno l’essere decisamente l’unico film “non bianco” candidato alla statuetta più ambita fosse abbastanza per Parasite.

La trama di Parasite e gli altri film di Bong Joon-ho

Non che Bong Joon-ho sia estraneo alle logiche del cinema occidentale in generale e americano in particolare. Infatti, pellicole come Snowpiercer (che, devo confessare, mi annoiò a morte nel 2013!) e il made-in-Netflix Okja del 2017 ne sono solo gli esempi noti ai più. Ma Parasite, nella sua tragicità catartica, è decisamente un film coreano.

In Parasite, il regista Bong Joon-ho ci porta a fare la conoscenza della poverissima famiglia Kim. I Kim sono quattro disoccupati che riescono, unendo ad un’iniziale fortuna l’astuzia e il desiderio di rivalsa sociale, a sostituire tutta la servitù della facoltosa famiglia Park. In un crescendo di tensione in cui non mancano i capovolgimenti e i colpi di scena, la domanda che il film ci propone sembra essere: chi è il parassita?

Chi saranno i veri parassiti di Parasite?
Chi saranno i veri parassiti di Parasite?

Joker e Parasite: tematiche a confronto

La vicinanza tematica all’americanissimo Joker (di cui abbiamo parlato qui e qui!)si fa notare subito. Entrambi i film infatti toccano con tutta la mano il tema della divisione tra le classi sociali, ma con alcune fondamentali differenze.

Se infatti l’idea dominante alla base di Joker è il concetto di riconoscimento (Arthur vuole essere visto, riconosciuto, come figlio, come comico, come essere umano), il filo rosso che tiene insieme Parasite e che segna le vite dei protagonisti è la speranza. Ed è proprio la speranza a cui i Kim si aggrappano a portarli alla rovina, prendendo la forma di una pietra ornamentale.

Parasite e la sua vicinanza alla tragedia greca rendono forse i temi del film senza tempo, mentre i tasti toccati da Joker sembrano più vicini al momento storico che stiamo vivendo in questo momento. Quale dei due invecchierà meglio? Io ho la mia idea, ma lo sapremo per certo solo tra una decina d’anni.

Un colpo di scena in una notte degli Oscar molto prevedibile

Quel che vien da domandarsi adesso è se questo trionfo (sono infatti ben 4 le statuine aggiudicate in totale!) rappresenti veramente una volontà da parte di Hollywood di cambiare le regole del gioco e modificare almeno in parte le proprie dinamiche. Vero è che per il resto della cerimonia non ci sono state particolari sorprese.

Joaquim Phoenix lo troviamo allo stesso posto che replica il discorso offertoci ai BAFTA Awards. In tal senso, mi dispiace tanto che Adam Driver si sia lanciato in A Marriage Story lo stesso anno in cui quel magnifico bastardo di Phoenix si è affamato per regalarci una grande performance. Anche Renée Zellweger, Brad Pitt e Laura Dern si riconfermano nelle rispettive categorie. Chi è il grande assente? The Irishman, che su 10 candidature non ne porta a casa nemmeno una, confermando il grosso smacco a Netflix, che ottiene solo due premi su 24 papabili.

Insomma, se Parasite è sicuramente un colpo di scena notevole per gli Academy Awards, quest’anno è stato anche l’unico. Non è dunque detto che segni l’inizio di un cambiamento.

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