Parliamo di Nevernight, il romanzo fantasy di Jay Kristoff che sta spopolando e che merita tutta la sua fama. Quali sono i suoi punti di forza?

Negli ultimi tempi, almeno per chi segue Oscar Mondadori Vault, Nevernight è diventato un frequentatore abituale delle bacheche di Facebook.

Ma di cosa si tratta? È un buon fantasy? O si tratta solo di buon marketing?

Scopriamolo in questo articolo!

Autore, premi e arrivo in Italia di Nevernight

Nevernight, pubblicato nel 2016, è il primo romanzo della trilogia The Nevernight Chronicles, scritta dall’australiano Jay Kristoff. Godsgrave, uscito nel 2017, è il secondo capitolo della saga, che si è da poco conclusa con Darkdawn, il terzo volume in libreria da settembre 2019.

In Italia, la trilogia di Nevernight è stata recentemente pubblicata da Mondadori nella collana Oscar Fantastica, con i tre libri usciti tutti insieme, contemporaneamente alla pubblicazione di Darkdawn in lingua originale. I tre volumi della serie sono sottotitolati, in italiano, Mai dimenticareI grandi giochi Alba oscura. È infine interessante notare che il traduttore dell’edizione italiana, Gabriele Giorgi, è colui che ha tradotto anche tutte le opere di Brandon Sanderson in Italia! I suoi ultimi lavori, in tal senso, sono stati Skyward e Giuramento, di cui abbiamo parlato qui.

Con i primi due libri della trilogia, Jay Kristoff si è guadagnato due Aurelias Award per il Miglior Libro Fantasy. Inoltre, si è aggiudicato una nomination, per Nevernight, al prestigioso David Gemmell Award (qui un nostro in memoriam per il compianto autore).

Prima di cimentarsi con The Nevernight Chronicles, Jay Kristoff è stato autore di altre serie fantasy premiate. Il suo primo lavoro è la serie The Lotus War, una storia steampunk ispirata al Giappone dell’era Tokugawa. Al momento, però, la sua serie più famosa è quella che Kristoff ha scritto con Amie Kaufman, The Illuminae Files, un’opera fantascientifica scritta nella forma di email, documenti segreti e interviste.

La copertina italiana di Nevernight, edito da Mondadori
La copertina italiana di Nevernight, edito da Mondadori

La trama di Nevernight, senza spoiler

Mia Corvere è la figlia della nobile famiglia dei Corvere, caduta in disgrazia quando suo padre ha cospirato per rovesciare la Repubblica, ma è stato catturato e giustiziato. Con sua madre e il suo fratellino neonato sbattuti nelle viscere della prigione della Pietra del Filosofo, Mia è sola al mondo ed è stata trovata e cresciuta da un vecchio antiquario.

Tuttavia, ci sono tre cose che spingono Mia a non condurre una vita normale e appartata. La prima è il comprensibile desiderio di vendetta nei confronti di chi ha distrutto la sua famiglia, e in particolare del Console Scaeva. La seconda è il fatto che Mia non sia sola, ma perennemente accompagnata da Mister Kindly, un gatto fatto d’ombra che si nutre della sua paura e testimonia che Mia sia una darkin, una persona in grado di manipolare le ombre. La terza ragione, sta nel fatto che Mercurio, l’antiquario che ha adottato Mia, sia un ex-sicario della Chiesa Rossa, la setta di assassini messa al bando dalla Chiesa Itreyana, poiché pericolosi adoratori di Niah, la signora della notte. Signora della notte che, quale coincidenza!, si dice abbia particolarmente a cuore i darkin.

Quindi, Mia non desidera altro che, forte dei suoi poteri di darkin, entrare nella Chiesa Rossa, diventare un’assassina e uccidere gli assassini di suo padre. Sembrerebbe un lavoretto facile, no?

Ebbene, non così tanto. Soprattutto se i darkin sono quasi onnipotenti di notte, ma il mondo in cui vive Mia ha ben tre soli (i tre occhi del dio Aa), e quindi la notte cala una volta ogni tre anni. E soprattutto se la Chiesa Rossa addestra ogni anni una ventina di giovani per diventare assassini, ma questo addestramento è altamente mortale e pericoloso. E, infine, soprattutto se Mia conosce molto poco la verità su ciò che è accaduto durante la cospirazione che ha distrutto la sua famiglia.

Riuscirà Mia a sopravvivere all’addestramento, a capire cosa sia quel demone gentile a forma di gatto che la accompagna, e vendicare la propria famiglia?

Le copertine americane di Nevernight
Le copertine americane di Nevernight

Lo stile di scrittura di Nevernight

Ci sono molte cose che mi sono piaciute di Nevernight, ma tra queste lo stile di scrittura, a parer mio, è uno dei punti forti del romanzo. Da precisare, tuttavia, che ho letto il libro di Kristoff in inglese, quindi non so ben dire come sia stato reso in italiano, sebbene abbia fiducia nelle capacità di Giorgi.

Un narratore onniscente con un’OpinioneTM

In un’epoca in cui si usano moltissimo i punti di vista dei personaggi dei libri, la scelta di ricorrere a un narratore onniscente dà nell’occhio. Nevernight, infatti, è raccontato da nientepopodimenoche Mister Kindly, il gatto-demone d’ombra di Mia. Questi ripercorre le imprese e i fallimenti della propria padroncina, in un resoconto che si propone di raccontare in modo veritiero la vita di quella che sappiamo già diventare un’assassina leggendaria. Tuttavia, dove le storie la mitizzano o la demonizzano, Mister Kindly vuole invece soffermarsi sull’umanità di Mia Corvere.

Pertanto, la sua narrazione prenderà le vicende di Mia come il punto focale della storia, lasciando altre piccole questioni di contorno ad altri luoghi. Seguendo una tradizione che risale alla Tetralogia di Bartimeus di Jonathan Stroud e a Jonathan Strange & il signor Norrell di Susanna Clarke, Nevernight ha infatti moltissime note a piè di pagina.

Le argute note a piè di pagina di Nevernight

Qui, vediamo Mister Kindly fare piccole digressioni, soffermandosi su aspetti generalmente minori del worldbuilding del mondo. Ora scopriamo le origini di un gestaccio volgare, ora Mister Kindly ci racconta una curiosa vicenda storica legata ad un certo detto. Altre volte, invece, il gatto ci delizia con piccoli commenti arguti, spesso in risposta a ciò che Mia pensa nella narrazione soprastante. Ad esempio:

[…] and [Mia] stepped out of the alley, right into a sloppy pile of what she hoped was mud.*

*It was not mud. Alas.

Non leggendo le note, quindi, spesso si perdono molte chicche carine e molte occasioni per spezzare la tensione facendosi una sentita, e necessaria, risata. Tuttavia, le note non sono invasive e sanno quando lasciare che il lettore divori pagine e pagine di azione concitata o di climax narrativi.

Ritmo e flashback in Nevernight

Molto interessante è poi l’uso dei flashback. Infatti, una cospicua parte dei capitoli contiene due sezioni. La prima è un flashback dell’infanzia di Mia, in cui vediamo direttamente la tragedia della sua famiglia. La seconda, invece, è ambientata nel presente della storia e segue Mia nel suo addestramento nella Chiesa Rossa.

Generalmente, lo stile di scrittura di Kristoff è semplice e scorrevole. Si sente l’influsso dei tempi cinematografici o, più precisamente, televisivi, giacché la storia di Nevernight potrebbe tranquillamente essere adattata per il piccolo schermo. O per Netflix. Ma se è possibile quasi sentire lo scorrere degli episodi di un telefilm, la storia funziona molto bene anche su supporto scritto.

Infatti, Kristoff fa attenzione a chiudere quasi ogni capitolo con l’anticipazione che qualcosa di interessante stia per svolgersi nella pagina successiva. Ci sono capitoli in cui è semplicemente impossibile staccarsi dalle pagine, una sensazione che personalmente non provavo da tempo. Ossia, nei tempi di lettura miei, da quando ho letto Skyward di Sanderson alcuni mesi fa.

Mia Corvere e Mister Kindly, in una fanart di monolime
Mia Corvere e Mister Kindly, in una fanart di monolime

Una protagonista molto umana: alla scoperta di Mia Corvere

Quando qualsiasi media ha una protagonista femminile capace e indipendente, c’è sempre il rischio che qualcuno urli “è una Mary Sue!”. Tuttavia, va ribadito che “Mary Sue”, nel gergo delle fanfiction dal quale il termine nasce, si applica alle protagoniste che sono un self-insert di chi scrive nella storia. Ma, soprattutto, le Mary Sue sono adorate da tutti gli altri personaggi in un modo tale che le loro azioni non abbiano mai conseguenze negative.

Mia Corvere non potrebbe essere più distante dalla definizione di Mary Sue sopra data. Infatti, la nostra protagonista è una persona intelligente, ben preparata da anni di addestramento con Mercurio, dotata di grande inventiva e di poteri magici. Eppure, Mia ha successo tanto quanto fallisce, anche clamorosamente, e con conseguenze negative a lungo termine!

I sedici anni di Mia si sentono tutti nel fatto che talvolta commetta scelte avventate, nel fatto che si lasci spesso guidare più dagli ormoni che dal cervello e che commetta evidenti ingenuità. Ma tutto questo non fa che rendere Mia più umana, esaltando le sue altre qualità.

Una delle copertine alternative per l'edizione inglese, di Jason Chan. Qui potete ammirare Mia e Mister Kindly
Una delle copertine alternative per l’edizione inglese, di Jason Chan. Qui potete ammirare Mia e Mister Kindly

Il worldbuilding di Nevernight, tra note, accenni e misteri

Come in molti fantasy contemporanei, Nevernight è ambientato in un pianeta profondamente diverso dal nostro. Qui abbiamo tre soli che illuminano costantemente il mondo (o almeno il mondo conosciuto?), con la luce che diventa un elemento centrale dell’intero libro (un po’ come in Midsommar!).

Infatti, la presenza dei tre soli non è particolarmente spiegata, né probabilmente ha un retroterra scientifico accurato, anzi! In tal senso, quindi, Kristoff segue le orme di George R. R. Martin, che a sua volta non approfondisce in maniera scientifica l’alternarsi delle stagioni a Westeros. Tuttavia, notiamo come Kristoff sviluppi poi con molta cura il concetto dell’eterno giorno, costruendovi attorno una complessa, ma coerente, teologia e adattando lo stile di vita e la cultura delle popolazioni.

Quindi, così come avremo i nobili che si fanno costruire camere da letto sotterranee, avremo nel frattempo i poveri costruttori di tapparelle dichiarati eretici da una Chiesa che venera i tre soli. La quale poi dichiara eretico il nome di un rogo di libri eretici, poiché “la luce più grande” può essere un appellativo riferibile solo al grande Aa. Vedremo poi il diverso alternarsi delle ore lavorative e di quelle dedicate al riposo, segnate dall’alzarsi di un vento “serale” più freddo, e il passare dei mesi dell’anno dovuti a quanti soli sono in cielo contemporaneamente.

Per quanto semplice, questa idea viene sfruttata da Kristoff molto bene, e risulta particolarmente interessante quando paragonata ai poteri di Mia.

Tric e Mia, in una fanart di Nanfe

Cosa ci lascia Nervernight, una volta finito?

Sicuramente, Nevernight ci lascia la sensazione di aver letto un fantasy per adulti ben scritto, ben progettato e ben eseguito.

Un fantasy per adulti, ma senza violenza gratuita

Infatti, nonostante la protagonista sedicenne, Nevernight non è in alcun modo un young adult, poiché vi troviamo tematiche decisamente adulte. A parte le buone scene di sesso, infatti, il libro propone un ampio ventaglio di tematiche delicate, ma ben trattate. Passiamo dalla schiavitù alle mutilazioni, dall’incesto alla tortura, con una breve deviazione per la violenza sugli animali (e se siete padroni di gatti vi verranno i brividi, ve lo assicuro).

Tuttavia, tutte queste tematiche non sono mai gratuite e servono spesso a far riflettere Mia, ad approfondire il passato dei personaggi o a mostrarci la brutalità della Chiesa Rossa o di quella Itreyana. Nulla è lasciato cadere nel calderone della violenza gratuita, o, peggio, della violenza (sessuale) sottilmente titillante. La violenza c’è, è presente, è quasi onnipresente, ma non è mai banale, mai presente “perché sì”, mai vista come qualcosa di normale. A parte quando Mia si rende conto di star vivendo la morte degli altri come qualcosa di normale, e si spaventa.

Un cast di assassini e assassine non romanzati/e

Infatti, la vita degli assassini, qui, non è mai romanzata. Sarebbe stato facilissimo vedere dei sicari romantici grim-dark, anti-eroi maledetti che combattono contro il potere totalitario e corrotto della Chiesa che venera il dio della luce, che ha scacciato dal cielo sua moglie Niah, la signora della notte. Ma Kristoff è molto attento ad evitare questa deriva.

Infatti, ogni assassino o assassina è ben caratterizzato, dipinto nei suoi aspetti umani e tale che si possa avere tranquillamente in simpatia. Tuttavia, ogni sicario/a è esplicitamente descritto/a come una persona che non si fa troppe remore ad ammazzare qualcuno a sangue freddo, se necessario. Quasi ogni insegnante di Mia uccide o manda a morire uno o più allievi, e lo fa senza rimorso. Mia si rende ben presto conto che può ammirare queste persone, così come può voler bene agli altri studenti, ma deve ricordarsi sempre di essere in mezzo ad assassini.

L’umanità di queste persone non toglie nulla al fatto che siano dei mostri. Ci possono piacere o affascinare, li possiamo capire, possiamo empatizzare nei loro confronti, ma non dobbiamo mai dimenticarci che no, questi non sono i nostri bambini speciali e incompresi, segretamente buoni se ribaltiamo le convenzioni sociali bigotte. Mia compresa.

Ashlinn, uno dei miei personaggi preferiti di Nevernight, illustrato da Banished-shadow
Ashlinn, uno dei miei personaggi preferiti di Nevernight, illustrato da Banished-shadow

Un cast in cui la diversità è ricchezza

Un’altra cosa che ho apprezzato molto è l’attenzione di Kristoff per la diversità del suo cast. Ora, sono certa che qualcuno sarà prontissimo a gridare al politically correct, ma nel caso di Nevernight siamo molto lontani dalla politica dell’inserire minoranze solo per avere punti inclusività. Ma nemmeno abbiamo un cast di soli bianchi etero, quindi direi che Jay Kristoff dimostri che si può avere tranquillamente un mondo multietnico ben costruito. A differenza di altra gente, come Michael J. Sullivan, sul cui fantasy razzista ho discusso qui.

Infatti, nella Chiesa Rossa abbiamo assassini e assassine assolutamente di ogni genere, colore della pelle, abilità e orientamento sessuale. Passiamo tranquillamente da Tric, il bel spadaccino nero che ha un posto speciale nel cuore di Mia, alla migliore amica di quest’ultima, Ashlinn, dichiaratamente bisessuale (yay!). Nella Chiesa Rossa, una delle assassine più temute è la Reverenda Madre Drusilla, una vecchietta dall’aspetto materno e innocuo, mentre il guerriero più temibile è Solis, che è cieco. Similmente, uno dei migliori ladri tra gli studenti si rivela essere Hush, un ragazzo muto, mentre l’insegnante di pozioni e veleni non è Piton (altro personaggio tutto in toni di grigio!), bensì Spiderkiller, una bellissima donna nera, senza scrupoli, ma con una certa simpatia per Mia.

Questo cast così diversificato ha molti vantaggi. Innanzitutto, ci permette di avere una panoramica delle diverse culture presenti nel mondo, influenti nel passato di molti personaggi. È da Carlotta, ex-schiava, che scopriamo il ruolo degli schiavi nella Repubblica. Da Tric, invece, scopriamo il significato dietro ai tatuaggi della sua gente. Ma questa diversità ci permette anche di vedere impiegate in modo diverso e ingegnoso molte delle abilità utili ad un sicario.

…Keanu Reeves, sei tu?

Infine, a coronamento del cast, tenete conto che Lord Cassius, il capo degli assassini della Chiesa Rossa, è sostanzialmente descritto come Keanu Reeves. Perché non potete dirmi che questo non sia Keanu o, per meglio dire, il Keanu di John Wick (grassetto mio):

The man turned to the Revered Mother with a thin smile. He was tall, muscular, clad in soft dark leather. Long black hair framed piercing eyes and a jaw you could break your fist on. He wore a heavy black cloack and twin blades at his waist. Perfectly plain. Perfectly deadly. He spoke with a voice that made Mia tingle in all the wrong places.

Insomma, se vi piace l’idea di una storia su una ragazza stizzita e arrapata, che fuma sigarette e con un gatto fatto d’ombra, che va alla Hogwarts per assassini ad addestrarsi con gente matta guidata da Keanu Reeves, Nevernight fa al caso vostro.

È un bel libro, che molti aspiranti scrittori fantasy dovrebbero assolutamente leggere.

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