I fan di Harry Potter si sono divisi alla scoperta che Claudia Kim interpreterà Nagini, il serpente di Voldemort. È l’ennesimo stereotipo razzista sugli asiatici, oppure stiamo esagerando? Un approfondimento sul tema.

Il fandom di Harry Potter si è trasformato in un vespaio.

Non è una novità, soprattutto da quando la saga storica si è conclusa e, dopo qualche anno di silenzio, sono iniziati gli infiniti filler, le rivelazioni scioccanti su Twitter, le opere teatrali così brutte che gran parte delle fanfiction potteriane sono fatte meglio, e infine i film su Animali Fantastici. Che in realtà sono un reboot di Harry Potter ambientato negli anni Venti, senza una profezia in campo e con qualche bestiola magica in più.

Ora, conosciamo le polemiche scatenate dal casting di Johnny Depp come Grindelwald (le accuse di violenza domestica, sebbene poi lasciate cadere, non piacciono a molta gente, me compresa) e dall’uso di importanti elementi della cultura e della religione di alcune popolazioni di Nativi Americani, senza che poi in Animali Fantastici fosse presente gente del primo popolo. Ci si potrebbero scrivere dei saggi su quanto la Rowling abbia fatto un lavoro pigro e approssimativo con l’ideazione del Mondo Magico statunitense, ignorando completamente le potenzialità della mescolanza di culture e nazioni che sono gli Stati Uniti. Ma non stiamo parlando di questo.

Claudia Kim come Khutulun, in Marco Polo
Claudia Kim come Khutulun, in Marco Polo

Stiamo parlando di Nagini.

Nell’ultimo trailer de I crimini di Grindelwald, uscito appena qualche giorno fa e che potete vedere qui, abbiamo scoperto l’identità dell’unico personaggio asiatico del film, interpretato da Kim Soo-hyun, meglio nota come Claudia Kim. E no, scegliere un’attrice coreana per interpretare Nagini, che in quasi settant’anni diventerà il serpente magico e malvagio di Lord Voldemort, non è piaciuto.

Precisiamo, però, che praticamente in nessuna versione della polemica potteriana di queste ore si stia mettendo in dubbio la bravura di Kim: l’abbiamo vista prima come la principessa mongola Khutulun in Marco Polo, poi come la genetista Helen Cho in Avengers: Age of Ultron.

Claudia Kim è brava e, sicuramente, farà la sua figura anche nei panni di Nagini (che pare abbia anche dei gran bei costumi, in tal senso). Ma non è questo il punto.

Il punto è che l’idea di dare ad una donna coreana il ruolo di un personaggio destinato a diventare il serpente servizievole di uno psicopatico, allegoria dei movimenti di estrema destra, ha fatto incazzare un po’ di gente, perché “è razzista”, porta in scena una serie di stereotipi negativi sulle donne asiatiche, e altre amenità.

Dall’altro lato della barricata, invece, i difensori della Rowling hanno sollevato le bacchette contro “il flame che rovina sempre il divertimento”, perché “dovete sempre lamentarvi” e “non siete mai contenti”, affermando che “Nagini è la più fedele e potente alleata di Voldemort, praticamente una sua pari”.

Ad ogni modo, i due schieramenti si stanno ancora scannando su Tumblr e Twitter, se volete andare a godervi lo spettacolo. Portatevi i popcorn.

Nagini ha anche stile
Nagini ha anche stile

Nagini è una Maledictus

Non una Animagus e nemmeno il pitone scappato dal rettilario ne La Pietra Filosofale (ditemi che nessuno è ancora convinto che quel povero biscione si sia unito a Voldemort): Nagini, almeno nel 1927, era una strega umana, sfortunatamente affetta da una maledizione famigliare che si trasmette di madre in figlia. E che le permette di diventare un enorme serpente magico, di una specie sconosciuta, grosso come un boa e velenoso come un cobra. Per questo, Nagini è definita una Maledictus.

Il suo destino? Apparentemente quello di perdere poco a poco la propria umanità, finendo per rimanere per sempre bloccata in forma di rettile. Se poi, una volta intrappolata in forma di serpente, perda completamente anche la consapevolezza di essere umana e si trasformi in un animale, ancora non lo sappiamo.

Brutta storia, resa ancora più triste dal fatto che Nagini sia una delle attrazioni del Circus Arcanus, trasformandosi in serpente per il ludibrio degli spettatori. Che poi non è ancora chiaro se la donna viaggi col circo per libera scelta, perché è il solo mestiere per cui la accettano, o perché è costretta in qualche modo.

In realtà, non siamo nemmeno sicuri che Nagini sia una strega: non ha una bacchetta e potrebbe non usare la magia allo stesso modo dei maghi che finora abbiamo visto.

Un’idea con del potenziale?

Ora, lo ammetto: l’idea di rendere Nagini una donna maledetta in una forma animale perpetua ha del potenziale. Se Nagini fosse malvagia e Voldemort finisse per essere la sola persona che può capirla e con cui può interagire, si verrebbe a creare una situazione interessante.

È abbastanza evidente dai libri, infatti, come l’Oscuro Signore dei nostri giorni fosse affezionato al suo serpente e quindi è anche relativamente plausibile che l’affetto fosse dovuto anche al fatto che Nagini avesse un’intelligenza umana. Di sicuro, è confermato che ne avesse una superiore a quella degli altri serpenti.

I Maledictus stessi, in sé e per sé, sono anche un’idea carina, che potrebbe essere sviluppata in maniera interessante. Certo, non brilla per originalità, vista la numerosissima presenza di umani divenuti mostri a causa di una maledizione che si trovano nel folklore mondiale, però resta ancora oggi un’idea con del potenziale da esplorare.

Tuttavia, ci sono una serie di questioni che non mi convincono o che mi suonano raffazzonate. 

Nagini non è pagata abbastanza, comunque
Nagini non è pagata abbastanza, comunque

Nagini: schiava, animaletto o alleata?

Una delle maggiori argomentazioni a favore della decisione di rendere Nagini una Maledictus consiste nel fatto che Voldemort portasse il proprio serpente su un piatto d’argento, anche abbastanza letteralmente, trattandolo con i guanti e parlandogli spesso. Quindi, secondo certi fan, avrebbe senso che l’Oscuro Signore si comportasse in questo modo perché aveva a che fare con una persona intelligente, e non con un serpente normale.

Ora, per quel che mi riguarda, è innegabile che Voldemort fosse molto legato a Nagini, per la quale provava un attaccamento superiore a quello dimostrato per qualsiasi altro essere nella serie. Questo potrebbe derivare tanto da una stima per la persona che Nagini è/era, quanto dalla volontà di proteggere il suo ultimo Horcrux.

Tuttavia, dobbiamo ricordarci di stare parlando di Voldemort, una persona sociopatica che non ha mai dimostrato amore o affetto per nessuno. In quest’ottica, il fatto che fosse gentile solo col proprio serpente riprenderebbe un po’ la dualità di comportamento di certi Oscuri Signori nostrani con la passione per la dittatura: ammazziamo pure migliaia di vite umane “impure”, ma guai a chi tocca il nostro pelosetto preferito!

Se lo dice lei...
Se lo dice lei…

Personalmente, credevo addirittura che l’analogia fosse voluta dalla Rowling, cosa che mi rende abbastanza scettica sulle ultime esternazioni dell’autrice: secondo recenti tweet, infatti, l’idea che Nagini un tempo fosse umana le ronzava in testa da almeno vent’anni. In ogni caso, comunque, è difficile avere certezze.

E comunque poco importa: Voldemort non rispetta proprio nessuno

Che però Voldemort parlasse a Nagini col tono affettuoso e accondiscendente con cui noialtri ci rivolgiamo ai nostri animali da compagnia, è anche abbastanza assodato dai libri stessi. Forse voleva nascondere ai suoi seguaci il segreto del suo serpente, o forse aveva conosciuto Nagini quando ormai era bloccata nella sua forma da rettile, magari regredendo ad un intelletto quasi totalmente animale.

Forse Voldemort non sapeva nemmeno che il suo serpente fosse un Maledictus: non abbiamo idea di quando i due si siano conosciuti, ma nessuno parla di Nagini in riferimento alla prima guerra magica, quindi probabilmente il loro incontro sarà avvenuto tra i fatti de La Pietra Filosofale e quelli de Il Calice di Fuoco. È infatti nell’estate fra il terzo e il quarto anno ad Hogwarts di Harry, nel 1994, che l’Oscuro Signore aveva ucciso Bertha Jorkins e usato la sua morte per rendere Nagini un Horcrux, come si legge su Pottermore.

Ad ogni modo, che Voldemort sapesse o meno del segreto di Nagini, poco importa: l’ha usata come uno strumento e l’ha trattata come un animaletto da compagnia, facendole mangiare i cadaveri dei suoi nemici e rendendola portatrice di un pezzo della sua anima. Ma non la trattava come un essere umano: quel poco di affetto che pareva dimostrarle, probabilmente, è dovuto proprio al fatto che Nagini, agli occhi di Voldemort, non fosse una strega, e che dunque non fosse tenuta a portare avanti piani complessi.

Nagini faceva esattamente quello che dovrebbe fare un grosso serpente malvagio: strisciava in posti e mangiava gente, e a Voldemort non serviva altro. E il fatto che, ipoteticamente, sapesse il suo segreto di Maledictus, continuando a trattare Nagini come un animale, non fa che rendere quest’uomo più abominevole.

Qualunque cosa succeda in Animali Fantastici, non può essere peggiore di QUESTA scena. Gli incubi! - Concept art ufficiale
Qualunque cosa succeda in Animali Fantastici, non può essere peggiore di QUESTA scena. Gli incubi! – Concept art ufficiale

I Naga, le Dragon Lady e le donne asiatiche sottomesse: dove sta il razzismo?

Ora, Nagini sembra proprio essere un personaggio tragico, la cui storia avrebbe anche del potenziale, poiché racconterebbe la caduta di “una donna meravigliosa e fragile che vuole vivere [e che] vuole rimanere umana”, come racconta la stessa Claudia Kim ad Entertainment Weekly. C’è tutto il potenziale per mettere in scena un bel contrasto fra la Nagini che conoscevamo e questa nuova interpretazione del personaggio.

Potrebbe venir fuori una bella storia, ma ci sono delle obiezioni che meritano di essere ascoltate e su cui vale la pena riflettere, senza saltare subito in difesa della propria autrice preferita.

Innanzitutto, l’accostamento di una donna coreana al fedele animaletto da compagnia di Voldemort a molti ha fatto storcere il naso. Non solo per la generale cringeytudine di questo genere di rapporto malsano, ma anche per il fatto che uno dei più ricorrenti stereotipi che girano sulle donne asiatiche dipinge queste ultime come potenziali “mogli sottomesse”.

Secondo questo genere di rappresentazioni, infatti, le donne asiatiche sarebbero appetibili perché pronte a sottomettersi al volere del marito, ombre silenziose che offrono supporto senza mai essere presenze ingombranti nella vita dei loro uomini. E Nagini, spogliata della sua umanità e persino della possibilità di parlare, svolge un ruolo abbastanza simile nella vita di Volemort: è la sua serva più preziosa, quella che non parla a sproposito, che si lascia guidare dalla sua volontà e che non lo delude mai. Aggiungeteci il fatto che Nagini fosse una donna asiatica (al guinzaglio, a questo punto, di un wannabe nazista dei nostri tempi), e avrete pronto il vostro stereotipo ambulante.

Un Naga e una Nagini, nel tempio di  
Chennakeshava, India - Foto di  
Jean-Pierre Dalbéra
Un Naga e una Nagini, nel tempio di 
Chennakeshava, India – Foto di 
Jean-Pierre Dalbéra

Oppure, se vi sentite più avventurosi, potete anche vedere la Maledictus come l’incarnazione di un altro trope razzista: quello della Dragon Lady, la donna asiatica pericolosa e misteriosa che inevitabilmente metterà in difficoltà i protagonisti. Sebbene ancora non sappiamo che ruolo avrà Nagini ne I crimini di Grindelwald e sebbene sia abbastanza chiaro che la donna sarà legata da un certo affetto a Credence Barebone, la sua maledizione la condannerà inevitabilmente a diventare un mostro cannibale.

Non sono nemmeno da ignorare le critiche al fatto che la Maledictus sia interpretata da una donna coreana, nonostante il nome Nagini riprenda un essere della mitologia induista e buddista, il Naga, il cui culto/rappresentazione è tipico del Sud-Est asiatico (e non della Corea). Questo suscita automaticamente alcune osservazioni sull’abitudine della Rowling di ispirarsi un po’ a tutte le culture per le proprie creature magiche, ma senza mai portare personaggi delle suddette culture al centro della storia, come si era visto per i Nativi Americani. Addirittura, alcuni fan si sono chiesti se l’autrice pensasse che un’attrice asiatica qualsiasi sarebbe andata bene, visto che, agli occhi di molti occidentali, coreani, indonesiani, cinesi, giapponesi e vietnamiti sono uguali.

Ora, parliamoci chiaro: io dubito altamente che la Rowling, o chi per lei, volessero creare uno stereotipo razzista ideando la storia di Nagini e ingaggiando Claudia Kim. Anzi, probabilmente l’idea era di rendere il cast di Animali Fantastici un po’ più vario, viste le critiche al primo film, in cui ci siamo dovuti sciroppare una New York abitata da quasi solo gente bianca – nonostante negli Anni Venti la Grande Mela fosse piena di gente di colore di ogni etnia possibile.

Il problema è che, durante il casting e l’ideazione della storia, a nessuno nella produzione siano venuti in mente i potenziali problemi di una donna asiatica destinata a diventare l’animaletto da compagnia di un nazista magico. Inoltre, ripetiamo che la rappresentazione non si fa per token characters.

I protagonisti sono tutti bianchi. E l’unica donna asiatica è quasi un mostro.

E qui arriviamo a quello che, secondo me, è il vero problema del casting di Nagini.

Va bene ingaggiare attori o attrici di colore in ruoli tragici, come antagonisti o come personaggi secondari: le storie hanno bisogno anche di questi ruoli e le persone non bianche, non etero e non maschie sono fatte della materia di tutti i personaggi del mondo. Sono persone e meritano di poter occupare qualsiasi ruolo, gente problematica e negativa compresa.

Certo, è sempre consigliabile assicurarsi di non star rafforzando degli stereotipi razzisti che danneggiano le persone di colore quotidianamente, dai neri violenti contro la polizia alle donne asiatiche sottomesse. Questo perché trope narrativi del genere cementificano la percezione che si ha di queste minoranze nella vita reale: le donne asiatiche, ad esempio, e in generale le persone dall’Asia e dalle isole del Pacifico, sono le categorie più colpite dal traffico di esseri umani negli Stati Uniti, e le donne asiatiche in particolare sono spesso vittime del fenomeno delle “spose per corrispondenza”. Eppure, lo stereotipo della donna asiatica sottomessa fa passare spesso questi fenomeni sotto i riflettori.

Cho Chang: la quota asiatica originale
Cho Chang: la quota asiatica originale

Ma ad ogni modo, se quella di Nagini fosse stata solo una gaffe e il franchise di Harry Potter compensasse con molti altri personaggi asiatici in ruoli importanti, potremmo tranquillamente parlare di un piccolo scivolone in un prodotto che, per il resto, ci dà personaggi poco stereotipati.

Peccato che in Harry Potter e Animali Fantastici i personaggi asiatici (sì, contiamo anche quelli del subcontinente indiano, per bontà) si contino sulle dita di una mano: i soli ad avere una qualche rilevanza nella trama sono le gemelle Patil, Cho Chang e, adesso, Nagini. In un mare di gente bianca, laddove ambienti come il Regno Unito e New York sono tutto fuorché prevalentemente bianchi, essendo stati meta di immigrazioni massicce. La sola presenza di studentesse indiane e cinesi ad Hogwarts mostra come anche il Mondo Magico non sia immune da questo genere di migrazioni, sebbene sia logico supporre che i maghi emigrino per ragioni diverse dai Babbani.

E nonostante l’aggiunta di Nagini, Animali Fantastici continua ad essere il festival della candeggina, con Leta Lestrange, altro personaggio a tinte fosche, che assume il ruolo di quota nera della storia.

Ed è questo, signori, il problema della Rowling e di David Yates: ragionano per quote, per singoli personaggi di colore da inserire nell’opera per darsi una pacca sulla spalla, annuire compiaciuti e dirsi “anche oggi abbiamo contribuito alla causa della rappresentatività”. Ma una buona rappresentazione, come avevamo detto in questi due articoli, non si fa per token characters, per personaggi-simbolo che si devono assumere il peso di rappresentare intere etnie.

E di sicuro situazioni del genere non dovrebbero avvenire in opere ambientate in ambienti potenzialmente molto multietnici, Parigi compresa, i cui Anni Venti sono stati pieni di jazzisti afroamericani emigrati in Francia per sfuggire al razzismo.

Insomma: c’erano tutti i presupposti (di nuovo) per avere un cast diversificato e per esplorare il Mondo Magico nella sua varietà globale. Ma (di nuovo) siamo ridotti ad avere due personaggi di colore rilevanti, presumibilmente in ruoli di supporto, una destinata a diventare un mostro e l’altra una probabile antagonista. È una tristezza, un’occasione sprecata e una performance autoriale pigra e pantofolaia: parliamo solo di ciò che conosciamo e spizzichiamo dalle altre culture solo quando ci servono.

Due personaggi di colore su dieci: diversità!
Due personaggi di colore su dieci: diversità!

Nagini è il Collegamento Sicuro™ ai libri di Harry Potter

Se credevate che avessi finito, mi dispiace deludervi, perché ho ancora altre cose da dire.

Sebbene io sia ancora convinta che raccontare la storia di Nagini possa avere del potenziale, nonostante la pigrizia della Rowling, mi rendo però conto del fatto che, tra tutti i personaggi della saga storica di cui si può raccontare qualcosa di nuovo, Nagini è la più sicura di tutti.

Infatti, a differenza di Silente o persino di Nicolas Flamel, Nagini in questo film potrà sostanzialmente dire o fare qualsiasi cosa, senza per questo intaccare in alcun modo la sua caratterizzazione futura: a partire a Il Calice di Fuoco, infatti, avremo a che fare solo con un serpente pericoloso, quasi senza battute e senza personalità. Non si deve prestare attenzione a nulla, perché è impossibile rovinare alcunché: la maledizione porterà Nagini a diventare, inevitabilmente, un animale.

E così, la Rowling ha ottenuto il proprio Collegamento Sicuro™ ai libri di Harry Potter, con cui stimolare la curiosità e la nostalgia dei vecchi fan, senza per questo rischiare davvero di scontentare nessuno, almeno in termini di caratterizzazione. Di nuovo, una scelta pigra, che rivela come Animali Fantastici sia il Modo Sicuro™ con cui fare nuovi soldi senza davvero inventare nulla di nuovo (Ilvermorny è la brutta copia di Hogwarts, statece).

Questo non significa che I crimini di Grindelwald non possa rivelarsi un buon film: di sicuro dai trailer sembra stare una spanna sopra al primo titolo della nuova serie, in termini di qualità. Tuttavia, è triste vedere un’autrice un tempo fenomenale come J. K. Rowling adagiarsi sugli allori, riciclare le proprie creazioni e non osare assumersi il rischio di dare “colore” al proprio mondo.

Vorrei tanto avere lo stimolo di andare a vedere Animali Fantastici, anche perché sono molto curiosa di scoprire come svilupperanno la storyline di Grindelwald e come sarà reso Silente. Inoltre, vorrei supportare Claudia Kim, che ho amato moltissimo in Marco Polo e che credo si meriti ruoli sempre più significativi ad Hollywood. Vorrei anche sperare che il personaggio di Nagini sia scritto e gestito bene.

Ma la lunga lista di potenziale sprecato che ha redatto la Rowling sta tenendo il mio portafoglio ben chiuso, per il momento.

Immagine di copertina proveniente dal Business Insider

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