Parliamo di Midsommar, film horror di Ari Aster che usa la luce del sole, le tradizioni nordiche e l’isolamento di una comunità idilliaca per inquietare lo spettatore.

Midosmmar di Ari Aster è uscito nelle sale ormai un mesetto fa, quindi ne parliamo con un pelo di ritardo. Tuttavia, speriamo che questa breve recensione convinca gli amanti dell’horror che ancora non hanno visto questo film a recuperarlo!

Le tradizioni popolari, la religione e la storia norrene sono tematiche care a molte delle nostre opere preferite. Dai giochi di ruolo (Journey to Ragnarok), ai libri (Vichinghi: Tra Storia e Leggenda), fino persino ai manga (Vinland Saga), abbiamo parlato molto spesso di opere derivate dalla cultura nordica. Vediamo quindi come Midsommar sviluppi il tema della luce e delle tradizioni del passaggio della mezza estate.

Da sinistra a destra: William Jackson Harper (Josh), Will Poulter (Mark), Florence Pugh (Dani) e Jack Reynor (Christian)
Da sinistra a destra: William Jackson Harper (Josh), Will Poulter (Mark), Florence Pugh (Dani) e Jack Reynor (Christian)

La trama di Midsommar

Un inizio che non pare molto attinente, ma che ha il suo perché

Nelle prime scene del film, Dani (Florence Pugh) perde la sua intera famiglia a causa di un omicidio-suicidio compiuto dalla sorella bipolare. Questa introduzione al personaggio, apparentemente slegata dal resto della storia, è invece profondamente congruente con lo svolgersi degli eventi successivi. La partenza, nella storia di Dani, è la perdita di quanto ha di più caro, la famiglia appunto, e la sceneggiatura di tutto il film riuscirà a condurre la protagonista attraverso la ricerca di ciò che ha perso all’inizio.

La ragazza ha un fidanzato, Christian (Jack Reynor), studente di antropologia, che però appare sin da subito vagamente distaccato da lei. Dani cerca in lui un appoggio dopo l’evento traumatico e questo risulta pesante per il ragazzo, che con gli amici confessa che la relazione è diventata troppo impegnativa. Dani è consapevole di tutto questo e si sforza di arginare il proprio malessere mantenendo un atteggiamento il più possibile razionale e discreto verso Christian.

Quando Pelle (Vilhelm Blomgren), il collega di università svedese di Christian, invita lui e i loro amici Mark (Will Poulter) e Josh (William Jackson Harper) a partecipare a una festa di mezza estate nella sua terra d’origine, Dani non viene invitata. Dopo che la ragazza ha scoperto la cosa, però, Christian si trova obbligato ad invitarla e lei, inaspettatamente, accetta.

Non servono buio e abiti scuri, quando si fa un buon horror
Non servono buio e abiti scuri, quando si fa un buon horror

L’arrivo ad Hårga e il suicidio rituale

Il gruppo parte quindi alla volta della Scandinavia, diretto a Hårga, la comune di origine di Pelle, immersa nella natura della regione dell’Hälsingland. Lo scopo della vacanza non è solo ricreativo in quanto la festa di mezza estate ha un interesse antropologico, soprattutto per Josh che vuole farne il soggetto della sua tesi. Subito prima di arrivare a Hårga, incontrano il fratello di Pelle, Ingemar, che a sua volta ha portato due invitati, Simon e Connie e che offre al gruppo una droga allucinogena.

Quando arrivano alla comune, gli abitanti del luogo di accolgono tutti vestiti di bianco, con addobbi floreali, e li fanno accomodare in un’ampia struttura in legno decorata con motivi a tema sessuale.

L’atmosfera del posto si fa gradualmente inquietante perché gli indigeni hanno nei confronti dei nuovi arrivati una gentilezza di facciata che nasconde altri intenti.

Dopo un pasto collettivo, Dani, Christian e gli altri ragazzi vengono portati ad assistere al suicidio di una coppia di anziani che si gettano da una rupe andandosi a sfracellare contro una pietra diversi metri più in basso. La collettività non fa nulla per fermare ciò che sta accadendo, anzi partecipa attivamente riproducendo gli stati d’animo del singolo. Questo atteggiamento si rivelerà essere una costante; la ferita di uno provoca il lamento di tutti, il primo rapporto sessuale di una ragazza implica la presenza di altre donne, la morte di una persona anziana è per tutti una liberazione dalle sofferenze della vecchiaia.

Il tema dell'appartenenza ad una famiglia apre e chiude Midsommar
Il tema dell’appartenenza ad una famiglia apre e chiude Midsommar

La divisione si insinua all’interno del gruppo

Da questo rito di suicidio, nel gruppo dei nuovi arrivati inizia a diffondersi la volontà di abbandonare il luogo finché di loro, Simon, scompare senza lasciare nessun messaggio.

Gradualmente, Hårga e le sue regole prendono il posto delle relazioni preesistenti, portando i ragazzi a separarsi e dividersi. Inizialmente Dani cerca di evitare queste spaccature ma quasi senza volerlo si avvicina sempre più a Pelle, il quale le rivela di avere qualcosa di molto importante in comune con lei: la perdita della propria famiglia. Hårga lo ha accolto molto tempo prima, facendo di lui un figlio di tutta la comunità e restituendogli la famiglia che aveva perso.

I giorni passano e l’atmosfera di Hårga si fa sempre più intensa. Sono tanti i dettagli del luogo che i ragazzi non riescono a spiegare e che li attraggono e spaventano al contempo. Il tema floreale pervade ogni cosa come celebrazione dell’estate, e il bianco delle vesti degli indigeni e della luce, una luce eterna che non tramonta mai, si fa assordante, costante, ossessivo.

L’abuso di sostanze, la perdita del senso del tempo, l’impossibilità di uscire da Hårga dipingono con sempre maggiore insistenza un incubo a occhi aperti dal quale Dani e gli altri non possono uscire. Il tutto culmina durante la competizione di ballo, in cui Dani viene coinvolta suo malgrado e durante la quale si configura il suo destino, in linea con la scena dell’inizio e con il fatal flaw del personaggio, magistralmente declinato in tutto il film.

Il midsommarstång in Midsommar
Il midsommarstång in Midsommar

Il tema della luce e le tradizioni nordiche in Midsommar

Senza dubbio, una delle scelte più interessanti del film sta nel sostituire la luce al tradizionale buio tipico della tradizione horror, farne qualcosa di più spaventoso e disturbante della notte. Del resto, chi ha vissuto o anche solo viaggiato al nord sa che una luce perenne può diventare insopportabile, provocare la perdita di riferimenti, ritardare o impedire il sonno, condurre alla confusione.

È interessante la maniera in cui il film sfrutta alcuni elementi della tradizione nordica popolare, servendosene e portandoli all’estremo per creare un’atmosfera unica e inquietante. Midsommar in svedese indica la “mezza estate”, che viene identificata con il weekend alla fine di giugno. In questa occasione si celebra la festa con banchetti, canti e danze che ruotano attorno al midsommarstång, un palo adornato di fiori. Il palo è centrale nel film e la sua importanza culmina nella scena della gara di ballo, in cui si fa perno di tutta l’azione. Durante questa festa, gli svedesi si allontanano dalle città per trasferirsi in mezzo alla natura, sulle coste o sulle isole.

È proprio questa fuga nella natura, questo allontanamento della città a fornire il primo passo verso l’incubo di Midsommar per Dani e gli altri ragazzi, un incubo che si manifesta non nel buio della notte ma nella più impietosa luce del nord.

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