Men in Black International è un film di fantascienza, uscito nelle sale italiane il 25 Luglio 2019, diretto da F. Gary Gray e scritto da Art Marcum e Matt Holloway. La pellicola si pone come spin-off della trilogia originale, andando ad arricchire il mondo dei Men in Black con diverse parti di missione in giro per il mondo, poiché il crimine alieno non vive solo negli Stati Uniti. Nonostante un cast che avrebbe potuto competere con quello dei primi film, la visione risulta banale e a tratti contraddittoria con quanto insegnato in passato.

Sinossi: Una buona storia di Men in Black raccontata in modo sbagliato

La trama di questo Men in Black colpisce fin da subito per la sua linearità. I colpi di scena sono fin troppo evidenti anche ad uno spettatore disattento, tanto che ci si chiede perché presentarti come tali.

Molly Wright (Tessa Thompson) vede i suoi genitori neuralizzati la notte in cui, da bambina, la loro casa viene attraversata da un alieno. Non sapendo che la bimba sia sveglia, gli agenti MIB scelgono di non neuralizzarla, permettendole di conservare i ricordi. Da quel momento Molly passerà la sua vita a cercare gli uomini in nero, sviluppando grazie alle sue doti militari delle capacità incredibili. Nei suoi tentativi di rintracciare a quale istituzione appartengano i MIB, scopriamo come abbia ottime capacità belliche, atletiche, logiche e tattiche. La nostra piccola Mary Sue, dopo aver hackerato un satellite, riesce a scoprire la locazione di un possibile atterraggio alieno. Giunta sul posto, segue i MIB fino alla loro base, dove viene alla fine scoperta. Sorpresi dal suo incredibile talento, le offrono un posto come agente di prova.

Ben presto Molly, ora nota come Agente M, verrà affiancata dall’agente H per risolvere un caso. I fan di Men in Black potrebbero conoscere questa trama: Un membro importante di una razza aliena viene mandato sulla Terra per proteggere qualcosa, il peggio avviene e la razza aliena minaccia di distruggere il pianeta se il famoso qualcosa non viene restituito. Banalizzando di molto la trama, è esattamente quella del primo film con qualche “colpo di scena” in più. Proprio per questo possiamo dire che sia una buona trama per Men in Black. Dunque quali sono i problemi?

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Produzione: Quando il Produttore deve lasciar lavorare gli altri

I problemi di questo film iniziano con una lotta di vedute tra regista e produttore. Più e più volte F. Gary Gray (regista) e Walter Parks (Produttore Esecutivo) si sono trovati a scontrarsi, non essendo d’accordo praticamente su nulla. La sceneggiatura doveva essere più tagliente e spigolosa, affrontare temi più profondi e avere un villain diverso. Questo script era stato presentato e approvato da Sony e aveva attirato l’attenzione di Hemsworth e Thompson, salvo poi essere pesantemente rimaneggiato dal produttore Parks. Lo stesso si può dire del montaggio, dove lo scontro ha visto perdente il regista, e della caratterizzazione dei personaggi. Ora, alla luce delle recensioni che stanno uscendo e dell’opinione molto negativa della critica sul film, auspico che Parks capisca di aver commesso pesanti errori e lasci fare alla gente il proprio lavoro.

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Cast e Personaggi: Quando è troppo tardi per uscire da una produzione

Questo film soffre di un incredibile spreco di talento. Il cast ingaggiato per la pellicola dovrebbe essere messo in condizione di tirare fuori il meglio dalla sceneggiatura ma, purtroppo, questo non avviene.

Tessa Thompson si trova dunque costretta ad interpretare una Mary Sue che sa fare tutto meglio di tutti, che primeggia e salva la situazione, anche se tecnicamente interpreterebbe l’agente in prova. Prima ancora di entrare nel MIB, lei è un personaggio senza macchia e con ben poco da apprendere.

Chris Hemsworth, che nella sua carriera ci ha dimostrato di saper interpretare parti drammatiche, autoironiche, d’azione e comiche, si trova incastrato in una versione cartoonesca di Thor. Il tutto con il chiaro tentativo di replicare la chimica vista in Thor: Ragnarok. Il suo agente H, che teoricamente dovrebbe essere “uno dei migliori agenti al mondo” si rivela fin troppo spesso inadatto, fuori luogo e incapace, arrivando a farci dubitare di lui più e più volte. Fortunatamente, il film promette spiegazioni facendoci notare come il personaggio sia cambiato in qualche punto della sua storia. Purtroppo tale spiegazione non arriva mai allo spettatore, che è costretto a speculare per giungere in ogni caso a conclusioni che cozzano con la lore di MIB.

Emma Thompson e Liam Neeson, due colossi del cinema, ricevono una piccola particina che non permette a nessuno dei due di esprimersi a dovere.

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Quando si vuole andare a tutti i costi contro al passato

Ci sono delle sviste nella realizzazione di questo film che fanno sorridere, perché basta vedere i primi minuti di quello originale per accorgersene. Nel film vediamo spesso l’agente H non in uniforme, senza tenere presente che gli agenti MIB non possono indossare altro che capi di abbigliamento neri. Allo stesso modo, osserviamo esterrefatti scene di inseguimento nei centri urbani senza che venga neuralizzato nessuno. Dov’è l’agente K quando serve?

Perché martellare ossessivamente su quanto sia speciale il ruolo della donna? Praticamente tutto, più o meno esplicitamente, ci comunica questo concetto. Dal personaggio stesso di M che surclassa e mette costantemente in ombra l’agente H alla contestazione del nome dei Men in Black “Perché solo Men?”. Dall’agente O al ruolo della “Regina” tutto ci lascia intendere che questo messaggio ci debba entrare in testa, volenti o nolenti.

Un aspetto tecnico non eccelso

Esclusa la colonna sonora, che mantiene la solidità dei primi capitoli della saga, questo film non brilla certo per fantasia e tecnica. Gli alieni risultano banali, specialmente se paragonati ai risultati raggiunti quando la tecnologia a disposizione era inferiore. Il montaggio ha dei piccoli errori sparsi e anche la fotografia, salvo poche scene, risulta blanda.

Un film godibile ma certamente non necessario

Men in Black International è un bel film da guardare. In prima istanza fa il suo lavoro e intrattiene lo spettatore, che potrebbe riguardarlo anche in seguito senza pentirsene. Tuttavia rispetto ai precedenti capitoli è un passo falso non indifferente, poichè gli errori ri preproduzione hanno portato ad una realizzazione mediocre che punta tutto sul nome del film e sull’accoppiata di Thor: Ragnarok.

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