Recentemente è emerso un dibattito che vede George R. R. Martin contro Tolkien, accusato di aver scritto buchi di trama. Ma è una notizia falsata per fare big views.

Il mondo italiano non è nuovo alle polemiche su Tolkien. Ma, in generale, il pare che il mondo sia sempre pronto per nuove polemiche su Tolkien.

Questo inverno è esplosa la guerra alla nuova traduzione de Il signore degli anelli ad opera di Ottavio Fatica, querelato dalla traduttrice originale dell’opera, Vittoria Alliata. Abbiamo visto un dibattito anche in merito all’odio di Tolkien per i Nazisti, emerso dalle sue lettere alla casa editrice tedesca che aveva chiesto di poter tradurre Lo Hobbit. Non è stato esente da drama nemmeno il film animato su Il signore degli anelli! Abbiamo persino visto un polverone circa la non centralità delle fede cattolica del Professore nel biopic Tolkien, che abbiamo recensito qui.

Non bisogna stupirsi, dunque, se in questi giorni è emersa una nuova polemica. Dobbiamo invece stupirci del fatto che la suddetta polemica sia stata costruita quasi a tavolino, per cercare un pretesto su cui costruire del flame e le big views.

Cosa è successo? Perché non ha senso creare una guerra con Martin contro Tolkien nel 2019? Perché il “Martin contro Tolkien” è un discorso vecchio e stantio? E perché dovremmo andare avanti e ignorare le polemiche clickbait costruite a tavolino?

Per una "vera" Martin contro Tolkien, guardatevi questa rap battle!
Per una “vera” Martin contro Tolkien, guardatevi questa rap battle!

George R. R. Martin contro Tolkien: cosa riportano i media?

Negli ultimi giorni, George R. R. Martin ha ritirato il Burke Medal for Outstanding Contribution to Discourse through the Arts al Trinity College di Dublino. Per l’occasione, Martin è stato intervistato e gli sono state fatte alcune domande sulle opere che hanno influenzato Game of Thrones.

Questo tuttavia, solo dopo che Martin ha parlato a lungo della Brexit, delle prossime elezioni presidenziali negli USA, dando opinioni molto interessanti. L’intera discussione riguarda la politica e come Martin abbia sviluppato la politica nei propri libri sulla base della storia e di come percepisce la natura umana. Martin parla di come la fantascienza possa creare nuove forme di governo, sperimentando liberamente in un modo che la nostra realtà non potrebbe mai fare.

Riguardo invece le sue ispirazioni letterarie, Martin sostiene che ci sia un dialogo fra autori che si estende nei secoli, in cui gli scrittori nuovi si pongono in dialogo con quelli precedenti. Ed è qui che Martin parla di Tolkien.

Martin contro Tolkien? Cosa ha detto l’autore di Game of Thrones

Martin ha ribadito come Tolkien per lui sia stato fondamentale e che rilegga Il signore degli anelli ciclicamente. Tuttavia, Martin afferma anche che Il signore degli anelli:

It’s one of the great books of the 20th century. But that doesn’t mean that I think it’s perfect

Infatti, Martin continua dicendo che vorrebbe tanto discutere col Professore di alcune faccende, come ciò che è successo durante il regno di Aragorn. Infatti, Tolkien non approfondisce gli accadimenti di Gondor dopo la Guerra dell’Anello, ma si limita ad affermare che Aragorn governò bene per cent’anni e un po’.

Martin però vorrebbe saperne di più, perché limitarsi a scrivere che Aragorn fu un buon regnante è troppo facile. E così Martin inizia una serie di interrogativi:

But I want to know: what was his tax policy?

What did he do when famine struck the land? And what did he do when all those Orcs…? [There were] a lot of Orcs leftover. They weren’t all killed, They ran away into the mountains.

Did Aragorn carry out a policy of systematic Orc genocide? Did he send his knights out into the hills to kill all the Orcs? Even the little baby Orcs? Or was there Orc rehabilitation going on?

In seguito, Martin si domanda se Orchi ed Elfi, derivando i primi dai secondi, potessero accoppiarsi e avere una prole. Tuttavia, lo scrittore statunitense riconosce che Tolkien fosse più interessato agli aspetti mitologici della questione e quindi ci scherza su:

And if the Orcs were the result of Elves… could Orcs and Elves intermarry? They can in Dungeons and Dragons I guess.

L’evento è stato registrato e l’audio integrale può essere trovato qui. Le domande iniziano al minuto 42:08 e il discorso su Tolkien inizia al minuto 1:02:09. Il video è stato caricato il 30 agosto 2019.

La circolazione della notizia nei media anglofoni

La notizia di questa intervista risale a venerdì 6 settembre, quando Express ha pubblicato questo articolo. Dopo giorni di silenzio, la notizia è stata recuperata e riproposta dal tabloid The Sun l’11 settembre. Questo giornale, fedele alla sua natura scandalistica e clickbait, ha ben pensato di sfruttare le parole di Martin per parlare anche della serie TV di Amazon su Il signore degli anelli. Poche ore dopo, anche Independent ha pubblicato un articolo sulla notizia.

Questi tre articoli, insomma, sono tutto il furore mediatico anglofono suscitato oltremanica dalla dichiarazione di Martin in merito alla faccenda. In Italia, però, molti siti di informazione nerd hanno ripreso e riproposto la notizia con grande enfasi.

La circolazione della notizia nei media italiani

Il primo sito italiano ha riproposto la notizia il 12 settembre alle 9 del mattino. L’articolo riporta, traducendole, le parole dette da Martin al Trinity College, ma senza specificare che Martin stesse rispondendo a delle domande sui suoi modelli letterari di riferimento. Inoltre, l’articolo afferma che “George R. R. Martin spera che la serie TV riempia i buchi di trama”. Nel testo dell’articolo questa supposta speranza di Martin viene ribadita, laddove Martin non ha mai nemmeno accennato alla serie televisiva di Amazon! Un altro articolista riporta che, secondo Martin, “J.R.R. Tolkien abbia lasciato troppi ‘buchi’ nella trama della sua opera”. Ciò però non è veritiero, visto che Martin si limita a disquisire su alcune minuzie.

La notizia ha continuato a circolare anche il 13 settembre, con un’altra ondata di articoli italiani. Alcuni parlano di buchi di trama che affliggono Tolkien e del fatto che le domande senza risposta sul destino degli Orchi siano, a detta di Martin, fondamentali. Altri siti ancora parlano di uno “scontro tra titani”. In generale, c’è una certa volontà di presentare questi commenti come uno scontro “Martin contro Tolkien”.

Altri articoli sono ancora più taglienti e parlano di un Martin che trolla (invece di scrivere!) e “dice stronzate”. Secondo questi articoli, Martin avrebbe detto che il finale de Il signore degli anelli non funziona a dovere e che la vicenda sarebbe stata ripresa da tutti i siti tematici del mondo. E sebbene il suddetto articolo ammetta, almeno, che Martin non abbia mai usato la parola “plot-holes”, tuttavia approfitta della vicenda per ringhiare contro l’autore statunitense, etichettando le sue domande come “fregnacce” che rivelano una scarsissima comprensione dell’opera di Tolkien. Citando poi un’altra intervista in cui Martin affermava che Tolkien era più interessato al mito, chi ha scritto l’articolo afferma che quindi Martin dice bestialità pur conoscendo benissimo Tolkien, solo per far parlare di sé.

Imprecisioni, falsità e generale incomprensione dell’opinione di Martin su Tolkien

Insomma, gran parte delle testate italiane che hanno parlato della vicenda hanno immediatamente abboccato alla proposta di “buchi di trama”. Ma Martin non ha mai, mai parlato di buchi di trama ne Il signore degli anelli. Martin, all’interno di un discorso tutto riguardante la politica e come lui rappresenta la politica nelle proprie opere, ha specificato quali aspetti politici de Il signore degli anelli avrebbe voluto veder sviluppati. Tuttavia, questo è un discorso che non arriva nemmeno vicino ad essere una vera critica a Tolkien.

Inoltre, una cosa che tutti, tutti questi articoli non menzionano è il tono con cui Martin ha parlato dei “buchi di trama” di Tolkien. Martin stava ridendo mentre ne parlava (ecco perché bisogna ascoltare l’audio!). Martin stava facendo queste “critiche” in maniera evidentemente ironica. Perché non si tratta di vere critiche.

Andando anche a vedere, come faremo nei prossimi paragrafi, il rapporto che Martin ha con Tolkien, queste dichiarazioni non vanno lette come critiche. Al contrario, vanno lette nel seguente modo: “A me piace scrivere le storie in un certo modo e a me sarebbe piaciuto vedere la parte umana, materiale e sporca del governo di Aragorn. So che Tolkien non era interessato a questi aspetti, ma io lo sono”. Non è una critica, bensì l’ammissione del fatto che lui e Tolkien sono persone diverse e si focalizzano su aspetti narrativi differenti. E, in dialogo con Tolkien, Martin sviluppa nelle proprie opere ciò che non ha trovato nell’opera del maestro. Per questo non abbiamo uno scontro “Martin contro Tolkien”, bensì un dialogo di Martin con Tolkien.

E comunque Martin ha il diritto di dire quel che vuole su Tolkien
E comunque Martin ha il diritto di dire quel che vuole su Tolkien

George R. R. Martin contro Tolkien: l’origine della dichiarazione di Martin

L’opinione di Martin sul regno di Aragorn, in realtà, è molto antecedente e non ha nulla a che vedere con l’uscita della serie televisiva di Amazon.

Tutto è iniziato alla serata dedicata a Game of Thrones al Richmond County Bank Ballpark di Staten Island, nel 2015. Infatti, allo stadio quella sera si sarebbero affrontate due squadre: gli Staten Island Yankees e gli Hudson Valley Renegades. Ma, per stare in tema, i primi si erano soprannominati Staten Island Direwolves, mentre i secondi si sono definiti i Lannister Lions, riproponendo quindi sul campo la guerra tra Stark e Lannister.

La serata ha avuto George R. R. Martin come ospite d’onore e in generale la partita è stata molto in tema Game of Thrones. Abbiamo persino visto un trono di spade fatto di mazze da baseball!

L’articolo di Vulture linkato sopra non ne parla, ma pare che Martin sia stato anche intervistato dagli organizzatori dell’evento. Infatti, il giorno prima dell’articolo di Vulture (11 agosto 2015) è stato pubblicato dalla Staten Island Advance un video con George R. R. Martin. In questo video, online dal 10 agosto 2015, Martin parla di come Tolkien non abbia approfondito come Aragorn abbia regnato.

Se ascoltate le parole di Martin, ritroverete in esse le medesime dichiarazioni ripetute al Trinity College.

La difficoltà di descrivere la politica di un regno

Anche qui non troverete uno scontro “Martin contro Tolkien”, bensì un George R. R. Martin che parla di come abbia cercato di mostrare, nelle proprie opere, la difficoltà di governare. Dice, Martin, che questa difficoltà non è spesso menzionata nei libri fantasy e fa, a questo punto, l’esempio di Tolkien. Così, confrontandosi con Tolkien, Martin parla del suo sforzo nel cercare di delineare regni e regnanti differenti, ognuno dei quali deve fare i conti con le sfide che comporta il regnare.

Tuttavia, se Martin sottolinea le differenze tra il suo approccio alla descrizione di un governo e quello di Tolkien, non abbiamo uno scontro “Martin contro Tolkien”. Né le parole di Martin dovrebbero essere interpretate in senso polemico o negativo nei confronti del lavoro del Professore. Vediamo ora perché.

E comunque, Tolkien è troppo bello per essere odiato, e Martin lo sa
E comunque, Tolkien è troppo bello per essere odiato, e Martin lo sa

George R. R. Martin contro Tolkien: cosa pensa davvero Martin di Tolkien?

Attualmente, dovrebbe essere comune conoscenza che Martin ama Tolkien.

George R. R. Martin ammette candidamente di essere un grande fan delle opere del Professore. È chiarissimo nel dire che Tolkien ha avuto un’enorme influenza su di lui.

L’intervista a The Guardian: Tolkien ha influenzato Martin, ma Martin sa di non poter essere Tolkien

In questa intervista a The Guardian, Martin parla della sua scoperta di Tolkien. L’autore statunitense è molto esplicito sull’impatto che il Professore ha avuto su di lui: “he blew my mind”, dice. Tuttavia, Martin afferma che dopo Tolkien il fantasy ha vissuto un periodo buio, fatto di pallidi imitatori del Professore. Poiché non voleva essere associato a questa gente, Martin all’epoca ha preferito evitare l’epic fantasy, concentrandosi invece sulla fantascienza. Secondo Martin, questi scrittori di seconda categoria avevano preso da Tolkien solo le caratteristiche peggiori della sua opera, ignorando invece la sua grandezza.

Tolkien had an enormous influence on me, but after Tolkien there was a dark period in the history of epic fantasy where there were a lot of Tolkien imitations coming out that were terrible,” he says.

“I didn’t necessarily want to be associated with those books, which just seemed to me to be imitating the worst things of Tolkien and not capturing any of the great things.”

E, ci tengo a specificarlo, affermare che le opere di Tolkien abbiano dei difetti non significa in alcun modo rigettare la sua grandezza come scrittore.

Martin sa di essere molto diverso da Tolkien, di avere un background differente e di appartenere ad un’altra epoca. Sa che ogni scrittore fantasy contemporaneo scrive sotto l’ombra del Professore. Tuttavia, proprio poiché è impossibile riproporre la grandezza della voce di Tolkien, Martin preferisce semplicemente raccontare la propria storia con la propria voce.

“I think every contemporary fantasy writer writes under the shadow of Tolkien, but there was no way I could capture his voice, which is singular and unique.

He was a very different man than me, a man from a different time with very different attitudes, and even though we were both writing about a medieval-type society I had a very different take on it, on basic attitudes about the war and sexuality, so I was just telling my story”.

L’intervista ad Observer: somiglianze tra Martin e Tolkien

In questa intervista dell’8 novembre 2015 ad Observer, Martin parla del finale che ha pensato per Game of Thrones. E anche qui l’influenza di Tolkien si fa sentire, poiché Martin afferma che sia stato proprio il finale dolceamaro de Il signore degli anelli ad averlo ispirato. Letteralmente, in tal senso Martin ha solo belle parole per Tolkien.

I mean, it’s no secret that Tolkien has been a huge influence on me, and I love the way he ended Lord of the Rings.

It ends with victory, but it’s a bittersweet victory. Frodo is never whole again, and he goes away to the Undying Lands, and the other people live their lives. And the scouring of the Shire — brilliant piece of work, which I didn’t understand when I was 13 years old: “Why is this here? The story’s over?”

But every time I read it I understand the brilliance of that segment more and more.

Ma anche da un punto di vista di worldbuilding e di struttura della trama Tolkien ha influenzato Martin. L’autore statunitense ammette candidamente di aver cercato di imparare dal Professore tutto il possibile.

When I started writing Game of Thrones, one of the things I did was to look at Lord of the Rings and see what Tolkien did and tried to take some lessons from it.

In tal senso, Martin si è ispirato al modo in cui Tolkien tratta la magia per delineare il proprio sovrannaturale.

A big lesson was his handling of magic. You know, I think a lot of epic fantasy has too much magic. But Middle-earth is suffused with a sense of magic, it’s always on the peripheral and it’s used to set the stage.

Inoltre, Martin riflette anche su come si sia basato molto su Tolkien anche nel modo in cui ha espanso il focus dei propri libri.

The structure was very influential on Game of Thrones. If you look at the structure of Lord of the Rings, it all begins in the Shire and it’s very small. And then it gets bigger and bigger and bigger and bigger. […] Now if you look at Game of Thrones, everybody except Dany starts out in Winterfell, then certain things drive them apart, and then they’re scattered all over the world.

Ma Martin non sa inventare lingue come Tolkien, e lo sa bene!

Tuttavia, allo stesso modo, Martin ammette altrettanto candidamente di non aver creato lingue complete e complesse come quelle del Professore. Infatti, il dothraki e il valyriano che vediamo nella serie sono stati creati da specialisti di conlang (lingue artificiali) appositamente chiamati dalla HBO. Dei conlang e del loro studio all’università abbiamo parlato qui! Ma Martin, dal canto suo, non ha mai preteso di aver fatto nemmeno un decimo del lavoro fatto da Tolkien, di cui riconosce la grandezza.

He invented entire languages, I just fake it. When I sold Game of Thrones to HBO, they said, ‘There are entire scenes here in Dothraki. Can you send us your Dothraki book and syntax and rules?’ Tolkien would have responded promptly with a gigantic thing…whereas I had to say, ‘I invented like eight words.’

Martin con gli attori del biopic su Tolkien. Foto di Amanda Edwards
Martin con gli attori del biopic su Tolkien. Foto di Amanda Edwards

Conclusioni: state attenti al clickbait dato dal flame!

Al momento, l’ondata di indignazione per il finale di Game of Thrones e le aspettative sulla serie Amazon su Il signore degli anelli fanno le big views. Quindi, certamente qualsiasi testata cercherà di parlare di queste due tematiche. Figurarsi che big views che si possono fare quando se ne parla contemporaneamente!

Tuttavia, articoli di questo genere sono semplicistici e riduttivi. Cavalcano l’onda dell’antipatia per Martin e l’amore che tutti i nerd hanno per Tolkien. Ma in realtà non fanno un favore al Professore, né rendono giustizia ad un autore colto e riflessivo come Martin.

Al contrario, questi articoli sono serviti solo a buttare benzina sull’indignazione facile del web. I commenti irati di chi intima a Martin di stare zitto, perché ha svenduto la sua opera alla HBO si sprecano. Non parliamo nemmeno di quelli che ironizzano sul fatto che Tolkien, almeno, la sua trilogia l’abbia completata (ma convenientemente dimenticandosi che il Silmarillion è ancora in stato di bozza).

Al contrario, è divertente vedere come i siti di informazione abbiano preso le parole di Martin, estrapolandole dal loro contesto, per lanciarle come un osso ai critici del web. Soprattutto, è interessante confrontare questo loro comportamento con ciò che Martin pensa del giornalismo odierno via internet:

Yeah, I do have to parse my words. Some of it, frankly, is — and I don’t necessarily mean this as criticism of you [il giornalista], but maybe some of your colleagues — that this age of internet journalism is crazy.

These clickbait sites take things that I say, and I read headlines that seem to bear no relation to what I actually say.

Insomma, potete non apprezzare Martin, ma non fatevi abbindolare da titoli lusinghieri

E questo, sostanzialmente, è ciò che è successo in questi giorni con Martin. Passando dal dire imprecisioni (i buchi di trama) all’affermare il falso (Martin spera che la serie Amazon faccia cosa?!), molti siti di informazione hanno rimaneggiato le parole di Martin per fare le big views col minor sforzo possibile.

E ci sono perfino riusciti! Perché cosa attira di più i lettori del poter dare addosso allo scrittore più controverso del momento, avendo persino l’opportunità di dimostrare di aver capito Tolkien meglio di Martin? Ben pochi resistono ad un simile solleticamento dell’ego.

Tuttavia, è fondamentale approcciarsi a qualsiasi articolo di questo genere, con titoloni da indignazione, con la dovuta cautela. Davvero Martin è così stupido da criticare Tolkien su dei buchi di trama? Davvero davvero criticherebbe Tolkien sulla politica economica di Aragorn? Oppure sta solo sottolineando la differenza di approccio tra lui e il Professore?

Quindi, non siate boccaloni. Non lasciate che la vostra antipatia per Martin vi faccia prendere in giro. Non lasciate che i titoli clickbait vi circuiscano. Cercate le fonti, approfondite l’argomento. Siate Cercatori, non prede.

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