Netflix e la C. S. Lewis Company hanno stretto un accordo per produrre una serie di film e serie TV basati su Le Cronache di Narnia. 

Ebbene sì: dopo The Witcher, Netflix si è aggiudicata la possibilità di adattare anche un’altra pietra miliare del fantasy. Anzi, diciamocelo chiaramente: Netflix si è aggiudicata una delle serie più iconiche di questo genere narrativo, dopo Il Signore degli Anelli.

Stiamo ovviamente parlando de Le Cronache di Narnia, la serie di romanzi per l’infanzia scritti da C. S. Lewis negli anni Cinquanta, e che forse la nostra generazione ha conosciuto anche grazie ai tre film prodotti dalla Disney e dalla Fox: Il leone, la strega e l’armadio (2005), Il principe Caspian (2008) e Il viaggio del veliero (2010).

Cosa sappiamo sugli accordi con Netflix?

Per il momento non si hanno informazioni molto approfondite, ma, sostanzialmente, Netflix e la C. S. Lewis Company hanno concordato una collaborazione pluriennale, durante la quale Le Cronache di Narnia saranno al centro di una serie di adattamenti. Adattamenti che forse comprenderanno sia film, sia serie televisive.

Il produttore, Mark Gordon della eOne, ha asserito che vedremo sia lungometraggi, sia opere più episodiche, poiché la natura eterogenea delle storie di Lewis permetterebbe di spaziare molto e di creare delle produzioni multiple.

Siamo sicuramente di fronte ad un progetto ambizioso, che vedrà come produttori esecutivi Vincent Sieber e, sorprendentemente, Douglas Gresham. Ma nemmeno molto sorprendentemente, in realtà, perché Gresham è uno dei due figliastri di Lewis, da sempre impegnato nelle trasposizioni cinematografiche o radiofoniche (sì, negli anni Ottanta la BBC fece un adattamento radiofonico) delle opere del padre adottivo.

Douglas Gresham in tutta la sua pucciosità
Douglas Gresham in tutta la sua pucciosità

Che ne sarà dei vecchi (e nuovi) film de Le Cronache di Narnia?

Di nuovo, non c’è nulla di certo, ma probabilmente il nuovo accordo con Netflix manderà definitivamente in pensione il vecchio progetto cinematografico, iniziato nel 2005 con Il leone, la strega e l’armadio

Al momento, infatti, Mark Gordon stesso sarebbe dovuto essere il produttore de La sedia d’argento, il quarto film della serie, le cui riprese sarebbero dovute iniziare proprio quest’anno, sotto la regia di Joe Johnston (Jumanji, Jurassic Park III e Oceano di Fuoco – Hidalgo). Tuttavia, è lecito aspettarsi che La sedia d’argento non arrivi mai nelle sale, o che almeno non vi arrivi nella forma che ci aspettavamo.

Sicuramente, ripartire da zero aiuterebbe il franchise a scrollarsi di dosso l’impressione di essere una serie che continua in maniera incerta e per inerzia, sulla scia del successo dei film di Peter Jackson. Non che ai botteghini i film de Le Cronache di Narnia siano stati un flop (in totale avevano fruttato un buon miliardo di dollari), ma sono comunque ben lontani dall’aver sfondato. Dopo tutto, è probabilmente questo il motivo per cui la Disney non si era impegnata a continuare la serie dopo Il principe Caspian, cedendo i diritti a 20th Century Fox.

Speranze e paure per le nuove produzioni Netflix?

Ora, Netflix è certamente l’ente più indicato per ridare vita ad un progetto che pareva arenatosi, poiché ha i mezzi e i modi per sviluppare Le Cronache di Narnia a dovere

Certo, l’idea di vedere Aslan e Mr. Tumnus sul piccolo schermo fa sorridere, se si pensa al fatto che C. S. Lewis era molto scettico sulla possibilità di rendere dignitosi in live action i suoi fauni e i suoi animaletti parlanti, come scriveva nella lettera ad un giovane fan nel 1957.

Gli animali umanizzati non possono essere presentati alla vista senza risultare orrendi o ridicoli. Vorrei tanto che gli idioti che gestiscono il mondo del cinema realizzassero che ci sono delle storie fatte solo per l’orecchio.

Tuttavia, Lewis aveva incluso i diritti per trasposizioni cinematografiche nella sua eredità al figlio adottivo Douglas Gresham, che, convinto dai passi da gigante compiuti dalla CGI, aveva venduto i suddetti diritti alla Walden Media. Che poi avrebbe collaborato con la Disney e la Fox per realizzare i film che tutti noi conosciamo.

Dice, infatti, Gresham:

È fantastico vedere così tante persone da ogni dove che sperano di gustarsi nuovi contenuti su Narnia, e che le nuove tecnologie di produzione e distribuzione ci hanno permesso di dar vita ad avventure su Narnia in tutto il mondo.

Sarebbe poi carino rivedere alcuni degli attori iconici dei film passati fare capolino in queste nuove produzioni, ovviamente in ruoli diversi e adatti alle loro età attuali. Per quanto molti di loro non si siano distinti per performance brillanti, credo che si tratterebbe comunque di un omaggio carino agli sforzi precedenti, che hanno contribuito a tenere vivo il fandom de Le Cronache di Narnia.

E che ne sarà del messaggio cristiano di Lewis?

Alcuni fan hanno invece ben altre preoccupazioni: cosa ne sarà del messaggio cristiano de Le Cronache di Narnia? Verrà forse “annacquato” come era successo nei film della Disney? O forse sarà piegato ai voleri della “liberal agenda”, come temono alcuni commentatori sulla pagina Facebook ufficiale de Le Cronache di Narnia?

A volte dai film tagliano Winky, altre volte tagliano Dio. Capita.
A volte dai film tagliano Winky, altre volte tagliano Dio. Capita.

Ora, anche in questo caso non ci sono certezze e dovremo sicuramente aspettare ancora un bel po’ di mesi prima di avere delle notizie sicure e complete sulle nuove produzioni Netflix. Tuttavia, ci sono alcune questioni che già possono essere risolte.

Ai commentatori che paventano l’allontanarsi “dall’intento originale dei libri, ossia la rappresentazione allegorica di Dio e Gesù”, è importante ricordare che Lewis non ha scritto Le Cronache di Narnia come una allegoria cristiana. Al contrario, si tratterebbe di una serie di racconti fantastici in cui si sono inseriti elementi cristiani in un secondo momento, andandosi a definire più come una versione alternativa della storia di Cristo. Scrive Lewis in una lettera:

Se Aslan rappresentasse la Divinità immateriale nella stessa maniera in cui Giant Despair rappresenta la disperazione egli sarebbe una figura allegorica. Comunque in realtà egli è un’invenzione che dà una risposta immaginaria alla domanda, ‘Come potrebbe essere Cristo, se ci fosse un mondo come Narnia ed Egli scegliesse di incarnarsi e morire e risorgere nuovamente in quel mondo come Egli ha effettivamente fatto nel nostro?’ Questo non è per niente allegorico.

Ai commentatori che temono una svolta da social justice warrior o una trama scritta da “femministe che odiano gli uomini”, non ho rassicurazioni da dare, solo il consiglio di non ragionare per stereotipi polarizzati.

Vorrei inoltre ricordare a tutti che non si può misurare il valore di una trasposizione cinematografica solo in base alla fedeltà che dimostra nei confronti dei suoi libri di riferimento, perché si tratta de facto di opere nuove e diverse, che hanno il diritto di innovare e rinnovarsi. Una riproduzione fedelissima dei libri di Lewis può essere piacevole, ma non porterà niente di nuovo, e l’umanità ha passato millenni a riscrivere e reinterpretare la propria mitologia. A volte i risultati possono essere buoni, altre volte possono essere disastrosi o incorrere in scelte controverse (come era successo per la questione di Ciri su The Witcher), ma ricordiamoci che si tratta sempre di scelte legittime.

In ogni caso, visto il tenore da caccia alle streghe che si respira nella pagina Facebook de Le Cronache di Narnia, abbiamo una sola certezza: Netflix farà incazzare qualcuno.

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