Tra i generi videoludici classici ritornati in voga negli ultimi anni troviamo un’ampia proposta di titoli raggruppabili sotto la famiglia dei Metroidvania: Dead Cells, Death’s Gambit, Axiom Verge, Guacamelee, Shantae, Bloodstained, Ori and the Blind Forest e Hollow Knight sono solo una manciata dei titoli più chiacchierati di recente uscita, ognuno capace di portare la propria lettura degli stilemi del genere chi attraverso un’esperienza di stampo più tradizionale, chi attraverso l’utilizzo di meccaniche particolari o attraverso l’uso sapiente di ambienti e direzione artistica a fini narrativi.

Il trio indie che va a comporre lo studio TurtleBlaze, supportati dal publisher The Arcade Crew, hanno scelto di dire la loro su questa tipologia di gioco lanciando il loro Kunai, disponibile su Steam e Nintendo Switch.

Robopocalypse

In un leggero mix di passato e futuro, Kunai propone una premessa sicuramente familiare ai più: dopo aver raggiunto le vette del progresso tecnologico, l’umanità ha causato la propria stessa rovina lasciandosi prendere la mano con l’Intelligenza Artificiale creando un esercito di robot autonomi che hanno quasi neutralizzato ogni forma di vita terrestre.
A far fronte allo spietato esercito meccanico ci sono un manipolo di sopravvissuti ed alcuni robot pacifici che, nel mondo completamente invaso da terrificanti creazioni meccaniche, hanno messo insieme una strenua resistenza che li ha portati ad irrompere una struttura di ricerca alla ricerca di una speranza di vittoria.
Questa speranza è rappresentata da Tabby, il nostro protagonista, un bizzarro, entusiasta ed espressivo robot-ninja con un tablet come testa che nasconde capacità letali e distruttive dietro l’innocente e cartoonesca esuberanza trasmessa attraverso diverse espressioni sullo schermo che va a comporre la sua faccia.

Se la premessa può sembrare piuttosto cupa e seria, tutt’altro è la sua messa in scena: sia le espressioni di Tabby, prevalentemente comiche (anche quando, agitando la sua letale katana, vuole sembrare minaccioso) che lo stile 8-bit consistente sia nell’aspetto visivo che sonoro e fortemente rievocativo, nei toni, di un platform per Game Boy, infatti, danno vita ad un titolo vivace, esuberante e coinvolgente.

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Lame, proiettili e… Cappelli

La cornice del gioco è intuibile sin dalle prime fasi che, sebbene vengano condotte in modo lineare, lasciano intravedere diverse strade bloccate che andranno senza dubbio superate una volta recuperato l’adeguato power up mentre veniamo introdotti alle meccaniche elementari del gioco attraverso le diverse schermate a scorrimento che immediatamente riportano alla mente Dead Cells o Hollow Knight per la fluidità e precisione dei movimenti e, al tempo stesso, suggeriscono una certa enfasi sul lato platform del titolo.

La prima introduzione nell’arsenale di Tabby sarà la sua fedele katana, un’arma che si occuperà di fare sia da strumento offensivo che difensivo e di supporto: dietro l’elementare attacco che vedrà Tabby agitare rapidamente la lama, infatti, si celano diverse meccaniche che rendono quest’arma essenziale.

La katana non solo sarà il principale metodo di attacco a disposizione del giocatore, ma si occuperà anche di curare la salute di Tabby attraverso i suoi poteri “vampirici”, contribuirà alle capacità di platforming del robotico ninja con i suoi fendenti verticali e, come ci si potrebbe aspettare da un potentissimo e sorridente robot ninja sperimentale, è in grado di deviare e rispedire al mittente i proiettili provenienti dalle armi da fuoco nemiche.

Ma la vera portata principale di questo gioco sono, ovviamente, i kunai che danno il nome all’intero prodotto: dopo aver esplorato una struttura superando le guardie armate che ne proteggono i segreti, infatti, Tabby avrà accesso ad una coppia di pugnali legati a dei cavi controllabili separatamente così da permettere al giocatore di arrampicarsi, penzolare e percorrere in aria o verticalmente le aree del gioco.

Ogni area spingerà il giocatore ad usare gli strumenti di Tabby in maniera creativa, senza risparmiarsi nel richiedere una certa maestria con le meccaniche basilari proposte fino ad arrivare a boss fight che fanno da veri e propri skill check: padroneggiare i kunai sarà dunque una necessità per la progressione dell’avventura di Tabby e per riuscire a scovare le altre armi, abilità ed i segreti celati nelle aree di questo bizzarro mondo robotico.

Nonostante le potenzialità di esplorazione, la ricompensa lascia un po’ con la bocca asciutta: le deviazioni dalla strada principale non sono particolarmente numerose così come i segreti, che si limitano a ricompense marginali e perlopiù cosmetiche sotto forma di cappelli che Tabby potrà indossare a suo piacimento attraverso il menù.

Un vero peccato, perché ogni singola aggiunta all’arsenale di abilità di Tabby offre metodi inventivi di risoluzione di enigmi e di esplorazione oltre alla loro funzione più diretta di attacco.

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(Dis)orientamento

Uno dei punti in cui Kunai soffre maggiormente è, sfortunatamente, la navigazione nella mappa: se meccanicamente muoversi all’interno delle aree di gioco è un’esperienza positiva, non sempre ripercorrere aree precedenti con dei nuovi strumenti riesce ad essere interessante quanto la prima visita, sempre se si abbiano nuovi strumenti e che il backtracking non sia una mera richiesta narrativa.

Una meccanica di fast travel avrebbe probabilmente smorzato questo aspetto, che emerge però anche in sezioni avanzate del gioco dove non è sempre chiaro quale sia il prossimo obiettivo, portando a vagare a tentoni e senza meta per le aree già note attraverso un’esplorazione che non ricompensa poi granché e che cela i propri segreti dietro a dei banali muri invisibili.

Molto più focalizzato sui suoi aspetti arcade che sulla propria narrazione, la mancanza di uno storytelling ambientale o di una forma di ricerca nei confronti del mondo di gioco rendono ancora più raffazzonata la componente esplorativa di Kunai, alleggerita solo dagli NPC che non si risparmieranno dal regalarci aneddoti comici e battute divertenti consistenti con il tono generale del titolo.

Kunai – desiderabile imperfezione

Sebbene manchi della rigiocabilità di altri indie del genere o della longevità dei maggiori esponenti Metroidvania, Kunai delude realmente solo nel suo non avere di più su cui mettere le mani: il peculiare stile visivo, la colonna sonora lo-fi, la palette di colori usata magistralmente e la difficoltà nel complesso ben calibrata verso un coinvolgente e mai frustrante combattimento offrono un’esperienza di gioco contenuta che tiene incollati al titolo per tutta la sua durata.

Se è vero che in alcuni momenti perde di vista il proprio ritmo e la propria struttura, i momenti in cui il combattimento e la navigazione sono bilanciati sono immensamente soddisfacenti e difficili da ignorare.

Senza dubbio l’avventura di Tabby è consigliabile a chiunque ami i Metroidvania e sarebbe un peccato se Kunai fosse l’ultima occasione di vedere il simpatico robot in azione: le fondamenta sono molto solide, ed un’adeguata rifinitura da parte di TurtleBlaze potrebbero dar vita ad un ottimo sequel che ci auspichiamo per il futuro.

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