Per il Modena Play, il gruppo di studio Donne, Dadi & Dati presenterà i risultati dell’indagine sulla discriminazione nel mondo italiano dei giochi di ruolo. Anche noi Cercatori abbiamo dato una mano: vediamo cosa bolle in pentola!

L’anno scorso, il mondo dei giochi di ruolo ha visto un bel po’ di discussioni sul tema della rappresentazione delle minoranze nei titoli e del sessismo al tavolo da gioco.

Pensate anche solo alla gigantesca polemica scatenata dal fatto che, in una nuova espansione di D&D, alcuni elfi benedetti dalla propria divinità potessero cambiare sesso una volta al giorno. Noi Cercatori non eravamo ancora nati come redazione indipendente, ma all’epoca io, Yari e Simone ne parlammo in una live su Facebook, in cui Yari ci spiegò che effettivamente, per la lore del setting, forse sarebbe stato più appropriato dare questa benedizione ad altra gente. Per il resto, però, tenendo conto del fatto che questo tratto è opzionale e che può anche non essere scelto, abbiamo tutti concordato sul fatto che la novità non fosse così importante e che probabilmente se ne stava facendo una tragedia inutilmente.

Altra parte del nostro mondo, invece, ricordo che prese la notizia malissimo, inalberandosi e gridando al politically correct e all’inclusività a tutti i costi che stavano rovinando il mondo dei giochi di ruolo. Se si cerca in alcuni gruppi italiani dedicati a certi giochi di ruolo, si possono ancora trovare commenti che dicono “Come distruggere una razza. Passo 1: i membri cambiano sesso quando gli pare”.

Il terribile manuale con gli elfi genderfluid!
Il terribile manuale con gli elfi genderfluid!

Discriminazione nei giochi di ruolo: ma esiste?

Sulla scia di queste e di altre polemiche che ciclicamente riappaiono, ci si chiese se il mondo italiano dei giochi di ruolo fosse un ambiente generalmente poco amichevole nei confronti delle donne, delle persone non etero e di quelle non cisgender (quindi transessuali/transgender, persone non binarie, genderflui et similia).

Ora, non si trattava di una domanda a cui fosse semplice dare risposta: ognuno di noi ha avuto le sue esperienze e se alcuni sono pronti a giurare che mai hanno visto discriminazioni di sorta, altri hanno pronti racconti di episodi spiacevoli successi a loro o ad altri membri al tavolo. Non è semplice costruire una panoramica che dia un po’ un’idea generale sulla situazione, anche perché su internet possiamo vedere solo un certo tipo di interazioni tra giocatori e giocatrici di ruolo: gran parte dei comportamenti discriminatori messi in dubbio avvengono, invece, fra le mura di casa, nel privato del tavolo da gioco.

Come fare a capire se il sessismo e l’omo-transfobia al tavolo da gioco esistessero davvero?

Donne, Dadi & Dati: il questionario

Lo scoppio della polemica sugli elfi genderfluid convinse un gruppo di persone, accademici e non, che valesse la pena di indagare di più sulla discriminazione nel mondo italiano dei giochi di ruolo. Così, nacque Donne, Dadi & Dati (DD&D) (qui la pagina Facebook), un gruppo di ricerca formato da donne, uomini e persone di altri generi, dedicato proprio allo studio della discriminazione nei giochi di ruolo.

Consapevoli della delicatezza dell’argomento e del fatto che probabilmente sarebbero serviti svariati studi e approfondimenti per capire bene il fenomeno, le persone di DD&D hanno deciso che, per cominciare, sarebbe stato utile raccogliere le esperienze dei giocatori e delle giocatrici di ruolo italiani/e. Della serie: vediamo intanto cosa ci racconta la community con questa indagine, poi, anche sulla base delle loro testimonianze, si faranno ulteriori approfondimenti.

Così, è nato il questionario che l’anno scorso ha girato gran parte dei gruppi Facebook dedicati ai giochi di ruolo. In questo questionario, si chiedeva all’utenza di raccontare in quali contesti avesse iniziato a giocare di ruolo e con quali compagnie giocasse attualmente, indagando anche quali giochi preferisse e da quanto tempo giocasse. Dato questo contesto, il questionario passava dunque alle domande relative alle discriminazioni che l’utenza avrebbe potuto aver subito o a cui avrebbero potuto aver assistito, sia di genere, sia relative all’orientamento sessuale, sia basate su altre questioni (etnia, reddito, inesperienza, disabilità fisiche e psicologiche così via). Infine, si è chiesto all’utenza di raccontare qualche dettaglio in più sulle discriminazioni che avevano subito o a cui avevano assistito, rispondendo ad una domanda aperta.

Finalità dell’indagine: un punto di partenza per il futuro

In questo modo, si sperava di poter avere una panoramica sulla situazione dei giocatori e delle giocatrici di ruolo raggiunti dal sondaggio e su che genere di discriminazione avessero incontrato nell’ambiente. Inoltre, dato il tipo di domande poste, si è fin da subito specificato che sarebbe servita come linea di partenza per studi futuri, generando ipotesi da confermare.

Dopo tutto, i numeri raccolti difficilmente avrebbero fornito anche le spiegazioni alle percentuali che mostravano: se ci sono meno donne giocatrici tra i 31 e i 50 anni, vuol dire che le donne dopo una certa età subiscono una pressione sociale che le fa smettere di giocare e impone loro di dedicarsi alla famiglia? Oppure, semplicemente si tende a iniziare a giocare di ruolo ad un’età inferiore e dieci anni fa le donne iniziavano a giocare di meno? Oppure è tutto solo un caso? Difficile a dirsi, ma già sapere che le donne in questa fascia di età sono in numero inferiore porta a porsi alcune domande e stimola ulteriori ricerche, magari condotte su altri campioni e su altre popolazioni.

In generale, lo studio sulle risposte al questionario è stato fatto non con l’intento di dimostrare che nel mondo italiano dei giochi di ruolo ci sia discriminazione, ma per capire se nel mondo italiano dei giochi di ruolo ci sia discriminazione. E, qualora ci fosse discriminazione, in quali forme si manifestasse.

Inoltre, il sondaggio non vuole nemmeno essere rappresentativo di tutti i giocatori e le giocatrici di ruolo italiani/e: anche solo per il fatto di essere girato soprattutto su Facebook, ha inevitabilmente lasciato fuori tutti coloro che non utilizzano questo social network e/o non frequentano i gruppi e le pagine di giocatori di ruolo. Citando dal documento che espone i risultati dell’indagine:

Il campione che ha partecipato al sondaggio non può quindi essere considerato rappresentativo della comunità di giocatrici e giocatori nella sua totalità (popolazione di riferimento), ma si riferisce a quella porzione della popolazione di riferimento composta dalle persone che sono utenti Facebook, che hanno saputo del sondaggio e che hanno avuto l’interesse a compilarlo.

Donne, Dadi & Dati: il gruppo di ricerca
Donne, Dadi & Dati: il gruppo di ricerca

I risultati dell’indagine: la presentazione al Modena Play

Visto che ormai è passato un anno dalla messa in circolazione del sondaggio, DD&D ha deciso che presenterà i risultati dell’indagine al Modena Play. Successivamente, il documento con tutti i risultati del sondaggio, le testimonianze, le statistiche e le riflessioni di chi ha contribuito al lavoro verrà messo a disposizione di tutt* su internet.

La presentazione dei risultati si terrà sabato 6 aprile, dalle 9.30 alle 10.30 in sala 30, quindi consigliamo a tutti di armarsi di caffè, così da affrontare tabelle, grafici, statistiche e linguistica brutta in forze. Ovviamente, l’ingresso è libero e sono invitati tutt* gli interessat*. Le nuove informazioni e gli aggiornamenti verranno pubblicati sulla pagina dell’evento Facebook.

L’argomento è lungo e spinoso, quindi speriamo di riuscire a fare a nostra volta una panoramica di questa panoramica, così da far capire il metodo di lavoro e i risultati più interessanti. Infine, vorremmo anche lasciare un certo spazio anche per le domande e la discussione, anche se, se le cose andranno come nel Genderplay, alla fine usciremo dalla sala che staremo ancora parlando e continueremo la discussione davanti all’ennesimo caffè della giornata.

Poi chi vorrà approfondire l’argomento potrà farlo leggendo il documento, che più o meno dovrebbe aggirarsi sulle 70 pagine e conterrà anche tutta una serie di tabelle esplicative sui numeri delle risposte al sondaggio.

Infiliamo le manine unte nei corpora!
Infiliamo le manine unte nei corpora!

L’indagine linguistica: cosa c’entrano i Cercatori?

Come si è detto, il sondaggio da cui è partita l’indagine è stato creato e condiviso da DD&D, con cui noi Cercatori siamo rimasti in contatto dopo l’organizzazione del Genderplay, confrontandoci spesso in merito a diverse questioni, quali i safe space nei giochi di ruolo.

Dato che, personalmente, in campo accademico mi occupo di studiare, da un punto di vista linguistico, sia il linguaggio dei fandom, sia l’hate speech, e il mio approccio è prevalentemente basato sulla linguistica dei corpora, negli ultimi tempi mi è ronzata in testa l’idea di creare sia un corpus di italiano usato dalla community dei giochi di ruolo, sia un corpus di lingua della discriminazione, sempre relativa alla community dei giochi di ruolo.

Parlandone con Claudia Pandolfi di DD&D, mi è stato proposto anche di analizzare le testimonianze scritte che coloro che hanno partecipato al sondaggio hanno lasciato nella domanda aperta:

Se hai risposto affermativamente alla domanda “Durante sessioni o dimostrazioni di GDR a cui hai partecipato, hai mai subìto discriminazione di genere?”, qui puoi fornire qualche dettaglio in più. Per esempio, da chi hai subìto discriminazione? Che tipo di discriminazione hai subìto?

Tenendo conto del fatto che da queste testimonianze non si può studiare il linguaggio della discriminazione, si è deciso di studiare il linguaggio con cui chi scrive ha descritto la discriminazione.

In questo modo, si potranno vedere le strategie linguistiche che i e le rispondenti hanno utilizzato per parlare di ciò che hanno subito o visto subire al tavolo, notando anche alcune interessanti differenze fra uomini e donne. Inoltre, si potrà notare anche ciò che chi scrive ha deciso di mettere in evidenza con particolari strategie retoriche, quali il discorso riportato.

Tuttavia, bisogna sottolineare che il corpus composto da queste testimonianze è molto piccolo, poiché conta solo 10.000 token (ossia 10.000 parole grafiche), e non è stato pensato per essere uno strumento di studio linguistico. Di conseguenza, questo corpus non può darci dati rappresentativi, né numeri statisticamente rilevanti per i fenomeni che siamo andati ad analizzare.

Però, il fatto che questo corpus ci dia l’identità di genere dello/a scrivente e presenti formazioni che difficilmente si potrebbero trovare anche in corpora molto più grossi (provare per credere!) lo rende comunque una preziosa fonte di informazioni. Sicuramente, è il luogo giusto in cui identificare dei fenomeni da approfondire in futuro, con l’aiuto di corpora più capienti e rappresentativi.

In generale, quindi, anche lo studio linguistico fatto su questo sondaggio non è che un’indagine preliminare, per sviluppare ipotesi da testare in futuro e invitare alla riflessione.

I risultati dell’analisi linguistica verranno dunque da me presentati al Modena Play, insieme ai risultati dell’indagine. Vi aspetto dunque sabato mattina, insieme alle ragazze e ai ragazzi di DD&D!

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