Una riflessione sulle Female Space Marine del 41° Millennio e sulla filosofia politica di Warhammer 40.000. Perché le Space Marine donne possono esistere nella lore di Warhammer? E perché non si dovrebbe parlare di inclusione?

Nella tetra oscurità del lontano futuro non c’è canone che regga. Trilioni di ricerche Google e miliardi di fanti dell’Astra Militarum hanno perso la vita nel tentativo di SPIEGARE TUTTA LA LORE di un setting nato nel 1987 e con un sistema di “canone” assai “smarmellato”.

Quindi, lo dico sin da subito: questo articolo NON spiega la lore di Warhammer 40.000 nella sua abnorme complessità. Proverò, però, a dare qualche linea guida a chi legge questa articolo senza mai aver sfogliato una delle wikia dedicate al prodotto Games Workshop.

Di cosa parla questo articolo?

Delle Female Space Marine. Le soldatesse bio-modificate ricoperte di armature potenziate che difenderebbero l’Imperium dell’Umanità, se esistessero. Al centro di un dibattito nella community internazionale di uno dei più importanti wargame esistenti.

Gli Space Marine sono l’élite combattente dell’Imperium, umani potenziati con il seme genetico dell’Imperatore, simbolo di marketing e di lore dell’universo di Warhammer 40.000. All’interno della rappresentazione canonica, questi soldati sono unicamente uomini.

Da un po’ di tempo a questa parte, invece, si parla dell’esistenza della loro versione femminile: LE Space Marine. Tra rivendicazioni di “correttezza nel canon”, “impossibilità di trapiantare il seme genetico dell’Imperatore in una biologia femminile”, affermazioni terribilmente sessiste, parti di community che moddano le miniature di interi eserciti di Space Marine con teste femminili, rivendicazioni di inclusività, e flame sulla lore, la questione delle Female Space Marine sembra essere il punto di scontro di svariate posizioni politiche all’interno della community di Warhammer 40.000.

Per analizzare questa situazione, occorre imbarcarsi su una nave del vuoto, affrontare un pericoloso viaggio Warp, ed arrivare su oscuri pianeti, chiamati Community e Canon. Mi offro come Navigator per questa impresa, guidandovi attraverso i perigli del 41° Millennio e del 2° Millennio.
Ma prima, un preambolo.

Rappresentazione di una "Female Space Marine", soldatessa degli Space Wolves, fatta da David Sondered
Rappresentazione di una “Female Space Marine”, soldatessa degli Space Wolves, fatta da David Sondered

Un tuffo nel Warp: perché parlare di Warhammer 40.000 come di un prodotto politico e filosofico?

Con la sua ambientazione tetra e oscura, Warhammer 40.000 inserisce molte riflessioni politiche attraverso temi al limite dell’ironico, partendo proprio dalla costruzione del concetto di Imperium dell’Umanità.

Breve descrizione dell’Imperium

La distopia è estremizzata nell’Imperium, un dominio galattico xenofobo, oscurantista, militarista, estremista religioso e colonialista. Su milioni di mondi, in migliaia muoiono ogni ora nelle fabbriche dedicate alla produzione continua di un sistema galattico basato sulla guerra. Altrettanti crepano sui campi di battaglia dell’oscuro futuro (la vita media di una Guardia Imperiale è di quindici minuti). Chiunque presenti mutazioni è un abominio da sterminare, preda dell’Inquisizione.

Il Warp, una dimensione parallela senza spazio né tempo, si insinua nel mondo materiale, manifestandosi attraverso la possessione demoniaca delle persone che hanno poteri fuori dal comune, gli Psionici. Quest’ultimi vengono sfruttati dall’Imperium per ogni genere di compito, non solo bellico ma primariamente di navigazione. Infatti, gli Psionici sono gli unici in grado di comunicare telepaticamente attraverso il Warp, mandando messaggi in ogni angolo della galassia. Pertanto, molti di essi sono arruolati in maniera coercitiva nell’Astronomican, un faro guida alimentato dall’Imperatore stesso, che permette viaggi sicuri e superiori alla velocità della luce in tutti i settori.

Questo è l’Imperium dell’Umanità, fondato dall’Imperatore per avverare il “destino dell’umanità stessa”: dominare la galassia. L’Imperatore, “quasi vivo e quasi morto”, inumato dal suo Trono d’Oro, dopo aver subito una tremenda rivolta dieci millenni orsono. Da ateo razionalista noto per la creazione di un esercito transumano di super soldati, gli Space Marine, l’Imperatore viene ora venerato come un Dio. L’Ecclesiarchia, una chiesa di Stato, converte e pontifica su ogni mondo, alla ricerca dei segnali di eresia: eresie come la negazione della Sua Divinità sono punite con la morte. Le antiche specie xeno sono considerate nemici da sterminare con ogni mezzo, per il mantenimento della purezza umana.

Una galassia senza eroi

Ora, con questo breve excursus riassuntivo, è facile comprendere come siano presenti in questo setting teorie politiche miste e varie, da Feuerbach a Marx. Eppure, come vedremo tra poco, c’è chi riesce ad esaltare l’Imperium come fosse una possibile utopia, nonostante i giudizi secchi e chiari sulla tossicità di un sistema politico simile espressi dalle autorialità che le hanno scritte. Questi giudizi sono presenti negli stessi manuali di ambientazione, supplementi, manuali base, eccetera.

Ciò che colpisce, e ha sempre colpito, l’audience di Warhammer 40.000 è la presenza di altre fazioni, altrettanto distopiche, folli, autoritarie, terrificanti. Dagli Aeldari isolazionisti, ai Drukhari estremisti del BDSM, dagli Orki capaci unicamente di distruggere, al Chaos devoto ai “poteri perniciosi” del Warp, non ci sono “buoni”, neanche “un po’ buoni”. Non si parla di antieroi, ma di una galassia che cade letteralmente a pezzi.

L’eroe che è manipolato a credere di essere un eroe

Di certo si potrebbe dire che questo setting ha un problema di Darkness Induced Audience Apathy, della tendenza all’escapismo in assenza di personaggi in cui immedesimarsi. Ma è proprio nella riflessione sulle dinamiche di potere e sfruttamento che si gioca l’intera narrazione di Warhammer 40.000, specialmente nei GdR ad esso dedicati e nei numerosi romanzi. Personaggi e protagonisti sono ingannati, utilizzati, manipolati da più poteri e fazioni in costante lotta tra loro. Sono marionette nelle mani di un sistema molto più grande, un tropo post-moderno che riconduce alle figure dei “perdenti”, e non certo a quelle degli “eroi”, pur ammantandosi di eroicizzazione. Se ne parla meglio qui.

Infatti, l’eroe di Warhammer 40.000 è solo una facciata. Crede di esserlo, viene indotto a crederlo. E l’audience, insieme all’eroe, crede che egli o ella lo sia, per poi continuare a leggere il romanzo di Black Library o a giocare l’avventura di Wrath & Glory, e scoprire che è tutto falso. Si tratta quindi del tropo dell’antieroe nella sua decadenza quasi nichilista.

Decostruzione e parodia di tropi fantasy

Un’ambientazione come questa propone addirittura modelli decostruiti del concetto di razza fantasy. Infatti, per esempio, gli Orki non sono “selvaggi distruttori perché lo sono di natura”, dove il termine natura si sovrappone ad una visione colonialista di cultura. Gli Orki, al contrario, sono una specie di funghi antropomorfi creata per combattere nelle battaglie intergalattiche: non sono, come Jessica Rabbit, “stati disegnati così”, ma sono stati “coltivati così”.

A tutto ciò si unisce un alone costante di macabra ironia, tra giochi di parole e freddure, e lore volutamente assurda o parodistica. Sempre gli Orki del 41° Millennio costruiscono ogni genere di tecnologia con dei rottami, e per un principio gestaltico, esse funzionano. Infatti, la tecnologia degli Orki esiste perché essi ci credono, e i “mezzi rozzi” (ovvero i veicoli dipinti di rosso) vanno più veloce per la stessa ragione. I poteri perniciosi, gli Dei del Chaos che abitano il Warp, esistono in quanto dei perché qualcuno nel mondo materiale crede che lo siano. Ovviamente queste riflessioni gestaltiche portano anche a rivedere totalmente il concetto di Dio Imperatore: l’Imperatore, il più grande Psionico mai esistito, è davvero un Dio o è tale perché un gigantesco Imperium umano di credenti permette che egli lo sia?

Anche nella sua versione fantasy di vecchia generazione, connotata collettivamente come “meno politica”, i temi politici non mancano: per approfondire si veda questo articolo su We are the mutants.

Rappresentazione di un Orko che combatte uno Space Marine, ad opera di MelvinChanArt
Rappresentazione di un Orko che combatte uno Space Marine, ad opera di MelvinChanArt

La tossicità di parte della community di Warhammer 40.000

Nell’ambiente dei giochi da tavolo si parla spesso della tossicità della community di Warhammer 40.000, e in molti casi queste voci corrispondono a realtà. Basta farsi un giro sui vecchi forum dedicati o scavare un po’ in Reddit per accorgersene.

È altresì vero che la community è cambiata molto negli ultimi anni, influenzando addirittura pagine dedicate di 1d4chan (non esattamente il luogo virtuale più progressista). Siti come Bell of Lost Souls, Goonhammer e Spikey Bits hanno cambiato totalmente la loro linea editoriale, epurando un vasto quantitativo di nefandezze da “neckbeard”.

Il caso di Arch Warhammer

Anche il più grande bastione di tossicità, Arch Warhammer, è da poco caduto. Arch Warhammer è uno youtuber noto per le sue posizioni vicine all’alt-right, per i suoi video contro Black Lives Matter e contro i movimenti femministi globali, ed altresì noto per il costante incensare la “linea politica” dell’Imperium (sic). Non è troppo diverso da altre realtà tossiche e reazionare già trattate su questo sito, come One Angry Gamer. Il canale di Arch Warhammer è cominciato a crollare quando il castello di carte su cui era basato è stato spazzato via da “un’accusa molto grave”: il noto “neckbeard” non ha mai giocato né ha mai preso parte all’hobby. Arch Warhammer confermò questa illazione e, proprio a causa della tossicità della community costruita da egli stesso, si ritrovò con un improvviso calo di iscritti.

Successivamente, è stato rilasciato il trailer di lancio di Indomitus, ossia dell’evoluzione del setting basato sulla nuova edizione di Warhammer 40.000. Questo trailer, in computer grafica, mostrava una vasta rappresentazione femminile, tra protagonismo di una Adepta Sororitas, suore che compongo l’esercito dell’Ecclesiarchia, e soldatesse della Guardia Imperiale.

Così, i video di Arch Warhammer hanno cominciato ad attaccare direttamente la casa produttrice Games Workshop. In seguito allo statement sull’inclusività di Games Workshop, “Warhammer is for everyone”, Arch Warhammer lanciò una campagna di boicottaggio e di mail bombing via posta non-elettronica. La campagna cominciò meno di un anno fa. Nell’ultimo anno la Games Workshop ha fatturato il 115% in più (sicuramente anche “aiutata” dal lockdown globale).

La reazione della community ai video di Arch Warhammer: un cambiamento evidente

È quindi molto chiaro che la community è cambiata, per lo meno in meglio. Ed è altrettanto chiaro che il gatekeeping non vende, e il progressismo sì.

Certamente, poi, il concetto di “Warhammer is for everyone” non regge molto quando stai vendendo dei costosissimi pezzetti di plastica, scolpiti finemente. Warhammer NON è certo un hobby anticlassista.

Ciò che però mi ha colpita di più è stata la reazione materiale della community stessa alla tossicità di un personaggio come Arch Warhammer.
Infatti, il suo canale Reddit è stato hackerato: r/ArchWarhammer ha cominciato a postare thread sul cambiamento sociale, con il claim “Benvenutə nel Settore Sigmarxista” (un gioco di parole con Sigmar, il dio celestiale di Warhammer Fantasy e Age of Sigmar). Ora, il canale di Arch Warhammer si presenta così.

Ma perché la storia della community e di Arch Warhammer è così importante per la nostra analisi? Per due ragioni.

La prima riguarda proprio il dibattito sulle Female Space Marine. Le posizioni di Arch Warhammer sul tema sono sempre state, ovviamente, contrarie. Sono un’avanguardia di motivazioni sessiste mascherate come lore, seguite a ruota proprio da una parte di community che ha aderito alla sua inutile e minoritaria campagna di mail bombing. E la seconda si riconnette alla prima: il canone. Arch Warhammer e la sua community di riferimento rivendicano il canone di Warhammer 40.000 come assoluto e “non riscrivibile per mere questioni di inclusività”.

Ma è davvero così?

La dichiarazione della Games Workshop
La dichiarazione della Games Workshop

Il “canone” che non è mai “canone”

Iniziamo questo discorso con due citazioni (grassetto nostro):

Con Warhammer e Warhammer 40.000, la nozione di canone è erronea. Ci sono certamente fatti assodati – l’attuale imperatore [di Warhammer Fantasy Battle] è Karl-Franz, i Blood Angels hanno un’armatura rossa, il commissario Yarrick ha difeso il Formicaio dell’Ade durante la Seconda Guerra dell’Armageddon. Tuttavia, suggerire che tutto il resto non è canonico è un disservizio ai giocatori e agli autori che partecipano a questo mondo. Suggerire che i romanzi della Black Library siano in qualche modo di minore rilevanza per il background è insinuare che ogni giocatore che ha creato un Capitolo unico dei suoi Space Marine o ha inventato la propria Elezione degli Elettori sta in qualche modo sbagliando. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Warhammer e Warhammer 40.000 esistono come decine di migliaia di realtà che si sovrappongono nell’immaginazione di sviluppatori di giochi, scrittori, lettori e giocatori. Nessuna di queste interpretazioni è sbagliata.

Gav Thorpe, Lead Designer Games Workshop (Fonte)

Nella possibilità di un’interpretazione senza fine si trova la libertà potenziale. Ciò che conta è rispettare il materiale di partenza, contribuire ad esso e attenersi al tema. […] perché non importa chi scrive i dettagli, 40K ha dei temi inalterabili, incisi nella più solida pietra. Essi sono la chiave di volta. Sono ciò che conta di più.

Aaron Dembski-Bowden, co-autore della serie Horus Heresy (Fonte)

Temi e canone in Warhammer 40.000

Nelle ambientazioni Games Workshop i temi prevalgono sul canone.

Infatti, il canone, in realtà, non esiste, è in continuo rimodellamento da parte di ogni autorialità coinvolta e delle stesse persone che partecipano giocando alla community di wargame più grande del mondo. Si tratta di una furbata per non impazzire seguendo le complesse trame che si intrecciano attraverso molte (forse troppe) linee editoriali diverse? Sicuramente. È chiaro che Games Workshop non ha intenzione di finire come il canone di Star Wars.

Ma cosa comporta questa nozione di canone? Ebbene, comporta un’ampia libertà di personalizzazione delle proprie avventure e delle proprie narrazioni, il generarsi di sotto-community, che inevitabilmente si scontreranno per portare avanti la proprio visione e la propria interpretazione del non-canone.

Un canone fatto più di ironia che di ordine

Personalmente, la vostra Navigator trova questo modello di canone a dir poco confusionario, specialmente quando ci si ritrova a lavorare con prodotti affiliati degli universi Games Workshop. Ma d’altra parte i temi e le tematiche, le “chiavi di volta” dei concetti espressi da GW nei suoi prodotti rimangono sempre chiare, colonne portanti di un sistema di lore che si basa su tropi narrativi ben definiti, e ovviamente ironia macabra. Proprio l’ironia ci salverà, “una risata vi seppellirà” diceva qualcuno, e questo è uno dei temi cardine delle ambientazioni Games Workshop: l’autoironia, il non prendersi mai troppo sul serio.

In un universo come quello di Warhammer 40.000, dove dei funghi umanoidi verdi fanno funzionare le cose perché ci credono e manifestazioni di forti emozioni possono letteralmente evocare un demone dentro di te perché ci hai creduto troppo, è necessario un canone? È necessaria una coerenza, una verosimiglianza con il reale, per rendere tutto giocabile?

Detto questo, parliamo più nel dettaglio degli Space Marine e delle Female Space Marine.

Una cosplayer che interpreta una Female Space Marine in salsa sovietica (fonte sconosciuta)
Una cosplayer che interpreta una Female Space Marine in salsa sovietica (fonte sconosciuta)

Gli Space Marine

Gli Space Marine sono un progetto che l’Imperatore porta avanti da millenni. Discendenti dei suoi “figli” non biologici, i cosiddetti Primarchi, gli Space Marine compongono una élite guerriera potenziata fisicamente e psicologicamente. Prima di loro, si parla di qualche millennio fa, vennero i Guerrieri del Tuono, la prima versione degli Space Marine, costruiti dall’Imperatore con un “deterioramento programmato”, pensati come strumenti.

Si può quindi parlare degli Space Marine come dei “figli dell’Imperatore”? O meglio, nipoti?

Non proprio. Essi rimangono strumenti. L’obiettivo ultimo del Dio Non-Vivo è guidare l’Umanità (con la U maiuscola) al dominio della galassia, non la Transumanità degli Space Marine. Ancora una volta ci si scontra con il tropo dell’Eroe Burattino, e chi meglio dei fieri, possenti, guerrieri-brand, può raccontare questa tragedia post-moderna?

Le prime Female Space Marine mai apparse in una pubblicazione non ufficiale: le Sisters
Le prime Female Space Marine mai apparse in una pubblicazione non ufficiale: le Sisters

Le Female Space Marine

Una delle motivazioni dell’assenza di Female Space Marine è l’incompatibilità del seme genetico dell’Imperatore con le biologie femminili. In più di un prodotto Games Workshop, e non, viene narrato questo “dato di fatto”, ma più volte la lore di Warhammer 40.000 è stata sconvolta da colpi di scena in prodotti successivi, e precedenti, in totale contraddizione.

Nella lore, sempre a-canonica, di Warhammer 40.000 le Female Space Marine appaiono e scompaiono più volte.  Vediamo dunque le loro comparse.

Le prime apparizioni o menzioni di Female Space Marine

In uno dei libri della serie Horus Heresy, ambientata quando l’Imperatore era ancora “vivo”, Malcador The Sigillite, un personaggio dalle conoscenze scientifiche quasi al pari di quelle dell’Imperatore stesso e coinvolto nel progetto della creazione dei Primarichi, suggerisce che almeno un paio di Primarchi dovrebbero essere femmine. L’Imperatore rifiuta categoricamente questa proposta, dicendo che semplicemente “non può essere fatto”. Inoltre, Fabius Bile, un Apotecario degli Space Marine traditore e devoto al Chaos, ha più volte clonato sé stesso e si dice che abbia creato anche dei cloni femminili, di fatto dellE Space Marine, per quanto corrotte dal Chaos. In una pubblicazione non ufficiale di Games Designer Workshop, invece, appare un Capitolo di Space Marine interamente femminile, ben distinte dalle Adepta Sororitas. Sono visibili nell’immagine qui sopra.

Ma ciò che più ha smosso la community internazionale è stata la presenza di miniature raffiguranti le Female Space Marine, miniature delle primissime linee Citadel, come si vede dall’immagine sottostante. Infatti, in White Dwarf 99 appaiono due miniature, due “Female Warriors”, Gabs e Jayne, che indossano l’armatura potenziata tipica degli Space Marine dell’epoca. Queste due miniature sono presentate come parte di un gruppo di Avventurieri, semplici guerriere in armatura potenziata, eppure sembrano proprio Female Space Marine, con tanto di simbolo distintivo di un Capitolo dipinto sullo spallaccio sinistro.

Perché non c’erano Female Space Marine?

Alan Merrett, che all’epoca lavorava in GW, spiega chiaramente in questo post come l’esistenza e l’inesistenza delle Female Space Marine non abbia nulla a che fare con la lore, né tantomeno con il non-canone. Infatti, all’epoca (siamo nel mezzo degli anni ’80) i rivenditori lamentavano che i personaggi femminili si vendessero di meno, ed era inutile, dal loro punto di vista, produrne. Chi acquistava miniature Citadel era un pubblico principalmente maschile, che non cercava rappresentazione in personaggi femminili, e la composizione della community di wargame era al 98% maschile, come testimonia Jon Peterson nel suo articolo storiografico “The First Female Gamer”. Questo articolo è stato tradotto in tradotto in Fuori dal Dungeon: genere, razza e classe nel gioco di ruolo occidentale, di Asterisco Edizioni, di cui si è parlato qui.

Insomma, la lore non c’entra nulla. Il canone non c’entra nulla. L’assenza delle Female Space Marine è un’assenza “chiamata” da chi rivendeva e giocava all’epoca.

Invece, con gli attuali metodi di produzione, con miniature in plastica dalle teste facilmente sostituibili, con l’abbandono del “pezzo unico” in metallo, e, soprattutto, con la richiesta che esplode, le Female Space Marine si potrebbero presto palesare sul mercato, prodotte da Games Workshop. Nel mentre, esistono migliaia di “conversioni”, ovvero customizzazioni di miniature pre-esistenti con la semplice sostituzione di una testa. L’armatura potenziata di un membro degli Space Marine nasconde ogni attributo sessuabile o che riconduca ad un genere, la semplice sostituzione di una parte minuscola come la testa già contribuisce alla presenza su numerosi “campi di battaglia” delle Female Space Marine.

Ma possiamo parlare di inclusività?

La spiegazione di Alan Merrett all'assenza di miniature di Female Space Marine
La spiegazione di Alan Merrett all’assenza di miniature di Female Space Marine

Il patriarcato dell’Imperium: quando l’inclusività è di destra

Passo qui ad un’analisi del tutto personale, un’ennesima interpretazione del non-canone, che penso sia però in linea con i temi cardine di Warhammer 40.000.

Le problematiche dell’introduzione delle Female Space Marine nella lore

Vedo nell’Imperatore un padre-padrone, una figura fortemente patriarcale ossessionata dalla guida personalistica dell’Umanità verso un destino di grandezza. All’Imperatore non interessa avere delle “figlie”, poiché per lui gli Space Marine devono fungere unicamente da strumento. Space Marine al di là del genere, privi di emozioni, disinteressati e distaccati, hanno uno scopo preciso: la difesa dell’Essere Umano attraverso il loro essere Disumani e Transumani.

Invece, l’attuale conformazione dell’Imperium vede l’Ecclesiarchia, religione di stato e istituzione religiosa, come estremamente importante. All’Ecclesiarchia è stato proibito con decreto imperiale di avere “men at arms”, ovvero “guarnigioni di uomini in arme”. Sfruttando il gioco di parole l’Ecclesiarchia fondò l’Adepta Sororitas, un esercito della chiesa di sole suore guerriere, zelanti estremiste religiose fedelissime al concetto di Imperatore-Dio.

In tal senso, quindi, la presenza di Female Space Marine potrebbe portare non pochi problemi. Infatti, le figlie prescelte dell’Adepta Sororitas potrebbero non vedere positivamente queste altre figlie Space Marine (scomparse, nascoste, celate, perdute?), e la stessa Ecclesiarchia potrebbe vedersi privata di una sua specificità.

Le problematiche dell’introduzione delle Female Space Marine in una distopia di destra

A questo si associa una riflessione sul concetto di inclusività posto in un’ambientazione come quella di Warhammer 40.000. Perché essere incluse in una distopia terrificante come l’Imperium?

Una delle posizioni a favore dell’introduzione “canonica” delle Female Space Marine più comuni in rete è proprio la rivendicazione di inclusività: “Ehi, vogliamo vedere l’inclusione con l’introduzione di Space Marine Femmine in una distopia, vogliamo identificarci nellE Space Marine!”.

In tal senso, credo che il problema stia proprio in un termine: identificarci. Vogliamo davvero identificarci con delle soldatesse bio-potenziate, strumenti nelle mani di un genocida che si è autoproclamato dio e che porta il colonialismo militaresco in ogni angolo della galassia?

Quando “inclusione” cozza con “disidentificazione”

Infatti, uno dei temi di Warhammer 40.000 è proprio la disidentificazione, che non è escapismo, poiché ogni fazione è troppo tetra, oscura e “malvagia” per identificarsi davvero. Su questa disidentificazione gioca proprio il tropo dell’Eroe Burattino, come si era detto sopra.

L’alt-right rivendica l’Imperium come reale soluzione ai “problemi” della nostra società. Pertanto, rispondere con una dichiarazione di inclusione nell’Imperium pare quanto meno una scelta suicida. Le suore guerriere, l’Adepta Sororitas, sono l’unica fazione interamente femminile per motivazioni di lore, una fazione in cui è necessario NON identificarsi: sono letteralmente una setta di fanatiche religiose estremiste, pronte ad eliminare ogni persona che porti affermazioni di eresia, pronte a sterminare ogni singola creatura non-umana.

Quindi, perché rivendicare l’inclusione attraverso l’identificazione in strutture di potere?

Se fossimo in ambito accademico questa posizione molto comune in rete sarebbe associabile al femonazionalismo, ben descritto da Sara Farris: l’uso da parte dei partiti di estrema destra della rivendicazione dell’uguaglianza di genere per portare avanti politiche islamofobe e razziste. Ok, sostituiamo “partiti di estrema destra” con “Imperium”, e “islamofobe e razziste” con “estremiste religiose e xenofobe”. Si ottiene la perfetta descrizione dell’introduzione “egualitaria” delle Female Space Marine per motivazioni di inclusività.

Le Female Space Marine dovrebbero esistere per la semplice motivazione del “perché no?”, magari motivata da una serie di intrighi di Fabius Bile (dando un’accezione negativa alla loro esistenza), come progetto segreto dell’Imperatore (due Primarchi non sono ancora stati “ritrovati” dopo che le macchinazioni del Chaos li hanno dispersi nella Galassia).

Fanart di una Female Space Marine, del Capitolo Daughters of Persephone, creata da Michael Fitzhywel
Fanart di una Female Space Marine, del Capitolo Daughters of Persephone, creata da Michael Fitzhywel

L’altra inclusività in Warhammer 40.000

Rivendicare l’inclusione di miniature e personaggi femminili in altri contesti del mondo di Warhammer 40.000 è tutta un’altra storia.

Infatti, come esiste la nota Commissaria Imperiale dell’Astra Militarum, Severina Raine, perché non dovrebbero esistere soldatesse semplici rappresentate attraverso delle miniature? In ogni passaggio di lore, questa volta mai in contraddizione, è sempre specificato che la macchina bellica arruola da ogni genere e ogni classe sociale “per la gloria dell’Imperium”.

Si può quindi parlare realmente di inclusività? Non direi. È semplice verosimiglianza. Se nel 2° Millennio esistono le soldatesse, pensare che non esistano nel 41° Millennio è quanto meno poco sensato. Avere modelli femminili nell’ampia pletora di modelli della Guardia Imperiale è necessario per non rompere la sospensione dell’incredulità.

Conclusioni sulle Female Space Marine in Warhammer 40.000

Sì, le Female Space Marine dovrebbero e potrebbero esistere.

Non parliamo però di inclusività: da persona transfemminista non voglio essere “inclusa” in un contesto distopico e totalitario, per quanto immaginario e calco critico del mondo reale. No, grazie.

Manteniamo il criticismo sull’ambientazione di Warhammer 40.000, poiché così è stata pensata: per farci sorridere mentre ragioniamo sugli estremi tropi che ci propone, non per identificarci con qualcosa di volutamente “disegnato così”.

L’immagine di copertina rappresenta la cosplayer Lucky Chanzlyn nei panni di una Female Space Marine degli Space Wolves (Fonte)