Riflettiamo su come la fantascienza rivisiti e rielabori le paure umane, prendendo come esempio principale La guerra dei mondi. E cosa si racconterà dopo questa pandemia?

Ma te ci pensi che quello che stiamo vivendo ora finirà sui libri di storia?

Quando cerco di visualizzare ciò che mi sta accadendo attorno da un punto di vista più ampio, me lo immagino sempre spiegato dal mio professore di storia e filosofia del liceo. Un uomo in apparenza timido, ma capace di rendere sensato anche il concetto più complesso trasformandolo in un esempio contenente mele, pere, banane e fragole.

Io, che dal canto mio mi sono dedicata più al cinema e alla televisione che all’ortofrutta e alla metafisica, oggi mi sorprendo a guardare film altrimenti trascurabili come Open Grave (2013) di Gonzalo López-Gallego come risposta naturale alla pandemia.

La fantascienza come specchio delle paure umane

All’università ho imparato una nozione che mi ha affascinata sin dalla prima volta che l’ho sentita: nessun cinema è documentario, ma tutto il cinema è documentario. Nessun cinema è documentario, perché mostrare un evento o una situazione senza filtrarla attraverso il proprio punto di vista, la propria opinione o la propria idea di narrazione è, di fatto, impossibile. Tutto il cinema è documentario perché sono infinite le cose che possiamo scoprire su chi ci ha preceduti e su come percepiva sé e chi gli stava accanto, anche in una fiction.

Le storie che ci raccontiamo sono uno specchio di noi stessi, del momento storico che stiamo vivendo, dei cambiamenti della società e, parte che personalmente più mi affascina, delle paure umane. Sia che cerchiamo di esorcizzarle, sia che decidiamo di metterle in bella mostra, quelle stanno lì, e diranno parecchio di chi eravamo anche negli anni a venire. E cosa racconteranno di noi le produzioni figlie della pandemia?

Se cerchiamo esempi su come importanti eventi storici o cambiamenti culturali abbiano influenzato la letteratura, il cinema e la televisione ci infiliamo in una tana del bianconiglio che è più che altro un pozzo senza fondo. E io sono qui per parlarvi dei casi, soprattutto nella fantascienza, che personalmente trovo più interessanti, usando il tema del momento come mero pretesto per costringervi ad ascoltare il mio parere. Non c’è di che.

La copertina storica de La battaglia di Dorking, il primo libro di Invasion Literature, basata su specifiche paure umane
La copertina storica de La battaglia di Dorking, il primo libro di Invasion Literature, basata su specifiche paure umane

La Invasion Literature: l’Altro come nemico

Prima del cinema c’era la letteratura. È in questo campo che, nel periodo tra il 1871 e la Prima guerra mondiale, si colloca la cosiddetta Invasion Literature, la letteratura d’invasione.

Il suo capostipite, La battaglia di Dorking di George Tomkyns Chesney, del 1871, rappresenta anche un importante precursore della fantascienza, ma non di una fantascienza qualsiasi. Stiamo parlando infatti di tutte quelle storie in cui il protagonista, uno di noi, si contrappone ad un invasore, umano o extraterrestre, l’Altro, che anno dopo anno ha vestito gli abiti più disparati.

Andando avanti nel tempo, i soldati nazisti e giapponesi che hanno popolato innumerevoli fiction americane sin dagli anni ’40 sono abbastanza semplici da spiegare. Non credo che la Marvel puntasse ad essere sottile, quando nel 1940 fece dare a Capitan America un cazzotto a Hitler in pieno grugno.

La questione, invece, diventa più interessante quando si ha a che fare con le creature provenienti da altri pianeti.

Cito solo due esempi macroscopici. Innanzitutto, i marziani de La guerra dei mondi di H.G. Wells, uscito nel 1898, rappresentano ciò di cui il lettore dell’epoca poteva aver più paura. Ossia una situazione su cui non si può avere nessun tipo di controllo, una razza aliena tanto potente da riuscire a soggiogare quello che era l’Impero più potente sulla Terra. In secondo luogo, gli Ultracorpi de L’Invasione degli ultracorpi di Jack Finney, anno 1954, sono figli del maccartismo. Quindi, non esisterebbero senza la fobia del lavaggio del cervello da parte delle forze sovietiche.

Un frame dei tripodi ne La guerra dei mondi del 1953
Un frame dei tripodi ne La guerra dei mondi del 1953

La guerra dei mondi: come la stessa storia racconta paure umane diverse

Parlando di come la letteratura d’invasione e la fantascienza possano rispecchiare le preoccupazioni e ansie di un popolo in un particolare momento storico, La guerra dei mondi offre un esempio particolarmente succoso. Il romanzo di H. G. Wells è stato ripreso e reinterpretato in più occasioni, mostrando come la stessa storia possa avere un gusto diverso.

Il primo e celeberrimo adattamento del romanzo è lo sceneggiato radiofonico con cui Orson Welles terrorizzò gli americani nel 1938, dando vita ad una leggenda che circola ancora oggi. E se forse il panico e l’isteria causate dalla trasmissione sono solo un mito, la tensione che si respirava in tutto l’Occidente negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale sono pura verità.

I tripodi (anche se con raggi magnetici al posto delle più note gambe meccaniche) appaiono per la prima volta al cinema nel 1953, aggiudicandosi perfino un premio Oscar per gli effetti speciali, magistrali per l’epoca. La pellicola di Byron Haskin è uno dei tanti figli della Guerra Fredda, ma con un’aggiunta: il tema del senso di colpa religioso e del rapporto tra Dio e l’uomo. Voluto dal produttore George Pal, questo tema è assente nel romanzo originale, in cui il prete appare più che altro come uno sciocco. Che sia un segno dell’attaccamento ad una tradizione che, con l’avvicinarsi degli anni ’60, inizia a scricchiolare sotto ai piedi?

La guerra dei mondi VS Independence Day: la catastrofe raccontata prima e dopo l’11 settembre

La versione cinematografica di Steven Spielberg del 2005 è considerata la più fedele al libro. Cosa cambia, Tom Cruise e Dakota Fanning a parte? Ovviamente, il contesto storico.

Confrontando il film con Independence Day, di genere analogo e uscito appena 9 anni prima, è impossibile non notare l’impatto del crollo delle Torri Gemelle sulla narrazione delle catastrofi. Independence Day si concentra più sulla distruzione di monumenti e simboli culturali, mostrandoci che nemmeno la razza aliena più temibile può resistere al pugno di Will Smith. Invece, La guerra dei mondi del 2005 pone l’accento sulla perdita delle vite umane, sulla paura e la disperazione.

Il film è inoltre tra i primi nuovi tentativi di approccio al genere catastrofico dopo l’11 settembre, evento che, comprensibilmente, aveva fatto passare al pubblico la voglia di vedere palazzi esplodere. L’ottima Lindsay Ellis ha fatto un intero videosaggio su questi argomenti, in cui ci dice quale dei due film sia il migliore (Independence Day, c’erano forse dubbi?).

Independence Day, che ha tutto un altro approccio alle paure umane dell'epoca
Independence Day, che ha tutto un altro approccio alle paure umane dell’epoca

Fantascienza post-pandemia: nuove storie per nuove paure umane?

Possiamo aspettarci di vedere un nuovo adattamento de La guerra dei mondi prossimamente? Se dovessi rispondere su due piedi, oggi come oggi non scommetterei sull’uscita di un film in cui la parte dell’eroe tocca ai virus.

Piuttosto, dato il già molto commentato framing bellico, mi immagino un futuro carico di protagonisti intenti a combattere attivamente le proprie battaglie. Quindi dalla classica e facilmente riadattabile invasione di zombie a problematiche più insidiose, magari a stampo psicologico. Temi come solitudine, isolamento, depressione o claustrofobia potrebbero diventare ricorrenti nelle produzioni dei prossimi anni? E il rallentamento dell’economia potrebbe tradursi in un maggior numero di film dal budget più contenuto, magari con l’adozione di tecniche lasciate da parte o perfino inesplorate?

Di certo c’è che, come in passato, potremo contare su molti mondi fantastici per sentirci meno soli, per affrontare la paura e per evadere dalla quotidianità. Per il momento, speriamo di poterci rivedere molto presto in fila per il cinema.

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