Eragon è un libro fantasy del 2002 (prima edizione italiana nel 2004), scritto da Christopher Paolini e primo volume del “Ciclo dell’Eredità”. Di recente ho voluto rileggere quest’opera e ho deciso di cogliere l’occasione per rifletterci sopra. Tutti sappiamo come, al giorno d’oggi, Eragon e Paolini siano stati ampiamente distrutti dal panorama mondiale del fantasy. La domanda però è la seguente: Si tratta davvero di un brutto libro?

Blessing Elva
Illustrazione di Jonathan Fisher

Un’opera monumentale… per un quindicenne

Se pensiamo che Paolini abbia scritto tutto un volume all’età di quindici anni, il risultato è sicuramente notevole. Non importano tutti i difetti che elencheremo in seguito, l’autore ha fatto qualcosa degno di nota quando molti di noi facevano fatica a finire i compiti. Paolini ha dimostrato fantasia, costanza e una certa coerenza mentale, mettendo indizi nei punti giusti per fare in modo che i colpi di scena dei libri successivi non fossero fulmini a ciel sereno. Alcuni potrebbero dire che sia stata una sua scelta pubblicarlo ma, a dire il vero, non è stato così. I suoi genitori hanno scelto la strada dell’autopubblicazione e, per caso, il libro è capitato sotto gli occhi di un editore.

Worldbuilding zoppicante

La prima volta che lessi Eragon dovevo avere più o meno tredici anni. All’epoca il fatto di trovare una mappa dettagliata del mondo del libro bastava a soddisfare tutto il mio spirito di avventuriero. Crescendo ho imparato che un mondo formato da una grande foresta a nord, le montagne a sud, il mare a ovest, il deserto al centro e le città schiacciate in una zolla di terra non sia proprio una trovata geniale di Worldbuilding. Un mondo dipinto con solo quattro pennellate può essere molto semplice da creare ma, purtroppo, manca di qualsiasi tipo di verosimiglianza o di profondità.

Lo stesso si deve dire delle città. Di tutta la cultura dell’impero sappiamo pochissimo, con qualche goccia che ci viene lanciata qui e là. Purtroppo Paolini è caduto nella trappola dello spiegone, scegliendo spesso e volentieri di narrare tutto quello che c’è da sapere di un luogo invece di mostrarlo. A sua discolpa possiamo dire che tantissimi narratori abbiano incontrato le stesse difficoltà e che quel poco che si scopre di Alagaesia sia davvero bello.

Saphira
Illustrazione di Jonathan Fisher

Difficoltà nel gestire i dialoghi con più persone

Avendo io stesso questa difficoltà posso ben capire come Paolini, a quindici anni, non avesse probabilmente gli strumenti per gestire i dialoghi non in coppia. Questo si vede dallo scarso numero degli stessi, con molti personaggi che spesso e volentieri ascoltano silenti dialoghi altrui. C’è da dire che la narrazione supporti la scelta senza farla pesare, poiché per buona parte del libro Eragon è costretto a viaggiare solo con Saphira e un’altra persona.

Problemi nella crescita dei personaggi

Probabilmente serve una consapevolezza più grande di quella di un adolescente per rendersi conto di come, all’interno dell’opera, in realtà sia solo Eragon a cambiare. Ricordavo una certa crescita emotiva, o forse me l’aspettavo, anche per il drago Saphira ma sono stato ampiamente deluso. La stupenda creatura ha già raggiunto il picco massimo della sua saggezza (almeno per questo libro) in una fase in cui a rigor di logica dovrebbe essere tremendamente acerba. A poco servono le giustificazioni fornite dall’autore a riguardo. Avrei preferito una crescita parallela di Eragon e Saphira, con quest’ultima che invece già alla fuga dal villaggio ha già una saggezza invidiabile. Sul novello Cavaliere dei Draghi c’è poco da dire, se non il fatto che lo sviluppo delle sue abilità da spadaccino potesse venir giustificata meglio. I migliori insegnanti al mondo non riuscirebbero in un anno a trasformare un arciere in un maestro di spada. Tuttavia il vincolo razziale posto in questo libro evita l’effetto Mary Sue.

Vale la pena leggerlo?

Eragon non sarà mai un capolavoro della letteratura fantasy. Questa consapevolezza non deve però precipitarlo automaticamente nella categoria degli “illegibili” o dei “noiosi” perché il libro non è nessuna delle due cose. Ho trovato la rilettura molto piacevole, nonostante alcune stonature illustrate in questa recensione. Dobbiamo ricordare che alla fine la sua storia sia godibile, sebbene semplice, e che un quindicenne non andrebbe penalizzato per questo.

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