Dopo la legge che rendeva illegali le loot box in Belgio, molte aziende hanno prudentemente accettato il nuovo status quo della nazione e si sono adattate a non poter vendere determinati prodotti. C’è stata però una casa molto nota per i suoi recenti scandali, principalmente dovuti ad un’avidità ben oltre il limite tollerabile, che ha provato a ricorrere in tribunale, affermando che i suoi Fifa Points non fossero paragonabili al gioco d’azzardo.

Dopo quelle che sono state definite dal PR di EA come “Ulteriori confronti con l’Autorità Belga” è stato annunciato che i giocatori del Belgio non potranno più acquistare Fifa Points come tutti gli altri ma potranno guadagnarsi i contenuti come hanno sempre potuto fare.

Per coloro che non fossero a conoscenza della vicenda, il Belgio ha guardato nello scorso anno alle loot box con crescente preoccupazione. L’idea di spendere denaro reale per ottenere un risultato casuale, non sempre in favore dei giocatori (di solito minori) non è andata a genio alle autorità. Secondo gli esperti, le loot box attiverebbero a lungo andare nelle menti dei player le stesse meccaniche del gioco d’azzardo, un gravissimo pericolo che non viene indicato sulla confezione del gioco.

I critici a questa visione affermato che, di fatto, si tratti di una scelta puramente opzionale e che nessuno obblighi i giocatori a questa scelta. A questa critica è facile rispondere. Chiunque abbia preso in esame i giochi in questione conosce perfettamente che per ottenere le stesse cose siano necessarie centinaia di ore, eventualità che punta a far preferire la scorciatoia del denaro.

Lo scandalo aveva già colpito EA, che aveva rimosso da Battlefront II ogni forma di microtransazione. L’azienda sembrava però abbastanza agguerrita per Fifa, loro serie di punta e immensa fonte di introiti, ma questo non è bastato contro la giustizia belga.

La posizione delle altre nazioni

La posizione del governo e del parlamento italiano sulla vicenda, come per tutti gli ultimi ritrovati tecnologici e del web, non esiste. Ci appare strano che il “governo del cambiamento”, che più volte si è detto contrario al gioco d’azzardo tramite i suoi esponenti, non abbia pensato di proteggere i più piccoli dai suoi pericoli.

Il resto del mondo, nel frattempo, sta valutando la questione e importanti nazioni come Stati Uniti, Cina e Giappone stanno investigando. Il nostro augurio è che il 2019 veda delle risposte sempre più forti e decise che spingano i developer e i publisher a cercare di guadagnare in modi meno randomici e dannosi per la mente. Un lieto fine, dunque, che spero possa far riflettere ulteriormente gli stati dell’Unione Europea sulla questione gioco d’azzardo.

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