Con i testi di Roberto Recchioni, i disegni di Angelo Stano e Corrado Roi e i colori di Giovanna Niro, DYLAN DOG raggiunge il traguardo del numero 400.
E ORA, L’APOCALISSE! non è solo importante per il raggiungimento di una nuova cifra tonda, è anche l’episodio conclusivo del Ciclo della Meteora e capitolo spartiacque tra il vecchio e un “nuovo” Old Boy. Se non avete letto la recensione del numero 399, la potete trovare qui.
Tutti gli eventi, le trame e le miniserie si sono concluse, la festa è finita e ora possiamo fare qualche considerazione a freddo.

Dylan Dog

UN MARE DA INCUBO

Come riepiloga anche lo stesso Angelo Stano (riprendendo il suo ruolo metafumettistico del Disegnatore), il piano di John Ghost è fallito nel numero precedente, anche se l’ultimo gesto di Dylan è riuscito a salvare parzialmente la Terra dall’impatto con la Meteora, trascinandola in una dimensione atemporale dove lui e Groucho sono vivi ma privi di memoria, nel ruolo di capitano e mozzo di un vascello Senza Nome, marinai in un mare di avventure, alla ricerca di una missione e di uno scopo.
In questo contesto, che ricalca volutamente Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, si racconta con una metafora la vita narrativa che ha avuto finora l’Inquilino di Craven Road: un infinito salpare di isola in isola, di minaccia in minaccia, fino a perdere così il senso stesso del viaggio e dell’avventura. I numerosi sipari metanarrativi spiegano la causa di questo girovagare a vuoto, la colpa è di colui che ha creato lo stesso Indagatore dell’Incubo: Tiziano Sclavi.
Ecco dunque l’obbiettivo di Dylan: per uscire da questo ciclo frustrante è necessario uno scontro con il proprio padre.
Anche qui, fuor di metafora, il discorso è chiaro: Il seguire pedissequamente un canone sclaviano, quasi fosse scolpito su pietra, ha portato alla cristallizzazione e auto-scimmiottamento di un personaggio nato per essere sovversivo e fuori dagli schemi. Con il rimando alla scena clou, sempre da Cuore di Tenebra, abbiamo infine la catarsi, la liberazione e la promessa di un nuovo Dylan Dog, anticipato dalle ultime due tavole disegnate da Corrado Roi (che illustrerà interamente il prossimo albo).

PROMESSE E RETAGGI

Il 28 dicembre 2019 gli autori e i copertinisti di questo 400° numero (infatti lo trovate con 4 variant in edicola, disegnate da Claudio Villa, Angelo Stano, Corrado Roi e Gigi Cavenago) hanno tenuto un incontro proprio per presentare e festeggiare l’uscita dell’albo.
Sono state numerose le polemiche che si sono sollevate in questi mesi a causa di questo episodio, del precedente e in vista dell’annuncio della nuova fase editoriale di DYLAN DOG, tutte storie che portano la firma del curatore della serie, Roberto Recchioni.
A tali polemiche è stato lo stesso autore romano a rispondere con una frase (qui ammetto, un po’ parafrasata) che mi si è piantata subito in testa e che trovo emblematica anche per descrivere E ORA, L’APOCALISSE!: “Ogni critica ricevuta, anche la più feroce, è in realtà un atto d’amore nei confronti di Dylan.”

DYLAN DOG 400 è di fatto una lettera d’amore nei confronti dell’Old Boy, una promessa per i lettori e una dichiarazione ambiziosa per tutto il team di autori e per la redazione.
È un numero celebrativo solido, che nella sua assurdità onirica e provocatoria in alcune sequenze (“Come?!… Uno stacco e facciamo finta di niente? I lettori ci odieranno per questo… Fortuna che sono tutti morti!”), rende un omaggio genuino (e a volte un po’ ruffiano) a DYLAN DOG, il tutto con i disegni di un Angelo Stano particolarmente ispirato e intraprendente, esaltato a dovere da i colori di Giovanna Niro.
Si è celebrato in maniera compiuta e romantica quella che è la figura di Dylan Dog, e si è approfittato dell’occasione per rilanciarsi in un modo che ho trovato intelligente e appropriato a quello che è lo spirito della serie.

I dubbi mi sorgono nel momento in cui penso a tutta questa operazione nel complesso.
Come detto in apertura, E ORA L’APOCALISSE! è infatti l’ultimo capitolo del Ciclo della Meteora, dodici storie consecutive in più o meno stretta continuity, collegate dall’evento dell’arrivo della Meteora.
A operazione conclusa non riesco a ritenermi soddisfatto di come sia stata costruita la trama orizzontale tra gli albi. È vero che sono state inserite delle tavole di raccordo a inizio e fine di ogni albo per collegarsi al numero precedente e successivo, ed è anche vero che in tutti gli albi del Ciclo ciò che accade viene giustificato come conseguenza della Meteora ma alla fine di questo percorso non vedo un’unica trama coesa, vedo un accodare degli eventi per arrivare al 399 e al 400.
Cerco di spiegarmi entrando più nel dettaglio.

dylan dog

Partendo dal problema più evidente, si possono leggere solamente DYD (DYLAN DOG) #387: CHE REGNI IL CAOS! e DYD #399: OGGI SPOSI! e la storia della Meteora fila quasi tranquillamente per il lettore, alla fine sarebbe necessario solo il recupero di DYD #396: IL SUO NOME ERA GUERRA e le prime 4 tavole di DYD #394: ETERNE STAGIONI.
Significa che 10 volumi su 13 contengono eventi, sì, ma che non impattano sul finale.
Inoltre, solo DYD#390: LA CADUTA DEGLI DEI, DYD #392: IL PRIMORDIO, DYD #394 e DYD #397: MORBO M hanno trame che sono reale conseguenza degli effetti della Meteora, per le altre 6 storie la Meteora è un pretesto come un altro per contestualizzare la trama (con quest’ottica si può inserire quasi ogni DYLAN DOG in un “Allora è l’effetto di una Meteora”, e se questo escamotage vale per tutti è come se non valesse per nessuno).
Queste due questioni mi hanno quindi fatto ridimensionare il discorso Meteora da “trama orizzontale” a “storia di cornice”, che non è nulla di male sia chiaro, ma narrativamente sono due cose diverse.
Entrando ulteriormente nel dettaglio, ho trovato problematico anche il ritmo di questo Ciclo (problemi che avevo già sottolineato nella recensione dello scorso numero) con una brusca, troppo brusca accelerata sul finale (Nei numeri DYD#398: CHI MUORE SI RIVEDE e DYD #399 le sottotrame dei vari nemici e villain vengono chiuse in poche tavole perché tutti convenientemente radunati in un unico punto: vengono fatti saltare in aria nel #398 oppure eliminati con sparatorie e deus ex machina nel #399. La questione della particolarità della casa di Dylan viene liquidata nel solo numero DYD# 393, senza che se ne sia parlato prima o se ne accenni in parte dopo) che non mi ha permesso di capire o empatizzare con determinati personaggi (Rania e Carter hanno avuto un’impennata nello sviluppo solo in DYD #396 e DYD #399).
Infine, ci sono proprio dei pezzi che mancano. DYD# 387 si chiude con la questione bellissima, attualissima e di azzeccata critica sociale degli Ammazzamostri, che vengono ripresi poi all’inizio di DYD#390 per poi non apparire mai più e neanche essere più nominati, così come le origini Lovecraftiane della Regina d’Inghilterra che ci sono state svelate, ma non hanno poi avuto nessun impatto o riscontro nella storia (non è nemmeno apparsa nel #399, durante il compimento del piano di John Ghost).
La stessa Meteora rimane un mistero inspiegabile, presentata come entità ciclica con una propria volontà che, a parte scatenare eventi slegati tra loro come visto in questi 13 albi, in realtà poi fa ben poco se non impattare sulla Terra (che le sue origini e altri dettagli sui suoi reali poteri ci vengano spiegati da DYD #401?).
La serie fin dalle sue origini ha sempre inserito elementi onirici, assurdi, finali aperti e lasciati in sospeso o semplicemente cose “strane per essere strane”, ma il contesto era diverso e soprattutto non si parlava di continuity, di trama orizzontale e di saghe. Trovo normale voler avere delle risposte o delle conclusioni ad alcuni “astrattismi”.

Questi problemi, la mancanza di ritmo e organicità ammetto, mi hanno fatto arrivare al #400, molto stanco e spento, assuefatto anche da serrati e ripetuti colpi di scena che non hanno mosso in me neanche del sensazionalismo (Groucho viene fatto morire per due episodi consecutivi).

OH BOI, OLD BOY

È stato dunque tutto un fiasco? Assolutamente no. Premettendo che il focus di questa recensione sia E ORA L’APOCALISSE!, e insisto a dire che sia un ottimo numero, anche il resto dell’operazione Ciclo della Meteora è qualcosa di molto interessante, non fraintendetemi.
Nonostante non mi abbia entusiasmato quanto avrei sperato, questo lungo viaggio di 13 mesi non posso fare a meno di apprezzarlo quanto meno per l’esperimento che è stato fatto, provare a dare a DYLAN DOG una veste diversa, un modo diverso e un po’ più attuale per raccontarsi.
In quanto esperimento, si possono trarre conclusione solo alla fine sia come editore, che deve capire cosa abbia funzionato o meno e aggiustare di conseguenza il tiro, sia come lettore, che valuterà quanto valga (o no) la pena continuare a seguire la serie, o l’iniziativa in generale.
E proprio sull’onda dell’esperimento e dell’osservazione che osserverò il rilancio di DYLAN DOG a partire dal #401, cercando di capire se il nuovo tipo di serialità annunciato possa funzionare e se, soprattutto, riuscirà a raccontare qualcosa di nuovo e valido dell’Indagatore dell’Incubo.

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