Diego Luna, star di Rogue One: a Star Wars Story, ha interpretato una donna trans nel film Berlin, I love you. Esaminiamo la vicenda e parliamo dei problemi che queste scelte di casting portano alle donne trans.

Periodicamente, torniamo sempre a parlare della questione “è giusto usare uomini cisgender per interpretare donne transgender?”. E, come sempre, sorgono millemila dibattiti, con uno schieramento che urla alla transfobia e l’altro che urla alla censura.

Onestamente, questo dibattito mi ha stancata. Stiamo parlando di un argomento molto complesso e che, per essere affrontato bene, necessita anche di una certa conoscenza della storia e delle sfide che la comunità trans affronta. Ridurre il tutto ad un’accusa di censura, ad un attacco contro l’arte dell’attore che deve interpretare anche personaggi diversi da se stesso, è miope. Così come è miope chi grida alla transfobia nella maniera aggressiva di certi SJW adolescenti, che esagerano. Parlare in modo consapevole e approfondito della transessualità è fondamentale, altrimenti si rischia di essere miopi e di eccedere in un senso o nell’altro.

Chiedere ad attori uomini cisgender di interpretare donne trans può essere problematico e può portare all’incancrenirsi di stereotipi che oggigiorno sono anche molto pericolosi per le donne trans. Questi problemi vanno riconosciuti, analizzati e affrontati, senza bollarli come isteria del perbenismo e dei buonisti.

Vediamo un po’ di cosa stiamo parlando.

Datemi il parrucchiere di Diego Luna, comunque

Il ruolo di Diego Luna in Berlin, I love you

Innanzitutto, diamo un po’ di contesto.

Diego Luna (attore che io amo da morire e che non vedo l’ora di vedere nella nuova serie televisiva su Star Wars) fa parte del cast di Berlin, I love you. Si tratta di una commedia romantica che fa parte di una serie di pellicole chiamate Cities of Love, di cui abbiamo già visto Paris, Je T’Aime e New York, I Love You.

In particolare, Berlin, I love you si contraddistingue per un cast molto interessante, che vede tanto nomi molto noti come Keira Knigthley e Mickey Rourke, sia attori resi famosi da Game of Thrones, come Iwan Rheon (Ramsay Bolton) e Sibel Kekilli (Shae). Oltre, ovviamente, al nostro amato Diego.

In questo film, Luna interpreta una donna transgender, di cui ancora non sappiamo il nome, che dopo aver litigato col proprio ragazzo ha una conversazione con un adolescente berlinese. Quest’ultimo si sente confuso sul proprio orientamento sessuale e sta cercando delle risposte: gli piacciono o non gli piacciono gli uomini?

Così, il ragazzo dice: “Vorrei sapere com’è baciare un uomo.”

Il personaggio di Luna però risponde così: “Tecnicamente, quella che hai ora davanti a te è una donna. Non può funzionare.”

Ma il ragazzo non desiste: “Sì, però tu sei un uomo!”

E la donna a quel punto replica: “È un po’ più complicato di così.”

E questo è tutto ciò che sappiamo del personaggio di Diego Luna, oltre al fatto che si veste in maniera molto femminile, porta una pelliccia molto trash, beve birra, ha dei riccioli bellissimi e a volte si siede come una burina al bar.

Diego Luna in formato Drag Queen (ma MAGARI stesse impersonando una Drag Queen!) burina e bevitrice di birra - Foto pubblicata da Pinksixty
Diego Luna in formato burina e bevitrice di birra – Foto pubblicata da Pinksixty

Donne trans: di che stiamo parlando?

Allora, quando si affronta un discorso come questo, credo sia necessario fare alcune precisazioni.

Le donne trans sono donne che si sono ritrovate ad avere un corpo maschile, ma la cui identità di genere è femminile. Queste donne, dunque, di solito si sottopongono ad un processo di transizione ormonale e/o chirurgica per dare al proprio corpo l’aspetto che più sentono consono.

Le donne trans, quindi, non sono mai state uomini, e al massimo hanno dovuto affrontare un processo di presa di coscienza della propria identità, poiché da quando sono nate si sono sentite dire di essere uomini. È poi anche importante sottolineare che sottoporsi alla transizione ormonale e/o chirurgica non è né un obbligo, né un requisito per essere “ver*” trans.

Nota terminologica: nell’uso italiano si tende a vedere i termini “transessuale” e “transgender” come sinonimi. In realtà, non lo sono: “transgender” indica una persona che non si identifica col proprio sesso di nascita; “transessuale” indica una persona che non si identifica col proprio sesso di nascita e che vuole avvicinarsi al proprio genere di appartenenza ricorrendo a terapie ormonali e/o alla chirurgia. Una persona transgender, dunque, non necessariamente sentirà il bisogno di modificare il proprio corpo per sentirsi a proprio agio. Per saperne di più, vi consiglio questo articolo.

In tal senso, il personaggio interpretato da Diego Luna potrebbe essere una persona transgender. La questione non è chiara e, dunque, si preferirà utilizzare il termine “transgender” per la sua portata semantica più ampia.

Uomini travestiti da donne e altri pregiudizi

Ora, nel caso di personaggi che sono donne trans, ingaggiare attori uomini (cisgender, quindi nati e che si identificano come uomini, come Diego Luna) può sicuramente essere una strategia per sottolineare come una donna trans che si sottopone alla transizione ormonale o chirurgica faccia comunque fatica a “passare” per una donna cisgender. (Cosa che comunque una donna transgender non è assolutamente obbligata a fare.)

Nonostante gli ormoni facciano miracoli, infatti, sono molte le donne trans che non si sentono abbastanza femminili, o che hanno paura di avere ancora un fisico abbastanza mascolino da far sì che la gente si accorga del loro essere transessuali. Questa paura non è dovuta semplicemente a qualche genere di imbarazzo nei confronti della propria transizione, bensì è dovuta alla reale minaccia di poter essere aggredite da gente transfobica.

Tendenzialmente, la transfobia è figlia del pensiero secondo cui le donne trans sono, in realtà, uomini travestiti, uomini che si fingono donne e che, tolto il trucco e il vestitino, sono maschi (con tanto di sorpresina!). È un pensiero che in Italia conosciamo molto bene e che è ancora vivissimo, quando i giornalisti, parlando della morte di una donna trans, scrivono “il trans”. O quando Vladimir Luxuria va a parlare al programma Alla lavagna! e i commenti agli articoli di giornale sono i seguenti:

Questo vomito di uomo vestito da donna in prima serata è una sconfitta per il nostro stato con una cultura Cattolica di 2000 anni…. (ANSA)

Non dovrebbero far trasmettere in tv un travestito, non è giusto per i bambini ,almeno si vestisse da quello che é cioè un UOMO ….. (Il Fatto Quotidiano)

La principessa col mazzocco e la barba da contropelo ….ma su….la diversità va accettata ….ma non si può ostentare di continuo ….ma chi diavolo lo permette… (Il Giornale)

Va anche sottolineato, poi, che l’idea erronea secondo la quale le donne trans non sono altro che uomini travestiti da donne non è propria solo di certi ambienti bigotti e/o burini, ma viene portata avanti anche da un certo tipo di retorica femminista.

Stiamo ovviamente parlando delle famigerate TERF (Trans Exclusionist Radical Feminists), che calcano molto l’accento sulla femminilità fisica delle donne e che escludono le donne trans dai propri spazi. Perché, secondo loro, le donne trans sono uomini che stanno cercando di infiltrarsi negli spazi femminili per aggredire le donne.

Perché dunque la transessualità non va trattata come un costume?

Sostanzialmente, perché quando viene trattata come un costume, le persone transessuali e/o transgender passano dei guai. Una reazione comune che le persone trans ricevono quando fanno coming out è proprio il “non è vero, stai fingendo”.

Quindi, sotto i loro vestitini femminili, sotto il trucco e il parrucco, sotto agli ormoni e sotto persino alla chirurgia estetica, le donne trans per molta gente sarebbero uomini che recitano il ruolo della donna. Laddove gli uomini trans, sotto il testosterone e i vestiti maschili, sarebbero donne che si vestono da uomini. La parola d’ordine è “non siete vere donne” e “non siete veri uomini” e “state solo fingendo”.

Quindi, in una società in cui la transfobia è viva e vegeta, avere un uomo cisgender come Diego Luna che interpreta una donna trans a modo suo rinforza lo stereotipo che vuole queste donne essere degli uomini travestiti. Gente finta, gente che finge, gente che indossa un costume ma che, ah-AH!, quando si toglie trucco e parrucco rivela la propria mascolinità, che è la loro vera condizione, secondo il pensiero generale.

La questione è stata trattata in maniera approfondita nella lettera aperta di attivist* transessuali ai propri colleghi di Hollywood. Vi consiglio seriamente di leggerla!

L'opinione della giornalista ed attivista trans, Gwendolyn Ann Smith, sul casting di Diego Luna, paragonato al casting di Nicole Maines nel ruolo della supereroina trans, Dreamer, in Supergirl
L’opinione della giornalista ed attivista trans, Gwendolyn Ann Smith, sul casting di Diego Luna, paragonato al casting di Nicole Maines nel ruolo della supereroina trans, Dreamer, in Supergirl

E quindi un attore non può fare il suo lavoro, ossia interpretare un ruolo diverso da ciò che lui è?

In un mondo perfetto, un uomo cisgender potrebbe interpretare una donna trans (come fa Diego Luna), una donna trans potrebbe interpretare un uomo cisgender, una donna cisgender potrebbe interpretare un uomo cisgender e un uomo trans potrebbe interpretare un uomo cisgender. Perché in un mondo perfetto, per un attore il genere è solo un ulteriore costume da indossare, una sfida ulteriore da affrontare. E le attrici trans potrebbero interpretare sia donne trans, sia donne cisgender.

Ma nel nostro mondo, quello in cui gente come Luxuria si becca quei commenti e negli USA una donna trans viene ammazzata ogni due settimane (e quindi, in paragone, sono più rischio di subire violenza rispetto alle donne cisgender), l’unico caso in cui il genere sia solo un altro costume da indossare è proprio quello di un personaggio transessuale.

Ecco perché Diego Luna in Berlin, I love you interpreta una donna trans, mica una donna cisgender. Se il genere fosse davvero solo un altro costume da indossare per dei professionisti, vedremmo più spesso attori uomini travestirsi da donne per interpretare ruoli femminili, come avveniva nel teatro antico. Ma, tendenzialmente, Jared Leto si è vestito da donna per interpretare una donna cisgender, oppure si è vestito da donna per interpretare una donna trans? Ed Eddie Redmayne, in The Danish Girl, si è vestito da donna per indossare i panni di un personaggio femminile qualunque, oppure è stato scelto in quanto uomo appositamente per interpretare il ruolo di una donna trans?

Quante volte abbiamo visto Scarlett Johansson interpretare un uomo cisgender? E quante volte abbiamo visto un attore maschio interpretare una donna che non fosse transessuale?

Molto, molto di rado.

Così di rado che al momento riesco a citare solo Tilda Swinton, attrice androgina e trasformista d’eccellenza, che nel remake di Suspiria fatto da Luca Guadagnino ha interpretato ben tre personaggi: l’elegante insegnante di danza Madame Blanc, la vecchia e mostruosa fondatrice dell’accademia Helena Markos, e l’anziano psicoanalista Jozef Klemperer.

Effettivamente, per Swinton la mascolinità di un uomo di 80 anni è solamente un altro costume da indossare: oltre alle protesi e al trucco sul viso, infatti, l’attrice ha richiesto anche una riproduzione di genitali maschili. Come riporta Movieplayer, infatti, Swinton “voleva sentire quel qualcosa tra le gambe per interpretare un uomo”.

Tilda Swinton può interpretare qualsiasi cosa.
Tilda Swinton può interpretare qualsiasi cosa.

Possibili soluzioni: coinvolgere di più le donne trans?

Secondo un noto studio portato avanti dal King’s College di Londra (che potete leggere qui), in effetti coinvolgere persone transessuali e transgender quando si vuole parlare di persone transessuali e transgender è una buona idea. Inoltre, questo coinvolgimento di solito rende il prodotto risultante più veritiero sull’esperienza e sulla rappresentazione delle persone trans. Cito da pagina 8, grassetto mio:

The survey concluded that the most effective way to improve media representation of trans people is to involve more trans people in the production process of media content. […] This conclusion is supported by many comments about examples of positive media that were produced by or featured trans people, without their trans status being the main issue.

Quindi, per quel che riguarda il cinema, in effetti scegliere come attori di personaggi trans delle persone trans è consigliabile. Anche perché esistono tranquillamente delle donne transessuali che sono ancora un po’ mascoline ed hanno una fisicità paragonabile a quella di Diego Luna in un vestito. Anche perché, come dicevo, una donna trans non ha l’obbligo di aderire ad un qualche genere di aspetto femminile ideale, né le dovrebbe essere imposto di non poter esprimere se stessa come vuole, né l’essere mascolina potrà mai renderla meno donna.

Quindi, un’attrice trans, quando si toglie il costume del personaggio trans che interpreta, resta comunque una donna. Non è un uomo travestito da donna e dunque non butta benzina sul fuoco del pregiudizio.

Inoltre, si tratterebbe anche di un’opportunità di lavoro importante, poiché generalmente attrici e attori trans tendono a far fatica a fare carriera nel cinema. Infatti, già è quasi impossibile trovare persone transessuali che interpretano gente cisgender, e se poi tutti i ruoli di persone trans vengono dati ad attori cisgender, capite anche voi che le opportunità si restringono molto.

Infatti, è stata infatti una sorpresa quando nel film Colette (sempre con Keira Knightley) un uomo transessuale, Jake Graf, ha interpretato un uomo cisgender. L’attore afferma che l’esperienza per lui è stata assolutamente naturale, cosa che non dovrebbe stupire: certo che gli viene naturale, è un uomo che interpreta un uomo!.

Poi, si può discutere sul fatto che una donna cisgender sia più o meno accettabile nel ruolo di una donna transgender, perché non concima lo stereotipo dell’uomo travestito. Non tutta la comunità trans lo ritiene accettabile e in molt* preferirebbero avere sempre attori e attrici trans in questi ruoli. Tuttavia, la performance di Felicity Huffman in Transamerica, in cui l’attrice interpreta una donna transessuale, è estremamente ben riuscita ed ha ricevuto anche molti apprezzamenti da parte della comunità trans.

 Jake Graf (al centro) in Colette
Jake Graf (al centro) in Colette

Ma così non ci si auto-ghettizza?

Eh, anche questa è una buona osservazione.

Infatti, come fanno notare molti, permettere che solo persone trans interpretino personaggi trans potrebbe in realtà portare ad una situazione peggiore, in cui gli attori trans di Hollywood siano relegati solo e unicamente ad interpretare personaggi trans. Una sorta di “auto-ghettizzazione”, insomma.

Non è una preoccupazione da poco, in realtà, perché è vero che, se è giusto che i personaggi trans del cinema non portino stereotipi negativi e nocivi alle persone reali, questo potrebbe in realtà relegare gli attori trans ad un determinato tipo di ruolo.

Tuttavia, bisogna ricordare che la ghettizzazione, come processo, è sempre qualcosa che si subisce, non qualcosa che si ricerca attivamente: è dovuta alla mancanza di altre possibilità e, in questo caso, di aperture di carriera.

Ciò, ovviamente, può essere evitato se questi attori venissero ingaggiati anche per interpretare ruoli cisgender. Anche perché un’attrice trans che interpreta una donna cisgender, quando si toglie il trucco e il parrucco rimane sempre una donna, e non sarebbe un uomo in costume. Questo maggiore ingaggio di attori e attrici transessuali/transgender anche in altri ruoli ovvierebbe ad una carriera sostanzialmente autoreferenziale e senza altri sbocchi a parte quello della persona trans di turno.

Ma quindi, che facciamo con i ruoli trans?

Una soluzione complessa per una situazione complessa

La verità è che non esiste una soluzione semplice.

Se ci mettiamo a predicare l’uguaglianza in maniera ingenua, affermando che attori uomini che interpretano donne trans vadano bene perché “tutti dovremmo essere LIBERI di interpretare il diverso da noi”, non stiamo risolvendo il vero problema. Ossia che gli attori uomini in ruoli di donne trans fanno passare un messaggio che crea problemi veri e reali alle donne trans reali.

Ma è anche vero che la comunità trans non deve essere ghettizzata nell’interpretare solo ruoli trans.

Ma bisogna anche tener conto del fatto che, se gli attori trans non ricevono ruoli cisgender, è anche dovuto al fatto che non sono considerati “abbastanza uomini” o “abbastanza donne” da interpretare gente che non sia transessuale.

Quindi, che si fa?

Personalmente, non ho la soluzione perfetta, che salverà la situazione e che renderà il mondo un posto migliore. Tuttavia, credo che sia estremamente importante ricordarsi che, per scrivere bene e in maniera veritiera di gente trans, si debba parlare con gente trans.

Se nella scelta di casting di Diego Luna (o di Eddie Redmayne) si fosse chiesto un feedback o una collaborazione ad attori e ad esponenti della comunità transessuale, probabilmente già si sarebbero evitati molti stereotipi negativi. Gli attori si sarebbero potuti confrontare con esperienze di vita utili per la loro performance e tutto il lavoro sarebbe stato più vero, più interessante e più rispettoso.

Lo stesso scrittore fantasy Brandon Sanderson spiega (lo riporto in questo articolo) che per scrivere di esperienze lontane dalle proprie cerca sempre di confrontarsi con gente che ha avuto quelle esperienze, facendo loro leggere e correggere i propri scritti.

Coinvolgere persone trans significa sia assumerle nel cast (magari non solo in ruoli trans), sia assumerle nel resto del processo di produzione, sia averle come esperti esterni. Anche contattare gli accademici che si occupano di studiare i problemi e le sfide sociali delle persone trans sarebbe ottimo.

Insomma, bisogna riconoscere che noi cisgender non siamo esperti di transessualità. E, quando ne vogliamo parlare, dobbiamo fare riferimento a gente trans. Anche perché, se raccontiamo male o in maniera stereotipata la loro esperienza e la loro stessa esistenza, rischiamo di esporre queste persone a pericoli reali.

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