L’undicesima stagione di Doctor Who, storico show britannico e serie più longeva al mondo, ha fatto il suo debutto domenica 7 Ottobre. Parlare di una serie così grande e simbolica per il Regno Unito è complesso e richiede di tenere a mente l’importanza che il telefilm ha ricoperto e ricopre tutt’ora per i sudditi della regina Elisabetta II. Intere generazioni sono cresciute guardando la serie e persino alcuni interpreti degli ultimi anni sono stati spettatori dello show da bambini. Purtroppo per Doctor Who, la scorsa stagione non si è conclusa positivamente.

La situazione dello Show

Dopo una vera epoca d’oro sotto la gestione dello showrunner Russell T. Davis, protagonista del sabato sera inglese con un pubblico medio a puntata di 8-10 milioni, la serie è stata condotta dal noto Steven Moffat. Sfortunatamente per gli amanti della serie, la gestione di quest’ultimo è stata lacunosa, poco brillante e in alcuni punti contraddittoria. Ottimi personaggi e, soprattutto, attori eccezionali sono stati mal sfruttati sotto la sua guida. Al termine del suo lavoro, Moffat ha lasciato una media di spettatori più che dimezzata rispetto alla run di Davis. Anni prima, di fronte agli stessi numeri, la BBC aveva deciso di congelare la serie a tempo indeterminato.

La sfida di Chris Chibnall

Il nuovo showrunner si presenta al pubblico con un curriculum di tutto rispetto, forte della conduzione di alcuni meravigliosi episodi di Torchwood, Doctor Who e della straordinaria serie Broadchurch. Alla guida di quest’ultima ha anche conosciuto l’attuale interprete del Dottore, Jodie Whittaker, prima attrice ad interpretare il fuggiasco di Gallifrey.
Nel disperato tentativo di risollevare la serie e svecchiarla, rendendola nuovamente appetibile al pubblico, Chris ha deciso di cambiare totalmente rotta rispetto al passato. Il primo e più evidente segnale di questa nuova epoca è la prima reincarnazione femminile del Dottore. Il secondo e altrettanto importante cambiamento è la struttura delle puntate, che abbandonano l’autoconclusività a favore di un’unica storia lineare, che consente di dare maggior spazio allo sviluppo di una trama ben scritta e approfondita. Il terzo importante punto di svolta, suggerito dai piani alti della BBC, è il cambio di serata. Invece di confrontarsi con gli altri show del sabato sera, Doctor Who andrà in onda tutte le domeniche alle 7 di sera, ora inglese.

Prima di recensire la puntata con considerazioni soggettive, è bene fornire qualche dato a posteriori: il primo episodio ha conquistato la serata con il 40% di share, un risultato incredibile. Sia che si tratti di banale curiosità che di una vera passione per la serie, un simile traguardo non si può ignorare. Riuscirà lo show a mantenere gli 8 milioni di spettatori? Lo scopriremo prima del Lucca Comics di quest’anno.

Recensione Spoiler

Nonostante l’ottimo risultato in termini di share, la puntata ha causato più di qualche alzata di sopracciglio al sottoscritto. La recitazione di Jodie Wittaker è buona, c’è poco da dire a riguardo, dunque immagino che il suo Dottore Mcgyver sia un problema di scrittura. Il personaggio risulta molto chiacchierone, tendendo a dar voce ai suoi pensieri e alle sue domande, finendo con il parlare da sola per gran parte della puntata. Un’altra cosa che lascia perplessi è la capacità di Thirteen (i dottori vengono chiamati anche con il loro numero per comodità) di ricreare complessa e avanzata tecnologia da Time Lord con l’ausilio di qualche semplice strumento da saldatrice e un intero set di cucchiai. Mi domando come abbia fatto a riprodurre anche il lato software…

La trama dell’episodio è abbastanza semplice e funge principalmente per introdurre le caratteristiche psicologiche di questo nuovo dottore e dei suoi coprimari. Per la gioia degli spettatori, avremo un cast bilanciato tra maschi e femmine e tra persone nere e bianche.

La regia è molto buona e gli effetti speciali sono come sempre all’altezza della serie. Quello che preoccupa sono alcune piccole inconsistenze con la trama passata, presenti già nel primo episodio.

Le chiavi del Tardis

I fan della serie ricorderanno come le chiavi del Tardis permettano i più grandi prodigi, dal controllo a distanza alla possibilità di localizzare la famosa cabina blu del Dottore. Twelve aveva l’abitudine di averne sempre delle copie in tasca e altre sparse per il Tardis stesso. Possibile che nella caduta che ha sbalzato fuori Thirteen siano andate tutte perse?

Dottor Mcgyver

In barba ai grandi laboratori di ricerca, alle conoscenze scientifiche e all’immaginario comune, sembra che per costruire un teletrasporto in grado di localizzare un segnale remoto nello spazio siano sufficienti: una batteria per auto, un micronde, qualche filo, una vecchia antenna e una capsula aliena. Ovviamente nessuno potrebbe mai farlo per caso, servirebbe una mente da Gallifreyano.

Gli umani non credono agli alieni

La Terra è stata più volte invasa su larga scala, forze speciali sono state create per contenere questo tipo di minacce, eppure il britannico medio è ancora scettico nei confronti degli alieni e ha bisogno di qualche prova in più.  Mi chiedo come sia possibile tutto ciò e come si possa giustificare la cosa coerentemente.

Qualche stereotipo non guasta mai

Concludiamo con una piccola frecciata sul primo episodio: erano davvero necessari gli stereotipi sulla donna chiacchierona che ci mette un secolo a scegliere cosa mettersi? Nella scena finale si vive il classico siparietto dove dal camerino escono dozzine e dozzine di capi, salvo poi far uscire una persona decisamente mal vestita. Thirteen sarà forse il primo Dottore a vestirsi clamorosamente male? Lo scopriremo vivendo.

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