Attenzione: A differenza de “Il Diario del Cacciatore” questo contenuto tratta avvenimenti che non sono avvenuti durante una delle sessioni di Codex Venator. Sono storie secondarie, approfondimenti di personaggi ed episodi “filler” scritti durante i momenti di pausa. Questa trilogia di Off Season si colloca tra le pagine 17 e 18 de “Il Diario del Cacciatore”.

Off Season: Villa Armistice

Diverse ore dopo Guido si presentò a Villa Armistice, solo e disarmato. La pioggia non sembrava voler dar tregua alla Città e al suo Nobile Cacciatore, che attendeva sotto l’acqua battente. Il Portavoce della Famiglia Trivulzio aspettò, assorto nei suoi pensieri, fino a quando uno stridente suono metallico non lo riportò al presente. Osservò le porte della Villa schiudersi da sotto l’elmo, cercando di nascondere l’inquietudine che quel luogo poteva procurargli. 

Ad accoglierlo furono due forgiati senza elementi degni di nota. Vista la versatilità offerta dalla loro meccanica condizione, Guido pensò che dovessero essere “modelli” non utilizzati per la Caccia. Si pentì subito di quel pensiero, o meglio della forma con cui era stato pensato: per quanto riconoscesse il valore dei forgiati, del loro pensiero creativo nella risoluzione dei problemi, considerarli più che costrutti era molto difficile anche per lui. Le vecchie credenze erano saldamente radicate nel suo spirito, come in quello degli altri Trivulzio, e solo un enorme sforzo del pensiero poteva vincere l’abitudine.

«Buonasera, Messer Trivulzio.», esordì il primo forgiato, cercando di apparire formale.

«Buonasera.», rispose in tono cortese Guido. Seguì un lungo silenzio, interrotto solo dalle gocce di pioggia che battevano sull’armatura del Nobile Cacciatore. Ci volle ancora qualche secondo prima che il secondo forgiato si decidesse a parlare.
«Eravate atteso. Seguiteci, Dama Armistice vi sta aspettando»

Dopo aver lanciato una veloce occhiata alle spalle di Guido, per assicurarsi che non ci fossero altre persone, il duo chiuse la porta dietro al Nobile Cacciatore e si incamminò per i corridoi. Villa Armistice era grande ma, dovette constatare Guido, fredda e austera. Il suo sguardo non notò quadri, decorazioni di sorta od orpelli che potessero incantare gli occhi. I corridoi erano illuminati quel tanto che bastava ai Forgiati per trovare la strada e mancavano di calore, persino di quello umano.

Il Portavoce della Famiglia Trivulzio venne condotto in una sala vuota e spoglia, con solo un tavolo in legno d’arancio e qualche sedia ad attirare l’attenzione. Quando la porta si chiuse alle sue spalle, Guido si ritrovò solo. Poteva essersi cacciato in una trappola, ma preferiva rischiare in modo così sciocco piuttosto che trovarsi in quel luogo con altri Trivulzio. Non poteva fidarsi, per scongiurare quella crisi, che di se stesso e della donna che un tempo era stata Bianca Trivulzio.

Dama Armistice non tardò ad arrivare. Qualche minuto dopo l’ingresso di Guido nella stanza, lo raggiunse la donna dai capelli ramati e gli occhi dorati, che trasudavano amarezza.

«Dama Armistice.»
Il Portavoce porse i suoi omaggi nel modo più formale possibile. Sebbene un tempo i due fossero stati vicini, appartenenti alla stessa Famiglia, in quel momento li separavano politica e metallo nero.

«Guido.»
Bastò quella singola parola a comunicare tutto quello che Bianca provasse in quel momento. Non sarebbe stata una discussione facile.

«Sono rammaricato di dovervi disturbare a quest’ora, Mia Signora.» Guido fece qualche passo nella sua direzione, pur mantenendosi ad una distanza consona ai loro ruoli. «Temo che sia avvenuta una tragedia.»

Lo sguardo della donna lo trapassò da parte a parte, facendogli abbassare lo sguardo da sotto l’elmo. «Temi?» Il fuoco nei suoi occhi fu superato solo dal suo tono tagliente. «Una tragedia?»
Guido sentì le parole morirgli in gola, colpevole di star cercando di minimizzare l’accaduto. Gli ci volle qualche secondo prima di ritrovare la forza di parlare. «Sì, una tragedia. Immagino Machina vi abbia informato.»
La risposta non parve convincere la Nobile Cacciatrice. «Ho avuto modo di vedere il corpo. Devo presumere che tu non l’abbia osservato con cura, visto che la definisci una tragedia.» Un’altra sferzata.
«Ho avuto modo di vederlo, ovviamente. Una tragedia… Dettata dalla stupidità.»

Guido comprese di aver tirato troppo la corda quando Bianca gli si avvicinò. A differenza del Nobile Cacciatore, Dama Armistice non sentiva nessun bisogno di essere ossequiosa, formale o di rispettare gli spazi personali. Il Portavoce dei Trivulzio fu costretto ad abbassare lo sguardo quando la donna gli giunse ad un palmo dall’elmo, osservandolo con sarcasmo.
«Via, Guido, sei da solo e lontano dalla tua Famiglia , qui puoi anche fare il bravo politico e definirlo omicidio, tanto per compiacermi.»
Il Nobile Cacciatore dall’armatura nera non era indietreggiato di un solo passo. Non poteva farsi mettere all’angolo in quel modo. Si limitò a ricambiare lo sguardo di Bianca da sotto l’elmo. In qualche modo, sembrava che quella protezione in nero metallo non potesse fare nulla contro gli occhi dorati della donna.
«Non molto tempo fa era la Nostra Famiglia, Dama Armistice.»
L’uomo distolse lo sguardo, quasi per assicurarsi di essere veramente solo nella stanza con Bianca.  «Sì, è stato un omicidio. Uno sciocco si è lasciato prendere la mano… E qualcos’altro.»
«Voglio vederlo.» Sibilò Bianca.
«Per?» La risposta di Guido arrivò veloce e interrogativa. Tanto bastò per far cominciare a crollare il castello di formalità che si era creato tra i due.

«Deve capire quello che ha fatto! Deve vedere! Non permetterò che la tua Famiglia lo riempia di compiaciuta approvazione!»
Per la prima volta, Guido comprese di poter avere qualcosa da offrire a Dama Armistice. Non voleva la testa di Massimo e questa era già una vittoria. Sul resto si poteva trattare.
Il Portavoce dei Trivulzio si lasciò sfuggire una singola risata da sotto l’elmo. «Molto bene. Quando le sue ferite saranno guarite, verrà a prestare servizio una settimana presso di voi.»

Bianca tacque e rimase a lungo in silenzio, guardandolo con occhi severi.
«Non siete soddisfatta?», la incalzò Guido. In tutta risposta, riprendendo la sua compostezza, Bianca si voltò e prese posto ad un lato del tavolo. «Cosa è successo?», domandò improvvisamente stanca.

Il Nobile Cacciatore prese posto in modo da avere di fronte Dama Armistice. «Una tragedia, Mia Signora. Sembra che durante il ritorno a Villa Trivulzio, il suo incedere tronfio gli abbia fatto perdere l’equilibrio. Credo che qualche settimana basterà a farlo tornare come nuovo, nelle mani dei nostri dottori.»

Il sospiro di Bianca attirò l’attenzione di Guido. «Niente di tutto questo risolverà il problema, Portavoce.», disse Dama Armistice massaggiandosi le tempie. «I tuoi sanno benissimo che gesti come questi saranno sempre legittimati da qualcuno.»
Questa volta fu Guido ad accusare il colpo. Poche cose lo portavano all’ira come l’insubordinazione nella sua Famiglia. «I Trivulzio sanno benissimo che la volontà del Portavoce sia legge. Chi infrange la legge… beh… ne avete condiviso i metodi fino a non troppo tempo fa.»
Ma a nulla valsero le parole del Nobile Cacciatore contro i timori della sua ospite. «Cosa può contare, finché sarete l’unico a sostenere questa condotta? Finché i vostri Anziani elogeranno gesta come quelle di oggi? Quel misero cane farà una scalata politica come non se ne sono mai viste!»

Guido si sforzò di prendere un bel respiro prima di rispondere. Un litigio sarebbe stato disastroso, specialmente se in preda alla rabbia.
«Dalle scale si può sempre cadere, Dama Armistice. La paura sarà un buon modo per tenere in riga i Trivulzio più… Ostinati. Avete la mia parola che quello sciocco diventerà un esempio.» Come un tempo avrebbe detto il Siniscalco Malus: vuote parole.
«Credi che qualcuno mai darebbe ragione a noi? Che i Magi imperiali saranno comprensivi?» La domanda sorprese Guido, che chiese subito spiegazioni.
«Già. Hai idea di quanto tempo passi a sentirmi dare ‘calorosi suggerimenti’ sul comportamento moderato e rispettoso che dovrebbero tenere i miei, per evitare cose come queste?!»
Il Portavoce dei Trivulzio fece cenno di no con la testa. «Non vi darò alcun consiglio in tal senso. Il vostro Forgiato non aveva commesso alcun errore e il piccolo Alessio ha testimoniato per lui.»
La cosa attirò nuovamente l’attenzione di Bianca Armistice, sebbene non potesse placarne l’ira. Un affronto tra due alleati veniva sempre mal digerito e il fatto che Guido avesse pensato di risolvere la cosa da solo, come era usanza dei Trivulzio, non faceva che soffiare sulle scintille fino a trasformarle in fuoco.

«Sai cosa aveva fatto quel giovane? Lo sai?» chiese la Cacciatrice.
Qualcosa suggerì a Guido che in quella domanda ci fosse molto più di quello che non esprimesse. Chiese dunque a Bianca di raccontare, conscio che avrebbe presto scoperto i veri pensieri della dama.
«Voleva aiutare il tuo ragazzino ad alzarsi. Si era sbucciato un ginocchio. Voleva aiutarlo, e sai perché? Perché voleva diventare cerusico, come me!». Le mani della donna sbatterono con forza sul tavolo, accompagnando le sue parole. «Ci pensa quel miserabile a quante vite preziose ha condannato con il suo gesto?»
«Ne sono a conoscenza. Comprendo il valore unico di un’inclinazione verso l’arte della guarigione. Mass… Lo sciocco si renderà conto del valore dei Forgiati quando presterà servizio presso di voi.»
Al sentirsi ripetere la proposta, finalmente la rabbia sembrò placarsi. «Non lo permetteranno, lo sapete.»
Dama Armistice aveva sollevato un’ottima questione. Guido sapeva benissimo che la cosa non potesse essere esposta agli Anziani senza un piccolo fattore di rischio. Il Portavoce era tuttavia abituato a trattare con loro e sapeva come attirare la loro attenzione. «Di questo mi occuperò io. Come ben sapete, spesso i nostri Anziani sono stati disattenti. Dirò loro che lo sciocco sarà un’ottima spia. Voi penserete al resto. Vi pare accettabile?»
La proposta aveva se non altro risvegliato la mente di Bianca, che si mise a considerare tutte le possibilità e gli imprevisti che tale scelta potesse comportare.
«È rischioso. Se penserà che gli siano richieste informazioni, e dovesse scoprirne, lo dovrò uccidere.»
La frase non colpì minimamente il Portavoce dei Trivulzio. «Sarebbe una tragedia, Dama Armistice. Ma sono sicuro che voi siate abbastanza furba da ingannarlo.»
«I miei familiari” aggiunse Bianca, “Soprattutto i più giovani… Alcuni non sono in grado di difendersi.» Scosse la testa e si alzò in piedi.  «Mi aspetto che il ragazzo sappia che se accadrà altro di spiacevole, non ci sarà alcun processo.»

Guido annuì, alzandosi a sua volta dalla sedia. Rimase immobile, aspettando di essere congedato dopo la risposta. «Quando è stata l’ultima volta che questo genere di incidenti si sono risolti tramite processo? Massimo sarà avvisato. Avete la mia parola.»
Bianca annuì, finalmente padrona delle proprie emozioni. «Il problema non sei tu, Guido, ricordalo. Non è da te che mi aspetto i consigli. È Giovanna d’Arco che accusa i miei per ogni affronto che gli umani di Milano si sentono di recarci. E l’Impero non può niente per tutelarci, quindi se davvero ti interessa questa battaglia… Sappi che sei l’unico, là fuori.»

Quell’improvviso cambio di argomento incuriosì Guido, che per la prima volta ebbe voglia di restare e concludere la conversazione. Bianca era stata sua alleata fin dal principio, dunque conosceva i pensieri dei Trivulzio e le varie correnti di pensiero all’interno della Famiglia.
«Sapete la mia posizione su Giovanna d’Arco e sulla sua… eretica ascesa al potere. Non ho intenzione di lasciarmi fermare dalla mancanza di alleati. Devo la mia vita ad un Forgiato, non posso dimenticarlo. Combatterò da solo… Se devo.»
Questa volta il cenno di diniego venne dal viso di Dama Armistice. «No. Così avrai vita breve. Fatti furbo, piuttosto, e non stare solo contro tutti davanti a battaglie impossibili. Alcune lotte non sono fatte per essere prese di petto. E poi…»
Dopo un attimo di esitazione, l’aria si fece improvvisamente più calda.

«Ti preferisco vivo.»

Guido rimase a bocca aperta, non sapendo bene in che modo rispondere. Era una delle prime volte in cui Bianca si sbilanciava in pensieri così personali. Percependo la sua esitazione, Dama Armistice riprese la parola. «C’è altro?»
Chiese la donna con aria formale, riassumendo i panni della Dama che era.
«No, Mia Signora»
«Allora siete congedato, Messer Trivulzio.»