Codex Venator: Off Season (Milano)

Attenzione: A differenza de “Il Diario del Cacciatore” questo contenuto tratta avvenimenti che non sono avvenuti durante una delle sessioni di Codex Venator. Sono storie secondarie, approfondimenti di personaggi ed episodi “filler” scritti durante i momenti di pausa. Questa trilogia di Off Season si colloca tra le pagine 17 e 18 de “Il Diario del Cacciatore”.

Off Season: “Incidente”

Sembrava un triste scherzo del destino. Il Portavoce degli Anziani della Famiglia Trivulzio tremava al solo pensiero di cosa potesse essere accaduto. La Famiglia Armistice, sebbene giovane rispetto ad altre di Milano, rappresentava un alleato prezioso per i Trivulzio. A Guido era bastato sentire la parola “forgiato” per scattare in piedi e dirigersi lontano, laddove il suo ruolo gli imponeva di recarsi. Il Cacciatore sperava davvero che si trattasse solo di un “incidente” o di un “malinteso”. Si fece far strada da Alessio, il ragazzo che aveva interrotto i suoi allenamenti, che saltò di pozzanghera in pozzanghera come se si librasse nella pioggia.

I resti fracassati di quello che un tempo era stato un forgiato Armistice giacevano a terra. Evidenti colpi contundenti dovevano averlo distrutto ben oltre ogni possibile riparazione, o almeno così pensava Guido. Accanto alla figura robotica si trovava uno dei Trivulzio recentemente destati. I suoi capelli biondi contornavano un viso soddisfatto e tronfio. Sotto l’elmo, lo sguardo del Portavoce degli Anziani lo squadrò.

«Che cos’è accaduto?» Nel tentativo di non uccidere quello sciocco lì dove si trovava, Guido aveva rinchiuso i suoi pensieri e le sue emozioni nel fondo del suo animo. La domanda uscì fredda, ricca di contegno, come si confaceva al Portavoce degli Anziani.

«Guido!» Il giovane Trivulzio era sorpreso ma lieto della comparsa del Nobile Cacciatore dall’armatura nera. Nei suoi occhi non si leggeva il minimo rimorso, o preoccupazione, per il fatto di trovarsi sopra al corpo di un Forgiato.

«Massimo, che cosa è accaduto?» Al ripetersi della domanda, sul viso del giovane comparvero i primi segni del dubbio. Nessuno in quel momento stava ridendo e, se il viso di Guido era imperscrutabile grazie all’elmo, lo sguardo di Alessio era a dir poco terrorizzato. Dopo lunghi secondi, Massimo finalmente rispose. «Nulla di grave. L’oggetto stava importunando Alessio. Ho deciso di insegnargli a stare al suo posto.»

L’elmo nero rivolse la sua attenzione al giovane che lo aveva accompagnato senza aggiungere una sola parola. Guido non aveva considerato che Alessio potesse essere coinvolto nella cosa. Era stato uno sciocco. Dopotutto (dopotutto è tutt’attaccato) era stato proprio il giovane a venirlo a chiamare. La fretta con il quale lo aveva portato in quel luogo avrebbe dovuto fargli capire di più. Attese la sua risposta con impazienza.

«Io… La Famiglia va sempre protetta, è questo che dice il Cod…»

Dalle sue parole risultò chiaramente dove finissero i suoi pensieri e iniziasse la dottrina.
La mano guantata di Guido si posò sulla spalla del ragazzo. Per quanto tentasse di essere rassicurante, il Nobile Cacciatore dovette ammettere che con quell’aspetto fosse molto difficile. «Alessio, ascoltami, limitati a raccontarmi quello che è successo. Nessuno vuole incolparti di nulla, la Famiglia Trivulzio non è in pericolo.»

Il ragazzo abbassò lo sguardo, incontrando i resti della figura meccanica. Rimase così, bloccato nei suoi pensieri, fino a quando non sentì Guido inginocchiarsi accanto a lui. «Stavo correndo, quando sono ruzzolato a terra. Il forgiato mi ha…»

«Ti sarei debitore, Alessio, se in mia presenza cominciassi a chiamarli Armistice. Che ti piaccia o no, sono Cacciatori e hanno una Famiglia. Non sono oggetti.» L’ultima frase venne pronunciata mentre l’elmo nero rivolgeva la sua attenzione verso Massimo. Nonostante le parole di Guido, Alessio prese un bel respiro e ricominciò il suo racconto.

«Il… l’Armistice mi ha preso da terra e voleva vedere se fossi ferito. È stato allora che abbiamo incontrato lui.» Lo sguardo di Alessio si era allineato a quello di Guido in direzione di Massimo, il quale tornò immediatamente a mostrarsi orgoglioso del proprio operato.

«Esatto. Stava mettendo i suoi luridi artigli meccanici addosso ad Alessio. Gli ho chiesto di lasciarlo stare e non ha voluto. Cos’altro potevo fare?»

Guido stava per replicare quando la rabbia proruppe dal giovane accanto a lui.

«Voleva solo aiutarmi e tu lo hai distrutto!». Per un breve e intenso istante, gli occhi di Alessio si accesero di pura rabbia. Guido lo tenne fermo, affinché non si aggiungessero altre sciocchezze a quella giornata, e si alzò in piedi.

«Alessio, ho un compito per te.». Lo sguardo del giovane Trivulzio si distolse da Massimo al sentire la voce fredda del Portavoce. Non era ancora giunto il momento della collera. In mezzo alla strada, il buon nome della Famiglia andava protetto.

«Corri a Villa Armistice e cerca un Forgiato di nome Machina. Digli che Guido Trivulzio ha urgente bisogno della sua presenza. Ti darà ascolto.»

Il nuovo compito aiutò Alessio a dominare le sue emozioni, o almeno lo distrasse quanto bastava per farlo andare via. Guido seguì la corsa del giovane nella pioggia fino a quando non svoltò un angolo, sparendo alla sua vista.

«Ora, Massimo, discuteremo di quello hai fatto.»

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