Codex Venator: Off Season

Attenzione: A differenza de “Il Diario del Cacciatore” questo contenuto tratta avvenimenti che non sono avvenuti durante una delle sessioni di Codex Venator. Sono storie secondarie, approfondimenti di personaggi ed episodi “filler” scritti durante i momenti di pausa.

Questo che state per leggere riguarda Guido Trivulzio ma non è narrato sotto forma di diario. Guido molte volte omette delle cose o degli aspetti del suo carattere che non è pronto ad affrontare, neanche su carta. In questo episodio lo vedrete un po’ più da vicino, oltre la sua nera armatura.

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Off Season: Il Crociato del Dogma

Il cortile di Villa Trivulzio era diviso in aree, diverse tra loro per scopo e funzione. Giungendo dall’esterno, coloro che superavano i grandi cancelli venivano accolti da un lungo corridoio di fiori e piante. A destra e a sinistra di questo passaggio sicuro si trovavano zone atte all’addestramento dei Nobili Cacciatori. 

Il maestro d’arme attendeva Guido sotto la pioggia battente, incurante del fatto che fosse zuppo d’acqua. L’uomo, dalla testa rasata e occhi color nocciola, indossava protezioni leggere di cuoio e si stupì quando vide il Nobile Cacciatore. Lo sguardo tra i due, nonostante l’elmo di Guido, mise in chiaro la situazione e il disagio di entrambi.

«Voi dovete essere Messer Trivulzio.»

«Guido, per servirvi»

I due si erano incontrati a metà del cortile, rispettando le usanze dell’etichetta. Il Nobile Cacciatore aveva fatto un piccolo inchino, coprendo il suo ospite di tutti gli onori. Come gli Anziani gli avevano fatto notare, non capitava tutti i giorni di avere la fortuna di ricevere la visita di un maestro d’arme del Dogma.

«Fratello Bartolomeo dell’ordine dei Soldati della Fede. Se siete d’accordo, Guido, limiteremo al minimo i convenevoli.»

«Così sia.» rispose il Nobile Cacciatore «Cosa devo aspettarmi da questo addestramento?»

«Tutto. Farò di te un Crociato pronto a qualsiasi cosa.»

Da sotto l’elmo giunse la risata di Guido.

«Non basterà. Quello che affrontiamo ogni giorno supera ogni nostra preparazione, ma se non altro sarà qualcosa.»

Anche Bartolomeo rise, poi si allontanò per armarsi. Un gladio e un ampio scudo a torre sembravano essere tutto ciò del quale avesse bisogno.

«Di solito mi rivolgo a giovani imberbi. Da te mi aspetto di meglio e con meno preamboli»

Con un cenno del capo Guido concordò, estrasse le spade e si lanciò all’attacco. Nonostante l’armatura lo coprisse dai piedi al capo, il Nobile Cacciatore si muoveva agilmente sul campo di battaglia. Il suo allenamento aveva reso il suo fisico adatto al combattimento, permettendogli movimenti fluidi e stoccate rapide. Tuttavia nulla di tutto questo bastò a infrangere la difesa di fratello Bartolomeo. Lo scudo a torre sembrava muoversi con volontà propria, intercettando tutti i colpi che Guido sferzava. Per quanto il Nobile Cacciatore si sforzasse, la difesa del maestro d’arme era qualcosa di ammirevole. Una piccola folla di Trivulzio curiosi si era radunata intorno a loro per osservare lo straniero combattere con Guido. Un fattore positivo sembrava tenere alto l’orgoglio della famiglia: Bartolomeo non era mai passato all’attacco, costretto ad una perenne difesa dai colpi del guerriero. Era solo questione di tempo prima che il portavoce degli Anziani della famiglia Trivulzio trovasse l’apertura necessaria nelle difese del Crociato. Guido probabilmente condivise il pensiero, finché le gocce di pioggia non bagnarono il suo volto.

Nessuno sapeva dire con certezza cosa fosse cambiato nello scontro. Il guerriero della famiglia Trivulzio si trovò a terra. L’elmo lontano dal viso e il naso sanguinante suggerirono a Guido cosa fosse successo. Bartolomeo non aveva attaccato con la spada, come tutti si aspettavano, bensì con lo scudo. Cogliendo il guerriero di sorpresa, aveva sferrato un poderoso colpo al volto che lo aveva fatto scivolare nel fango. Guido impiegò qualche secondo per collegare il fatto che la sua condizione fosse ora esposta agli occhi di tutti. 

Il silenzio era sceso tra le fila dei Trivulzio, che osservavano inorriditi lo spettacolo offerto dal viso di Guido.

«Perché ti ho battuto?»

La voce di Bartolomeo riportò l’attenzione e gli occhi di Guido su di lui, piuttosto che sugli sguardi della sua famiglia.

«Pensi che sia solo questione di armi, armature e scudi? È questo per te la battaglia?»

Il braccio di Bartolomeo aiutò Guido ad alzarsi, poi gli consegnò il suo gladio e il suo scudo e prese le sue spade. Il Nobile Cacciatore non raccolse il suo elmo e si lanciò nuovamente all’attacco. La situazione sembrò identica alla precedente: l’arma di Guido cercava avidamente la carne del maestro d’arme e lo scudo impegnava le sue spade. Nonostante non fosse stato propriamente addestrato a quel tipo di combattimento, il guerriero dei Trivulzio sembrava cavarsela. Bartolomeo gli ingiunse un’altra lezione, schivando improvvisamente con velocità e rompendo l’equilibrio delle gambe di Guido. 

Trovatosi nuovamente a terra, il sapore di fango e sangue in bocca, l’uomo dal corpo martoriato dalle fiamme si lasciò cogliere dalla disperazione. Era stato umiliato due volte come una recluta qualunque, un giovinetto che ancora non sapeva tenere in mano una spada.

«Perché ti ho battuto?»

La domanda tornò a sferzare Guido, richiamando la sua mente alla situazione in cui si trovava. Rialzandosi, questa volta con le sue forze, il guerriero lasciò andare scudo e gladio e si preparò a tornare all’attacco.

«La tua maggiore perizia con le armi ha fatto la differenza. Non ho scuse.»

Lasciando andare entrambe le spade, Bartolomeo sfidò Guido ad attaccarlo nuovamente usando le sue sole mani. La sfida sarebbe dovuta essere semplice, poiché il guerriero Trivulzio era più forte e difeso meglio del Crociato, ma la storia era destinata a ripetersi. Guido attaccava con ferocia, mettendo più violenza del necessario in ogni pugno. Risultò chiaro anche ai presenti quale fosse il problema, benché lui non lo vedesse.

«Perchè ti ho battuto?»

Guido non si rialzò questa volta. Rimasto in ginocchio davanti a Bartolomeo, si limitò a sollevare lo sguardo su di lui. La confusione si leggeva chiaramente negli occhi dell’uomo, che non era riuscito a vincere in nessuna delle tre occasioni che il Crociato aveva dato lui. La pioggia ormai bagnava tutto il suo corpo e rallentava i suoi movimenti. Una parte di lui non vi badava ma cominciava a percepire il freddo fin nelle ossa.

«Non lo so.»

Fu la massima ammissione della sconfitta. Guido si era più volte definito un guerriero esperto, un maestro della battaglia, eppure la risposta gli sfuggiva. Rispetto a Bartolomeo, sembrava uno sprovveduto qualsiasi.

«Per cosa combatti, Guido?»

La domanda parve strana all’uomo in ginocchio. Nonostante ci provasse, il guerriero non riusciva a comprendere il perché di quel quesito. Era chiaro per cosa combattesse, la sua Fede e il suo Credo erano manifesti ad ogni abitante di Milano.

«Combatto per difendere la città di Milano, i suoi abitanti e la mia famiglia.»

Un sorriso amaro si dipinse sul volto di Bartolomeo, che porse il braccio al guerriero. Guido si rialzò, cercando di trovare un poco di contegno con cui fronteggiare nuovamente il Crociato.

«Sono cose molto nobili da dire, Cacciatore. La mia domanda tuttavia è diversa. Per cosa combatti? Cosa vuoi per te stesso?»

Gli occhi di Guido tradirono da prima la sua confusione, poi indicarono a Bartolomeo un sincero interesse per la risposta. Il portavoce degli Anziani della famiglia Trivulzio aveva per molto tempo messo il bene degli altri davanti al suo. Questo aveva portato la sua mente a schiacciare la sua volontà, rendendolo poco altro che una spada al servizio della sua famiglia. Per molti versi, non era diverso da un Carnefice del Dogma. Un servo della volontà altrui. La sua mente era precipitata ancora di più dopo che le fiamme gli avevano portato via il suo aspetto, rendendolo qualcosa di mostruoso e irriconoscibile allo specchio. In tutte quelle tenebre tuttavia rimaneva una luce, qualcosa che non aveva notato fino a quel momento.

Un nome attraversò le labbra di Guido, senza che Bartolomeo potesse udirlo. Tuttavia il Crociato sembrò soddisfatto e, preso lo scudo, lo consegnò al guerriero.

«Fino a questo momento hai combattuto come un cane rabbioso. Rivolgi il tuo odio verso l’oscurità e lascia che questo scudo protegga ciò che ami.»

Guido afferrò lo scudo, raccolse il suo elmo e una delle sue spade, poi si voltò verso Bartolomeo. Reagendo alla sua scelta, il mastro d’arme prese le armi restanti e si mise in guardia.

«Ricorda queste parole, Guido: La mia ira per gli empi. Il mio scudo per i deboli. Il mio cuore al Dogma. Fino a quando abbraccerai il nostro codice, sarai uno di noi!»

Questa volta fu il Crociato ad attaccare per primo. Le sue lame si muovevano veloci e sferzavano lo scudo di Guido, con il chiaro intento di mettere in difficoltà il guerriero. Il portavoce della famiglia Trivulzio finì velocemente in difficoltà, stanco per il combattimento e la pioggia che lo tormentava. Intorno ai due, nel frattempo, la folla aveva cominciato a disperdersi. Non tutti sopportavano di vedere uno dei loro umiliato per così tanto tempo, specialmente il loro portavoce. 

«Per chi combatti, Guido? Proteggilo!»

Le parole di Bartolomeo sortirono l’effetto sperato. Un’immagine si dipinse nella mente del cavaliere. Doveva proteggerla. Stanchezza e fatica non importavano, purché fosse al sicuro. Lo scudo di Guido sembrò guizzare, ignorando le braccia doloranti, intercettando i colpi delle spade del Crociato. Il portavoce della famiglia Trivulzio sembrò finalmente comprendere il motivo di quelle domande. Soltanto con qualcosa o qualcuno di concreto da proteggere si poteva vincere una battaglia impossibile. Gli ideali erano qualcosa di nobile ma un volto amico poteva dare abbastanza motivazione da affrontare l’inferno e uscirne vincitori. Quella era la forza che dava il Dogma ai suoi soldati.

«Ora hai la fermezza di un Crociato!»

Quelle furono le ultime parole che Bartolomeo scambiò con Guido per diverse ore, durante le quali la concentrazione e lo scambio dei colpi tra i due furono altissimi. Con il tempo, il piccolo gruppo di Trivulzio tornò a guardare e osservare. L’aggressività con cui il loro portavoce combatteva sembrava sulla buona strada per essere mitigata, sebbene ci volesse del tempo.

Al tramonto, i due uomini giacevano stanchi l’uno di fronte all’altro. Avevano combattuto per molto tempo e, alla fine, avevano dovuto accettare il fatto di essere distrutti. Questa volta fu Guido ad aiutare Bartolomeo a rialzarsi, poco prima di essere interrotto da Alessio.

«Guido!»

Il ragazzo sembrava sconvolto. Aveva corso fino al cortile e respirava faticosamente alla ricerca di aria. Guido si rivolse al giovane, chiedendogli cosa fosse accaduto. La risposta lo fece scattare fuori dall’abitazione prima ancora che la frase fosse terminata.

«È stato un incidente! Il forgiato…»

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