Ma il Duca non sarebbe stato a capo dei Lurani per sempre. Ivana ricordava ancora il giorno in cui era stato portato via per scontare la sua pena. Aveva fatto tanto per lui. Aveva sacrificato tutto quello che aveva per i desideri del suo Duca. E aveva ricevuto in cambio una Famiglia senza guida e con una pessima reputazione. 
I giorni che avevano seguito la scomparsa del Capofamiglia Lurani le ricordavano vagamente il loro arrivo in quelle terre. Ivana non sapeva cosa aspettarsi e il lavoro da fare era tanto. Un periodo di grande incertezza dal quale, fortunatamente, era riuscita a trarre il meglio.
All’epoca non pensava di essere altro che la sua seconda ma, senza il Duca, tirare le redini della Famiglia ora spettava a lei.
Non aveva davvero l’ambizione di prendere il posto del suo Signore… ne aspettava semplicemente il ritorno. Si era comportata come una perfetta Lurani, tenendo insieme i membri della Famiglia per continuare a garantire la partecipazione alle Cacce indette dal Supremo Inquisitore e dal Principe Siniscalco. Un giorno, pensava, il Duca sarebbe tornato, e avrebbe ripreso la guida dei Lurani, ricompensandola per il suo ottimo lavoro e per la fedeltà dimostrata.

“Il Principe Siniscalco Malus Ombralama rende edotta la popolazione della nomina a Capofamiglia di Ivana Lurani e Martino Della Torre.

La speranza di Ivana di  rivedere un giorno il Duca varcare nuovamente la soglia di Villa Lurani si infranse con un bacio sulla schiena da parte di Rodrigo, una mattina di sole, mentre ancora dormiva nel suo letto.
“Ivana” mormorò il Cacciatore. “Svegliati. Ci sono notizie”.
Quando la nobile si destò dal sonno, trovò Rodrigo con una missiva in mano. Confusa, Ivana si domandò che tipo di nuove giungessero così vicine al suono delle campane. La sorpresa di ciò che lesse la liberò della stanchezza e dell’intorpidimento residui di un sonno tormentato. 

Il Principe Siniscalco, Malus Ombralama, l’aveva appena nominata Capofamiglia. In virtù delle sue gesta onorevoli nella Caccia a Pavia, e del modo in cui aveva saputo tenere insieme i Lurani, adesso la Famiglia apparteneva a lei. 
Ore dopo, quando la sorpresa della recente nomina si fece più flebile, Ivana si ritrovò a riflettere sul modo più efficace di gestire la carica. Lei non era il Duca e non sapeva incutere quello stesso timore con la naturalezza con cui ci riusciva lui.
Se davvero voleva guidare i Lurani, Ivana doveva trovare un’altra strada. Imbastire una parvenza di diplomazia, di ascolto, di ponderata ragionevolezza. Se Famiglia Lurani l’avesse accettata come guida, sarebbe stato solo perché pensava di poterle imporre le proprie volontà. Ma lei non era più una Lurani qualunque e, da quel giorno, non fu seconda a nessuno.

Le direttive che i suoi parenti ricevettero per la Caccia si fecero ferree. Basta duelli senza ragione. Basta affari personali che intralciassero i rapporti diplomatici. Nuovi accordi furono stretti con i Terzaghi, grazie all’azione di Rodrigo come tramite, che meglio ne comprendeva gli ideali bellicosi. Le relazioni con i Della Torre furono invece gestite da lei stessa, nelle nuove vesti di Duchessa, in quanto studiosa e cerusica. In quel periodo, conobbe Leandro.
Ad Ivana non importava di avere alleati, non esattamente. Ma da quel momento in avanti, nessuna informazione umana a Milano le fu preclusa. Lei era la mente, Rodrigo il braccio armato. Insieme, erano imbattibili.