DISCLAIMER: Codex Venator è una campagna condivisa per Dungeons & Dragons 5° Edizione, creata da Andrea Lucca, Alex Melluso ed Enrico Romeo. L’ambientazione tratta temi quali razzismo; misoginia; violenza esplicita; estremismo religioso; esperimenti su creature viventi; abuso di potere; limitazioni alla libertà personale e occultismo. Non si tratta di un’ambientazione dalle tematiche leggere e, per questo motivo, è bene che la lettura sia riservata ad un pubblico adulto.
In nessun caso gli autori di questi racconti, delle avventure di Codex Venator o di altro materiale da esso derivato intendono appoggiare o giustificare comportamenti illegali e lesivi della dignità delle persone.

Codex Venator

Attenzione: quella che state per leggere è la campagna di Codex Venator di Voghera. Potrebbero esserci spoiler.
Troppe volte i Cacciatori di Viqueria hanno fatto ritorno alla propria Città grevi di sangue e di morte, ma spogli dei propri ricordi. All’alba di una tiepida mattina d’inverno, Petra Dal Verme decide di vergare per sé stessa i propri pensieri e le proprie avventure, per non soccombere alla maledizione della memoria. 
Questo è il suo diario.

Il mio corpo alla Caccia, la mia anima al Dogma, il mio cuore alla mia Famiglia.
Scrivo per non dimenticare.

Esiste un luogo, oltre le mura di Viqueria, scevro di Abomini. 
Una zona franca, nel verde di Valle Scuropasso, percorsa da una nebbia densa e innaturale che protegge gli uomini dalle bestie. Un gruppo di esploratori sotto attacco vi ha trovato rifugio, e i sopravvissuti ne hanno portato voce in Città: gli Abomini alle loro calcagna non sono stati capaci di attraversarla. 
Trascorsa la notte, hanno trovato le bestie a terra, prive di vita. 
A noi Cacciatori il compito di raggiungere Valle Scuropasso, svelare il mistero della nebbia e capire se se ne possa fare uso per proteggere Viqueria.
Una Caccia ufficiale” – ha concluso il Siniscalco, secco. In piedi tra gli altri nobili Cacciatori convocati alla sua presenza nella Piazza del Duomo, ho osservato la mappa consunta tra le sue dita, un grumo di sangue scuro a marcare il casolare all’interno del quale gli esploratori avevano trovato rifugio. – “Ho ottenuto per voi le Rimembranti”.

Prima di essere congedati, la voce del Siniscalco ci ha raggiunti con un ultimo avvertimento. Un abisso in così poche parole.
“Cercate di non deludermi – e di tornare vivi. Non voglio altri roghi.”
Guardate Gendorio, Cacciatori, guardate la misericordia che vi mostra. Io non voglio altri roghi – dell’Inquisitore Alessandro potete dire lo stesso?
Ho chiuso gli occhi, cercando di impedire ai miei pensieri di tramutarsi in ulteriori domande, in ulteriori sospetti. 
Non ora. 
Ora è il momento della Caccia.

*
La nebbia avvolgeva ogni cosa.
Riuscivo a malapena a scorgere il profilo di Tersilio accanto a me. Procedevamo lentamente, armi alla mano, schiacciati dall’angosciosa sensazione di star avanzando senza riferimenti – ciechi nonostante la mappa.
È stato allora che un urlo – disumano – ha squarciato aria e nebbia.
Una creatura gigantesca, fatta di lunghe zampe sottili, becco aguzzo e ali di carne – un Abominio immondo rigettato sulla terra dalle fauci nere della Morte – è calata su di noi in un battito di ciglia. Nonostante fossimo sei Cacciatori, non siamo riusciti ad averne ragione: prima che chiunque di noi riuscisse a infliggerle il colpo di grazia, la bestia si è librata in aria, scomparendo alla vista e lasciandoci di nuovo soli e ansanti nella nebbia.
Non so dire quanto tempo abbiamo impiegato per raggiungere il casolare marcato sulla mappa: eravamo partiti da Clastidium già al mattino, ma la luce del sole non è mai riuscita a penetrare oltre il fogliame e a squarciare la nebbia. Stringevo la spada con forza, ogni nervo del mio corpo pronto a reagire a una nuova imboscata. 
Dopo un ultimo tratto di difficoltosa salita, il sentiero si è aperto in una radura. La nebbia percorreva il pianoro, ma dalla nostra posizione rialzata riuscivo a scorgere i capanni dove gli esploratori dovevano aver trovato rifugio. 
Raggiungere le casupole è stato un lungo percorso di morte: cadaveri di Abomini riversi lungo il sentiero, putrescenti – i loro corpi aperti dal filo delle spade.
Cosa mai avremmo potuto trovare di aiuto per Viqueria, in quei piccoli capanni?
Ho avuto la mia risposta una volta aggirati i casolari: il sentiero proseguiva, ancora una volta adorno dei corpi morti di Abomini di ogni specie. Oltre, non lontano e non più celato dalla nebbia, un castello – nessun simbolo sulle sue mura, nessuna insegna sulle sue torri.
Ecco cosa abbiamo trovato. Che sia d’aiuto per Viqueria, ebbene, non ne sono affatto sicura.
Un uomo ha accolto noi Cacciatori entro le mura, invitandoci a spezzare il pane nel rispetto dei più antichi rituali dell’ospitalità. Alto, longilineo – fini capelli biondi attorno a un viso affilato e gelidi occhi azzurri. La sensazione inspiegabile di averlo già visto è stata quasi disorientante, per un attimo. 
Poi si è presentato, ed è stato in quel momento – allora ho capito. 
Filippo Sannazzaro.
Un brivido freddo mi ha percorso la schiena. Il suo sguardo ci ha percorsi uno ad uno, attento ma di ghiaccio. Presumo sia di famiglia.
Alessandro Sannazzaro – Supremo Inquisitore.

*
La Famiglia Sannazzaro ha abitato il castello Valle Scuropasso per lungo tempo, nascosta agli occhi del mondo. I loro druidi ne hanno protetto le mura, sterminando qualsiasi Abominio vi giungesse troppo vicino. Hanno detto di non avere mezzi per poter raggiungere Viqueria da soli – ma hanno accettato di farvi ritorno con noi. 
Il nome di Alessandro non è sembrato dire nulla al nostro ospite, e i dubbi che ero riuscita a tenere a bada durante la Caccia tornano ora ad attanagliarmi, più di prima.
In Città, il Siniscalco si è trovato ad accogliere nella Piazza del Duomo un gruppo ben più nutrito di quello che aveva visto partire – una circostanza insolita, per una Caccia. 
Nel silenzio della Piazza, una delle finestre del Palazzo dell’Inquisitore si è spalancata. 
Alessandro ha guardato in basso, e un lampo di sorpresa ha acceso il suo sguardo gelido quando i suoi occhi hanno incrociato quelli di Filippo – un istante, prima che i suoi lineamenti si ricomponessero in una maschera vuota di ogni emozione. 
Senza distogliere lo sguardo dalla sua figura, l’ho visto accarezzarsi lentamente il braccio sinistro.

*
Scrivo queste ultime righe a notte inoltrata, con la speranza che le mie pagine non vengano mai trovate. 
La mia sete di risposte ha l’odore acre delle fiamme della pira, ma – che l’Innominato mi perdoni – il nostro Supremo Inquisitore non è ciò che dice di essere. 
Petra Dal Verme