Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

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Cose strane avvengono nei territori di Milano e io ho una brutta sensazione a riguardo. La mia fede rare volte ha vacillato ma, c’è da dire, che mai avevo visto simili prodigi. Comincio a pensare che il mondo non si divida solo in eresia e fede, in obbedienza e ribellione. C’è qualcos’altro lì fuori, nascosto dagli occhi delle famiglie di Milano, che Dogma e Impero sembrano volerci far distruggere. Ho paura. Temo che il bene della mia città, e della mia famiglia, possa un giorno allontanarsi drasticamente dagli insegnamenti che mi sono stati impartiti fin da bambino. Devo trovare la verità, per quanto orribile possa essere.

I miei dubbi iniziarono quando, dopo esser stati convocati per una nuova caccia, venni eletto Capocaccia e convocato dal Siniscalco Imperiale. Nonostante i cacciatori, nella loro immensa saggezza, avessero scelto di eleggere dei capi a maggioranza appartenenti alla famiglia Trivulzio, l’uomo che rappresentava il potere imperiale nella città di Milano ci affidò una missione segreta. Saremmo stati mandati lontani dai nostri territori e avremmo dovuto tenere gli occhi ben aperti. Interi villaggi si stavano svuotando in quello che, forse, era un esodo. Ma se le persone non si stavano trasferendo a Milano, unico luogo realmente sicuro, cosa poteva averli spinti ad una tale follia? Il nostro compito sarebbe stato riportare prove e indicare, possibilmente, un movente e un colpevole per questo strano esodo.

La missione ufficiale della caccia, tuttavia, era ben diversa da quella affidataci dal Siniscalco Imperiale. In nome del Dogma avremmo dovuto distruggere qualsiasi traccia di eresia, anche minima e anche basandoci sul semplice sospetto. Non era una missione diplomatica, stavamo andando a sterminare qualcosa o qualcuno. Feci un respiro profondo e mi preparai a fare il mio dovere. Avevo le mie missioni, anche se non potevo proferir parola della prima con il resto dei miei cacciatori, ed ero determinato a svolgerle. Tuttavia mi domandai per quale motivo fossero giunti ordini discordanti dall’Impero e dal Dogma. Forse il Siniscalco era più intenzionato a conoscere, piuttosto che a punire.

Il nostro viaggio proseguì senza incidenti, fortuna rara della quale non potei che rincuorarmi. conoscevo quei territori, poichè non molto tempo prima avevamo accompagnato l’emissario del Dogma per strade simili, ma fortunatamente i nostri sonni furono sereni. Giungemmo infine nei pressi di un villaggio, che come sospettavamo risultò deserto. Indagammo a lungo e concludemmo che gli abitanti non fossero scappati e non avessero abbandonato le loro case in fretta e furia. Le persone avevano avuto tutto il tempo di prendere i loro averi, per pochi che potessero essere, e di partire. Trovammo anche un biglietto, che suggeriva a tutti di abbandonare le loro case e dirigersi in quella che sembrava una terra promessa. I miei cacciatori ed io concludemmo che ci fosse qualcuno dietro a quell’esodo. Una mente aveva spinto gli abitanti a lasciare le loro case e trasferirsi.

Trovammo, in uno specchio d’acqua poco distante, una giovane di bell’aspetto e di modi semplici. Nonostante uno dei miei cacciatori insistesse a dire che la donna fosse una sorta di sirena, nulla del suo aspetto o dei suoi modi lasciava intendere che fosse un pericolo per noi. Da lei riuscimmo a comprendere come gli abitanti avessero cominciato a sentire una voce nella mente e, alla fine, avessero lasciato il villaggio. Si sentivano traditi dai Nobili di Milano, abbandonati dal Dogma e dall’Impero. Il nostro fallimento aveva offerto quelle persone ad una mente manipolativa. Purtroppo, la giovane era ferita e non era sicuro portarla con noi. Le lasciammo qualche provvista, promettendo di tornare a prenderla sul viaggio di ritorno.

Seguendo le sue indicazioni giungemmo in prossimità di una torre, dove era sorto un villaggio circondato da campi. Sulla strada fummo accolti da contadini, che ci rivelarono di essere alla seconda vendemmia annuale e che, con un po’ di fortuna, in un trimestre avrebbero potuto avere la terza. Ci dissero che in quella terra tutto cresceva rigoglioso e, c’era da ammetterlo, i più esperti tra noi si stupirono della qualità di grano e uva presenti. La terra non sembrava corrotta, ma ciò non poteva che essere impossibile. Il Dogma insegnava che qualunque territorio al di fuori delle città non era da considerarsi puro o sicuro. Allora com’era possibile un miracolo simile? Con il potere di comandare la terra e purificarla, avremmo potuto sfamare i cittadini di Milano e costruire una ricchezza considerevole.

Purtroppo i contadini non conoscevano il segreto di quel prodigio, cosa che ci costrinse a proseguire. In quel momento mi tornarono in mente gli ordini. Avremmo dovuto distruggere tutto quello che incontravamo? Fu il mio cuore a fermarmi. Fino a quando non avessi visto con i miei occhi i segni dell’eresia, non mi sarei lasciato prendere la mano.

Organizzammo una riunione con gli altri capi caccia, pronti ad esplorare la Torre e le zone limitrofe. Vi era una radura incredibilmente sospetta e sinistra, cosa che mi spinse a concedere l’onore della Torre a qualcun altro più meritevole. Io e il gruppo di caccia di Bianca dirigemmo i nostri sforzi altrove.

Ad accogliere i miei cacciatori nella radura si trovava un uomo, molto alto, con un elmo dalle sembianze draconiche. Dico che ci accolse, perché inizialmente dimostrò di non avere intenzioni belligeranti nei nostri confronti. Ci chiamò sangue debole. Mise in dubbio che fossimo dei veri Nobili Cacciatori, come se quel termine nel corso delle ere fosse stato concesso ai non meritevoli. Grazie ad uno studioso del nostro gruppo, il folle Zerinol dal famiglio ruspante, riuscimmo a scoprire il nome dell’individuo: Inverno Grigio. Come Zerinol potesse conoscere certi dettagli non ci è noto ma, purtroppo, fu abbastanza per darmi le prove della sua eresia.

Incalzai Inverno Grigio con le mie domande, perché volevo comprendere con quale potere manipolasse la terra, ma non ebbi fortuna. Ci disse molte cose ma nulla di concreto rispetto al potere che bramavo. Era stato un servitore di Leonardo Da Vinci, aveva appreso tanto da lui, ma non lo serviva più. L’unico modo per apprendere qualcosa da lui era accettare la sua offerta e tradire tutto e tutti. Zerinol fu tentato e, per un attimo, accettò la sua proposta. Quello bastò per garantirgli una denuncia appena rientrati a Milano.

Una volta scoperto che Inverno Grigio avesse con la magia attirato le persone in quel luogo, al fine di sottrarle al gioco di Milano, e di come considerasse il Dogma un nemico da abbattere, il da farsi fu chiaro. La battaglia fu dura e, per un secondo, pensai che non ce l’avremmo fatta a tornare in città sulle nostre gambe. Fortunatamente, una volta rotto il suo elmo attirammo la sua ira, che lo trasformò in un drago. Quello fu il segnale della ritirata. Non eravamo attrezzati per uccidere un essere così potente.

Rientrati a Milano, con un nulla di fatto da presentare al Siniscalco e alla Suprema Inquisitrice, provai a salvare la mia famiglia dalle critiche denunciando Zerinol, che aveva osato accettare la proposta. 

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