Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

Sono sempre stato scettico rispetto alle invenzioni dell’uomo. La creazione di uno strumento dovrebbe essere volta alla risoluzione di uno specifico e immediato problema. Laddove l’umanità tenta di stravolgere il volere dell’Innominabile, attribuendosi caratteristiche per le quali non è stata creata, si raggiunge facilmente l’eresia e la bestemmia.

Fu con questo pensiero che lessi l’invito all’inaugurazione di una nuova macchina imperiale. La famiglia Della Torre aveva sfruttato i finanziamenti tramite il Siniscalco per costruire una meraviglia in grado di offrire all’uomo niente di meno che il cielo stesso. Per celebrare il proprio trionfo e mostrare le meraviglie di questa macchina, era stato organizzato un ricevimento a bordo. Un’occasione formale a diverse centinaia di piedi da terra. Un brivido mi corse lungo la schiena. Sarei stato intrappolato in una gabbia di ferro e legno senza la mia fidata spada e la mia armatura. Mi sentii incredibilmente nudo per tutto il tragitto fino al ricevimento. Anche in fila per entrare, mentre mi sistemavo nervosamente la giacca, il nervosismo non mi abbandonò. Cercai di dissimulare le mie sensazioni, ovviamente, perché non si addicevano ad un Trivulzio il nervosismo e l’essere impacciati. Sembravo un pesce fuor d’acqua, così tanto che, per un momento, desiderai una moglie.

Mi tenni quanto più possibile lontano dai bordi della sala in cui mi trovavo. Fortunatamente, la partenza fu morbida e senza alcuno strattone. Restai teso ma, dopo qualche minuto, compresi che quell’affare non sarebbe precipitato. Questa nuova consapevolezza rilassò i miei nervi, permettendomi di godermi il banchetto. Rimasi per conto mio, immerso nel cibo e nel vino, sperando che quell’evento giungesse al più presto a conclusione.

Furono le parole agitate di una donna ad attirare la mia attenzione. La riconobbi subito in Maria Dell’Orto, sposa del ricco (non che mi importasse) Giovanni Viganò. Il marito aveva avuto l’ardire di comprare il titolo nobiliare con le sue ricchezze. Una tale mancanza di gusto non sarebbe mai stata tollerata in società, specialmente tra le famiglie che erano Nobili per nascita!

In ogni caso, la signora Dell’Orto lamentava la scomparsa del marito, lasciato in cabina poco prima. Il primo ufficiale Luranini, nel tentativo di calmare la signora e non far scoppiare il panico, scelse di mandare una squadra del personale del marchingegno a cercare il signor Viganò. Pensai che la questione fosse risolta. Probabilmente lo scomparso era semplicemente alla latrina oppure seduto da qualche parte per il troppo vino. Nulla di cui preoccuparsi. Dopo tutto eravamo chiusi lì dentro, non sarebbe potuto andare da nessuna parte.

Per tenere la mente impegnata, prestai attenzione alla vicenda. Mi sorprese notare che, dopo molto tempo, il personale non fosse ancora tornato. Possibile che le ricerche si fossero protratte? Il signor Viganò doveva davvero essersi nascosto, chiunque sarebbe stato trovato dopo così tanto tempo. Pochi istanti dopo, mentre sorseggiavo da un calice del vino, Maria Dell’Orto tornò urlando nella sala, affermando che suo marito fosse stato ucciso. Questa volta il primo ufficiale Luranini non riuscì a calmare la folla, che scoppiò nel panico. Un omicidio a bordo era una cosa seria, sarebbero dovute cadere delle teste per questo motivo. Il caos procurato portò il Capitano di quel viaggio ad interessarsi personalmente alla vicenda. Mi avvicinai per parlargli e gli offrii i miei servigi. Non volevo essere trattato come un ospite qualunque e non me ne sarei stato in un angolo mentre un assassino si aggirava tra noi. Scoprire qualcosa era il miglior modo per stare al sicuro. Ben presto mi ritrovai con altri Nobili Cacciatori e una dama forestiera a formare una piccola squadra di investigazione.

Il Signor Viganò (Mi sarebbe caduta la lingua prima che lo chiamassi Nobile) era stato ucciso alle spalle. Anche senza grandi doti di medicina, non serviva un genio per rendersi conto di come una lama di piccole dimensioni lo avesse colpito alla schiena. Fortunatamente, la mia esperienza con le armi mi permise di notare subito i dettagli. Non vi era stata collutazione, il Signor Viganò era stato chiaramente colto di sorpresa. Nella cabina non sembrava esserci nulla di rilevante fuori posto. L’assassino non aveva lasciato tracce ma non poteva essere sparito nel nulla. La cabina non presentava scompartimenti segreti e l’unico modo per uscire era la porta (sempre che si escludessero le finestre).

Con gli altri interessati alle indagini decidemmo di cominciare a interrogare possibili sospetti, dato che le cabine limitrofe non avevano rivelato nulla. In quel lasso di tempo, non avevamo ancora visto il personale del macchinario. Non erano stati mandati a cercare Viganò? Come potevano non averlo trovato? Sfortunatamente le domande morirono nella nostra mente quando il nostro viaggio subì una brusca scossa a causa di un’esplosione.

Attraverso i passaggi del personale ci trovammo nella struttura che reggeva l’intero macchinario. Benchè non comprendessi minimamente il funzionamento di ciò che vedevo, un’esplosione non poteva essere nulla di buono. Una breve indagine, e l’aiuto di un altro Nobile Cacciatore, rivelò la presenza di diversi ordigni esplosivi. A quanto pareva, il personale scomparso misteriosamente aveva organizzato questo attentato per fare una strage. Riuscimmo a bloccare alcuni di loro, mentre il resto dei Cacciatori si occupava degli altri, e impedimmo al prigioniero di suicidarsi. Apparteneva al culto del Tarantasio, un nome che mi fece venire i brividi, e delirava su un suo possibile ritorno.

Sfortunatamente, dopo l’interrogatorio, mentre il prigioniero veniva trasportato al sicuro, un’ultima esplosione consentì al cultista di “spiccare il volo”. La cosa peggiore fu sentire il dirigibile precipitare. Il capitano stava facendo il possibile ma sarebbe stato un atterraggio di emergenza, cosa che decisamente non tranquillizzò nessuno. Nell’attesa di raggiungere il terreno, riuscimmo a parlare con il primo ufficiale Luranini. Informato e interrogato sul personale di bordo, scoprimmo come tutti gli uomini ad esclusione sua e del capitano fossero stati forniti dalla famiglia Della Torre con una certa insistenza. Sembrava che il primo ufficiale avesse moltissimo da raccontare. Accusandolo falsamente di essere complice della signora Dell’Orto, ci rivelò la presenza di un passeggero sotto mentite spoglie. Da lì allo scoprire la verità sull’omicidio ci volle molto poco.

L’ultimo tassello della triste vicenda, quello che mi ha portato a dover riposare e riprendermi dalle ferite, fu la scoperta di una Rimembrante a bordo. I cultisti avevano intenzione di ritornare in vita dopo il crollo e, per farlo, avevano bisogno di una di loro probabilmente. Cercammo di immobilizzarla e proteggerla per sopravvivere alla caduta. Nonostante i nostri sforzi e molte ossa rotte. l’impatto fu devastante. Molti morirono, altri, come il sottoscritto, furono abbastanza fortunati da portare a casa il collo. Purtroppo, nel mio caso, solo il collo o quasi.

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