Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

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Abbattuto il Cavaliere della Guerra, io e gli altri capi caccia ci riunimmo per discutere delle sue spoglie. I Castiglioni avevano più potere di noi e, vista la promessa fatta a Bianca, non avevo alcuna voglia di versare sangue nobile. Proposi così, in nome della nostra amicizia e della pace, di consegnare la spada e l’elmo della nostra preda agli Armistice. Nella loro neutralità, i forgiati sarebbero stati ottimi custodi e, in tutto ciò, avrebbero potuto studiare gli artefatti. Sfortunatamente i Castiglioni avevano troppo orgoglio e troppe menti a partecipare in quella discussione. Alla fine le parole furono vane e fui costretto, in nome della mia promessa, a lasciare loro tutto. Ma l’Innominato, che tutto vede, avrebbe presto cambiato le cose.

Tutte le famiglie, presumibilmente, ricevettero notizia della possibilità di negoziare con i capi della rivolta. Ben presto i rivoltosi avrebbero marciato contro Giovanna ed era solo questione di scegliere da che parte della battaglia trovarsi. Noi Trivulzio ci schierammo ancora una volta dalla parte del popolo… ma fummo traditi. Il quarto cavaliere si nascondeva tra le fila dei rivoltosi e prese velocemente quello che voleva da Milano: il nostro status di nobiltà venne revocato, insieme ai nostri averi e ai nostri privilegi. Saremmo stati braccati e uccisi dalle stesse persone che avevamo giurato di proteggere fino a quel momento. Ma Vittoria aveva fatto male i suoi conti, poiché non erano le leggi a fare di noi dei Nobili Cacciatori. Avevamo la forza del sangue dalla nostra.

Furioso per il tradimento di Vittoria, che ci rendeva invisi sia ai nobili che al resto della popolazione, cercai aiuto presso il culto del Drago. Era una situazione disperata e così, per la prima volta nella mia vita, dovetti inchinarmi a loro e agli insegnamenti eretici che mi proposero. Bevvi il sangue di drago e in cambio ricevetti armi ed equipaggiamento per me e il gruppo di caccia nel quale mi trovavo. Venne poi la volta di sabotare le balliste del Castello, per evitare che ci piovessero in testa i loro dardi mortali.

Quando i miei occhi si riaprirono, Bianca Armistice mi raccontò di essere stato ucciso con un singolo fendente alla gola da un elfo. Doveva essere un guerriero formidabile. Non ricordavo nulla del suo arrivo o della nostra battaglia. Ero semplicemente morto. La mia mano sul collo mi raccontò la stessa storia, facendomi comprendere la fragilità a cui noi Nobili Cacciatori eravamo condannati. Mi venne da ridere. Ero sopravvissuto al Cavaliere della Guerra per soccombere di fronte ad un elfo!

La battaglia contro Vittoria mi fece pensare a Machina. Purtroppo il suo genio non era al mio fianco in quella circostanza ma, in qualche modo, ero abituato al suo modo di pensare. Lui avrebbe percepito qualcosa nelle parole del quarto cavaliere e, basandosi su di esse, avrebbe trovato una via alternativa. Quando un campione dei Castiglioni provò a ferire la donna, le ferite si rigenerarono istantaneamente. In quel momento compresi come il mio sospetto fosse corretto. Non si poteva vincere contro la Vittoria. Dovevamo negare il suo potere in qualche modo. Il coraggio portò quattro valorosi guerrieri a cercare la morte per suicidio, piuttosto che combattere. L’idea fu vincente. Vittoria perse ogni potere e venne finalmente uccisa da una rediviva Giovanna. Fu un peccato, perché barattammo una tiranna con un’altra. Mi piacerebbe dire che la vicenda termini così, con Milano in pace, ma mentirei. Giovanna impose a tutte le famiglie nobili di inchinarsi o morire. Ci diede il tempo per scegliere, in modo che la paura potesse muovere le nostre azioni. 

I Trivulzio si trovarono ovviamente in fermento. Qualcuno propose che la mia testa venisse offerta a Giovanna in segno di pace. Non potevo che trovarmi d’accordo, poichè sarebbe stato il solo modo di salvare la famiglia. Tuttavia l’Innominato ci guardava e, nella sua misericordia, ci fece giungere la risposta che tanto attendevamo da Roma. Il Dogma ci chiedeva di rimanere fedeli e di non seguire questa eresia. Nel momento in cui lessi a voce alta la missiva, il cuore dei Trivulzio tornò saldo e pronto a fare tutto il necessario. Annunciammo pubblicamente il nostro dissenso riguardo la tirannia di Giovanna. Purtroppo il messaggero che scelsi, Cornelio, si fece prendere dal suo zelo verso il Dogma. L’ira della Suprema Siniscalca non portò alla morte la nostra famiglia ma ci rese vassalli degli elfi. Una ben misera situazione che riempì il nostro cuore di rabbia.

Fu in quel momento, tornando a casa con il cuore pesante per il vassallaggio verso gli elfi, che compresi di dover prendere in mano la situazione. Il mio piano di eliminare gli Anziani Trivulzio andava eseguito immediatamente, prima che la guarnigione di invasori giungesse nella nostra Villa. Lasciai momentaneamente gli Armistice ai piani superiori e mi diressi nelle profondità, pronto a sfidare coloro che mi volevano in ginocchio.

Mi aspettavo una dura battaglia, sicuro che l’aspetto degli Anziani nascondesse qualcosa. ̶N̶o̶n̶ ̶a̶v̶e̶v̶o̶ ̶i̶d̶e̶a̶ ̶d̶i̶ ̶c̶o̶s̶a̶ ̶s̶a̶r̶e̶b̶b̶e̶ ̶c̶a̶p̶i̶t̶a̶t̶o̶.̶

Per fortuna il prode Ermenias era lì, al mio fianco, pronto a salvarmi la vita.

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