Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

Risultati immagini per horseman war

La situazione peggiorava con il passare dei giorni. Nonostante gli Armistice stessero producendo un antidoto e tutti noi ci fossimo tolti il pane di bocca, fame e malattia sferzavano ancora la città di Milano. 

Giovanna cambiò (o forse rivelò la sua vera natura), diventando più dura, severa e tirannica con il passare delle ore e dei giorni, causando il malcontento della popolazione. Comprendemmo tutti come, presto o tardi, sarebbe giunto il momento di schierarsi. A complicare la situazione e i miei pensieri, ricevetti la visita di Quinto della famiglia Armistice. Bianca mi aveva messo in guardia su di lui ma, quando si inginocchiò per chiedermi di fargli da mentore, non riuscii a rifiutare. I forgiati si rivelavano sempre imprevedibili. Credevo di aver imparato tutto quello che ci fosse da sapere su di loro, eppure ogni giorno mi sorprendevano. Quinto sembrava in qualche modo risentito dall’operato di Giovanna. Non ci misi molto a scoprire quali segreti nascondesse. Gli Armistice e la Suprema Siniscalca di Milano erano nel pieno di un braccio di ferro, lontano dagli sguardi indiscreti degli altri Nobili Cacciatori, e dopo l’errore dei Castiglioni con i vessilli innalzati, comprendevo quanto tesa fosse la situazione.

Non era nelle mie corde sfruttare l’aiuto di Bianca ma, se fosse riuscita a rimanere il centro della coalizione anti Giovanna, sarei stato al suo gioco.
Le rivolte scoppiarono poco dopo. Abitanti male organizzati e male armati barricarono parti della città con i propri averi, mossi da una rabbia e una disperazione innaturali. L’Innominato mi affidò uno dei migliori gruppi di caccia che potessi sperare: L’elfo Casval, che non avevo più rivisto da quando mi aveva involontariamente consegnato ai cultisti; i forgiati Machina e Quinto e ovviamente Ambrogio e Cornelio, Trivulzio. Prima di incamminarci tra le barricate diedi ordini chiari di non uccidere nessuno. Se avessimo rivolto le nostre armi contro i cittadini di Milano, non saremmo stati meglio degli abomini. Ero conscio del pericolo che stessimo correndo, tuttavia dovevo ricordare la nostra fedeltà. Milano non erano mura e palazzi, bensì le persone che ogni giorno vi donavano tutto quello che avevano.

Furono le stesse persone che dovevamo proteggere a fronteggiarci. Trappole basilari, armi di fortuna, ma bastarono a preoccuparmi. Influire sulla loro mente, con la paura o il sonno, ebbe effetti temporanei. Chiaramente erano sotto il controllo di qualcosa o qualcuno. Avremmo dovuto trovarlo. I miei sospetti trovarono conferma quando notammo alcuni rivoltosi comandare gli altri e, cosa peggiore, quando una lama d’ombra emersa dall’oscurità falciò senza pietà coloro che stavano per confessare.

Sfortunatamente il tempo per pensare non era un lusso concessoci dal fato e, prima che potessimo riunirci con le nostre famiglie, un nuovo pericolo si mostrò a noi. Il gargantuesco cavaliere della Guerra, la cui lama doppiava il Duomo di Milano per imponenza, avanzava per la città indisturbato. Intorno a lui, una folla impazzita aveva rivolto le armi contro se stessa. Fratello contro fratello. Famiglia contro famiglia. Noi Nobili Cacciatori non potevamo lasciare che questa carneficina continuasse.

La mia prima preoccupazione fu verso i cittadini, impegnati nel combattersi a vicenda. Provammo con tutto ma, purtroppo, ogni sforzo di fermare la lotta sembrava alla lunga destinato al fallimento. Ai nostri piedi, il sangue scorreva come un fiume e questo attirò l’attenzione di Machina. Fu proprio lui ad ideare la strategia che, non molto dopo, ci avrebbe permesso di sconfiggere il cavaliere della Guerra.

L’orgoglio del nostro avversario era uno dei suoi punti deboli. Protetto dalla benevolenza  dell’Innominato e temprato dal mio addestramento, riuscii ad attirare la sua furia pungendolo sul vivo. I successivi attacchi furono tanto forti quanto imprecisi. Purtroppo la mia fede divenne spavalderia e riprovai il trucco poco dopo, saggiando con le mie abilità quelle del gigantesco spadaccino. Il mio petto porta ancora i segni di una tale furia. Quell’essere riusciva a tirar fuori il peggio di ognuno di noi, confondendo la nostra mente con pensieri rabbiosi. Machina, Quinto e Cornelio furono le principali vittime di questa situazioni. Provai a bloccarli ma l’affetto che provavo per loro fermò la mia risoluzione. Fortunatamente, il genio di Machina ci aveva già assicurato la vittoria, dovevamo solo attendere. Quando il nostro avversario richiamò a sé il sangue, i veleni in esso contenuti lo portarono ai nostri piedi. Sconfitto, il cavaliere della Guerra lasciò il suo elmo infranto e la sua spada a terra.

Pin It on Pinterest