Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

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Spesso e volentieri nei libri si leggono frasi come “È tutto troppo tranquillo” o “Sta andando tutto liscio”. Un Nobile Cacciatore purtroppo non conosce la calma prima della tempesta. Noi barcameniamo tra un’inondazione e un cataclisma. 

Conobbi il primo momento di pace quando tornai da Lucca. Era diverso tempo che i nemici della città di Milano sembravano scomparsi. Un saggio ci avrebbe invitato a non festeggiare, poiché il male era sempre in agguato. Utilizzai questi momenti per affari personali, troppo lunghi da condividere in queste pagine, e per prepararmi a quello che sarebbe arrivato.

L’addestramento come Crociato proseguiva, non senza le sue fatiche e le sue soddisfazioni, e fin troppo presto mi sarebbe servito. Un incubo attendeva che noi lo scoprissimo e aveva già iniziato a muovere i pezzi sulla scacchiera. 

Mali incurabili e pestilenti si diffusero a Crescenzago, costringendo noi Nobili Cacciatori a intervenire. Fosse dipeso da me, avrei sanificato la zona con l’unico metodo sicuro: le fiamme. Più volte i miei compagni di Caccia dovettero dissuadermi da una simile idea. I rischi di un rogo più grande, difficilmente controllabile, riuscirono a richiamarmi alla ragione. Il fato aveva deciso di arridermi con un gruppo di Caccia d’eccezione: Non solo avevo il fidato Machina al mio fianco ma anche la sua capofamiglia Bianca e un altro Trivulzio. Si unirono a noi anche un mercenario e il nobile che lo aveva ingaggiato, due figuri strani e distanti dagli affari di Milano. Se non avessimo avuto bisogno di ogni spada e ogni scudo, probabilmente mi sarei sbarazzato di loro io stesso. Eletta Bianca Armistice come Capo Caccia, ci incamminammo nella foresta. Mentre altri Nobili Cacciatori dedicavano le loro attenzioni ad aree diverse, noi concentrammo i nostri sforzi sul cercare indizi tra gli alberi.

Trovammo una piccola casetta, apparentemente isolata dal resto del mondo, con all’interno una persona tanto irritante quanto avida. Nonostante i miei nobili natali mi chiamassero alla diplomazia e allo sprezzo del denaro, la tentazione di dar fuoco all’abitazione per stanare quell’essere infido era fortissima.

Tuttavia le parole dell’uomo abbietto, insieme all’abilità di Machina, ci permisero di trovare delle tracce insolite. Un cavaliere e il suo destriero dovevano essere passati per quella foresta ma, a quanto pareva, le impronte erano troppo poco profonde. Sembrava quasi che l’essere che aveva lasciato quei solchi pesasse meno del ragionevole. La cosa mi inquietò parecchio. 

Le tracce proseguivano verso la piazza del paese, attraversando tutta la foresta. Nel nostro tragitto trovammo una buca nel terreno, molto larga e profonda, che ospitava carne marcescente. Qualcosa doveva aver scavato quella fossa e radunato le povere vittime, sebbene la carne sembrasse caduta spontaneamente dalle ossa.

La piazza del paese era macabra, con persone infette che facevano finta di non esserlo e cittadini sani che facevano del loro meglio per non essere contagiati. La piazza era infestata da uno sciame di mosche, che compatte facevano la guardia a qualsiasi cosa accadesse. Un mercante ci disse che quegli insetti fossero lì a causa di un uomo, che giungeva ogni giorno alla stessa ora. “Arriverà come un vento anche oggi… all’improvviso.” Prendemmo la decisione di attenderlo e coglierlo di sorpresa ma, quando giunse, fu lui a stupire noi. Un cavaliere a cavallo, con indosso stracci a coprire un corpo macilento. Sembrava quasi cadere a pezzi ma, come avremmo ben presto scoperto, era più simile ad una sciagura in forma umanoide. La lotta fu durissima, anche se il mio addestramento da Crociato riuscì a fermare i suoi colpi, e portò via sia Machina che Bianca. Se non ci fossero stati altri Nobili Cacciatori a darci man forte, probabilmente saremmo stati rimembrati. I muscoli dolevano quando il cavaliere della pestilenza cadde in ginocchio. La mia spada fu la più veloce a raggiungerlo e a decapitarlo. Trattenni un urlo di piacere quando vidi la testa rotolare a terra. Trattenni un urlo di orrore quando vidi uno sciame di insetti emergere dal suo corpo e colpirci tutti.

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