Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

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Le mie disavventure nelle terre dei Terzaghi non erano destinate ad esaurirsi in un tempo breve. Dopo aver avuto la sfortuna di avere a che fare con il giovane Frusta, dal quale avevamo appreso cosa stessero facendo le altre menti della famiglia Terzaghi (la sua poteva a malapena essere definita tale), era giunto il momento di incontrare l’uomo noto come il Brusa. Sfortunatamente, nonostante gli anziani Trivulzio ci chiedessero materiale compromettente sui Terzaghi, le prove concrete sfuggivano alla nostra attenzione, condannandoci ad una prudenza che cominciavo a trovare fastidiosa. Potevo solo augurare a tutti noi che il colloquio con il Brusa ci permettesse di scoprire qualcosa di più sulla situazione dei Terzaghi. Sembravano dei folli ma potevano essere definiti traditori? Quella era una questione completamente diversa.

Quando ci riunimmo nuovamente in gruppi di caccia per esplorare la torre dove si diceva fosse rinchiuso il Brusa, rifiutai a più riprese di prenderne il comando. Nelle terre dei Terzaghi avevo il timore che la crescente rabbia mi portasse a fare un passo falso, condannando tanti bravi Nobili Cacciatori ad una rimembranza assolutamente evitabile.

Il gruppo questa volta era formato da rappresentanti di molte famiglie. A parte il sottoscritto e all’immancabile Machina, due elfi e due giovani della famiglia Castiglioni si offrirono per venire con me alla torre.

Quella che ci trovammo a vivere fu un’esperienza capace di mettere i brividi anche ai Cacciatori più impavidi. La Straordinaria Realtà dominava quel luogo a partire dalle stesse mura, oltre le quali si trovava una foresta insolita e magica. Per quale motivo il Brusa aveva deciso di permettere che una foresta crescesse all’interno della cinta muraria? A livello strategico era una sorta di suicidio perché poteva offrire fin troppa protezione a potenziali invasori. Ben presto mi fu chiaro come la boscaglia fosse fatta per trattenerci e i suoi abitanti fossero in agguato. Il Brusa aveva effettivamente sperimentato sulla sua stessa gente e i risultati incompleti si offrivano terribili ai nostri occhi. Alcuni Nobili Cacciatori si erano tramutati in uomini lupo, altri forse in qualcosa di peggio. La loro forza ci costrinse ad una rapida ritirata verso la torre, la cui grande porta si rivelò aperta. Anche in quel caso era insolito che l’ingresso non fosse chiuso ma, in qualche modo, il Brusa aveva disposto misure di sicurezza terribili. Ogni piano della torre era una prova, diversa per ogni gruppo di caccia, con il chiaro intento di testare le nostre abilità e il nostro ingegno. Raggiungere la cima fu un arduo compito e, soltanto quando aprimmo l’ultima porta, fummo accolti dal Brusa. Tuttavia “accolti” è una parola probabilmente scorretta. L’uomo si trovava in meditazione dentro un circolo di protezione, leggendo un libro il cui contenuto le nostre menti non erano pronte a comprendere. Diversi esperimenti e fogli sparsi lasciavano intendere che quel luogo si trovasse così da diverso tempo. Tuttavia non trovammo indizi particolari.

Prima di poter controllare più a fondo, la nostra capocaccia pensò che fosse il caso di destare il Brusa con un coltello conficcato nella carne. Mi aspettavo che il circolo di protezione avrebbe opposto resistenza ma, con mia grande sorpresa, il colpo andò a buon fine. Le capacità rigenerative del Brusa emersero molto velocemente mentre lui tornava in sè ma la mia mente era molto più concentrata sul perché il coltello fosse passato. Forse il cerchio era stato tracciato non per tenere un pericolo fuori ma per contenerlo.

Il Brusa non era cosciente del fatto che fosse passato diverso tempo dall’inizio della sua meditazione. Dalle sue parole risultò chiaro come fosse estraneo a diverse vicende accadute alla famiglia Terzaghi di recente. Negava in ogni caso qualsiasi divisione sostanziale tra lui e gli altri leader. Grazie all’intervento degli elfi ci fece comprendere come qualcuno fosse interessato a lui e alle sue conoscenze, facendo riferimento ad un certo dono ricevuto, ma non ci disse molto di più. Avremmo dovuto fare attenzione nell’avventurarci nella città sommersa che i Terzaghi avevano riportato alla luce. La città era stata inondata da tre sigillatori e, se tali uomini erano ricorsi a qualcosa di così drastico, probabilmente un pericolo incredibile si nascondeva nel riportarla alla luce.

Insieme al lasciapassare per la cittadella, necessario per trovare l’ultimo Terzaghi che avremmo dovuto incontrare, ci consegnò un lingotto di un materiale a me sconosciuto. La capocaccia, nel suo pieno ruolo di leader, decise di affidare tale materiale a Machina. Cosa avrebbe potuto ricavarne per me era un mistero.

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