Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

Risultati immagini per castlevania castle

Che l’Innominato mi maledica se, prima della fine di questa storia, non otterrò la testa dei Terzaghi! Cocciuti ribellli alla ragione prima ancora che alla città di Milano. 

Riassumerò le vicende che mi hanno riportato nei loro territori vicini all’Idroscalo ma non posso garantire a me stesso di avere la lucidità affinché la rabbia non traspaia attraverso ogni mia singola parola.

I nostri timori riguardo il Siniscalco Malus si rivelarono fondati. Il nero che adornava Castello Sforzesco si rivelò di un lutto, forse, oppure qualcosa di diverso. Le usanze funebri elfiche mi erano sconosciute ma era chiaro che il Principe Siniscalco non avrebbe più guidato la città. Fortunatamente i Trivulzio erano pronti. In caso fosse stato necessario, avevamo una rosa di candidati che avrebbero perorato le nostre cause. Non era usuale spingere un candidato a diventare Principe Siniscalco ma, per quello che ricordavamo, neanche impossibile. Ciò che vedemmo poco dopo rese inutili le nostre speculazioni e i nostri piani. Giovanna d’Arco, nella sua gloria dogmatica, venne incoronata Suprema Siniscalca di Milano. La cosa avrebbe dovuto riempirci di gioia, poiché le distinzioni tra Guelfi e Ghibellini erano appena state spazzate via con un colpo di straccio, ma tutti i Nobili Cacciatori accolsero freddamente la notizia. Forse in cuor nostro sapevamo a quali conseguenze andasse incontro la città di Milano. Forse alcuni di noi vedevano già gli eserciti del Dogma e dell’Impero giungere alle nostre porte. Io non lasciai trasparire nulla, poiché sapevo che il mio posto sarebbe sempre stato in prima linea nella difesa di Milano, e avanzai per offrire alla nuova indiscussa leader della città la Lancia Doppia Granata, che avevo riportato in dono dalla Tauromachia a Torino.

Poco tempo dopo giunse notizia di possibili disordini nelle terre dei Terzaghi, che avevamo streanuamente difeso dalle accuse nel caso del laboratorio sotterraneo. Le preoccupanti voci parlavano di fazioni interne alla famiglia, che avrebbero portato a divisioni pericolose per la città di Milano. Il nostro compito sarebbe stato scortare un messaggero, anche lui Terzaghi, per assicurarsi che le voci fossero false. La superbia della famiglia era riconoscibile anche in lui ma, purtroppo, sarebbe impallidita rispetto a quello che ci aspettava.

Il viaggio fu tranquillo e senza spiacevoli sorprese. Quando giungemmo in vista della cittadella Terzaghi, mandammo avanti il nostro Legato affinché ottenesse il permesso per entrare. Sfortunatamente, per ordine del giovane Frustra, nessuno avrebbe potuto entrare od uscire senza un suo lasciapassare. Provammo a spiegare il perché fossimo lì e a quale autorità rispondessimo ma i nostri tentativi furono vani (Temo che sarò costretto a narrare di tutti i miei fallimenti diplomatici per diverso tempo, dunque sarà bene prepararsi). Su indicazione delle guardie ci lanciammo all’inseguimento della spedizione di Caccia del giovane Frusta, nella speranza di ottenere un lasciapassare. 

Trovare l’accampamento e il grosso delle sue forze non fu complesso ma ad accoglierci trovammo sguardi freddi e parole dure. I Terzaghi si trovavano forse da troppo tempo lontani da Milano, e la mancanza della sua civiltà li aveva resi più simili ad un branco di lupi che a Nobili Cacciatori. Il loro capo Giasone ci informò che il loro capo fosse uscito a caccia e che non sapevano quando sarebbe tornato. Tuttavia era certo che non ci avrebbe ritrovati al ritorno, perché saremmo dovuti smammare alla svelta. Non potevamo restare lì. Non eravamo il benvenuti e non lo saremmo mai stati. A nulla valsero i tentativi di spiegare come fossimo solo di passaggio, che fosse nel nostro interesse tornare a casa a Milano una volta compiuta la missione. Più e più volte il nostro onore venne sfidato apertamente. Si erano presentati così tanti motivi per un duello d’onore che mi venne difficile resistere alla tentazione. Eppure provai, l’Innominato solo sa quanto provai, a non cedere al richiamo della spada. Alla fine lo scontro avvenne e il mio naso porta ancora i segni della disavventura. Sacrificarmi all’altare della violenza spicciola ci fece finalmente ottenere l’informazione che cercavamo. Forti della nostra risoluzione a trovare il giovane Frusta e ad un orecchio mummificato, ci inoltrammo nella foresta.

Un incontro con dei banditi abbastanza coriacei mi dimostrò senza ombra di dubbio come i Terzaghi avessero a malapena il controllo del loro territorio. Lo scontro nel bosco fu duro, indubbiamente, e la scoperta dei cultisti sotto le vesti dei banditi non mi tranquillizzò. Quegli esseri spregevoli avevano rapito diverse fanciulle, con l’intenzione di compiere un sacrificio, ma fortunatamente la nostra presenza li aveva fermati. Non sapevamo allora di essere delle esche involontarie. Il giovane Frusta ci stava osservando nell’ombra e come lui la sua preda. Il serpente gargantuesco emerse dalla foresta nutrendosi dei banditi rimasti, costringendoci alla fuga per portare in salvo le donzelle. Fortunatamente, il Nobile Cacciatore Terzaghi attendeva solo il momento propizio per eliminare l’abominio.

Parlare con il giovane Frusta mi fece comprendere chi avesse ridotto Giasone ad una macchina da guerra con poco gusto per la conversazione. Tuttavia ero stanco per il lungo viaggio, per essermi fatto malmenare inutilmente dal suo sottoposto e dallo scontro con i banditi. Gli dissi senza troppi fronzoli per quale motivo fossimo lì e che il miglior modo per farci sparire dalla sua vista fosse aiutarci. Sembrava avvolto da una rabbia innaturale, qualcuno avrebbe osato dire artificiale. Ottenere qualcosa non fu facile ma, fortunatamente, alla fine riuscimmo nell’impresa. Tornati all’accampamento, finalmente riuscimmo a riposare.

Pin It on Pinterest