Codex Venator: Il Diario del Cacciatore

Attenzione: Quello che state per leggere è un diario del mio personaggio, appartenente alla campagna di Milano di Codex Venator. Sono informazioni in game comprese e filtrate dal suo giudizio, dunque non sono da ritenersi né accurate né ufficiali.
C’è rischio di spoiler in caso non abbiate giocato la season 2 di Codex Venator. Fate attenzione se siete sensibili agli spoiler.

Racchiuso nella mia nuova gabbia di ferro, con l’odio per ciò che mi era stato fatto a darmi forza, mi ritrovai a leggere l’ultima lettera di Bianca in quanto membro della famiglia Trivulzio. In un imperituro spirito di lealtà alla nostra famiglia, colei che già veniva conosciuta come Dama Armistice, aveva ritenuto doveroso accomiatarsi dai Trivulzio in modo consono. Nella sua lettera diceva il vero, molti nella nostra famiglia erano confusi e si sentivano traditi dagli strani schemi di colei che, fino a non molto tempo prima, avevano chiamato sorella o cugina. Sgomenti avevano rivolto i loro occhi all’apprendere di come io, che ero stato chiamato a ricoprire il ruolo di portavoce, fossi già a conoscenza delle intenzioni di Bianca. Il mio volto, coperto dal massiccio elmo, non restituì alcuno sguardo di compatimento a coloro che vennero a domandare. Era il momento di essere forti.

Diverse ore più tardi, nascosto dalla presenza altrui, permisi a me stesso di indugiare su alcuni dubbi. La famiglia Trivulzio era stata umiliata e aveva perso, nello stesso momento, il controllo dei suoi forgiati e di un membro della sua famiglia. Certo, non molti sapevano che Bianca ed io ancora ci scambiassimo missive, ma pubblicamente si sentiva la necessità di un atto forte. Il primo passo sarebbe stato risollevare il morale dei membri della famiglia. I Trivulzio erano stati coperti dagli scandali e, in gran parte, la colpa era mia. Se non avessi denunciato Tourette, benché sotto mentite spoglie, non avremmo arrecato vergogna al nostro nome. Se avessi raccontato agli anziani il piano di Bianca, il tradimento sarebbe stato pubblicamente evitato. Stavo giocando in maniera pericolosa con il buon nome dei Trivulzio mentre altre famiglie banchettavano nelle nostre sconfitte. Avremmo dovuto triplicare i nostri sforzi.

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L’occasione di riscattare il nostro nome, anche se allora non la vedevo come tale, giunse quando ricevetti una missiva da un lontano parente. Si presentò come Giorgio e disse di aver combattuto in terre molto lontane da Milano e dal territorio italiano. Se avessi acconsentito a riaccoglierlo nella nostra famiglia, avrebbe combattuto al nostro fianco. Sebbene considerassi la cosa sospetta, avevo l’obbligo morale di considerare ogni Trivulzio come un fratello. Aprimmo le nostre porte ad un cavaliere in armatura sfavillante, che pareva un gran signore come pochi ne avevamo visti. 

Poche ore dopo fummo convocati in piazza del Duomo dalla Suprema Inquisitrice, insieme agli altri Nobili Cacciatori di Milano, per una richiesta che aveva il sapore della disperazione. L’uomo che il mio gruppo di caccia aveva consegnato, colui che si era presentato come Leonardo Da Vinci, era fuggito dalla torre del Dogma. La notizia colpì tutti di stupore, abbastanza per far dimenticare il piccolo dettaglio dell’autore della sua cattura. Non solo era fuggito da un luogo apparentemente inespugnabile ma aveva anche preso in ostaggio alcuni nobili e si era trincerato dentro uno degli edifici della città con alcuni cultisti.

Divisi in gruppi di caccia, avremmo dovuto combattere dentro le stesse strade che avevamo giurato di difendere. Il fatto stesso di aver portato la battaglia dentro le mura cittadine ci rendeva furiosi. Non importa quale giusta motivazione pensassero di avere gli eretici, nulla poteva giustificare l’assalto di un edificio e la cattura di ostaggi. Ci dividemmo dunque in squadre di caccia e, come il nostro nome suggeriva, braccammo e distruggemmo la presenza eretica. Fortunatamente gli ostaggi non furono sacrificati in nome di qualche oscuro rituale ma, in compenso, qualcosa venne risvegliato dalla nostra battaglia. All’apparenza sarebbe potuta sembrare una gargantuesca pianta ma in verità era un abominio della peggior specie. Tutti i Nobili Cacciatori dovettero partecipare alla battaglia contro l’immonda creatura, che alla fine venne ricacciata negli abissi oscuri da cui proveniva. Giovanna D’Arco ci fu grata ma, purtroppo, gran parte della gloria andò ad altri. Appena rientrati a casa venimmo a sapere dell’eresia dello stesso Giorgio che avevamo accolto tra noi. Durante la battaglia si era dichiarato santo e aveva compiuto strani prodigi. Questa accusa, unita al fatto che il cavaliere in armatura scintillante si era rivelato progenie dei draghi, bastò a farmi prendere la decisione di giustiziarlo. Da quel giorno in avanti, i Trivulzio sarebbero stati irreprensibili.

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