La battaglia durò a lungo e fu senza esclusione di colpi. I due guerrieri si batterono con ferocia e soltanto dopo diverso tempo ebbero la meglio sulla creatura. Quando finalmente l’abominio che Klaus aveva chiamato Krampus cadde a terra, Guido e lo straniero dal mantello rosso erano sporchi ed esausti. Il primo pensiero del nobile cacciatore, una volta ottenuto qualche attimo di sollievo, corse al bambino. Precipitatosi verso di lui, si accorse di come fosse ancora vivo. Il tempestivo intervento gli aveva salvato la vita ma, purtroppo, era rimasto ferito e aveva bisogno di cure immediate.
«Klaus, presto, vieni qui!»

L’uomo dal mantello rosso raggiunse Guido con un’agilità sorprendente. Si chinò sul bambino e mormorò qualcosa nella stessa lingua di qualche ora prima. Mentre il giovane umano si addormentava tra le sue braccia, le ferite cominciarono a guarire molto velocemente.

«Sei un uomo ricco di sorprese»

Commentò Guido mentre osservava i prodigi compiuti dall’uomo. Klaus estrasse dal mantello un piccolo cavallo intagliato nel legno e lo mise nelle umili tasche dei vestiti del bimbo.

«Niente di eccezionale, Guido Trivulzio, solo la conoscenza del mio popolo. Vieni, riportiamo questo bambino a casa»

Disse Klaus incamminandosi. Pochi minuti dopo, il gelo e la neve tornarono ad accompagnare i passi dei due uomini. Lo straniero dal mantello rosso aveva avvolto il bambino con parte di esso, per tenerlo al caldo. Guido camminava con lui, in silenzio.

«Sei stranamente silenzioso, Guido, il Krampus ti ha mangiato la lingua?»

La provocazione riscosse il nobile cacciatore.

«Ci sono così tante domande che ho su questa notte, Klaus. Risponderai alle mie domande?»

Pur non vedendolo in volto, Guido giurò che lo straniero dal mantello rosso stesse sorridendo.

«Ti darò le risposte che potrai comprendere»

Il nobile cacciatore annuì. Non era abituato a tutta questa propensione alle risposte. Milano era una città di misteri e, molte volte, le informazioni andavano trovate con l’intrigo e il sotterfugio.

«Cosa ci fai a Milano?»

«Dunque è questo il nome di questa strana città. Da dove vengo io, non abbiamo mai sentito parlare di questo luogo. A giudicare dalla neve, sospetto che voi siate più a sud rispetto alla terra che mi ha visto nascere»

«Dunque vieni dal nord. Territori all’interno dell’Impero?»

«Non ho mai sentito parlare di questo “Impero”, Guido, ma posso raccontarti una storia. Starà a te crederci o meno»

«È più di quanto si faccia da queste parti. Accomodati, Klaus»

L’uomo dal mantello rosso prese un lungo respiro e poi, tenendo lo sguardo basso lungo la strada, cominciò a raccontare.

«Sono nato a nord, nella terra in cui i fiordi incontrano il mare ghiacciato. Quando sono venuto al mondo non c’era alcun “Impero” ma sono decadi, forse secoli, che non torno a casa. Sono sempre stato capace di difendermi, rispettato dal mio villaggio e dal mio popolo. Avevo una famiglia…»

Guido accelerò il passo, interessato ad ascoltare più da vicino le parole di Klaus.

«Una moglie e una figlia. Avrei dato tutto per loro.»

Lo sguardo del nobile cacciatore si abbassò, in attesa del resto della storia.

«Cosa accadde?»

Klaus si fermò, lo sguardo perso nella neve.

«Morirono in questa stessa notte. Passai anni alla ricerca del responsabile senza successo. Mi trovai in ginocchio, piegato dal dolore della perdita. Maledissi gli dei. Maledissi me stesso e la mia incapacità. Se fossi stato a casa, quella notte, probabilmente avrei potuto salvarle. Il mio dolore attirò qualcuno… o meglio qualcosa.»

L’uomo dal mantello rosso riprese a camminare, in silenzio per lungo tempo. Guido decise di attendere, nonostante si rendesse conto di essere arrivato ad un punto fondamentale del racconto. Avrebbe deciso in base alle parole di Klaus se considerarlo o meno una minaccia. Dopo tutto, nonostante tutto di lui sembrasse eretico e pericoloso, aveva salvato un bambino e distrutto un abominio. Per una sera, Milano aveva un debito con lui.

I genitori del piccolo furono sorpresi di vederlo. Non si erano accorti della sua scomparsa, immersi come erano nei preparativi del giorno dopo, si erano addormentati all’improvviso. Guido spiegò loro la situazione e rassicurò i loro spiriti. Quando il duo si congedò da loro, immergendosi per l’ultima volta nel freddo della notte, il crociato dall’armatura nera tornò a voltarsi verso Klaus.

«Cosa ti ha trovato, Klaus? Devo saperlo. Sei un cacciatore? Hai fatto un patto?»

La mano di Klaus fermò le sue parole con un semplice gesto.

«Camminiamo, Guido Trivulzio. Ti devo delle risposte e delle risposte avrai. Ti accompagnerò per la via, poi le nostre strade si separeranno. La notte è ancora lunga e ho molto da fare.»

Fu in quel momento che Guido si ricordò di essere in ritardo. Avrebbe dovuto essere altrove già da qualche ora. Sperava di potersi scusare abbastanza per il suo increscioso ritardo. Gli sarebbe piaciuto passare la notte in tutt’altro modo. Senza aggiungere nulla, il nobile cacciatore si guardò intorno e cominciò a camminare.

«Una voce raggiunse la mia mente, destandomi dal mio dolore. Una scelta fu posta davanti a me: sacrificare me stesso ed evitare che altri dovessero soffrire il mio stesso fato, oppure passare la vita a maledire la mia debolezza. Mi fu offerta forza per combattere e mezzi per vendicare i torti subiti. In cambio avrei visto solo questa notte, per tutta l’eternità. Accettai, ovviamente, e da quel giorno tutto ciò che vedo è neve e gelo»

Guido non si era accorto di nulla e, quando il suo sguardo incontrò nuovamente quello di Klaus, notò che stesse scomparendo.

«Cosa sta accadendo?»

«Milano non è l’unica città ad aver bisogno del mio aiuto. La notte è lunga e ci sono altre oscure creature in agguato»

Sotto il freddo elmo nero, Guido si ritrovò sorpreso.

«Tu vivi questo, ogni giorno, senza mai riposare?»

Klaus annuì, sereno e stanco al tempo stesso. Il nobile cacciatore si trovò istintivamente molto vicino a quell’uomo che aveva appena conosciuto. Non aveva motivo per credere alle sue folli parole ma aveva imparato come diverse cose gli sfuggissero di quell’insolito mondo.

«Grazie, Klaus. Milano ti è debitrice. Se mai dovessi tornare, cerca la famiglia Trivulzio. Avrai sempre il nostro aiuto.»

Un sorriso amaro si disegnò sul volto dello straniero dal mantello rosso.

«Vorrei tu avessi ragione, Guido. La verità è che non tutti sono disposti a rinunciare a questa notte per fare la cosa giusta»

Frugò nel suo mantello e ne estrasse una piccola scatoletta chiusa da un nastro rosso. Porse il piccolo regalo al cacciatore dall’armatura nera.

«Aprilo in presenza di coloro che ami, Guido. Ti regalerà qualcosa che non può essere comprato con l’oro e non può essere guadagnato con il tempo»

I due si scambiarono un ultimo sguardo e poi, sotto gli occhi del nobile cacciatore, l’uomo dal mantello rosso scomparve nell’aria. Il crociato dall’armatura nera non fermò i suoi passi. Fissava il piccolo regalo che gli era stato donato da Klaus. Avrebbe ricordato quell’avventura? Non poteva saperlo, la sua mente era stata ingannata troppe volte. Sapeva solo la persona con la quale avrebbe voluto condividerlo.