Attenzione: A differenza de “Il Diario del Cacciatore” questo contenuto tratta avvenimenti che non sono avvenuti durante una delle sessioni di Codex Venator. Sono storie secondarie, approfondimenti di personaggi ed episodi “filler” scritti durante i momenti di pausa. Si tratta di uno speciale di Natale di Codex Venator: Off Season!

Questo che state per leggere riguarda Guido Trivulzio ma non è narrato sotto forma di diario. Guido molte volte omette delle cose o degli aspetti del suo carattere che non è pronto ad affrontare, neanche su carta. In questo episodio lo vedrete un po’ più da vicino, oltre la sua nera armatura.

Benvenuti allo speciale di Natale 2019!

codex venator

La neve accarezzava i tetti e le strade di Milano. I candidi fiocchi riempivano l’aria portando via ogni rumore. Nonostante tutti stessero ultimando i preparativi per l’indomani, per coloro che camminavano sulla neve le vie erano silenziose e calme. L’aria gelida sferzava con la sua furia coloro abbastanza sciocchi da uscire di casa.

Guido Trivulzio avanzava lento nella neve. La fredda armatura nera, che proteggeva le sue sembianze dagli occhi indiscreti, si faceva più pesante con il passare delle ore e della neve. Il suo incedere era deciso e, nonostante il rischio di scivolare, la sua solita fierezza accompagnava i suoi passi. Villa Trivulzio era pronta per le celebrazioni del giorno dopo e il Primo Cacciatore sembrava soddisfatto e adeguatamente nutrito. Guido sentiva di essersi meritato del tempo libero e, come ogni volta, c’era un solo luogo in cui gli sarebbe piaciuto essere. Alla cintura pendeva l’arma che un tempo era stata del cavaliere Guerra. Una lunga spada che, a poche parole di Guido, avrebbe potuto risolvere qualsiasi problema con la neve. Non era sua intenzione dare nell’occhio, la neve poteva essere un’ottima alleata nella sua passeggiata notturna.

In mezzo al bianco e al grigio che governavano sui colori della città di Milano a causa della neve, le tracce di sangue spiccavano come vernice su una tela. Guido si fermò, osservando le rosse striscia a terra. La mano corse immediatamente alla spada e l’altra allo scudo, purtroppo senza trovare nulla. Spesso e volentieri dimenticava di portare tutto il suo equipaggiamento durante le passeggiate. Fino a quella notte non sembrava esser stato necessario. “Poco male”, si disse,”la spada sarà sufficiente”.

Le tracce di sangue sembravano piccole, segno evidente che un essere minuto fosse stato la vittima. “Forse un nano, o un mezz’uomo” sperò Guido. “Fa che non sia un bambino”. Il cacciatore dall’armatura nera si guardò intorno. Se le tracce iniziavano da quel punto, doveva esser capitato qualcosa. Dopo diverso tempo notò la finestra aperta sopra di lui. Il calore e la luce provenienti da essa venivano completamente assorbiti dalla neve. Possibile che qualcosa fosse caduto, o fosse stato lanciato, da quell’altezza?

Deciso a scoprire la verità, Guido si lanciò all’inseguimento. Le tracce fortunatamente erano chiare e, nonostante tutto, sembrava che la neve non riuscisse a coprirle. Qualcosa non andava. Meno evidenti, probabilmente per via della mancanza di sangue, erano le orme di zoccolo che Guido scoprì diversi minuti dopo. Si inginocchiò e provò a riconoscere quegli strani segni. Nessuna campana suonò nei suoi pensieri. La verità gli sfuggiva.

Il cacciatore trovò la fine delle tracce e con esse il corpo del piccolo. Un’ombra era china su di lui ma, appena vide Guido, si dileguò con ampi salti. Il crociato dall’armatura nera corse immediatamente verso il bambino, i suoi occhi vitrei gli fecero capire quanto fosse in ritardo. Si strinse il corpo al petto e, in quel momento, le campane rintoccarono la mezzanotte.

«Molla il bambino, mostro!»

Quelle parole riscossero la mente di Guido dal dolore nel quale la scoperta l’aveva precipitato. Voltò la testa in direzione della voce. Un uomo si ergeva ad una decina di passi da lui. Nonostante la neve, era impossibile per gli occhi non delinearne le fatture. Un lungo mantello rosso proteggeva un corpo atletico, forse più alto addirittura di Guido, il cui abbigliamento non lasciava dubbio alcuno. Si trattava di un guerriero, come la spada e l’ascia al suo fianco chiaramente mostravano, e il suo sguardo stanco tradiva rabbia. La bocca, incorniciata da una barba brizzolata, si aprì nuovamente.

«Ti ho detto di lasciare il bambino. Ultimo avvertimento!»

Guido non riconobbe l’uomo ma il suo istinto da combattente gli suggeriva che potesse trattarsi di un cacciatore. Eppure in lui non vi era traccia di nulla che lo identificasse come tale. Aveva una dignità completamente diversa e, ad occhio, chiunque lo avrebbe scambiato per il più grande dei guerrieri. 

Guido posò a terra il bambino. Prese un freddo respiro e si alzò, estraendo la spada.

«Ascoltami. La creatura che ha fatto quest… »

Fu il suo istinto a parare il colpo dell’uomo e ad interrompere la frase che stava pronunciando. La spada era volata verso l’armatura nera con la velocità di un fulmine. Fortunatamente, dopo essere morto per via dello stesso trucco, Guido aveva imparato a non cascarci. Bloccò l’affondo e, velocemente, il fendente con l’ascia. Provò a rispondere ma, preso dal momento, mancò di convinzione con la sua spada. Le armi dell’uomo lo sorpresero molto velocemente poco dopo, mordendo l’aria intorno alla sua armatura. Fortunatamente per lui, i fabbri milanesi non erano noti in tutta la penisola solo per la bellezza delle loro creazioni. Comprendendo di poter utilizzare la sua nera scorza per ottenere un vantaggio, Guido si fece più ardito con i suoi colpi. Spinse contro il muro l’uomo e, poco prima di parare uno dei suoi fendenti, invocò le fiamme dai suoi incubi. La lama della spada di Guerra si accese nella notte, scacciando la neve e facendo perdere concentrazione al guerriero per un secondo. Quando il fuoco arrivò a pungergli la gola, l’uomo si dimostrò più attento al suo interlocutore.

«Riproviamo»

Disse Guido, con la voce che tradiva l’euforia dello scontro. I suoi polmoni inspiravano l’aria gelida dell’inverno.

«Non sono io ad aver ucciso il bambino. Sono giunto poco prima di te e ho fatto scappare la creatura»

Le parole di Guido non sembrarono fare breccia nella rabbia dell’uomo. Le parole successive furono simili ad un ringhio.

«Provalo! Non sei esattamente una figura rassicurante, cavaliere nero»

Le fiamme della spada di Guido morsero il collo dell’uomo, che trattenne stoicamente il dolore.

«Sei vivo, straniero. Ogni tuo respiro è prova del fatto che io non voglia ucciderti. Saresti già morto se i miei desideri fossero stati diversi»

Passò qualche secondo durante il quale l’uomo pensò. I suoi occhi studiarono la lama di fiamme e l’uomo in armatura nera. Dopo poco, Guido lesse la ritrovata ragione sul volto dello straniero. Pronunciò una parola silenziosa e le fiamme morirono sulla lama della spada. Ci fu un lungo momento di stallo, alla fine del quale il cavaliere nero porse il braccio all’uomo.

«Guido Trivulzio»

Lo straniero prese il braccio e lo strinse in segno di rispetto.

«Klaus»

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