La miniserie “Caterina la Grande” (Catherine the Great) approda il 1° novembre 2019 su Sky Atlantic e Now TV sancendo nuovamente la collaborazione tra Sky e HBO. La serie si snocciola in quattro episodi scritti da Nigel Williams (autore di Elisabeth I), diretti da Philip Martin (direttore di alcuni episodi di The Crown) e prodotti da Origin Pictures e New Pictures. Ad interpretare la protagonista una grandissima Helen Mirren che ha una certa propensione per questo genere di ruoli, come quello di Elisabetta I d’Inghilterra per la cui miniserie tv ha vinto un Emmy, ed Elisabetta II, vincendoci un Oscar con The Queen.

La trama

La serie segue gli ultimi anni del regno di Caterina, salita al trono dopo la detronizzazione di suo marito Pietro III di Russia, e racconta della sua passionale relazione con Grigory Potëmkin favorito dell’imperatrice prima quale consigliere per questioni spinose, poi come amante e ministro della guerra. La relazione tra i due è segnata da scandali, intrighi e grandi conflitti all’interno di una delle corti più sfarzose e spietate del XVIII secolo. Impossibilitati a sposarsi pubblicamente ma notoriamente promiscui, i due vivono una storia fatta di un amore totalizzante, dando vita ad una relazione unica e devota che in qualche modo contribuirà anche alla reputazione della Russia agli occhi dell’Europa; una Russia che prende di diritto il posto tra le grandi potenze europee del XVIII secolo.

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PREMESSA

Come è mia abitudine, prima di parlare dei pro e dei contro riscontrati, preferisco snocciolare in premessa due fattori che credo sia importante tenere in considerazione: il contesto storico e il peso delle tematiche trattate.

Generalmente, prima di guardare una serie di questo tipo, sono solita andare a farmi un bel ripassino di storia nel caso dovesse sfuggirmi qualcosa o comunque per agevolarmi nel riscontrare possibili incongruenze. Devo ammettere di non essere molto ferrata sulla storia russa, tuttavia sono un’amante delle donne al potere e fervente sostenitrice di esse quindi, in linea generale, sapevo già su quale terreno muovermi. Siamo nella Russia della seconda metà del 1700 e la tedesca Sofia Federica Augusta (Caterina appunto) non è più la sedicenne impaurita e sprovveduta che era stata data in sposa allo zar Pietro III. Anzi, questa donna profondamente illuminata trova il modo migliore per affermarsi in un ambiente totalmente maschilista, dando vita ad uno dei periodi più belli e floridi della storia russa. La sua tristissima vita privata, unitamente al contesto storico, saranno forse inconsapevolmente le sue carte vincenti. Voi immaginatevi una giovane donna, bella come il sole, sposata con un uomo rozzo e insopportabile come Pietro III. Già poco dopo il matrimonio aveva un’amante (cosa non proprio rara in verità) e così Caterina, che da ancor più piccola aveva mostrato il suo carattere forte e dispettoso, aveva intrapreso diverse storie d’amore. Inoltre, divenne amica della sorella dell’amante di suo marito la quale la mise in contatto con diversi potenti gruppi politici che si opponevano a Pietro. Il temperamento di Pietro III era insostenibile anche per coloro che facevano parte della loro “piccola corte” a palazzo: uomo violento e incline a ubriacarsi, si dimostrò ostile verso la moglie, maltrattandola in pubblico. Ignorata dal marito, lei si dedicò oltre che agli amanti anche alle letture, che includevano Voltaire, Diderot e Montesquieu, tenendosi costantemente informata sugli eventi politici in Russia. Inutile dire che, quando il momento le fu’ propizio, tramò seriamente per detronizzare il marito grazie anche all’appoggio di importanti uomini di corte, dello stato e soprattutto dell’esercito che desideravano una completa inversione di rotta nella politica nazionale. Il parere comune era che Pietro III stesse lentamente ma progressivamente impazzendo visto che sosteneva in modo quasi fervente Federico II di Prussia, ignorando completamente la precedente Guerra dei sette anni e la disapprovazione dell’aristocrazia.

Il pregio assoluto di questa donna fu quello di riuscire a mantenere ben saldo il potere nelle sue mani senza condividerlo con nessuno. Non appena fu sul trono di Russia, Caterina dovette fare i conti non solo con la marea di uomini che la circondavano e che ritenevano di averle consegnato a tutti gli effetti il potere, ma anche con quelli che si ritenevano legittimi eredi al trono di Russia. Tra questi Ivan VI, giudicato pazzo da anni, era stato isolato dalla stessa imperatrice prima di essere assassinato in un tentativo di liberarlo. Anche se Caterina non era una discendente della dinastia dei Romanov, era discendente della dinastia dei Rurik che aveva preceduto i Romanov al trono di Russia ma molti storici ancora discutono dello status tecnico dell’ascesa di Caterina: agì da reggente per conto di suo figlio il granduca Paolo o da usurpatrice?

A questo ultimo epiteto, inoltre, se ne aggiunsero molti altri sicuramente ancor meno carini visto che una donna che vive serenamente la propria sessualità spaventava gli uomini nel 700 ancor di più di quanto non lo faccia oggi. Su Caterina circolarono davvero innumerevoli voci circa il suo appetito sessuale ma secondo gli storici, i suoi amanti non furono più di una ventina nell’arco di 50 anni. Pochi furono quelli di lunga durata e nonostante alla zarina piacesse davvero “variare” ancor meno furono quelli che conobbero il suo amore. Le voci su delle presunte “stanze del piacere” divennero quasi una certezza con il documentario “Caterina: notte bianca a San Pietroburgo” in onda per la prima volta da France 2 nel quadro del programma “I segreti di storia”, dove Stéphane Bern ha esaminato le conseguenze, anche storico-politiche, ma anche artistiche, del robusto appetito sessuale della sovrana. Insomma, Caterina si sarebbe comportata a tutti gli effetti come un uomo del suo tempo e questo, a molti, non piacque affatto.

Dal punto di vista politico Caterina fu affascinata dalla cultura riformatrice degli intellettuali illuministi occidentali e per questo si mostrò da subito attiva nell’opera di governo: nel 1764 fece confiscare a beneficio dello Stato un gran numero di monasteri e promosse una riforma per la gestione dei poteri locali. Si pose come obbiettivo quello di dare leggi più certe e stabili al paese al fine di inaugurare una nuova era che avrebbe dovuto condurre al riconoscimento di diritti quali la libertà di parola, la tolleranza religiosa, la soppressione della tortura, l’accesso dei contadini alla proprietà privata della terra; ma in realtà tali propositi non furono mai attuati. Anzi, nei fatti, la zarina si mostrò quasi sorda alle rivendicazioni dei contadini i quali rimasero in una condizione servile di enorme miseria sotto il dominio dei grandi proprietari terrieri.

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La serie: pro e contro

E passiamo ora ai pro e ai contro riscontrati in questa serie!

Considerando che gli episodi sono solo quattro personalmente credo che gli autori abbiano avuto difficoltà nel trovare il giusto equilibrio tra contesto storico e peso delle tematiche trattate quindi avrei preferito qualche puntata in più ma con un equilibrio maggiore tra questi due fattori.

Nonostante debba ammettere che ci sono molti salti temporali, che a tratti fanno perdere di vista il susseguirsi degli eventi, il contesto storico viene rispettato ma molti eventi sembrano scollegati tra loro perché si è tentato di riassumere in pochi minuti quasi trent’anni di storia russa. Va da sé che il racconto, dal punto di vista puramente storico, ne esce piuttosto indebolito soprattutto perché gli episodi non dipingono al meglio quella che è stata una reggenza sfaccettata, problematica ma anche decisamente florida. Per questo gli accenni alla politica della sovrana non appaiono per nulla contestualizzati, ma sembrano lanciati li per creare dialogo tra i personaggi e costruire un contesto storico veramente molto abbozzato. A questo però fa da contrappeso la volontà di mostrare le sofferenze della sovrana nell’impossibilità di concretizzare i propri ideali; ideali che cambiano nel corso degli episodi e che ci mostrano il passaggio da una donna profondamente illuminista ad acerrima nemica di Voltaire. Con l’avvento della Rivoluzione francese ciò in cui ha sempre creduto diventa motivo d’odio e, voglio immaginare, di profonda sconfitta personale. È dunque la sua posizione a cambiare i suoi ideali o come molti socrani fu anch’ella accecata dal potere?

La forza di questa serie invece sta, secondo me, nel peso delle tematiche trattate. Ci sono davvero molti punti di riflessione che si potrebbero prendere in esame anche se, come è giusto che sia, molte tematiche vengono solo accennate. Tuttavia, si da largo spazio a due temi che non solo sono strettamente correlati tra loro ma sono il vero motore di tutte e quattro le puntate: Come si sente una donna al potere? Che cos’è il vero amore?

La Caterina che questa serie ci propone, la zarina Madre di tutte le Russie, si presenta non solo come una donna dal carattere forte e incontenibile ma anche fragile, stanca, atterrita dalle grandi responsabilità e dalla consapevolezza di essere sotto il tiro di tutti in qualsiasi momento. Gli autori ci hanno proposto una donna che rimane sveglia di notte per scrivere, per abbozzare idee che possano migliorare il paese che l’ha adottata; una donna in grado di sorridere a tutti nonostante la vita di molte persone sia stretta nelle sue mani. È una donna consapevole del fatto che può scatenare una guerra con un solo cenno del capo e mentre tutto questo da un lato la eccita e la fa sentire potente, dall’altro la spaventa, la lascia pensierosa e a tratti stanca. In questo contesto l’amore per Grigory Potëmkin diventa l’ancora di salvezza per la sua anima, nonostante la loro relazione ci venga presentata come una delle più altalenanti e travagliate. Assistiamo davvero ad un percorso d’amore unico nel suo genere e secondo me affascinante: privato ma non segreto, passa dall’essere passionale e vorticoso all’essere aperto ad altri “amori” che non mettano mai in dubbio il loro profondo legame. È un amore che trova il proprio fine nel perseguire gli stessi ideali, rendere grande la Russia, e nell’esserci l’uno per l’altra nonostante gli eventi della vita. È Potëmkin, infatti, che in nome della sua regina porta i confini russi ad espandersi fino al Mar Nero e oltre, ma la sua conquista più importante rimarrà sempre il cuore dell’amata.

La loro unione, nell’arco degli episodi che compongono la storia, mostra non solo le difficoltà di essere una donna dall’infinito potere, amata ma anche odiata dai partner che ne riconoscevano con disagio la superiorità, ma anche che l’autorità di qualsiasi donna è un fattore imperdonabile anche per gli uomini più illuminati.

Questa miniserie si presenta quindi come un manifesto femminista e non solo perché ci racconta di una delle donne più determinate della storia che ha saputo tenere saldo nelle proprie mani il potere assoluto senza condividerlo, nemmeno con l’amato Grigorij o con il figlio Paolo, ma anche perché apre le menti al fatto che anche una donna possa vivere la propria sessualità con la stessa serenità e leggerezza con le quali la vive un uomo. Sembrerà scontato ma ancora oggi c’è qualcuno che crede che a noi donne il sesso non piaccia, che la nostra testa non è attraversata da alcuna perversione e che cerchiamo solo ed esclusivamente l’amore della nostra vita per concederci. Ecco, questa serie urla “girl power” in ogni minuto di video che propone ed io, naturalmente, ne sono rimasta incantata.

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In conclusione:

Nonostante il contesto storico venga molto trascurato e nonostante gli altri personaggi oltre a Caterina e a Potëmkin siano davvero molto abbozzati e privi di spessore, ho amato questa serie in tutte e quattro le sue puntate, tanto da sciogliermi in lacrime negli ultimi minuti come non mi era mai capitato. E’ una serie che da grande spazio al lato umano delle donne di potere, fattore che personalmente apprezzo molto e non mi disturba affatto. Helen Mirren regge tutta la storia sulle proprie spalle con una bravura mostruosa e anche Jason Clarke, che interpreta il focoso amante, è a una delle sue interpretazioni migliori. Tutto quello che li circonda, dalla messa in scena sfarzosa, i costumi sontuosi e le scenografie da togliere il fiato, sono il contorno perfetto per una storia d’amore così ben raccontata che, a mio avviso, non scade mai nel banale o nel noioso.

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