Cannon Busters è un anime uscito di recente su Netflix che prende ispirazione dal fumetto fantasy ad opera di LeSean Thomas. La serie, arrivata agli occhi della piattaforma di streaming dopo che un pilot era stato finanziato tramite Kickstarter, dimostra tanta cultura nei prodotti giapponesi quanto di non avere le idee chiare.

Una produzione insolita

Non si conoscono tanti anime con una gestazione simile. Nel 2014 LeSean Thomas ha fatto partire una campagna Kickstarter capace di incassare ben 156 mila dollari con cui produrre un pilot. Per l’occasione hanno collaborato il produttore di The Legend of Korra e Batman: Under the hood e il fumettista Joe Madureira. Nonostante il pilot avesse sollevato qualche perplessità anche allora, Netflix ha deciso di annunciare l’uscita dell’anime.

Cannon Busters

I riferimenti ad altre opere si sprecano

Nonostante l’opera originale sia del 2005, l’anime uscito sulla piattaforma di streaming il 15 agosto ha dentro tantissimi riferimenti alla cultura manga passata e presente. L’atmosfera ricalca molto le tinte di Trigun ma troviamo anche Naruto, il genere mecha, Samurai 7 tutto mischiato insieme. Le singole reference sono davvero tantissime da contare e, solo negli ultimi episodi, si arriva chiaramente a My Hero Academia. Tuttavia non si può fare un anime per far vedere le proprie conoscenze nell’ambito, altrimenti si cade nell’esercizio di stile.

Occhio alle puntate autoconclusive

La storia di fondo è molto chiara: il ricercato Philly the Kid promette a due robot di aiutarle a ritrovare un principe. Purtroppo, non è chiaro perché un fuorilegge dovrebbe accettare questo tipo di accordo, così come non è chiaro fino alla fine che tipo di persona sia Philly. Il resto sono un susseguirsi di puntate autoconclusive, alcune molto interessanti, basate tutte sullo stesso schema ripetuto ancora e ancora. Il risultato sono dodici episodi di cui la metà per buona parte assolutamente evitabile.

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I personaggi vanno approfonditi

I protagonisti sono piatti, non si può dirlo in maniera diversa. Nonostante nella serie ci siano briciole di informazioni qui e lì su di loro, tutto ciò non basta a farci percepire le tre persone a schermo come qualcosa di diverso da macchiette. Eppure è molto strano, perché un immortale, una robot capace di distruggere tutto e tutti e un meccanico mi sembrano tre personaggi molto interessanti. L’immortalità di Philly è poi una presa in giro, perché viene liquidata nel giro di tre minuti come spiegazione. Non sappiamo se il suo tornare in vita sia contato, cosa venga dal “vendere l’anima”. Il tutto si dimostra solo un pretesto per vedere il protagonista seviziato ad ogni puntata.

La morte vista con occhi americani

Solitamente nelle opere giapponesi la morte di un personaggio per via di un villain, antagonista o altro è molto enfatizzata. Raramente si trovano morti a schermo che siano davvero prive di significato. Non stiamo parlando di guerra ma del bandito che ammazza cittadini intorno alla metà dell’episodio. Questa serie invece ha il coraggio di farci vedere la morte come qualcosa di fulmineo, immediato. Un minuto prima il personaggio era lì e adesso ha una pallottola in testa. Coraggioso ma forse esagerato in alcuni punti.

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Una serie che ha bisogno di più tempo per crescere

Trovo la serie animata di Cannon Busters un prodotto fortemente acerbo che lascia quel retrogusto di esercizio di stile. Purtroppo i difetti si trovano quasi tutti nella sceneggiatura e nella crescita dei personaggi. Il lato positivo è che queste cose siano migliorabili con il tempo e, magari, accorciando le stagioni successive. Mi auguro che il mondo venga anche approfondito, perché i personaggi si muovono in una terra che ha subito tanto da guerre precedenti, che ha molte disuguaglianze sociali ma della quale non sappiamo nulla.

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