Ben prima della prima edizione di Dungeons & Dragons, i GDR anni ’80 italiani si presero un’importante fetta del mercato del nostro paese. Scopriamoli!

In questo periodo di grandi rinascite, prima fra tutti il grande ritorno di Lex Arcana per opera della Quality Games, di cui abbiamo parlato ampiamente nelle nostre pagine, lo scrigno dei ricordi si è di nuovo aperto e mi ha portato a fare un po’ di ricerche per capire quali sono state, per il nostro paese, le prime uscite in ambito di giochi di ruolo.

Chiamatela archeologia GDR, o semplicemente pulizie autunnali in libreria, ma in questo e nei prossimi articoli parleremo del “Made in Italy”, per quanto riguarda il gioco di ruolo. Infatti, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso (non avete idea di quanto mi senta vecchio ad aver scritto una cosa simile) i GDR si presero un’importante fetta di mercato, ben prima che fosse portata alle stampe e localizzata la prima edizione di Dungeons & Dragons.

I Signori del Caos

(seconda edizione)
(seconda edizione)

Era il lontano 1983 e I Signori del Caos, edito dalla Black Out Editrice, vedeva la luce circa tre mesi prima di Kata Kumbas. Come era usanza per quei tempi il gioco fu messo in commercio con una lussuosissima scatola in cartone contenete i manuali base (le Regole e la Magia) dei dadi, un’avventura e la scheda del personaggio, ed aprì la strada alle scatole dei giochi di ruolo che dal 1985 invasero l’Italia con il nome di Dungeons & Dragons nella loro prima traduzione.

Nonostante fosse stato il primo gioco completamente in italiano, 
I Signori del Caos non ebbe un successo così esplosivo come fu per il successivo Kata Kumbas, vuoi per la distribuzione carente, vuoi perché i tempi non erano forse maturi per questo genere di gioco nel nostro paese. Sono dovute passare tre decadi per capire la profondità di questo, come di altri titoli, e, ad oggi, è uno dei sistemi più ricercati dai collezionisti e dai vegliardi che vogliono tuffarsi in queste terre magiche.

Ne I Signori del Caos le avventure dei giocatori si svolgono nel mondo di Arret, un mondo simile alla nostra amata Terra dove però gli oceani sono le terre emerse e le terre emerse oceani, dove le razze, oltre a quella Umana, sono quella degli Elfi (Silvani, Alti, del Mare), Nani (Normali e di Montagna), Gnomi e Mezzelfi e in cui la magia è una realtà. Il sistema di gioco ricordava vagamente Dungeons & Dragons e la sua versione Advanced, usando tuttavia il dado percentuale con tantissime tabelle per non lasciare alcuna parte della creazione del personaggio al caso, lasciando tuttavia enorme spazio di manovra al Maestro del Gioco per la stesura delle proprie avventure.

(seconda edizione)
(seconda edizione)

Kata Kumbas

Nel 1984 le avventure dei giocatori approdarono invece sul pianeta Rarte, più precisamente nella penisola di Laìtia, nell’universo di Kata Kumbas.

Sinceramente sono molto più legato a questo gioco piuttosto che al precedente I Signori del Caos. Non per una scelta stilistica, quanto per il fatto che questo prodotto fu distribuito, nella sua seconda edizione, dalla Edizioni EL, nota casa produttrice di librigame. Questo prodotto, come la traduzione del tedesco Das Schwarze Auge (Uno Sguardo nel Buio), furono i primissimi giochi che tenni tra le mani, anche se fisicamente non li giocai che in tarda età. Infatti, credevo, essendo a quei tempi un ingenuo fanciullo, che fosse un librogame fatto strano e decisi di non prenderli preferendo Ninja! e Caccia al Drago.

Fu solo dopo, col passare degli anni, che apprezzai l’universo fantasy-umoristico di Kata Kumbas, una sorta di gioco di ruolo dove, come novelli “Brancaleone”, affrontavamo disfide magiche in terre come le nostre, ma un poco diverse, ammantate da magia dove un “Cavaliere Inesistente” poteva effettivamente cavalcare al fianco di “Teofilatto de Leonzi”.

La creazione del personaggio era una delle parti più divertenti del gioco: oltre a tirare le caratteristiche che il giocatore sarebbe andato ad interpretare, il master concedeva alcuni tiri per stabilire cosa i giocatori avessero portato con sé dalla loro vecchia vita prima di darsi all’avventura. Ogni personaggio aveva la propria tabella in cui tirare e, tra le “perle” che potevate avere la fortuna di trovare, vi erano schiavi/e biondi/e, gatti vivi, cinture di castità, maiali da combattimento (rigorosamente due) e chi più ne ha più ne metta.

Non era molto politicamente corretto per molti aspetti, ed infatti, nella nuova edizione Selvaggia edita nel 2015 dalla GG Studio, questi aspetti sono stati “corretti”. Ad esempio, tra le etnie di gioco erano presenti i Rom, ma nella nuova versione sono stati magicamente tramutati in Dom, e anche gli schiavi come “oggetti” sono stati rimossi. È stata una giusta scelta? Non lo so sinceramente. In un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui in pubblico cerchiamo di tenere una faccia pulita, può anche darsi che la scelta possa anche essere corretta.

Sherlock & Co.

(seconda edizione)
(seconda edizione)

Dopo questa parentesi fantasy veniamo al 1986 e a Sherlock & Co. Qui i giocatori potevano interpretare degli investigatori che collaboravano in una agenzia investigativa e potevano sfruttare abilità quali la balistica, la tossicologia e tante altre per portare avanti le indagini. Successivamente, nel 1989 la casa editrice Edizioni EL acquistò i diritti del gioco dalla Universal Editrice e rese questo il primo gioco di narrazione nella storia del gioco di ruolo aprendo la porta ad un genere più maturo ed investigativo.

Grazie a questi tre titoli, il mondo editoriale italiano vide anche il fiorire di un numero notevole di riviste, le famose fanzine, su cui fu possibile tenersi aggiornati sulle novità in campo dei giochi di ruolo e che, allo stesso tempo, riuscirono a far espandere il mercato, inserendo al loro interno regole aggiuntive, avventure e tutte le novità in quest’ambito. Questi semi furono gettati per il futuro da riviste quali Rune, Crom, Oracolo (non quello che trattava i giochi di carte), Spellbook, ed aprirono la strada ad una vera e propria invasione di riviste, sia distribuite in edicola che non, dall’inizio degli anni ’90.

Ma questa è un’altra storia che tra qualche giorno potrà essere letta sulle nostre pergamene.

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